Capena (IPA: Capèna, Leprignano fino al 1933) è un comune italiano di abitanti della città metropolitana di Roma Capitale nel Lazio.
Geografia fisica Territorio Il territorio di Capena, di 29,51 km², si estende da nord verso sud, tra la Via Flaminia e la Via Tiberina tra i 30 del Bivio di Capannelle e i 210 m s.l.m.
Il paese poggia su vari colli la cui altitudine media è di 160 , geologicamente terrazzi fluviali della valle del Tevere, mentre nelle più basse campagne circostanti al paese sorgono varie frazioni come Colle del Fagiano e Pastinacci. Più a nord si dislocano "Le Macchie", quelle che sono le campagne capenate dove nei lunghi pendii delle colline, solcati a valle da vari fossi che affluiscono poi nel bacino imbrifero del Fosso di Gramiccia.
Clima Classificazione climatica: zona D, 1747 GR/G Il clima capenate è soggetto in inverno ad ampie escursioni termiche legate all'altitudine. Vediamo infatti che sotto i 100 metri, per via dell'umidità fornita dal fiume Tevere, le mattine invernali sono molto fredde (punte ) opposto del pomeriggio quando si riscontrano anche 15 gradi. Nelle zone più alte, la temperatura minima è mite e la massima leggermente più fredda. D'estate le temperature massime sono molto alte in tutto il territorio, visto che i valori più alti dei mesi luglio-agosto hanno raggiunto i 40 °C. I venti che soffiano sono perlopiù provenienti da nord e da ovest. La tramontana dà inizio all'inverno intorno al mese di dicembre.
Origini del nome
Storia
Preistoria
Eneolitico o Eta' del Rame Nella Valle del Tevere in localita' Monte Scorano nel Comune di Capena a seguito di indagini archeologiche preventive, è stato individuato negli anni 2011-2013 un esteso abitato riferibile alla facies della Cultura del Gaudo di epoca Eneolitica. Il sito è localizzato al di sopra di un terrazzo di travertino, formato da una complessa evoluzione idrogeologica correlata al corso del fosso Gramiccia, affluente del fiume Tevere, che si affaccia sulla sua piana alluvionale a ca. 3,5 km dalla sua sponda più esterna.ROMA PRIMA DEL MITO ABITATI E NECROPOLI DAL NEOLITICO ALLA PRIMA ETA’ DEI METALLI NEL TERRITORIO DI ROMA (VI-III millennio a.C.), Anna Paola Anzidei, Giovanni Carboni, pag 100
Nel sito Eneolitico di Monte Scorano sono stati recuperati frammenti di ceramica e resti faunistici riferibili esclusivamente ad animali domestici (bue, maiale e ovicaprini). Un numero considerevole di materiali ceramici e faunistici insieme ad ammassi di argilla concotta riferibili a focolari. Sono state identificate alcune cavità naturali nel banco di travertino: due di queste hanno restituito abbondante maeteriale archeologico relativo ad attività di discarica. La forma ceramica più rappresentata è l’olla a corpo ovoide con decorazione a squame sotto l’orlo, con uno, due, fino a un massimo tre registri. Le altre forme sono dolii, ollette, boccali e tazze con collo marcato da una incisione, frammenti di una saliera. Le scodelle sono molto rare e vi è una totale assenza di vasi troncoconici, come avviene nei contesti di abitato della stessa facies nel territorio della Valle del Tevere indagato a Roma. Da una delle due cavità naturali più ricca di materiali, provengono due fuseruole, un abbozzo di foliato in selce, un frammento di macina, una valva di conchiglia marina forata e ossa animali.Di Nardo 2018
Epoca arcaica La città arcaica di Capena sorgeva sul colle della Civitucola, centro principale dei Capenati.
