È stato ministro delle finanze dal 29 aprile 1993 al 4 maggio 1993 nel governo Ciampi e dal 18 maggio 1996 al 26 aprile 2000 nei governi Prodi I, D'Alema I e D'Alema II, ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica dal 26 aprile 2000 all'11 giugno 2001 nel governo Amato II e viceministro dell'economia e delle finanze con delega alle finanzeDelega al Dipartimento per le Politiche Fiscali, alle Agenzie fiscali, all'Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato, al Secit, alla Scuola superiore dell'Economia e delle Finanze (dal 31 maggio 2006 all'8 maggio 2008) e con delega alla Guardia di Finanza (dal 31 maggio 2006 fino al 1º giugno 2007) dal 2006 al 2008 nel governo Prodi II.
Carriera accademica Nato a Foggia, ma residente a Roma, coniugato e con due figli, dopo la laurea in giurisprudenza all'Università di Roma "La Sapienza", nel 1966, prosegue gli studi presso l'Istituto di Economia e Finanza dell'Ateneo romano e poi, l'anno successivo, presso l'Università della California a Berkeley (USA). Vincitore di una borsa Stringher alla Banca d'Italia nel 1968, compie un periodo di perfezionamento nel Regno Unito presso l'Università di York. Lasciata la Banca nel 1969, inizia la carriera accademica come assistente alla cattedra di Scienza delle Finanze retta da Cesare Cosciani. Dal 1973 è professore incaricato della stessa disciplina all'Università di Pisa, dove assume la titolarità della cattedra nel 1980. Docente all'Università LUISS di Roma dal 1988 al 2001. Dal 2001 è ordinario di Scienza delle finanze all'Università La Sapienza di Roma.
Dal 1982 è socio della Società italiana degli economisti. Collaboratore di numerosi quotidiani e riviste, è autore di molti saggi sui temi della finanza pubblica, in particolare sull'imposizione fiscale. Dal 2001 è presidente del Centro studi NENS, Nuova Economia Nuova Società, di cui è uno dei fondatori. Nel 2004 viene insignito del dottorato ad honorem presso l'Università di York.
Carriera politica All'attività accademica affianca presto l'impegno istituzionale e successivamente quello politico.
Ha collaborato con i ministri Bruno Visentini, Franco Maria Malfatti, Filippo Maria Pandolfi e poi Franco Reviglio (PSI; 1979-81), tra il 1981 e il 1982 ha fatto parte del gabinetto tecnico del Ministro del tesoro Beniamino Andreatta (DC). Continuò per alcuni mesi nello stesso incarico anche il successore di Andreatta al Tesoro, Giovanni Goria (DC)Convegno "Andreatta a via XX Settembre", 13 febbraio 2008. Vedi video dal sito di Radio Radicale..
In Parlamento - dove è rimasto per 25 anni e 7 legislature, eletto, oltre che a Venezia, a Bologna, a Roma, a Perugia, a Reggio Emilia e a Milano - entrò nel 1983 come indipendente di sinistra (nelle liste del PCI) nel collegio Venezia-Treviso fu rieletto nel 1987 nello stesso collegio; fu componente della Commissione Finanze e Tesoro. È stato ministro delle Finanze nel governo ombra del Partito Comunista Italiano di Achille Occhetto. Sostenne la svolta della Bolognina che trasformò il PCI in Partito Democratico della Sinistra; con la nuova formazione politica Visco fu eletto senatore nel 1992. Nel 1992 diviene membro della Direzione e coordinatore delle politiche economiche del PDS.
Nominato nel 1993 ministro delle Finanze durante il governo Ciampi, Visco si dimise (con tutti gli altri ministri semi-tecnici di sinistra) dopo quattro giorni per protesta contro il voto contrario della Camera sull'autorizzazione a procedere nei confronti di Bettino Craxi.
