Lossidiana è un vetro vulcanico la cui formazione è dovuta al rapidissimo raffreddamento della lava, sempre ricca di ioni silicato (dal 40% a oltre il 65%), i quali non riescono a raggiungere la formazione ordinata di un reticolo cristallino, ma assumono una disposizione caotica (struttura amorfa) come in un liquido superviscoso. L'ossidiana è un vetro naturale, del tutto simile a quello di produzione umana.

Materia prima molto ricercata nell'antichità per la fabbricazione di strumenti taglienti (prevalentemente coltelli) è stata una delle merci che hanno animato il commercio del Mediterraneo e sostenuto la vita economica dei luoghi di estrazione, come la Sardegna (Masullas, Marrubiu, Pau), Lipari o Pantelleria, nel periodo preistoricoFabrizio Nicoletti, Il commercio preistorico dell'ossidiana nel Mediterraneo ed il ruolo di Lipari e Pantelleria nel più antico sistema di scambio. Oggi viene ancora lavorata in piccoli oggetti decorativi, monili, lame per bisturi.

Storia Plinio la chiamò lapis obsianus o obsidianus in onore di un certo Obsius o Obsidius, che citò la pietra per primo in alcune zone dell'Etiopia. Alcuni ritrovamenti fanno ipotizzare la conoscenza della pietra in epoca antica: la civiltà nuragica la utilizzò prevalentemente per costruire lance e frecce ed utensili di vario tipo, gli antichi Egizi usavano l'ossidiana per fabbricare scarabei e sigilli mentre in America centrale veniva utilizzata dalle civiltà precolombianeAutori Vari, Scheda Ossidiana in Il magico mondo di Minerali & gemme, De Agostini (1993-1996), Novara.

Varietà Ossidiana nera: è la più comune con i bordi traslucidi; Ossidiana arcobaleno Ossidiana fiocco di neve: con inclusioni biancastre di cristobalite con i bordi traslucidi Ossidiana dorata: con inclusioni giallastre Ossidiana mogano: con chiazze rossastre su sfondo nero Ossidiana argentata Lacrima di Apache Ossidiana di fuoco

Origine e giacitura L'ossidiana è un vetro vulcanico composto per il 75% da biossido di silicio che si forma per il rapido raffreddamento di rocce effusive di tipo acido. Il litotipo si trova associato a colate con chimismo da riolitico a basaltico.

Località di ritrovamento Europa: Ungheria, Islanda Italia: Pantelleria, Lipari (Sicilia); isola di Palmarola (Latina); Piansano (Viterbo); Monte Arci (Sardegna) Egeo: Isola di Milos, Isola di Giali America: Stati Uniti, Messico, Perù, Brasile Asia: Armenia, Turchia, Yemen, Giava (Indonesia), Giappone Africa: Etiopia, Gibuti.

L'ossidiana in Italia

I principali centri di estrazione dell'ossidiana in Italia sono in ordine: il Massiccio del Monte Arci (Sardegna), Lipari (Sicilia) e Pantelleria (Sicilia).

Il monte Arci Questo rilievo collinare situato in provincia di Oristano rappresenta, grazie al giacimento situato in località Giacimento di ossidiana di Conca' e Cannas il più grande di tutto il Mar Mediterraneo, di cui si servivano le genti prenuragiche e nuragiche a partire dal 5000 a.C.. L'ossidiana si presenta di colore nero a luce riflessa e di colore variabile (nero, grigio, marrone bianco) a luce trasmessa, a causa di inclusioni al suo interno. L'ossidiana del Monte Arci, nera traslucida, è di tipo riolitico; si raccoglie prevalentemente in grossi ciottoli (arnioni), sia in "giacimenti" a cielo aperto che nei greti dei torrenti. Fra i giacimenti in filone, il più importante di tutti è sicuramente quello di Roia Cannas presso il territorio di Masullas (OR), mentre altri piccoli filoni sono presenti a Cuccuru Porcufurau presso il territorio comunale di Marrubiu e anche a Sennixeddu in territorio di Pau, lungo il sentiero di Scaba Crobina, dove Alberto La Marmora notò la presenza di Ossidiana in giacitura primaria. Ogni giacimento è caratterizzato da un tipo di ossidiana differente: "SA" quella del versante meridionale del Monte Arci (Conca Cannas), "SB" quella del versante occidentale, nell'area di S. Maria Zuarbara (in italiano Zuràdili) - Marrubiu ed "SC" quella del settore orientale (Perdas Urias).

Pantelleria e Palmarola L'ossidiana di Pantelleria, unica del Mediterraneo ad avere colore verde a luce trasmessa, si trova lungo la falesia sud-occidentale dell'isola. Da non dimenticare l'isola di Palmarola (Isole Ponziane), molto frequentata nel Neolitico e nell'Eneolitico da tribù dedite al commercio di questa materia prima, che introducevano nel continente. Sono stati ritrovati resti di ceramica e alcuni oggetti di ossidiana lavorati di età eneolitica.

Utilizzi Attualmente l'ossidiana viene utilizzata per fabbricare la lana di roccia: una sorta di vetro in fibre sottilissime ottenuto fondendo l'ossidiana a 1300 °C. Inoltre è usata per creare collane molto preziose.

In passato gli Aztechi (come ogni civiltà che ne disponeva localmente) usavano l'ossidiana per ottenere le punte delle frecce, coltelli e rasoi.

La tecnica per realizzare oggetti appuntiti dai ciottoli di ossidiana è detta scheggiatura e consiste nell'asportazione di schegge tramite la percussione. Appassionati riscopritori della tecnica producono oggi esemplari destinati al mercato turistico.

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Il taglio Le ossidiane si possono tagliare a cabochon o a sfera per le collane preziose o gioielli.

Note

Bibliografia

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