Questa formazione autonoma della RSI denominata con la dicitura tedesca di Sicherheitsabteilung (reparto per la sicurezza), era un'unità di polizia costituita da fascisti alle dirette dipendenze del Comando Tedesco nel nord Italia (162ª Divisione) e attiva nei territori dell'Oltrepò Pavese.

Storia La nascita del reparto: la "Sicherheitskompanie"

L'unità, inquadrata come "Secondo Battaglione Italiano di Polizia", fu formata presumibilmente verso la fine dell'autunno 1943 dal colonnello dell'aviazione Guido Alberto Alfieri a Casteggio che forte del suo carisma era subito stato affiancato da dodici camerati locali La sede fu fissata a Voghera presso il comando tedesco. La particolarità di questa polizia autonoma è che essa, a differenza di molte altre presenti nel nord Italia, dipende dall'esercito tedesco e i suoi membri sono soldati del Terzo Reich. Il 5 dicembre 1943 Alfieri guida i propri uomini al fianco del 115º battaglione "M" Montebello della GNR impegnata in azione di rastrellamento degli sbandati in montagna tra cui vi erano alcuni prigionieri di guerra inglesi fuggiti dai campi di prigionia.

Il 15 gennaio 1944, in qualità di "delegato del Comando germanico", Alfieri guida un battaglione misto di formazione e con aggregato un reparto tedesco, dà senza esito la caccia a un gruppo di partigiani insediatisi nell'area montana dell'Oltrepò. L'operazione si concluse con un nulla di fatto, però furono raccolte importanti informazioni circa la formazione partigiana operante in zona guidata da un ex prigioniero di guerra greco che fu poi conosciuta come la "banda del Greco". Un altro rastrellamento in Val di Nizza portò alla cattura del giovane partigiano Piero Galliano che per evitare conseguenze preferì aderire alla RSI, ma la relativa tranquillità della zona fece sì che il reparto di Alfieri si dedicasse principalmente all'attività di indagine e l'arresto di un membro del locale Comitato di Liberazione Nazionale portò in breve allo smantellamento dell'intera organizzazione cittadina. Ferruccio Parri, uno dei capi di maggior prestigio, fu costretto ad abbandonare Voghera. Grazie all'evidente prestigio acquisito presso i tedeschi la "Sicherheitskompanie", come era definita, forte ormai di una quarantina di volontari, si staccò dal Comando tedesco. rendendosi autonoma almeno come uffici che furono trasferiti prima nella Casa del Fascio di via Gola, poi in via Scarabelli.

Il 2 giugno 1944 la banda partigiana del "Greco" aveva occupato una prima volta Romagnese dove i suoi uomini avevano distrutto l'anagrafe comunale per la leva e ucciso il giovane figlio del podestà. Una seconda volta il 16 giugno per catturare il messo comunale, noto fascista, che però non era in città. L'azione prosegue a Zavattarello dove, espugnata la casermetta della GNR, passano per le armi i difensori. Si salvano solo due militi che erano fuori di pattuglia. L'azione partigiana scatena un rastrellamento della "Sicherheitskompanie" il 19 giugno che non sortisce effetto, quindi Alfieri decide di rioccupare il castello di Pietragavina che la sera precedente era stato occupato dai partigiani di un'altra banda guidata dall'ex alpino "Capitan Giovanni". Nella notte del 23 giugno del 1944 un gruppo di militi della SicherheitIl 22, secondo Fabrizio Bernini, ed erano militi alle dipendenze del generale Raffaele De Logu: , rifugiatisi in una casa a Pietragavina di Varzi, sentirono un veicolo avvicinarsi e, temendo si trattasse di partigiani, aprirono il fuoco ma all'interno c'era il Colonnello Alfieri che, colpito, morì in ospedale dopo 5 giorniBianca Ceva, "Tempo dei vivi. 1943-1945", Milano, 1954.

Con la morte di Alfieri molti dei membri del nucleo iniziale abbandonarono il reparto convinti che senza il suo carisma si sarebbe sciolto. Buona parte aderì alla XIV Brigata Nera "Alberto Alfieri" di Pavia.