Nel 1994 e nel 1996 preferì rioccupare il suo seggio alla Camera dei deputati, di cui fu anche vicepresidente della Commissione Finanze e Tesoro in due circostanze. Dal 1994 al 1996 fa parte della Commissione di Vigilanza sull'Anagrafe Tributaria. Fu fra i sostenitori della nascita dell'Ulivo, nonché uno dei principali collaboratori governativi di Romano Prodi nella sua attività.Dal maggio 1996 all'ottobre 1998 è Ministro delle finanze nel Governo Prodi I. Successivamente viene riconfermato in tale incarico nei due Governi presieduti da Massimo D'Alema (dall'ottobre 1998 all'aprile 2000). Nel governo Amato II, fino al giugno 2001, è Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica.
Nella XIV legislatura è membro della Commissione permanente Bilancio, Tesoro e Programmazione della Camera dei Deputati.
Nella XV è viceministro nel Ministero dell'economia e delle finanze guidato da Tommaso Padoa-Schioppa, che gli affida la delega, tra l'altro, alla Guardia di Finanza, al Dipartimento delle finanze e alle Agenzie Fiscali (in pratica, gli sono delegate tutte le funzioni che erano dell'autonomo ministro delle Finanze prima della fusione dei ministeri). Con lo scioglimento dei DS, dal 2007 aderisce al Partito Democratico. Alle elezioni politiche del 2008 decide di non ricandidarsi per lasciare spazio alle nuove generazioni.
Operato di governo Durante il primo governo Prodi e il governo D'Alema (1996-1999) Visco fu ministro delle Finanze e varò una complessa riforma fiscale che eliminò numerose imposte (fra cui la patrimoniale sulle imprese) e tutti i contributi sanitari, introdusse l'Irap, sistemò il sistema sanzionatorio, modificò profondamente riscossione introducendo il modello di dichiarazione Unico che permise il taglio drastico degli adempimenti e consentì la compensazione fra debiti e crediti di imposta, procedette ad una radicale riorganizzazione dell'amministrazione finanziaria, istituendo le agenzie fiscali (Entrate, Dogane, Territorio e Demanio), rese autonoma l'Amministrazione dei Monopoli di Stato riuscendo anche a varare la normativa che permise la privatizzazione della produzione di sigari e sigarette.
Contestualmente, Visco condusse una forte campagna contro l'evasione fiscale che, se da un lato consentì per la prima volta il recupero di quote significative di imposte occultate, dall'altro gli costò l'ostilità di alcune categorie di contribuenti abituate ad utilizzare la tradizionale tolleranza, nonché di loro referenti politici. Venne diffuso uno slogan (coniato, sembra, da Giulio Tremonti) che definiva Visco come un Dracula preposto all'Avis (l'associazione per i donatori di sangue). Nei fatti, l'ingresso dell'Italia nell'euro fu possibile grazie alla drastica riduzione del disavanzo pubblico, portato sotto la soglia prescritta del 3 per cento (fu del 2,7) grazie anche ad un recupero di evasione fiscale pari a 0,5 punti di PIL in assenza del quale il disavanzo sarebbe stato del 3,2 per cento. Il recupero di gettito evaso continuò negli anni successivi consentendo, tra l'altro, la restituzione del 60 per cento della cosiddetta "Eurotassa", pagata dai contribuenti nel 1996.
Dall'aprile 2000 al giugno 2001, Visco ebbe l'incarico di Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica. In quel periodo l'Italia ottenne dalla Commissione europea il via libera all'introduzione di un credito di imposta per i nuovi investimenti (la cosiddetta "Visco Sud"), furono portate avanti importanti privatizzazioni che segnarono la definitiva separazione tra fondazioni bancarie e banche (fu in quel contesto che si rese necessario il commissariamento del Monte dei Paschi, resistente ad accogliere le nuove regole), sancirono lo scioglimento definitivo dell'IRI, avviarono la privatizzazione dell'Eti, permisero la collocazione sul mercato - con significativo gettito per lo Stato - di un'ulteriore tranche dell'Eni, trasferirono dalla proprietà pubblica a quella privata gli Aeroporti di Roma. A Visco si deve anche l'avvio delle riforme del diritto societario e del diritto fallimentare, che furono poi stravolte ("falso in bilancio") o rinviate dal successivo governo Berlusconi. Sul versante internazionale, l'Italia ebbe in quel periodo il suo turno di presidenza del G7 e in quella sede propose un piano di aiuti internazionali ai Paesi in via di sviluppo ("Beyond debt relief") mirato ad andare oltre la remissione del debito e finalizzato a creare un fondo per la lotta contro le malattie e l'incremento dell'istruzione. Il piano ebbe un rilevante successo internazionale, anche se successivamente ne venne resa operativa solo una parte.
