La battaglia di Cheronea (; ) si svolse in Beozia nell'86 a.C., e vide contrapposti l'esercito romano, sotto la guida del proconsole Lucio Cornelio Silla, e l'esercito del re del Ponto Mitridate VI, cui erano a capo i comandanti Archelao e Tassile. Nello scontro le cinque legioni del comandante romano e i loro alleati greci e macedoni (pari a circa soldati) ebbero la meglio su armati pontici. L'esito vittorioso della battaglia per le armate romane fu dovuto secondo lo storico moderno Giovanni Brizzi alla decisione di Silla di costituire e impiegare opportunamente una «riserva» tattica durante la battaglia..Plutarco, Vita di Silla, 18, 4.
Contesto storico
L'espansionismo da parte di Mitridate era iniziata verso la fine dell'89 a.C., con due vittorie sulle forze prima del re di Bitinia, Nicomede IV e poi contro lo stesso Manio Aquilio, a capo della delegazione e dell'esercito romano in Asia Minore. L'anno successivo Mitridate decise di continuare nel suo progetto di occupazione dell'intera penisola anatolica, ripartendo dalla Frigia. La sua avanzata proseguì, passando dalla Frigia alla Misia, e toccando quelle parti di Asia che erano state recentemente acquisite dai Romani. Poi mandò i suoi ufficiali per le province adiacenti, sottomettendo la Licia, la Panfilia, ed il resto della Ionia.Appiano, Guerre mitridatiche, 20.
A Laodicea sul fiume Lico, dove la città stava ancora resistendo, grazie al contributo del proconsole Quinto Oppio, Mitridate fece questo annuncio sotto le mura della città:
Dopo questo annuncio, gli abitanti di Laodicea lasciarono liberi i mercenari, ed inviarono Oppio con i suoi littori a Mitridate, il quale però decise di risparmiare il generale romano.Livio, Periochae ab Urbe condita libri, 78.1.
Non molto tempo dopo Mitridate riuscì a catturare anche Manio Aquilio, che egli riteneva il principale responsabile di questa guerra e lo uccise barbaramente.Livio, Periochae ab Urbe condita libri, 77.9.Appiano, Guerre mitridatiche, 21.
Sembra che a questo punto, la maggior parte delle città della Asia si arresero al conquistatore pontico, accogliendolo come un liberatore dalle popolazioni locali, stanche del malgoverno romano, identificato da molti nella ristretta cerchia dei pubblicani. Rodi, invece, rimase fedele a Roma.
Non appena queste notizie giunsero a Roma, il Senato emise una solenne dichiarazione di guerra contro il re del Ponto, seppure nell'Urbe vi fossero gravi dissensi tra le due principali fazioni interne alla Res publica (degli Optimates e dei Populares) ed una guerra sociale non fosse stata del tutto condotta a termine. Si procedette, quindi, a decretare a quale dei due consoli sarebbe spettato il governo della provincia d'Asia, e questa toccò in sorte a Lucio Cornelio Silla.Appiano, Guerre mitridatiche, 22.
Mitridate, preso possesso della maggior parte dell'Asia Minore, dispose che tutti coloro, liberi o meno, che parlavano una lingua italica, fossero trucidati, non solo quindi i pochi soldati romani rimasti a presidio delle guarnigioni locali. tra cittadini romani e non, furono massacrati nelle due ex-province romane d'Asia e Cilicia (episodio noto come Vespri asiatici).Appiano, Guerre mitridatiche, 23.
La situazione precipitò ulteriormente, quando a seguito delle ribellioni nella provincia asiatica, insorse anche l'Acaia. Il governo della stessa Atene, fu rovesciato da un certo Aristione, che poi si dimostrò a favore di Mitridate, meritandosi dallo stesso il titolo di amico.. Il re del Ponto appariva ai loro occhi come un liberatore della grecità, quasi fosse un nuovo Alessandro Magno.
Nel corso dell'inverno dell'88/87 a.C. infatti, la flotta pontica, sotto la guida dell'ammiraglio Archelao, invadeva Delo (che si era ribellata ad Atene) e restituiva tutte le sue roccaforti agli Ateniesi. In questo modo Mitridate portò a sé stesso nuove alleanze oltre che tra gli Achei, anche tra Lacedemoni e Beoti (tranne la città di Thespiae, che fu subito dopo stretta d'assedio). Allo stesso tempo, Metrofane, che era stato inviato da Mitridate con un altro esercito, devastò i territori dell'Eubea, oltre alle zone attorno a Demetriade e Magnesia, che si erano rifiutate di seguire il re del Ponto.Appiano, Guerre mitridatiche, 29. Il grosso delle armate romane non poté però intervenire in Acaia, se non ad anno inoltrato, a causa dei difficili scontri interni tra la fazione dei populares, capitanate da Gaio Mario, e quella degli optimates, condotta da Lucio Cornelio Silla. Alla fine ebbe la meglio quest'ultimo, il quale ottenne che venisse affidata a lui la conduzione della guerra contro il re del Ponto.
Mentre Silla stava ancora addestrando ed arruolando l'esercito per recarsi in Oriente a combattere Mitridate VI, Gaio Mario, avendo ancora l'ambizione di essere lui stesso a guidare l'esercito romano contro il re del Ponto, era riuscito a convincere il tribuno Publio Sulpicio Rufo a convocare una seduta straordinaria del Senato per annullare la precedente decisione di affidare il comando a Silla. Quest'ultimo, appresa la notizia, prese una decisione grave e senza precedenti: scelse le 6 legioni a lui più fedeli e, alla loro testa, si diresse verso Roma stessa. Nessun generale, in precedenza, aveva mai osato violare con l'esercito il perimetro della città (il cosiddetto pomerio). Egli, dopo avere preso opportuni provvedimenti compiendo una prima strage dei suoi oppositori, tornò a Capua, pronto ad imbarcarsi con l'esercito per l'imminente campagna militare e passò quindi in Grecia con 5 legioni.
