Il duomo di Caorle, già cattedrale della soppressa diocesi di Caorle fino al 1807, è un edificio a pianta basilicale costruito intorno all'anno 1038 a Caorle, cittadina sul Mare Adriatico della città metropolitana di Venezia. È dedicato a santo Stefano Protomartire.

Storia

Il duomo di Caorle sorge dalle rovine di una preesistente basilica paleocristiana, come testimoniano i numerosi reperti rinvenuti e conservati sia all'interno che nel giardino della casa canonica (ex palazzo vescovile); tra essi si annoverano modanature floreali, capitelli e tronchi di colonna, altari e lapidi, che richiamano gli stili bizantino-ravennati già presenti nella cattedrale di Torcello e nella basilica di San Marco. Secondo l'interpretazione storica più accreditata, sebbene non priva di dispute, l'erezione della sede episcopale risalirebbe al VI secolo. A testimonianza di ciò si cita una missiva di papa Gregorio Magno all'esarca ravennate Mariniano, datata 598Jacopo Filiasi, Memorie storiche de' Veneti primi e secondi Tomo III, 1811Trino Bottani, Saggio di Storia della Città di Caorle, 1811, nella Tipografia di Pietro Bernardi (Venezia)Giovanni Musolino, Caorle Sacra, 1967, La Tipografica (Venezia)Paolo Francesco Gusso e Renata Candiago Gandolfo, Caorle Sacra, 2012, Marcianum Press (Venezia). Narra infatti il Filiasi: «Ella [...] ebbe Vescovo prima di ogni altra isola veneziana dal Pontefice S. Gregorio verso il 598». Essendo l'attuale edificio datato, secondo tutte le fonti storiche, 1038, chiaramente doveva esistere una cattedrale preesistente per la residenza del vescovo. Ed in effetti il perimetro di detta basilica fu rinvenuto durante i restauri che interessarono il complesso negli anni cinquanta.

Non esistendo notizie certe della data di consacrazione della cattedrale, il vescovo Pietro Martire Rusca, al termine di imponenti lavori di restauro, riconsacrò l'edificio il 30 agosto 1665, come recita la lapide, un tempo affissa all'esterno, che ora si trova sulla parete della navata sinistra del duomo:

Secondo l'uso romano di scrivere le date, la data di consacrazione del duomo da parte del vescovo Rusca è il 1665, tre giorni prima delle calende di settembre, vale a dire il 30 agosto (data in cui tuttora la comunità parrocchiale ricorda la Dedicazione del duomo). Il vescovo pose anche dodici croci in terra cotta a memoria del solenne rito, cui presero parte musici provenienti da Venezia.

Ulteriori e diverse sono le testimonianze che i vescovi hanno lasciato nella cattedrale e in diverse altre chiese di Caorle: dai diversi stemmi, dipinti o scolpiti in cattedrale, a ricordo di particolari eventi, alle tombe che alcuni vescovi hanno voluto in cattedrale, ai numerosi arredi sacri conservati nel museo parrocchiale (ricavato nella ex cappella vescovile). L'ultimo vescovo di Caorle, Giuseppe Maria Peruzzi, fu traslato a Chioggia l'11 gennaio 1809, a seguito della soppressione della diocesi da parte del governo napoleonico, che fu in seguito ratificata il 1º maggio 1818 da papa Pio VII con la bolla De salute Dominici gregis, e il territorio fu annesso al patriarcato di Venezia. Caorle, tuttavia, continua ad essere sede vescovile titolare; attualmente l'arcivescovo di Caorle è il Nunzio apostolico in Ungheria, monsignor Juliusz Janusz

Architettura

La cattedrale La struttura architettonica del duomo è a pianta basilicale a tre navate. La chiesa è costruita lungo la congiungente ovest - est, con l'entrata sul lato ovest, come era tradizione nella costruzione degli edifici sacri cristiani, in modo che sacerdoti e fedeli, durante la liturgia, guardassero tutti verso oriente.

