Sàrmato (Särmat o in dialetto piacentino) è un comune italiano di abitanti della provincia di Piacenza in Emilia-Romagna.
Geografia fisica Territorio Il paese e il territorio comunale sono situati nella pianura Padana, presso la riva destra del Po e la bassa val Tidone. Il comune è collocato nella parte nord-occidentale della provincia di Piacenza e confina con quella lombarda di Pavia. I comuni confinanti sono: Castel San Giovanni, Borgonovo Val Tidone, Rottofreno, Pieve Porto Morone (PV) e Monticelli Pavese (PV).
Il territorio comprende, oltre all'abitato principale, anche i nuclei abitati di Agazzino, Cà dell'Acqua, Casoni, Cepone, Coste di Sotto, Madonna del Rosario, Nosone, Ponte Tidone, Salumificio e Veratto. In prossimità di quest'ultimo si ha la confluenza del torrente Tidone nel fiume Po.
Clima Sarmato appartiene alla zona climatica E. Il clima è di tipo continentale come nel resto della Val Padana.
Storia La fondazione e l'origine del nome Sarmato La leggenda vuole che sia stato fondato dai barbari Sarmati, da cui sarebbe derivato il nome. La chiesa di Santa Maria Assunta fu fatta edificare nell'VIII secolo per volere del principe longobardo Burnengo, che poi fu seppellito sotto la soglia della chiesa. La storia e l'immagine stessa del paese sono strettamente legate al suo elemento più caratteristico, ovvero il castello di Sarmato costruito attorno all'inizio del 1200, probabilmente su una precedente torre longobarda diroccata, che fu avamposto della guelfa Piacenza, a difesa della val Tidone, contro la ghibellina Pavia e fu teatro di scontri numerosi tra le due fazioni. Assieme al castello di Sarmato furono edificate anche la rocca di Borgonovo Val Tidone ed il Castello di San Giovanni (Castel San Giovanni). Il complesso di Sarmato costituiva la via d'accesso originari alla val Tidone, tanto è vero che fino alla fine del '700 fu attivo un porto in località Bosco di Litta che collegava Sarmato alla sponda lombarda. Questa posizione strategica spiega le maggiori dimensioni del castello di Sarmato rispetto alle rocche di Borgonovo e Castel San Giovanni (distrutta).
Il feudo di Sarmato dai conti Pallastrelli agli Scotti e dai conti Dal Verme ai conti Zanardi Landi di Veano La storia documentata parte dal 1216 quando le milizie piacentine e milanesi si riunirono sotto le sue mura, in attesa di muovere guerra ai nemici pavesi e nel 1270 la fortezza, allora difesa dalla famiglia Pallastrelli, fu attaccata e seriamente danneggiata dalle milizie del Signore di Bardi, conte Ubertino Landi, uno dei capi della detta fazione imperiale. I Pallastrelli di Sarmato, la cui storia è legata alla tradizione di S.Rocco e S.Gottardo, dovettero vendere nel 1363, e si trasferirono in Portogallo dove ottennero onori e privilegi e una discendente di Gottardo Felipa Perestrello (in realtà Pallastrelli) sposò l'esploratore Cristoforo Colombo, scopritore delle Americhe. Il fortilizio ed il ricco feudo di Sarmato quindi passarono al ricco mercante Bartolomeo Seccamelica, che ne fu investito nel 1376 da Galeazzo Visconti, allora Signore di Milano. Per difendere il fortilizio di Sarmato, Seccamelica dovette subire, nel suo maniero, un lungo assedio della fazione guelfa che lo catturò e lo imprigionò. Gli furono uccisi la moglie ed tutti figli tranne una sola femmina, Margherita. Costei sposò, nonostante appartenesse a famiglia acerrima nemica del potere imperiale, il nobile Giacomo Scotti, nipote di Alberto Scotti "Il Ricco", signore di Piacenza, portando a questa famiglia il feudo e terre di Sarmato. Il dominio degli Scotti, ed in particolare del conte Alberto Scotti, fu insidiato ai primi del '400 sia agli Arcelli Fontana, conti della Val Tidone, sia dai milanesi assieme ai conti Dal Verme, che poi con Luigi Dal Verme, conte di Bobbio e Voghera e signore di Pianello Val Tidone, Borgonovo Val Tidone, Castel San Giovanni e di tutta la val Tidone (dopo il subentro feudale agli Arcelli). Infine dopo l'occupazione del ducato di Milano da parte francese verso la fine del '400, il feudo ritornò proprietà dei conti Scotti-Douglas, a cui restò sino al 1819 quando, con la scomparsa dell'ultima erede - la contessa Luigia Scotti-Douglas da Sarmato - passò per eredità femminile ai conti Zanardi Landi di Veano che ancora lo conservano, e ne hanno iniziato un graduale percorso di recupero e valorizzazione.