Antefatto
Caduta Atene nel marzo dell'86 a.C.,Plutarco, Vita di Silla, 16.Appiano, Guerre mitridatiche, 38. e poco dopo il vicino porto del Pireo,Appiano, Guerre mitridatiche, 40-41. il generale romano vendicò l'eccidio asiatico di Mitridate, compiuto su Italici e cittadini romani, compiendo un'autentica strage nella capitale achea:
Silla proibì, invece, l'incendio della città, ma permise ai suoi legionari di saccheggiarla. In molte case trovarono carne umana, ultima fonte di nutrimento per i cittadini. Il giorno seguente il comandante romano vendette il resto della popolazione come schiavi. Ai liberti che erano sfuggiti alla strage della notte precedente in un numero molto ridotto, promise la libertà, ma tolse loro il diritto di elettori, poiché gli avevano fatto la guerra. Le stesse condizioni furono quindi estese alla loro prole.
Questo fu il risultato finale degli orrori che furono compiuti ad Atene. Silla pose, quindi, una serie di posti di guardia intorno all'Acropoli, costringendo più tardi lo stesso Aristione e le poche milizie a sua disposizione ad arrendersi per fame. Il generale romano, infine, stabilì la pena di morte per il tiranno greco e per tutti quelli che, avendone l'autorità o lo status di cittadino romano, si erano ribellati alle leggi provinciali romane. Silla, al contrario, perdonò tutti coloro verso cui le leggi romane, in precedenza, non erano state applicate. Chiese poi, come risarcimento del danno di guerra, circa venti chili di oro e 600 libbre d'argento, prelevandole dal tesoro dell'Acropoli.Appiano, Guerre mitridatiche, 39.
Poco dopo fu la volta del porto di Atene del Pireo. Appiano di Alessandria ci racconta che:Appiano, Guerre mitridatiche, 40.
Da qui Archelao decise di fuggire in Tessaglia, attraverso la Beozia, dove portò ciò che era rimasto della sua iniziale armata, radunandosi presso le Termopili con quella del generale di origine tracia, Dromichete (o Tassile secondo Plutarco).
Forze in campo Romani e loro alleati
Le armate romane messe in campo da Silla nell'87 a.C. ammontavano a 5 legioni romane (pari a circa soldati),. composte da circa armati ciascuna. A questi andavano ad aggiungersi alleati greci e macedoni, per un totale complessivo di altri armati, pari ad ⅓ del numero totale dei nemici. Sembra che un altro contingente romano si sia unito al proconsole romano proveniente dalla Tessaglia, e sotto la guida di un certo Ortensio, da identificarsi forse con l'oratore Quinto Ortensio Ortalo.
Pontici e loro alleati
L'armata del re del Ponto sembra fosse molto consistente, almeno nel numero. Plutarco narra di una forza proveniente dalla Macedonia di circa fanti e cavalieri (oltre a 90 carri con falci), sotto la guida di un certo Tassile, a cui si unì Archelao, dopo la sconfitta subita nell'assedio di Atene. Appiano di Alessandria stima un totale di armati totali.
Fasi degli scontri
Il generale romano decise quindi di inseguire il nemico, muovendo verso la Beozia, come ci racconta Appiano di Alessandria, mentre un altro contingente romano, proveniente dalla Tessaglia, cercava di unirsi a lui, sotto la guida di un certo Ortensio:
Inseguimento di Silla I Romani, che erano così riusciti a riunire le loro forze in vista dell'imminente scontro tra le due armate, occuparono una collina che si trovava nel mezzo della pianura di Elateia, fittamente coltivata con alberi, ed alimentata da un piccolo fiume alla sua base, chiamato Philoboetus. E mentre Silla si era accampato, i Romani apparivano al nemico pontico in numero assai ridotto, stimando che il proconsole romano potesse disporre di soli cavalieri e meno di fanti. Per questi motivi i generali di Archelao incitarono il loro comandante a dare battaglia, riempiendo la pianura con i loro cavalli, carri e fanti.Plutarco, Vita di Silla, 16, 1-2. Ma Silla non abboccò, poiché giudicava questa situazione non a lui sufficientemente favorevole per battere il nemico e comunque le armate romane ne sembravano intimorite per l'ostentazione delle truppe pontiche.
In una situazione di stallo come questa, le truppe mitridatiche nel gran disordine della loro moltitudine e del numero dei comandi, si dimostravano poco obbedienti ai loro generali, tanto che pochi acconsentirono di rimanere tra i loro trinceramenti, mentre la maggior parte decise di depredare e saccheggiare i territori circostanti, spargendosi addirittura fino a molti giorni di marcia dal loro accampamento. Si dice che distrussero la città di Panope e di Lebadea insieme al suo oracolo, sebbene nessuno dei loro generali avesse loro ordinato di farlo.Plutarco, Vita di Silla, 16, 4.
Verso lo scontro finale
Una volta che le forze di Archelao furono respinte dalle rovine dell'acropoli di Parapotamos, il generale delle forze mitridatiche decise di proseguire per Cheronea al fine di occupare questa città, ma gli abitanti di Cheronea, che si trovavano nelle file degli alleati di Silla, pregarono il proconsole romano di non abbandonare le loro famiglie al loro destino. Silla dispose così di inviare Aulo Gabinio, uno dei suoi tribuni, insieme ad una legione ed agli alleati di Cheronea a salvare la città. E così, narra Plutarco, che la sua città natale fu salvata dal pericolo di un saccheggio da parte delle truppe mitridatiche.Plutarco, Vita di Silla, 16, 8.