L'antica chiesa delle Grazie Davanti alla cattedrale sorgeva una chiesa, pure a pianta basilicale a tre navate, deditata alla Madonna delle Grazie. La chiesa era orientata lungo la congiungente nord - sud, con l'entrata sul lato nord. Internamente le navate erano sparate da due file ciascuna di tre pilastri in marmo di Carrara. Vi era custodito un altare dedicato alla Madonna della neve e, tra i pezzi d'arte più importanti, si ricorda una pala attribuita al Tintoretto raffigurante San Niccolò vescovo e il fonte battesimale in pietra risalente al 1500. Tuttavia, all'inizio dell'ottocento versava in condizioni precarie e fu decisa la sua demolizione; il Battistero fu trasferito nella cattedrale (ove si trova tuttora) mentre la pala del Tintoretto fu consegnata ad uno dei fabbriceri del duomo, tale Angelo Rossetti.

La chiesa delle Grazie era collegata alla facciata del duomo da un atrio, già demolito all'inizio del XIX secolo, mentre l'abside centrale entrava nella struttura del campanile. A testimonianza di ciò, sulla parte nord del campanile si può osservare una struttura ad arco, riempita con mattoni in cotto, ad interrompere l'originaria struttura in pietra d'Istria che costituisce il basamento della torre. Secondo il Bottani la struttura della chiesa delle Grazie era la stessa dell'odierna cattedrale, tanto da ipotizzare che possa esserne servita da modello nella ricostruzione dell'antica basilica paleocristiana. Con i restauri che hanno interessato piazza Vescovado nel 1999 (in occasione del giubileo), è stato riportato alla luce il perimetro di quest'antica chiesa, poi ricoperto con pietre bianche.

Esterno

Esternamente la facciata, esposta ad ovest, si presenta semplice e austera, seguendo uno stile prevalentemente romanico: le navate laterali sono divise da quella centrale da due robusti contrafforti. In corrispondenza della navata centrale, sotto il timpano, si aprono in asse due rosoni, il più grande al centro della parte superiore, e due altri rosoni sono ricavati nella parte superiore di ciascuna navata laterale, sotto il tetto spiovente. Nel registro inferiore sono situate le tre porte d'ingresso, sormontate tutte da architravi marmoree. Quello del portone centrale reca la seguente iscrizione in latino:

Ai piedi del portone centrale è invece riportata l'iscrizione

ossia il testamento spirituale di un vescovo di nome Buono. Secondo il Musolino, due vescovi di Caorle ebbero nome Buono, il primo associato a un documento del 1074 mentre il secondo attestato in un altro documento del 1262; secondo Gusso e Gandolfo, l'epitaffio sarebbe riferito al più antico dei due.

Ai lati del portone principale stanno due bassorilievi bizantini con iscrizioni in greco. Secondo un recente studioMara Mason, Le sculture sulla facciata del Duomo di Santo Stefano a Caorle e un bottino della Crociata a Costantinopoli, in La Parola del Passato, Rivista di studi antichi, Vol. 380, 2011, Macchiaroli editore (Napoli) i due bassorilievi sarebbero stati trasportati a Caorle in seguito alla Quarta crociata nel 1204 e rappresenterebbero sant'Agatonico, martire della Bitinia vissuto nel IV secolo, e San Giorgio, in luogo dell'interpretazione tradizionale che vedrebbe nel secondo santo la figura di San Guglielmo di TolosaAlessandro Mozzambani e Giulio Pavesi, Caorle, il duomo e il museo, 1982, Artegrafica s.r.l., Verona, a motivo dell'iscrizione in greco che un tempo vi si leggeva, interpretata come «GEOELMEON»R. Egger, Historisch-epigrafische Studien in Venezien. Altri studi recentiFlavia De Rubeis, 2012, propendono invece per l'identificazione con San Teodoro di Amasea. In ogni caso entrambi i bassorilievi rappresentano un importante collegamento con la cultura orientale e non escludono (anzi, rafforzano) l'ipotesi che con queste opere possano essere arrivate da Costantinopoli anche reliquie preziose, quali il cranio e parti della mano di Santo Stefano protomartire e un braccio di Santa Margherita di Antiochia.