La municipalità di Sarmato: dalla fondazione napoleonica ai giorni nostri La calata di Napoleone Bonaparte in Italia, segna di fatto la fine del mondo feudale e dell'ancien régime anche in Italia. Essa determinò la nascita della Municipalità (Mairie) di Sarmato che fu decretato nel 1805 a seguito dell'istituzione del codice Napoleonico. Il territorio del Comune di Sarmato derivò dall'aggregazione del feudo Scotti, dei comunelli di Veratto, Pontetidone ed Agazzino, abitati, allora molto popolosi. Il primo Sindaco alla francese (maire) è Gaetano Zanetti, che resta in carica fino al crollo dell'impero napoleonico nel 1814; nella fase di transizione, verso il governo di Maria Luigia, gli succede Giulio Sgorbati. La popolazione dell'intero comune nel 1815 è di 2370 unità. Dopo la parentesi napoleonica si ritorna alle vecchie strutture del Podestà e del Consiglio degli Anziani, costituito dai possidenti e maggiorenti. Durante la restaurazione è preoccupazione principale degli amministratori di sollevare, per quanto possibile, le condizioni di estrema povertà della popolazione, con il ricorso a lavori pubblici. Venne istituita in quegli anni la scuola elementare, inizialmente solo maschile, si impone la vaccinazione contro il colera e si tutelano, per quanto possibile, la morale pubblica e i costumi. Nel 1825 il comune prevede la spesa di lire nuove 5530 per il nuovo cimitero a fianco della chiesa parrocchiale, tardivo riconoscimento dei Decreti Napoleonici del 1811-1813. Nel 1836 il Comune realizza con la spesa di lire nuove 1800 il selciato della piazza pubblica (ora detta della Chiesa) e del sagrato, delimitato da colonnotti in granito. Nel 1843 Sarmato vede realizzato il ponte sul Tidone per iniziativa del governo ducale di Maria Luigia. Nel 1848 il Comune aderisce al governo provvisorio per acclamazione e risponde ai plebisciti con la seguente votazione: Totale voti validi 699 a favore del Piemonte n.689 a favore del Lombardo-Veneto n. 1 a favore dello Stato Pontificio n. 9 Nel 1858, a seguito di richiesta dell'opera parrocchiale che gestiva i cimiteri, considerati non più sufficienti, il comune delibera di assumere in proprio la spesa di lire nuove 6800, per la costruzione di un nuovo cimitero, sotto la vigile protezione del santuario della Madonna di Caravaggio, lungo la strada per Borgonovo. Nel 1859 viene realizzata la nuova linea ferroviaria Piacenza-Alessandria e con essa la stazione di Sarmato. Nel 1860 viene promulgata la legge elettorale sarda, nello stesso anno viene realizzata la strada della stazione, che per il momento si innesta su via Molza. Nella seconda metà del secolo il Comune trasferisce la propria sede dalla piazza della Chiesa ad un'ala del castello sulla nuova piazza che viene progressivamente delineandosi. Alla fine del 1800 il centro storico del paese assume la fisionomia attuale con una nuova piazza aperta sulle direttrici Bettola-Stazione e Torchio-Sacchello. Dopo l'unità d'Italia l'orizzonte del comune si amplia ad una visione nazionale con grande fermento di opere pubbliche e attenzione ai problemi sociali. Il volgere del XIX secolo e l'inizio del XX, sono segnati dalla forte personalità politico-imprenditoriale di Rocco Chiapponi, che, conducendo i suoi vasti fondi e costruendo una rete di rapporti opportuna, fu fondamentale per l'insediamento nel territorio comunale dello zuccherificio (chiuso nel 2003) che, assieme alle due fabbriche di conserva di pomodori, segneranno il panorama agroindustriale del paese e la vita lavorativa di tanti sarmatesi.
