La cosiddetta discesa di Carlo VIII in Italia (1494-1495), a cui talvolta ci si riferisce con l'espressione "guerra del gesso", fu la fase di apertura delle guerre d'Italia del XVI secolo.
Una prima fase (settembre 1494 - febbraio 1495) vide Carlo VIII di Francia, alleato del Ducato di Milano, percorrere senza troppe difficoltà l'intera Penisola italiana fino alla conquista del Regno di Napoli, con la conseguente fuga degli Aragona a Messina.
Una seconda fase (marzo-ottobre 1495) ebbe inizio con la formazione della Lega Santa: la preoccupazione che l'Italia fosse trasformata in una provincia francese, nonché l’inusitata violenza e le stragi perpetrate dai transalpini e dai mercenari svizzeri al loro soldo, favorì un'alleanza tra i maggiori stati italiani dell'epoca, ossia la Repubblica di Venezia, lo Stato Pontificio, il Regno di Napoli e il Ducato di Milano, staccatosi dall'alleanza francese, mentre nella Repubblica di Firenze si instaurava un controverso regime teocratico.
Mentre Carlo VIII risaliva frettolosamente la Penisola, un nuovo fronte di guerra fu aperto, a Novara, dal cugino Luigi d'Orleans, con lo slittamento degli obiettivi dalla conquista di Napoli alla conquista di Milano. Evento risolutivo del conflitto fu la battaglia di Fornovo, che vide la vittoria dell'esercito della Lega, con la susseguente stipula della Pace di Vercelli e la momentanea deposizione delle ostilità.
Questa guerra segnò un cambiamento epocale: nel giro di pochi decenni l'Italia divenne campo di battaglia delle grandi potenze europee come Francia, Spagna o Impero; inoltre vi fu il tramonto della concezione di guerra all'italiana (senza stragi e cavalleresca, che valorizzava il valore individuale), soppiantata dal predominio delle armi da fuoco.Centro di studi Matteo Maria Boiardo, Studi boiardeschi 4, Il principe e la storia. Atti del convegno, Scandiano 18-20 settembre 2003, a cura di Tina Matarrese e Cristina Montagnani, Interlinea edizioni, pp. 224-226 e 234. "Tutta la violenza del trauma" è espressa nell'ottava conclusiva dell'Orlando Innamorato di Matteo Maria Boiardo,Leggere l'Orlando furioso, Sergio Zatti, il Mulino, 2016, pp. 21-22. bruscamente interrotto proprio a causa della guerra, ma anche in una famosa ottava di Ludovico Ariosto:
Gli eventi di questa guerra, e specialmente la conflittualità tra Aragona di Napoli e Sforza di Milano, ispirarono poi il dramma di Shakespeare La Tempesta.La tempesta, William Shakespeare, 2011, Newton Compton Editori, Nota al testo: La storia e le fonti; La tempesta, William Shakespeare, 2014, E-text, Nota introduttiva.
Viene definita “guerra del gesso” per sottolineare la rapidità e la facilità con cui le truppe di Carlo VIII avanzarono nella penisola, non dovendo far altro che segnare con il gesso le case destinate all’acquartieramento delle truppe. La battuta è attribuita ad Alessandro VI da Philippe de Commynes (Memorie, VII, 14) e ripresa da Niccolò Machiavelli nel Principe (XII, 9).
Antefatti Mire di Carlo sul Regno di Napoli Il poco più che ventenne re di Francia Carlo VIII, attraverso la nonna paterna, Maria d'Angiò (1404-1463), rivendicava un lontano diritto ereditario alla corona del Regno di Napoli. Nel 1492 indirizzò le risorse cisalpine verso la conquista di quel reame, incoraggiato da Ludovico Sforza, detto Il Moro, all'epoca duca di Bari, e sollecitato dai suoi consiglieri, Guillaume Briçonnet e de Vers. Anche il Principe di Salerno, Antonello Sanseverino, riparato in Francia dal 1486 dopo la congiura dei Baroni, spingeva Carlo a rivendicare il regno di Napoli.. La riconquista del regno più grande della Penisola, già governato dalla Casata degli Angioini (dal 1282 al 1442), non comprendeva, nei progetti di Carlo, anche la Sicilia. Quest'ultimo fatto depone a favore della tesi secondo la quale Carlo VIII non intendesse accrescere semplicemente i domini della sua Casata, ambizione comune a molte case regnanti di area mitteleuropea o anglosassone, ma farne piuttosto la base di partenza per quelle Crociate la cui eco era stata rinvigorita dalla cacciata degli arabi dall'ultimo possedimento spagnolo, il Regno di Granada (1492). Il progetto politico della Res Publica Christiana Pro Recuperanda Terra Sancta aveva ancora presa nelle aristocrazie europee, nonostante le otto Crociate che miravano a realizzarlo si fossero alla fine risolte in un disastro.