I Capenati furono una fiorente popolazione che prosperava nella Valle del Tevere prima dell'avvento di Roma. La loro cultura ebbe degli aspetti propri, ebbe varie influenze esterne, come quella etrusca, latina e sabina. Parlavano una lingua, affine al falisco, simile al latino e con influenze di cultura appenninica Osco-Umbre-Sabelliche. Secondo la tradizione letteraria antico romana invece la fondazione della città si deve agli EtruschiPlinio il Vecchio, Naturalis Historia, III, 52. veienti o connesse al re (storicamente ignoto) etrusco Propertius.Servio Mario Onorato, Commentarii in Vergilii Aeneidos libros, 7, 697.
Determinante per la sua formazione più antica fu la vicinanza con il Tevere, crocevia di importante guado, che attraverso i tratturi preistorici utilizzati nelle transumanse, poi identificabili in epoca romana con la via Salaria, collegavano il Tirreno all'Adriatico centro-orientale, permettendo numerosi scambi economici e culturali fino dalla Preistoria.
Dalla fine del VII secolo, inizi del VI a.C., si nota una sempre maggiore influenza della cultura etrusca su quella capenate, che culminerà con l'ammissione del territorio di Capena nella Confederazione dei popoli etruschi. Nel IV secolo a.C. ebbe luogo la mitica e decennale guerra tra Veio, i Capenati e i Falisci alleati e Roma, per il controllo di questa zona del Tevere. Queste lotte terminarono con la sconfitta degli alleati da parte di Roma nel 395 a.C. e con la caduta di Veio per mano di Furio Camilo.
Nell'area capenate veniva praticato il culto della dea Feronia, in epoca romana Lucus Feroniae fu importante centro di culto e commercio. Sul Monte Soratte, veniva praticato, dagli Hirpi Sorani, il culto del dio etrusco di Suri, adattato in ambito falisco e latino come Soranus, poi associato all'Apollo Sorano, da cui deriva il nome del Soratte. Nella mitologia Soranus era in rapporto di paredria con Feronia, venerata ai piedi del monte nel santuario di Lucus Feroniae..
Epoca romana repubblicana Dopo la conquista romana, tutto il territorio fu ascritto alla tribù Stellatina con la creazione di un Municipio Federato nel 387 a.C.
Del periodo repubblicano non si hanno molte notizie, certo è che Capena mantenne la sua importanza di "Municipio Federato", ricco e fiorente, come testimoniano i numerosi ritrovamenti di manufatti del periodo ellenistico e la fama dei tesori del Lucus Feroniae, che attirò anche Annibale, il quale nel 211 a.C. saccheggiò il santuario
Epoca romana imperiale Nel periodo imperiale, parte del territorio fu inglobato nel Patrimonium Caesaris e aumentarono i latifondi, come dimostrano le numerose Ville sorte nella zona, la più famosa delle quali è la Villa dei Volusii. Infatti, a causa dell'instabilità dell'autorità imperiale e dell'inflazione, che determinò l'abbandono delle città da parte dei nobili, questi si ritirarono nei propri latifondi. Ogni villa del tardo Impero cominciava così, ad avere l'aspetto di quello che doveva essere più tardi, il feudo Medioevale con il suo castello come nucleo centrale e il borgo fortificato, che era chiamato Castrum.
Il territorio capenate (Ager Capenas in epoca romana imperiale) si estendeva lungo la riva destra del Tevere, fino a nord con la città di Falerii Veteres, a est con il centro arcaico Cures Sabini, e a sud ovest con la città di Veio. Comprendeva gli attuali comuni di: Capena, Civitella San Paolo, Morlupo, Fiano, Nazzano, Ponzano, Filacciano, Torrita, Rignano, Sant'Oreste, Castelnuovo di Porto e Riano.
Medioevo Nell'era cristiana, il territorio fu chiamato Collinense, per la natura del suolo, e il primitivo "Patrimonium Caesarìs" divenne un feudo della Chiesa di Roma e fu un baluardo contro l'invasione dei Longobardi e dei Franchi, dei cui passaggi si hanno testimonianze storico-artistiche. Notizie di questa denominazione si hanno in una bolla di Leone IV dell'854 in cui c'è un elenco dei beni del Monastero di S. Martino che per lungo tempo ospitò i monaci benedettini.