La politica fiscale del governo Prodi II, in cui Visco era sottosegretario alle Finanze, ha visto un rilevante incremento dei poteri dell'Amministrazione delle entrate nel garantire la tracciabilità di operazioni economiche e commerciali che prima sfuggivano al sistema impositivo. Tornato al governo nel 2006, Visco riprese la sua azione di contrasto all'evasione fiscale, ottenendo in poco tempo risultati molto tangibili, che contribuirono alla riduzione del disavanzo e del debito pubblico verificatesi nei due anni di governo del centrosinistra.
L'immagine di Vincenzo Visco è così rimasta legata alla sua attività contro l'evasione fiscale, e per questo motivo è stata molto apprezzata da alcuni ma temuta e contestata da altri. Alcune delle misure antievasione varate da Visco - in particolare sulla tracciabilità delle operazioni finanziarie -, abolite con impeto dal governo Berlusconi - Tremonti, furono poi da quello stesso governo in parte recuperate e reintrodotte per la loro manifesta utilità nel contrastare l'erosione del gettito tributario. Altre misure introdotte da Visco e abrogate dal governo Berlusconi sono state poi reintrodotte dal governo Monti.
Controversie
Caso Visco-Speciale La vicenda risale al maggio del 2007 quando la procura di Roma aprì un fascicolo sulle presunte pressioni che sarebbero state esercitate dal viceministro Visco nei confronti dell'allora comandante della Guardia di Finanza Roberto Speciale per costringerlo a trasferire alcuni ufficiali delle sedi milanesi della Guardia di Finanza. Secondo una notizia Ansa, poi smentita dallo stesso Comando della GdFVerbale della deposizione del Gen. Flavio Zanini, del 13.6.2007 Proc. N. 26180/2007, quegli ufficiali indagavano sulla scalata di Unipol a BNL. «Se non avessi ottemperato a queste direttive, erano chiare le conseguenze cui sarei andato incontro» disse Speciale ai giudici. Il 22 maggio 2007 il quotidiano Il Giornale ha pubblicato un articolo nel quale riporta un verbale di interrogatorio in cui il comandante della Guardia di Finanza generale Roberto Speciale afferma di aver subito ripetute pressioni e minacce da parte di Visco"Il viceministro minacciò conseguenze se non avessi agito" - Il Giornale - 22 maggio 2007. Da questi fatti scoppiò il cosiddetto caso Visco-Speciale.
A seguito delle veementi proteste dell'opposizione di centrodestra e delle critiche anche dell'Italia dei Valori, parte della stessa maggioranza (che rischiavano di sfociare in un voto di sfiducia al Senato), Visco ha rimesso al ministro Tommaso Padoa-Schioppa la delega relativa alla direzione della Guardia di Finanza, in attesa che venisse fatta piena luce sulla vicenda. È il 1º giugno 2007. Lo stesso giorno, il Consiglio dei ministri in seduta straordinaria approva la revoca dell'incarico di comandante della GdF a Roberto Speciale e l'attribuisce a Cosimo D'Arrigo. In mattinata il gen. Speciale aveva chiesto l'intervento del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ma il presidente in una nota ha ribattuto che «si tratta di decisioni prese dal governo nella sfera delle sue esclusive competenze e attribuzioni».
Nei giorni successivi, il quotidiano La Repubblica fa emergere, attraverso inchieste giornalistiche, una condotta alquanto dubbia del comandante generale dei finanzieri: questa ha incluso l'uso dell'elicottero di servizio per ragioni di diletto privato e l'elevato numero di encomi e promozioni di ufficiali "a lui vicini", l'organizzazione di feste «faraoniche» con i fondi della Finanza. Lo stesso Visco denunciò ai pubblici ministeri questi fatti il 28 giugno 2007, anche se la notizia di questo si venne a sapere solo a distanza di mesi.