Il controllo di Ludovico il Moro sul Ducato di Milano
Casus belli del conflitto fu la rivalità sorta tra la duchessa di Bari, Beatrice d'Este, moglie di Ludovico, e la duchessa di Milano, Isabella d'Aragona, moglie di Gian Galeazzo, che aspiravano ambedue al controllo del ducato di Milano e al titolo ereditario per i propri figli: fin dal 1480 Ludovico Sforza governava quel ducato in qualità di reggente del piccolo nipote Gian Galeazzo, non essendo dunque duca di diritto, ma solo de facto. La situazione si mantenne tranquilla fino al 1489, quando ebbero effetto le nozze tra Gian Galeazzo e Isabella d'Aragona, nipote di re Ferrante di Napoli in quanto figlia di Alfonso, duca di Calabria. Isabella si rese subito conto che tutto il potere era ridotto nelle mani di Ludovico e soffriva per l'inettitudine del marito, svogliato e totalmente disinteressato al governo; nondimeno sopportò in silenzio fino a quando, nel gennaio 1491, Ludovico non prese in moglie Beatrice d'Este, figlia del duca di Ferrara Ercole I d'Este e cugina di Isabella per parte materna. Giovane determinata e ambiziosa, Beatrice fu ben presto associata dal marito al governo dello stato, né Isabella, "rabiosa et disperata de invidia", poté sopportare di vedersi superata in tutti gli onori dalla cugina.
Il ducato di Milano era all'epoca lo stato più ricco d'Italia dopo la Repubblica di Venezia e il suo tesoro ammontava a ben un milione e mezzo di ducati.Francesco Malaguzzi Valeri, La corte di Lodovico il Moro: la vita privata e l'arte a Milano nella seconda metà del Quattrocento, vol. 1, Milano, Hoepli, 1913, p. 488. Nel dicembre Ludovico condusse la moglie a vederlo e le promise che, se gli avesse dato un figlio maschio, l'avrebbe resa signora e padrona di tutto; viceversa, morendo lui, le sarebbe rimasto ben poco.Luisa Giordano, Beatrice d'Este (1475-1497), vol. 2, ETS, 2008, pp. 76-77. Già nel gennaio 1492 Beatrice predisse all'ambasciatore fiorentino che entro un anno lei e il marito sarebbero stati duchi di Milano, e l'ostilità fra le due cugine si fece così intensa che nel febbraio Ludovico, forte di alcune voci giunte dalla Francia, accusò re Ferrante di aver spronato Carlo VIII a muovere guerra contro di lui, onde liberare Gian Galeazzo dalla sua tirannia; inoltre rifiutava di incontrare l'oratore napoletano, se non dietro nutritissima scorta armata, sostenendo che fosse mandato dal duca di Calabria per assassinarlo.Studi sulla crisi italiana alla fine del secolo XV, Paolo Negri, in Archivio storico lombardo, Società storica lombarda, 1923, pp. 20-26. L'intenzione di Alfonso d'Aragona era appunto di deporre il Moro per governare egli stesso Milano attraverso la figlia Isabella. A rendere più concreti i sospetti si aggiunse, sul finire dell'anno, il tentato avvelenamento, perpetrato da Isabella d'Aragona rea confessa, ai danni di Galeazzo Sanseverino, carissimo genero e capitano generale del Moro, nonché il pericolo che ciò fosse ripetuto nei confronti di qualche altro membro della famiglia ducale.Studi sulla crisi italiana alla fine del secolo XV, Paolo Negri, in Archivio storico lombardo, Società storica lombarda, 1923, pp. 35-37..
