Sant'Ansano martire è patrono principale della città di Siena e dell'Arcidiocesi di Siena - Colle di Val d'Elsa - Montalcino.

Non abbiamo notizie precise sulla vita di Sant'Ansano: secondo la tradizione era di origine romana e apparteneva a una famiglia patrizia, detta AniciaLuca Fusai, La storia di Siena dalle origini al 1559, Il Leccio, Siena 1987, p. 29. La narrazione della sua vita e del suo martirio è affidata più alla devozione popolare che a una documentazione agiografica.

Biografia Secondo la tradizione popolare nasce a Roma nel 284, figlio del senatore Tranquillino della gens Anicia; avrebbe professato giovanissimo la fede cristiana, grazie alla conoscenza della matrona Massima, già convertita al Cristianesimo.

Durante le persecuzioni di Diocleziano (303-305) sarebbe stato scoperto e denunciato dallo stesso Tranquillino. Nel 302 Massima trovava il martirio, mentre Ansano, riuscito a fuggire, si sarebbe diretto a nord, prima a Bagnoregio e quindi ad Allerona, nei pressi di Orvieto.

Secondo la tradizione popolare, su invito di un angelo, avrebbe raggiunto Siena, dove si sarebbe unito ai parenti di papa Lucio I, martire nel 254« Egli [Ansano] trovò in Siena nientemeno che i parenti di Papa Lucio martire, sfuggiti alla persecuzione, e dai quali originarono i Luci, nobile famiglia senese. Unito con essi la efficacia della predicazione facea crescere il numero dei battezzati ogni giorno. » in Siena e l'antico contado senese. Tradizioni popolari e leggende di un comune medioevale e del suo contado, di Giuseppe Rondoni. Uffizio della rassegna nazionale, coi tipi di M. Cellini e C., Firenze 1886, p. 82. A Siena, Ansano iniziò a predicare il Vangelo e a battezzare i primi cristiani. Numerosi furono i battesimi, tanto che Ansano si meritò il titolo di "battezzatore dei Senesi" e primo evangelizzatore della città.

Anche a Siena tuttavia venne osteggiato dalle autorità romane; fu arrestato e condannato a morte. Secondo la tradizione dovette sostenere, in una zona appena fuori le antiche mura romane, tutt'oggi chiamata "Fosso di Sant'Ansano", la "prova del fuoco e dell'olio bollente", dalla quale uscì illeso. Tuttavia questo non bastò alle autorità romane e fu imprigionato, su ordine del proconsole Lisia, in una torre che per tradizione è stata localizzata in via San Quirico, accanto alla piccola chiesa che ha preso appunto il nome di Chiesa delle Carceri di Sant'Ansano. Da questa torre avrebbe continuato a battezzare i Senesi convertiti. Dal carcere uscì il 1º dicembre 304 (o del 303 secondo altre fonti), per raggiungere il luogo del suo martirio per decapitazione, a Dòfana, fuori dai confini del municipio senese, e dove in seguito fu edificato un oratorio in suo onore.

Le reliquie

Il corpo rimase sepolto per secoli a Dòfana, nella Pieve a lui intitolata, allora nel territorio della diocesi di Arezzo, e spesso contesa dall'episcopato senese che rivendicava diritti sul territorio. Nel 1107, per decisione del Papa che imponeva di mettere fine alla secolare diatriba, il vescovo di Siena Gualfredo e quello di Arezzo Gualtiero, si accordarono sul possesso delle reliquie: la testa sarebbe stata portata nella Cattedrale di Arezzo, mentre i Senesi poterono recuperare i resti del corpo di sant'Ansano (si narra il 6 febbraio) e li traslarono solennemente nella loro Cattedrale. Nel 1359 le reliquie del corpo vennero in gran parte distrutte da un incendio, che colpì la Cattedrale a causa di un fulmine.

Oggi le reliquie del santo martire sono frammentarie e conservate anzitutto nella cappella a lui intitolata nel transetto sinistro della Cattedrale di Siena. Presso l'Opera della Metropolitana è conservata invece la mandibola del santo, già venerata nella soppressa Compagnia di Sant'Ansano in via della Staffa (oggi via Sallustio Bandini). La reliquia del braccio, contenuta in un reliquiario del XIV secolo, e già conservata nella Pieve di Dòfana, è oggi in custodia presso il Palazzo Arcivescovile di Siena, dopo il passaggio del territorio di Dòfana e Montaperti dalla diocesi di Arezzo all'Arcidiocesi di Siena nel 1978. La testa è tutt'oggi ad Arezzo, conservata in un busto argenteo del XVI secolo di proprietà del Capitolo della Cattedrale. Un dito si conserva invece nella Pieve di San Giovanni Battista a Sant'Ansano, nel territorio di Vinci.

Culto Il culto al giovane martire, morto sulle rive dell'Arbia ma attestato ben fuori dal territorio senese, è testimoniato già dal secolo V nei documenti relativi alle controversie fra i vescovi di Siena e di Arezzo, circa il possesso e la giurisdizione del territorio, dove tutt'oggi sorge la memoria martiriale.

È il patrono principale della città e dell'Arcidiocesi di Siena e la festa liturgica ricorre il 1º dicembre. A Siena la festa di Sant'Ansano segna anche l'inizio dell'anno contradaiolo.

Chiese e cappelle a lui intitolate sono sorte sia in Toscana che fuori dalla regione. Oltre a Siena e Allerona, dove Ansano è venerato come patrono, e a Bagnoregio dove passò predicando il Vangelo, si attestano chiese intitolate a Sant'Ansano a Spoleto, a Seravezza, nel territorio di Borgo San Lorenzo, a Fiesole, a Petrignano del Lago, a Piosina, a Sasso Marconi, a Brento.

È inoltre anche il patrono del comune di Anzano di Puglia nel foggiano, dove, venerato con il nome di "Anzano", il culto è stato ripristinato dal 2006 in seguito al rinvenimento e al restauro di una statua forse ottocentesca. Il detto in occasione della festa del 1° dicembre è (nel dialetto locale): "Sant'Anzan, vruoccl e patan" ("Sant'Anzano, broccoli e patate"). Sempre il giorno di sant'Ansano si organizzano in ogni quartiere del paese dei falò in onore del santo.

Note

Bibliografia Umberto Meattini, Sant'Ansano: la storia e la leggenda, Cantagalli, Siena 1995 Giuseppe Rondoni, Siena e l'antico contado senese. Tradizioni popolari e leggende di un comune medioevale e del suo contado, Uffizio della Rassegna Nazionale, coi tipi di M. Cellini e C., Firenze 1886

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