Stemma Lo stemma comunale, concesso con Regio Decreto, raffigura, in campo aureo, un castello rosso con tre torri; su quella centrale spicca una banderuola azzurra con una banda d'argento accostata da due stelle, anch'esse d'argento. Il Gonfalone e lo stemma comunale richiamano la presenza caratterizzante del castello di Sarmato, la cui torre è visibile a chilometri di distanza.
San Rocco, Gottardo e il cagnolino La storia di San Rocco, la sua santità, le sue vicende in Sarmato si diffusero in tutta la cristianità ad opera di pellegrini che qui sostavano, legando per sempre l'immagine del paese piacentino all'agiografia ed all'iconografia stessa del santo taumaturgo.
La leggenda narra che San Rocco da Montpellier di ritorno dal suo viaggio di pellegrinaggio a Roma si ammalò di peste mentre assisteva i contagiati ricoverati nell'ospedale di Santa Maria di Betlemme in Piacenza. Fuoriuscito dalla città, si rifugiò in una capanna o (secondo altra narrazione) in una spelonca nel bosco vicino a Sarmato, a poche decine di metri dal Castello di Sarmato e non lontano dall'importante Transitum Padi, il guado di Calendasco sulla via Francigena. Un cagnolino che ogni giorno rubava una pagnotta dalle cucine del castello di Sarmato, si allontanava con il panino in bocca, dalle cucine. Gottardo Pallastrelli, signore del maniero, accortosi di questo fatto insolito, seguì il cane di nascosto, ed in questo modo incontrò il santo, a cui detto cagnolino (che alcune tradizioni chiamano Reste) portava la pagnotta. Gottardo assistette Rocco sino alla guarigione di quest'ultimo e quando San Rocco, guarito, ripartì, Gottardo lasciò i suoi beni per divenire anch'egli pellegrino sull'esempio del suo amico.
San Rocco è il santo patrono di Sarmato, la ricorrenza si festeggia il 16 agosto. Nel paese sono conservate tuttora la fontana che San Rocco sgorgò invocato Dio dalla nuda roccia, l'oratorio Seicentesco e la grotta dei colloqui con Dio, dedicate al santo patrono, e meta di devozione e culto.
Monumenti e luoghi d'interesse Castello di Sarmato
Un ampio complesso fortificato fondato probabilmente dai barbari Sarmati, sicuramente presidio Longobardo il castello di Sarmato venne eretto verso l'anno mille. Posto nei pressi dell'incrocio di due percorsi: la via Emilia pavese e la via Francigena; era un importante avamposto, con Castel San Giovanni e Borgonovo Val Tidone, nella funzione strategica di difesa dei territori piacentini (guelfi) dai pavesi (ghibellini). La prima data certa è il 1216 quando qui si radunarono le milizie milanesi e piacentine che conquistarono le fortificazioni ghibelline sulle alture nei pressi di Rovescala. Molti furono, in quei secoli turbolenti i passaggi di mano: dai Pallastrelli agli Arcelli, dai Seccamelica agli Scotti, fino ai conti Zanardi Landi di Veano, attuali proprietari.