I riti della settimana santa di Ispica (RG) sono organizzati dalle due principali confraternite storiche del paese, quella di Santa Maria Maggiore, detta dei cavariAnticamente abitanti della Cava Ispica e legati alla chiesa rupestre di Santa Maria della Cava, oggi legati a Santa Maria Maggiore. (di colore rosso) e quella della Santissima Annunziata, detta dei nunziatariAnticamente abitanti del castello fortilitium (signori e nobili) e legati alla chiesa dell'Annunziata. (di colore blu). Il ciclo di festività si apre con l'ultimo venerdì di quaresima e con la domenica delle palme, per culminare con i riti del giovedì santo, del venerdì santo e della Pasqua. Le manifestazioni, molto numerose, sono costituite da processioni e vere e proprie sacre rappresentazioni rifacentisi a riti antichi già praticati nel XVII secolo, i quali rivestono una doppia valenza, sia mistico-religiosa che popolare, attraverso i loro più salienti e riconoscibili tratti iconografici.
Dal 2014 fa parte del registro delle eredità immateriali Unesco della regione Sicilia
Triduo pasquale Giovedì santo - Santissimo Cristo flagellato alla colonna La processione
Il giovedì santo, per i cavari della basilica di Santa Maria Maggiore, ha inizio in piena notte.
Alle ore 1:30 inizia il pellegrinaggio dei fedeli alla chiesa rupestre di Santa Maria della Cava da dove parte la Via Crucis, animata dai giovani della parrocchia. Durante il tragitto vengono rappresentate le stazioni della passione di Cristo e le ultime due, la crocefissione e la deposizione del Cristo morto nel sepolcro, avvengono nella piazza antistante la basilica di Santa Maria Maggiore. Appena dopo la sepoltura del Cristo, alle ore 4:00, il parroco ed il presidente dell'arciconfraternita, si avviano verso l'ingresso principale della basilica dove, bussando per tre volte al portone, danno avvio alla tradizionale apertura delle porte, che si spalancano all'improvviso consentendo ai fedeli di entrare di corsa in chiesa per dirigersi verso l'altare del Santissimo Cristo alla colonna, dove è usanza recarsi a pregareAd ogni importante ricorrenza religiosa o popolare, dal 1893 il simulacro del Cristo alla Colonna e dal 1993 il simulacro del Cristo con la Croce, vengono portati in processione nei ruderi delle rispettive chiese. Giù per la Cava d'Ispica, per quanto riguarda il Cristo alla Colonna, al Parco Forza per quanto riguarda invece il Cristo con la Croce: Giovedì santo 1893 - Secondo Centenario del Terremoto che distrusse l'antica Spaccaforno; Giovedì santo - Anno Santo 1933, Ricorrenza del XIX centenario della divina redenzione (anniversario della Morte e Risurrezione di Cristo); Giovedì santo - Anno Santo 1950, Anno Giubilare; Giovedì santo - Anno Santo 1975, Anno Giubilare; Giovedì santo - Anno Santo 1983/1984, Ricorrenza del 1950° della redenzione(anniversario della Morte e Risurrezione di Cristo); Giovedì e Venerdì santo 1993 - Terzo Centenario del Terremoto che distrusse l'antica Spaccaforno; Giovedì e Venerdì santo - Anno santo 2000, Anno Giubilare; Giovedì santo 20 marzo 2008 - Centenario di erezione a Basilica e a Monumento Nazionale di Santa Maria Maggiore; Venerdì santo 2 aprile 2010 - 80º anniversario dell'erezione a Parrocchia della chiesa SS. Annunziata ('U Patri a Culonna), tra il pungente odore di incenso e il tipico suono dell'organo a canne che intona le note della marcia funebre dedicata al Cristo. Inizia così la liturgia del giovedì santo.
La mattina verso le 11 il parroco sale sull'altare del Cristo flagellato, bussa per tre volte con una chiave sulle porte dell'SS. Cristo flagellato che improvvisamente scivolano giù. Dopo un'omelia in cui il sacerdote spiega il vero significato della devozione popolare, la banda musicale inizia a suonare la marcia funebre intitolata al cristoLa marcia funebre " S.S. Cristo alla Colonna " di G. Bellisario (dedicata al Cristo) è stata scelta da Giuseppe Tornatore per il film L'uomo delle stelle, con Sergio Castellitto. Inoltre è inserita nel cd "Matri Mia" della Banda Ionica, gruppo musicale siciliano di e con Roy Paci., ed il simulacro inizia a scendere lentamente tra i devoti suscitando una profonda commozione.
Dopo la mezzanotte, la trasutaIngresso. e i tradizionali giri all'interno della basilica.
La statua
Il Santissimo Cristo flagellato alla Colonna è situato nella cappella sinistra del transetto della basilica di Santa Maria Maggiore. La statua è raccolta in una macchinetta lignea argenteo-dorata costruita nel 1700 e più volte fatta indorare. La base della macchinetta è rettangolare, di legno. La colonna dalla base a quasi metà del corpo, è di colore oro, il resto è colore argento, sormontata da un capitello in stile corinzio. Nel corpo della colonna, un medaglione di cristallo contiene una reliquia della santa croce. Il corpo nudo del Cristo flagellato è cinto alla vita da un perizoma dorato e la testa è coperta da una parrucca raccolta in due code e realizzata con veri capelli, offerti dai devoti come ringraziamento e devozione. Dei due Giudei ai lati, quello di destra è raffigurato nell'atto di percuotere la schiena di Gesù, mentre quello di sinistra è piegato in avanti all'altezza del Cristo e lo percuote al petto. Un'altra macchinetta lignea sormonta il gruppo con frange statiche ed è collegato alla base da quattro colonne simile a quella centrale ma più piccole. Sul capo del Cristo nel 1899 fu posto un nimbo in argento impreziosito da pietre, e comunemente chiamato patena, dove all'interno è applicata la reliquia della santa croce posseduta dalla chiesa fin dal 1696, frammento donato alla basilica dal frate G. Battista, per ricambiare i favori ottenuti dal marchese don Maurizio StatellaDiego Floridia - S. Maria Maggiore, numero unico, Ispica, 1978.