Il punto di definitiva rottura si ebbe però nel gennaio 1493, con la nascita di Ercole Massimiliano, primogenito del Moro e di Beatrice: il possesso di una discendenza legittima era ciò che ancora mancava ai coniugi per poter aspirare al titolo ducale. Si diffuse la voce che Ludovico fosse intenzionato a nominare il figlio conte di Pavia - titolo spettante esclusivamente all'erede al ducato - in luogo del figlio di Isabella, Francesco.. Quest'ultima, sentendosi minacciata, domandò l'intervento del padre Alfonso d'Aragona:L'impeto di Alfonso fu tuttavia frenato dal più saggio re Ferrante, il quale ripudiò la guerra dichiarando ufficialmente: "se la mogliera del Duca de Milano me è nepota, ne è anco nepota la mogliera del Duca de Bari".. Egli, del resto, era stato affettivamente molto legato a Beatrice, che fino al 1485 aveva cresciuto come una figlia; dichiarava di amare entrambe le nipoti alla stessa maniera e le invitava alla prudenza, cosicché la situazione rimase stabile sino a che il re fu in vita.. Nondimeno l'accordo stretto - nel gennaio o maggio 1492 - tra Papa Innocenzo VIII e Ferrante denotava, secondo l'opinione pubblica, l'intenzione di togliere Ludovico dal governo. Morto Innocenzo, Ludovico ottenne - tramite i maneggi del fratello e cardinale Ascanio - che ascendesse al soglio pontificio Rodrigo Borgia col nome di Alessandro VI. Con questi e con la Repubblica di Venezia egli strinse, il 25 aprile 1493, una lega alla quale si aggiunsero poi il Ducato di Ferrara e il Marchesato di Mantova. Alfonso d'Aragona avrebbe subito voluto marciare su Roma, ma fu frenato dal padre Ferrante, che iniziò a tentare il Papa con accordi di pace e parentela. Ludovico, temendo che questi non abbandonasse la Lega, e che i veneziani non vacillassero, escogitò di chiamare in Italia re Carlo VIII di Francia, solleticandolo nel suo desiderio di conquista del regno di Napoli, affinché disperdesse le forze aragonesi, che non avrebbero così potuto marciare su Milano.
Nel maggio Ludovico inviò la moglie Beatrice quale sua ambasciatrice a Venezia e comunicò alla Signoria, per tramite di lei, certe sue pratiche segrete con l'imperatore Massimiliano I d'Asburgo per l'ottenimento dell'investitura al ducato di Milano, nonché la notizia segretissima appena comunicatagli che Carlo VIII, firmata la pace con l'imperatore, era risoluto a compiere la sua impresa contro il regno di Napoli e a nominare Ludovico capo e conduttore di detta impresa.Die Beziehungen der Mediceer zu Frankreich, während der Jahre 1434-1490, in ihrem Zusammenhang mit den allgemeinen Verhältnissen Italiens, di B. Buser, 1879, pp. 540-543. Si trattava dell'annuncio ufficiale e definitivo.. I coniugi desideravano dunque conoscere il parere della Signoria a questo riguardo, e ne chiedevano indirettamente l'appoggio, forse sperando così di evitare una discesa dei francesi in Italia.Giovanni Soranzo, Una missione segreta a Venezia di Beatrice d'Este, in Rendiconti dell'Istituto lombardo, classe di lettere e scienze morali e storiche, 94, 2 , pp. 467-478. I veneziani risposero che quanto riferito era assai grave e si limitarono a vaghe rassicurazioni, tenendosi fuori da queste manovre. . A dispetto della richiesta segretezza, il Senato s'affrettò a comunicare le rivelazioni della duchessa al re di Napoli, sollecitandolo alla pace col Papa. Histoire de Charles VIII, roi de France, d'apre̲s des documents diplomatiques, Volume 1, Claude Joseph de Cherrier, Didier, 1870, pp. 356-357.