Il passaggio di consegne: la "Sicherheitskompanie" si sposta a Varzi

Il comando della "Sicherheitskompanie", fu passato dai tedeschi al colonnello Felice Fiorentini, ingegnere, già bersagliere e militare dell'aeronautica, nonché ex direttore della ferrovia Voghera-Varzi, il quale il 5 luglio 1944 stabilì il comando a Varzi, nell'area di maggiore attività partigiana infatti per il comando tedesco divenne imperativo mantenere la posizione di Varzi per impedire che i raggruppamenti partigiani potessero congiungersi e quindi rinforzarsi. Fiorentini fu quasi subito affiancato dal sottotenente Pier Alberto Pastorelli, segretario federale di Varzi e vicecomandante del locale presidio della Guardia Nazionale Repubblicana.

All'alba del 9 luglio la banda del Greco tentò l'assalto alla villa di Monteceresino dove aveva saltuaria residenza il generale Renzo Montagna. L'assalto fu respinto e i partigiani ebbero un caduto. Il giorno seguente Fiorentini lanciò un rastrellamento con l'obiettivo di annientare definitivamente il "Greco". Il reparto raggiunse la frazione di Zavattarello in cui si sapeva trovarsi alcuni partigiani, poi una pattuglia, in abiti civili, entrò in paese traendo subito in arresto alcuni partigiani prima che fosse lanciato l'allarme. Tra i prigionieri, l'ex carabiniere Giovanni Ballerini, trovato armato, fu subito passato per le armi, altri tre prigionieri invece furono portati via e fucilati in serata a Pietragavina, in quanto disertoriNel suo rapporto Fiorentini scrisse:"Il 10 corrente, elementi della Polizia Germanica, della GNR e dell'UPI, in Varzi, hanno fucilato i sottonotati ribelli perché trovati in possesso di armi: Ballerini Giovanni ex carabiniere, capo banda di Torriglia, Corradi Antonio, disertore, Fiori Stefano, disertore, milite della OP dipendente da questo comando provinciale, Giannuzzi Arturo, disertore, milite della GNRdi Como.", nello stesso punto in cui era stato mortalmente ferito il colonnello Alfieri. Secondo alcune fonti i fucilati a Pietragavina furono invece quattro. Altri prigionieri furono rilasciati, mentre quelli che avevano ammesso di essere in contatto con il movimento partigiano furono avviati al carcere di San Vittore a Milano dove restarono fino alla fine del conflitto.

24-25 luglio, la battaglia dell’Aronchio Il progressivo estendersi del movimento partigiano nella primavera del 1944 determinò Fiorentini a fare il salto di qualità e a trasformare la "Sicherheitskompanie" da forza di polizia in vero e proprio reparto militare. A fine giugno alla caserma Menabrea di Pavia erano stati dislocati due battaglioni Allievi Ufficiali della Guardia Nazionale Repubblicana, il "Lucca" e il "Siena". Su insistenza di Fiorentini una compagnia del "Lucca", al comando del maggiore di artiglieria Lazar Bojaxhju, fu spostata nelle scuole di Varzi. Il mattino del 24 luglio, per porre termine alla pressione partigiana sulla città, Fiorentini guidò una formazione composita di GNR e Sicherheits composta da circa sessanta uomini verso Brallo in Valle Staffora. I movimenti furono facilmente individuati dai partigiani della 51º brigata Garibaldi "Arturo Capettini" che bersagliandoli da posizioni più elevate ne bloccarono l'avanzata. Anche i rinforzi in arrivo da Varzi furono bloccati sul ponte dell'Aronchio dove furono affrontati da Domenico Mezzadra, nome di battaglia "Americano", lì si sviluppò un feroce combattimento in cui lo stesso comandante partigiano fu ferito a un polso. In serata i rinforzi impossibilitati ad avanzare si ritirarono con alcune perdite. Intanto il resto del reparto era rimasto bloccato e il maggiore Lazar Bojaxhju, avviatosi in avanscoperta insieme ad un milite e all'ausiliaria della "Sicherheitskompanie" Elsa Cristofori, furono presi prigionieri. Elsa Cristofori fu fucilata dai partigiani il giorno seguente nella piazza principale di Brallo di Pregola, gli altri due furono trattenuti prigionieri. Il giorno seguente Fiorentini scatenò un nuovo attacco, questa volta, secondo un rapporto di "Americano", forte di circa cinquecento militi, ma anche i partigiani ricevuti nel frattempo molti rinforzi erano in alto numero e riuscirono a respingere nuovamente l'avanzata. Dopo lo scontro uno dei chierici di Varzi fu incaricato di recuperare i morti e i feriti, mentre la Sicherheit, in unione con un reparto di artiglieria, rastrellò la zona ed incendio diversi cascinali nei dintorni, nel corso di tali operazioni furono uccisi tre civili.

