La Ramb II (poi Calitea II, poi Ikutagawa MaruRastelli, op. cit., indica il nome come Irutagawa Maru. Si tratta probabilmente di un refuso.) è stata una bananiera veloce italiana, utilizzata durante la seconda guerra mondiale come incrociatore ausiliario dalla Regia Marina e in seguito come trasporto dalla Marina imperiale giapponese.
Premesse e costruzione
Nella seconda metà degli anni trenta il Ministero delle colonie del Regno d'Italia, avendo la necessità di trasportare nel territorio metropolitano le banane prodotte in Somalia, all'epoca colonia italiana, ordinò quattro unità dotate di un'autonomia sufficiente per effettuare il percorso da Mogadiscio a Napoli senza soste intermedie ed a pieno carico. In base a queste necessità furono costruite 4 navi frigorifere che dovevano essere gestite dalla Regia Azienda Monopolio Banane (RAMB, con sede a RomaRolando Notarangelo, Gian Paolo Pagano, Navi mercantili perdute, pp. 93-94-399.), due nei cantieri Ansaldo di Genova-Sestri Ponente e due, tra cui la Ramb II, nei CRDA di Monfalcone. Costruita tra il dicembre 1936 ed il settembre 1937 (numero di costruzione 1181, di assemblaggio 317, di completamento 277)Museo della Cantieristica – RAMB II e Museo della Cantieristica – Ramb II – scheda tecnica ., la Ramb II venne iscritta con matricola 2169 al Compartimento marittimo di Genova. La motonave fu sottoposta alla visita di prima classe nel settembre 1937, a Genova.
Navi medio-piccole ma molto moderne per l'epoca, le quattro Ramb, munite di quattro stive e di quindici picchi di carico (dodici da cinque tonnellate, uno da 30 a prua, uno da 15 a poppa ed uno da 1500 kg per l'apparato motore), potevano imbarcare 2418 tonnellate di carico, nonché dodici passeggeri, due dei quali in appartamenti di lusso con camera da letto, salotto e servizi e dieci in camerini a due letti, uno dei quali provvisto di bagno, mentre per gli altri vi era un bagno ogni due camerini. La nave era anche dotata di un ponte riservato esclusivamente ai passeggeri (separato da quelli per l'equipaggio), di una sala da pranzo con vista su tutti i lati tranne che a poppa e di due verande-fumatoi vetrate. Le sistemazioni dei passeggeri erano anche provviste di aria condizionataNaviearmatori.. Per passeggeri di equipaggio vi erano due imbarcazioni di salvataggio, con una capienza di cento posti.
Progettata, come le altre Ramb, dall'ing. Luigi Barberis, Maggiore Generale del Genio Navale, la Ramb II, che stazzava 3685,32 (o 3676) tonnellate di stazza lorda e 2190,08 tonnellate di stazza netta, con una portata lorda di 5348 tpl (o 2424 tpl), raggiunse alle prove la velocità di 18,76 nodi (quella di crociera era invece di 17 nodi). Lo scafo, in acciaio, con prua arrotondata e poppa ad incrociatore, era diviso in sette compartimenti da sei paratie stagne trasversali, con un ponte e 635 metri cubi di doppi fondi continui. Vi erano tre cisterne (anteriore, centrale per nafta e posteriore) con capacità rispettiva di 37, 212 e 71 metri cubi. La nave aveva un ponte principale, un ponte di sovrastruttura completa con castello e tughe a centro nave, un cassero di 16,33 metri a prua ed una tughetta a poppa. Il profilo dell'unità era caratterizzato da due alberi da carico (uno a prua ed uno a poppa) e da un fumaiolo a centro nave. Le catene delle ancore avevano un diametro di 52 mm.
L'apparato propulsivo era costituito da due motori diesel Sulzer a due tempi e sette cilindri del diametro di 560 mm e corsa di 840 mm, che consumavano 40,9 kg di nafta per miglio alla velocità di 17 miglia orarie (inclusa la nafta consumata dai gruppi elettrogeni), ovvero 165 grammi di nafta per cavallo all'ora (inclusi i motori ausiliari): tale consumo era estremamente ridotto. La Ramb II, in particolare, dimostrò consumi particolarmente ridotti, inferiori ai 37,8 kg per miglio. Nelle prove contrattuali la nave dovesse viaggiò a 18,5 nodi per sei ore; nelle prove progressive con mille tonnellate di carico vennero raggiunti anche i 21 nodi.