Incastonate al muro esterno della facciata, all'altezza dell'architrave centrale, si trovano otto mensole in pietra d'Istria, che un tempo sorreggevano il porticato esterno tra il duomo e la chiesa delle Grazie. Infine, sotto il portone d'ingresso si trovano cinque tombe appartenute ad altrettanti nobili famiglie caprulane, tra le quali le famiglie Gallo, Rossi e Pacchiaffo. In una sesta urna sono state riposte nel 1999 le ossa rinvenute durante i restauri effettuati in occasione del giubileo, probabilmente provenienti dal cimitero, un tempo posto di fronte a sud della piazza, davanti al campanile.

La parte esterna della navata destra è decorata, nella parte superiore, da una serie di archetti intrecciati, mentre la navata sinistra è sorretta da quattro contrafforti. Sul retro, l'abside centrale sporge verso l'esterno in una struttura cilindrica decorata con sei grandi archi a doppia ghiera, tre dei quali ospitano ciascuno una finestra a monofora, la centrale più grande delle due laterali. In corrispondenza della parete sud della navata centrale si aprono altre sette monofore più strette, mentre due monofore si trovano sia sulla parete nord della navata laterale sinistra che sulla parete sud di quella destra. Il timpano della navata centrale culmina, sia in corrispondenza della facciata che in corrispondenza dell'innesto dell'abside, con una croce in ferro battuto sostenuta da un'ogiva in pietra.

L'altezza complessiva dell'edificio, ossia dal suolo alla sommità della navata centrale, è di 13,66 metri, mentre dal pavimento alla sommità delle navate laterali l'altezza è di 6,66 metri. La lunghezza della navata centrale, dal portone d'ingresso all'abside centrale, è di 40,36 metri. Infine la larghezza complessiva (dalla parete esposta a nord della navata laterale sinistra a quella esposta a sud della navata laterale destra) è di 20,66 metri.

Interno

All'interno del duomo si riconosce la fusione degli stili architettonici romanico e bizantino-ravennate. Le tre navate sono separate dalle due centrali da due file ciascuna costituita di 6 colonne alternate a 6 pilastri. Le colonne, realizzate in marmo, presentano capitelli corinzi o di forma cubica con spigoli smussati, elemento questo molto frequente nelle chiese in stile bizantino come ad esempio la Basilica di San Marco a Venezia. I capitelli sono tutti sormontati da pulvini in cui ancora oggi si riconoscono alcuni importanti resti di niellatura. Allo stesso modo, i pilastri si presentano a pianta quadrata a forma di croce, e realizzati in mattoni di terra cotta. Parimenti alle colonne, sono sormontati da cimase ugualmente niellate. Le file di colonne e pilastri sostengono ciascuna dieci archi a tutto sesto, a doppia ghiera dal lato esposto verso la navata centrale e a ghiera singola in quelli esposti verso le navate laterali. Il numero delle colonne ammonta in totale a dodici, chiaro riferimento al numero degli Apostoli. A questo proposito si noterà che, affinché anche il numero totale dei pilastri salga a dodici, le parti di parete dell'abside centrale ove posano gli ultimi due archi sono decorate con mattoni in cotto, in modo da dare l'impressione dei pilastri e portare così il loro numero a dodici.

Il soffitto si presenta a capriate lignee, sorrette da mensole in pietra d'Istria che sporgono dalle pareti. In corrispondenza della navata centrale le capriate sono intere, mentre le navate laterali sono coperti da semi capriate. Poco sopra il portone d'ingresso, si legge su uno degli assi orizzontali delle capriate della navata centrale, l'iscrizione

che ricorda il restauro del soffitto completato l'8 gennaio 1563, sotto il governo del vescovo Egidio Falcetta.