Un'altra citazione del territorio Collinense la si ha in un Istrumentum Rogatum del 962, sotto il papato di Giovanni XII, dove una certa Agata dona al monastero di S. Martino, alcuni beni del territorio Collinense. La sede dell'antica Capena, distante alcuni chilometri dall'attuale paese, si trova in località Macchie, sulla collina denominata Civitucola, che viene però chiamata comunemente "Castellaccio" a causa del rudere che sovrasta l'altura.
Epoca contemporanea Nell'area della città affiorano ancora numerosi frammenti di ceramica e marmo di età romana e anche frammenti ad impasto del periodo arcaico. Da quest'area provengono le statue e le numerose iscrizioni su basi onorarie che sono attualmente conservate in parte nell'edificio del Comune e in parte nei giardini pubblici. Si tratta di monumenti eretti dai Capenati - come era costume nell'età imperiale - in onore degli imperatori romani e dei personaggi illustri dell'epoca. Da notare soprattutto quelle riguardanti Settimio Severo e sua moglie Giulia Domna e Caracalla. Queste basi furono poste nell'antica Capena il 18 settembre del 198 d.C., come risulta da uno di questi cippi, probabilmente nel Foro, dal pretore capenate Manilio Crescente. In una di queste basi è interessante notare la cosiddetta "damnatio memoriae" nei confronti di Geta, fratello minore di Caracalla. Il nome di Geta fu abraso dopo che fu ucciso per ordine del fratello. Nelle altre iscrizioni sono onorati altri imperatori come Aureliano e Gordiano III e alcune sacerdotesse di Cerere e di Venere: Giulia Paolina e Varia Italia.
Centro storico L'attuale città di CapenaLeprignano sino al 1933, quando erroneamente il regime fascista identificò il centro storico con i resti della città arcaica di Capena, cambiandole nome. che si differenzia dall'antica Capena sul colle della Civitucola, ha anch'essa origini molto antiche. Il suo nucleo primitivo che attualmente viene chiamato in parte "la Rocca" e in parte "Paraterra" è costituito da un imponente tallone di tufo, con pareti molto scoscese. Il luogo ha una storia particolare: esso infatti non è stato abitato in modo continuativo ma, come è avvenuto anche in altri paesi arroccati, era frequentato nei periodi di insicurezza (guerre, invasioni), proprio grazie alle sue difese naturali, mentre durante epoche di pace e tranquillità era meno abitato. Le tracce della sua frequentazione risalgono addirittura alla Preistoria: si trovano infatti testimonianze e tracce di vita a Paraterra e lungo le pareti dello sperone. Questo è chiaramente dovuto alla conformazione del luogo che offriva grotte per abitazione, numerosi corsi d'acqua nella valle e molta fauna. Si hanno tracce del periodo romano in un Colombario situato sulla parete di tufo a picco, a sud-ovest, in località Paraterra.
I colombari sono un tipo di sepoltura, utilizzata soprattutto in epoca romana, durante l'impero; essi consistono in un'ampia camera che ha, lungo tutte le pareti, numerose nicchie consecutive, dove venivano poste le urne cinerarie. I colombari comunque sono presenti già dal IV secolo a.C., nel mondo etrusco. Quello di Capena, che in paese viene chiamato "Farmacia Vecchia" è ascrivibile molto probabilmente, al II-I secolo a.C. È costituito da quattro stanze superiori rettangolari, con volta a botte, vicino alle quali c'è un pozzo circolare profondo circa 20 m Al di sotto c'è un'altra camera molto ampia di m 4,60 × 6,10, con un pilastro centrale, con circa 400 loculi. Adiacente a questa, c'è un'altra stanza più piccola, con volta a botte, con un solo grande loculo.
Altra testimonianza forse di epoca romana, sono i resti di un muro, in opera quadrata, che proteggeva l'unico punto d'accesso allo sperone, ed il muro è stato successivamente inglobato nella costruzione del Palazzo dei Monaci.