In base a disposizioni legislative precedenti, fin dalla costruzione delle unità era prevista la possibilità di trasformarle in incrociatori ausiliari, con 4 pezzi da 120/40 mm in coperta. I materiali per la militarizzazione delle navi furono posti in deposito a Massaua per due unità ed a Napoli per le altre due.
Nei due anni di pace in cui si trovò ad operare, la Ramb II venne impiegata per il trasporto delle banane dalla Somalia a Venezia, Napoli e Genova, trasportando merci di vario genere in Somalia nei viaggi di andata, e toccando anche porti dell'Eritrea e dell'Europa sudoccidentaleFreighter Ikutagawa Maru: Tabular Record of Movement. Nella serata del 7 agosto 1938, di domenica, la motonave, mentre era ormeggiata nel porto di Trieste, fu protagonista di un grave incidente: lo scoppio, a bordo, di una miscela di gas provocò la morte di otto operai. In memoria delle vittime di tale incidente una via di Trieste venne dedicata agli otto morti (via Caduti della Ramb).
La seconda guerra mondiale Il servizio per la Regia Marina fino all'armistizio Il 10 giugno 1940, alla data dell'entrata dell'Italia nella seconda guerra mondiale, l'unica della quattro navi a trovarsi nel Mediterraneo era la Ramb III, mentre le altre tre si trovavano nel Mar Rosso, quindi senza alcuna possibilità di collegarsi con il territorio metropolitano. La Ramb II, così come le Ramb I e IV, era a Massaua, in Eritrea, dove venne messa a disposizione del Comando Navale Africa Orientale Italiana.
Già un mese prima della dichiarazione di guerra, il 9 aprile 1940, la Ramb II era stata requisita, a Massaua, dalla Regia Marina e successivamenteNavi mercantili perdute riporta l'iscrizione nel ruolo del naviglio ausiliario come contestuale alla partenza da Massaua, il 22 febbraio 1941, ma questa data appare poco probabile. iscritta nel ruolo del naviglio ausiliario dello Stato (probabilmente nel giugno 1940Navypedia.) quale incrociatore ausiliario (così come la Ramb I, mentre la IV, inizialmente inutilizzata – probabilmente per il fatto che le dotazioni inviate a Massaua, come sopra detto, erano per due sole navi, mentre quelle per le altre due si trovavano a Napoli –, venne poi convertita in nave ospedale), venendo armata con quattro cannoni da 120/45 mm e due (o seiIncrociatori ausiliari.) mitragliere da 13,2 mmFreighter altre fonti parlano di due cannoni da 120 mm ed otto mitragliere antiaeree da 13,2 mm. Dupuis, op. cit., riferisce di quattro cannoni da 102 mm e quattro mitragliere. Un'ulteriore fonte riporta infine due cannoni da 120/40 mm e due mitragliere da 13,2 mm. (la trasformazione venne compiuta a Massaua).
Nel corso delle operazioni militari in Africa Orientale Italiana la Ramb II stazionò inattiva a Massaua, inserita nella flotta del Mar Rosso.