I fatti di Nivione e di ponte Crenna L'8 agosto la Sicherheit da Varzi fece una puntata nella frazione di Nivione per requisire del bestiame, l'intervento partigiano interruppe le operazioni e gli animali furono recuperati. Il 12 agosto una colonna mista composta da Allievi Ufficiali del "Lucca", della Brigata Nera di Pavia e della Sicherheit, nel tentativo di rioccupare la frazione, entra in Nivione dove sono stati segnalati dei partigiani. Si trattava di pochi partigiani che presidiavano la frazione indossanti però uniformi tedesche, grazie a questo trucco trassero in inganno i fascisti e dopo aver aperto il fuoco si ritirarono facilmente dalla frazione. La Sicherheit rastrellò il paese prendendo tre prigionieri prima di ritirarsi a sua volta su pressione dei partigiani che nel frattempo avevano ricevuto rinforzi e avevano contrattaccato. Due dei prigionieri, Alfredo Pochintesta e Stefano Centenaro furono poco dopo passati per le armi., mentre due Allievi Ufficiali, gravemente feriti, furono caricati su un'ambulanza diretta all'ospedale di Voghera scortati da cinque volontari. All'altezza del ponte Crenna che il giorno prima era stato fatto saltare, la scorta di ritorno a Varzi cadde in un'imboscata dei partigiani della brigata "Arzani". Caddero quattro soldati mentre il quinto, fintosi morto, riuscì ad allontanarsi più tardi.http://lombardia.anpi.it/voghera/cdrop/ppv/pdf/r/riccilindo.pdf I caduti sono gli allievi ufficiali, Giorgio Mantici, Walter Nannini e Giuseppe Reina e il marò sedicenne Renato Moro. Spesso dato per morto in realtà, il quinto milite, l'Allievo Ufficiale Marino Importuni si salvò fingendosi morto

Gli scontri di Pietragavina e l'eccidio di Zavattarello

Il castello di Pietragavina occupava una importante posizione elevata che dominava il centro abitato di Varzi e poneva la città stessa al rischio di essere circondata. Dopo la morte del colonnello Alfieri il castello era stato ripreso da un contingente di Allievi Ufficiali del "Lucca" che avevano poi ceduto il presidio a una quarantina di alpini e camicie nere della Guardia Nazionale Repubblicana arrivati da Pavia al comando del capitano Giuseppe Zambellini. L'11 agosto all'alba i partigiani portarono l'offensiva contro il presidio. Si unirono gli uomini di "Capitan Giovanni" da Romagnese, i garibaldini della "Crespi" da Zavattarello e della "Capettini" da Brallo. La battaglia infuriò per tutta la mattinata e i fascisti, dopo aver avuto tre caduti, tre cui i comandante Zambellini, e aver finito le munizioni, verso le 14.00 si arresero. Tredici prigionieri furono trasferiti nei sotterranei del castello di Zavattarello presso i garibaldini della "Crespi" mentre gli altri furono affidati ai giellini di "Capitan Giovanni". Il 15 agosto una colonna della Sicherheit composta anche da aliquote della "Monterosa" e del "Lucca", guidata da Fiorentini e Pastorelli tentò la riconquista del castello. La battaglia fu vinta dai partigiani che mantennero il controllo del castello, ma in molti momenti lo scontro fu incerto. Quando sembrava stessero per prevalere i fascisti, dando quindi per perduto anche il paese di Zavatterello, il commissario politico della "Crespi" diede ordine di fucilare quasi tutti i prigionieri di Zavattarello nel cortile del castello. Le vittime furono dodiciIl tenente Attilio Luigi Pennacchi. I militi: Pietro Maffi, Bruno Enrico Nizzolini e Quinto Leopardi. Gli alpini Vittorio Moretti, Carmelo Maggi, Luigi Pasotti Pietro Montanari. Non meglio identificati Giuseppe De Giorgi, Tesse, Politi e Vercesi