L'inizio dell'Operazione Compass in Africa settentrionale e la sconfitta delle truppe italiane a Sidi el Barrani, tra il 9 ed il 12 dicembre 1940, segnò definitivamente l'impossibilità per le truppe italiane della Libia di raggiungere l'Africa Orientale Italiana in tempo per spezzarne l'accerchiamento, essendo previsto che le scorte di carburante di tale possedimento si sarebbero esaurite entro il giugno 1941Enrico Cernuschi, Maurizio Brescia, Erminio Bagnasco, Le navi ospedale italiane 1935-1945, pp. 40-42.Dobrillo Dupuis, Forzate il blocco! L'odissea delle navi italiane rimase fuori degli stretti allo scoppio della guerra, pp. 24-26-28-29-141-142-168-169.. In previsione della futura ed inevitabile caduta di tale colonia, venne pianificata la partenza dall'Eritrea delle poche navi dotate di autonomia sufficiente ad affrontare lunghe traversate verso l'Estremo Oriente o verso la Francia occupata, e la distruzione di tutte le altre navi per evitarne la cattura. Le unità in grado di affrontare una traversata oceanica violando il blocco nemico furono individuate nelle motonavi mercantili India ed Himalaya, nel piroscafo Piave, nella nave coloniale Eritrea e nelle gemelle Ramb I e Ramb II, oltre che nei sommergibili Perla, Guglielmotti, Archimede e Galileo Ferraris: tutte tali unità partirono tra febbraio e marzo 1941, con diverse destinazioni e differenti sorti (i sommergibili raggiunsero Bordeaux in Francia, l'India ed il Piave furono costretti a rinunciare al viaggio ed a rientrare ad Assab, mentre l'Himalaya raggiunse il Sud America, da dove poi si trasferì a Bordeaux).
In particolare, Ramb I, Ramb II ed Eritrea lasciarono Massaua intorno al 20 febbraio 1941, a breve intervallo di tempo l'una dall'altra, con destinazione rispettivamente Nagasaki (i due incrociatori ausiliari) e Kōbe (l'Eritrea), nel neutrale ed amico Giappone (da dove si pensava poi di utilizzare tali navi come navi corsare, impiego al quale la Kriegsmarine aveva destinate con successo diversi incrociatori ausiliari). Il Ramb II salpò da Massaua il 22 febbraio, al comando del capitano di corvetta di complemento Pasquale Mazzella. Dopo la partenza da Massaua le tre unità superarono dapprima lo stretto di Perim (eludendo la sorveglianza operata da unità della Royal Navy ed aerei della Royal Air Force con base ad Aden ed a Socotra), quindi lo stretto di Bab el-Mandeb e il golfo di Aden, per poi passare tra Capo Guardafui e Ras Hafun ed entrare così nell'Oceano Indiano. Opportunamente camuffate, le tre navi italiane non ebbero particolari problemi, al di là di alcuni sporadici avvistamenti, rapidamente elusi. Nei primi giorni di marzo la RAMB II transitò a sud delle Maldive, continuando a procedere verso sudest, mentre tra il 10 ed il 15 del mese transitò nelle acque dell'Indonesia, dapprima passando a nordovest di Timor, quindi puntando verso nord e passando nello stretto delle Molucche, per poi fare rotta verso nordest, in direzione del Giappone.
Il 18 marzo, tuttavia, la Ramb II e l'Eritrea (la Ramb I era affondata al largo delle Maldive il 27 febbraio, dopo un impari combattimento contro l'incrociatore HMNZS Leander), in navigazione nei mari estremo orientali, ricevettero un dispaccio radio inviato dall'ambasciata italiana a Tokyo: la comunicazione spiegava che il Giappone, essendo ancora una nazione neutrale, non poteva consentire l'ingresso nei propri porti di navi da guerra appartenenti a Stati belligeranti: occorreva pertanto un pretesto. L'Eritrea poté ottenere il temporaneo permesso di raggiungere Kōbe necessitando di alcuni lavori al basamento dell'apparato motore. Per la Ramb II, ex nave mercantile, l'operazione fu più semplice: sotto la direzione del comandante Mazzella e del primo ufficiale Scotto di Perta, cannoni e mitragliere vennero rimossi e nascosti nelle stive, mentre le loro piazzole vennero occultate rivestendole di legno compensato. La nave venne ribattezzata Calitea II e cambiò anche il Compartimento marittimo di iscrizione, che da Genova divenne Trieste. Il 21 marzo, mentre la navigazione volgeva al termine, e la nave faceva rotta per Nagasaki, venne ricevuto un nuovo ordine, che cambiava la destinazione, da Nagasaki a Kobe: il 23 marzo 1941 la Calitea II giunse a Kobe, ormeggiandosi accanto all'Eritrea, precedentemente arrivata. Secondo altre fonti la nave giunse a Kobe ancora con l'armamento in postazione, pertanto il giorno seguente, il 24 marzo, lasciò il porto giapponese diretta in acque internazionali, smontò l'armamento e quindi, nel giro di ventiquattr'ore, rientrò a Kobe.