La storia Il Santissimo Cristo flagellato alla colonna ha una storia complessa. L'immagine che tutt'oggi si può ammirare è il risultato di una serie di lavorazioni effettuate per motivi religiosi e politici nel corso dei secoli. Il simulacro risale all'incirca al 787 d.C., l'anno del concilio di NiceaSesto Bellisario, Cava d'Ispica: la città delle caverne, voll. I-II, Ispica, La Tartaruga, 1987-1988 e apparteneva alle comunità del fondo valle, delle grotte della cava ranni (Cava Grande), una parte di Cava d'Ispica, dove sorgeva l'antico insediamento della città. Alcune parti del cristo risalgono ad ancora prima, cioè ad un crocifisso di manifattura bizantina chiamato crucifixi de cava, che si venerava nel santuario della valle. Il volto mostra i tratti tipici delle immagini bizantine: inanimato e inespressivo, con gli occhi dilatati. Con la dominazione bizantina si diffuse l'uso di abbellire le immagini sacre con ricche decorazioni e ornamenti, ma l'introduzione di alcune pratiche religiose portò alla distruttiva campagna degli iconoclasti. Infatti, queste eccessive forme di pietà portarono l'imperatore Leone III l'Isaurico ad una campagna iconoclasta delle immagini di Cristo, della Madonna e dei santi e questi inevitabilmente raggiunsero l'antica spaccafornoRosa Fronterrè Turrisi - La chiesa di S. Maria della cava di Ispica (già Spaccaforno), Comune di Ispica, 1978. Il grande crocifisso fu ridotto in frammenti e grazie alla pietà di qualche fedele, la testa e gli avambracci con le mani vennero nascoste e risparmiati alla distruzione. I resti vennero portati alla luce dopo l'Editto di Nicea e gli Editti di Teodora che riammettevano il culto delle immagini sacre.
Così con gli avambracci e la testa del grande crocifisso della cava venne composto un nuovo corpo, non più sulla croce ma sotto forma di Ecce Homo con le mani legate in avanti. Intanto, all'epoca si diffuse il culto del flagellato e così il Cristo venne modificato con le mani indietro e più curvo, ad angolo retto con la spalla destra più bassa e le gambe larghe e tremanti, col corpo lacerato dalle percosse e grondante di sangue. In questo modo però il Cristo presentava un anacronismo visto che il flagellato aveva le mani forate e il capo coronato di spine: per ovviare si camuffò il vecchio capo con un fermaglio d'oro e con una parrucca, le mani vennero legate alla Colonna. Riprese così il culto del Cristo di spaccaforno.
Inoltre il simulacro miracolosamente si salvò al terremoto dell'11 gennaio 1693, ritrovato intatto sotto le macerie tra le grida di gioia del popolo della cava, il quale, suonando la vecchia campana di Santa Maria della Cava appesa provvisoriamente in un albero vicino, ripeté per tre volte " Eppicciuotti Culonna "Questo "grido" tipico, detto " 'a vuci " (la voce), è sia una sorta di incitamento ai portatori della vara, sia il manifestare l'appartenenza al Cristo che si porta in processione, gridando forte il suo nome. Affettuosamente i due simulacri vengono chiamati "Culonna" e "Cruci". Quindi al grido di un portatore, "Eppicciuotti" (Ragazzi), gli altri rispondono "Culonna" (Colonna), i cavari, "Cruci" (Croce), i nunziatari, alzando le mani verso il Cristo.,grido che viene ancora oggi usato dai portatori di Cristo. Nel 1695, il simulacro, ancora senza giudei, venne caricato su un carro trainato da buoi per essere portato nel nuovo insediamento urbanoRosa Fronterrè Turrisi, La basilica di S. Maria Maggiore di Ispica (già Spaccaforno), Comune di Ispica, 1975. Come narra la tradizione popolare, i buoi appena arrivati nella collina accanto non vollero più andare avanti e così in quello stesso luogo, sull'ameno colle della Calandra, venne edificata una cappella per ospitare il Cristo, con le stesse pietre della distrutta antichissima chiesa di Santa Maria della Cava. Dopo diversi ampliamenti, prima con l'altare del Cristo alla Colonna, poi quello Maggiore, si arrivò all'attuale basilica di Santa Maria Maggiore.
Il simulacro si salvò per la seconda volta il 6 gennaio 1727 dopo un altro sisma che distrusse la navata destra, il tetto e parte della cupola, risparmiando proprio la navata sinistra con la cappella del Cristo. Dopo il 1729, ad opera dell'artigiano Francesco Guarino da Noto, alla statua vennero aggiunti i due giudei ai lati del Cristo, lo stesso artigiano che nel 1728 realizzò il simulacro del SS Cristo alla Croce. I due personaggi sono d'ispirazione popolareGaetano Gangi - Valore artistico e storico del SS Cristo alla Colonna e mentre il Cristo, per la sua storia antica, viene chiamato affettuosamente "'u viecciu" (il vecchio), i due Giudei vengono chiamati "Papè" (quello alla destra del Cristo) e "Pluchinotta" (quello alla sua sinistra), dai nomi dei due artigiani di Spaccaforno che aiutarono a realizzare il Cristo alla Colonna. Mentre di Pape' non si ha memoria, di Michele Pluchinotta si sa che contribuì a realizzare numerose statue sacre compreso il simulacro di San Giorgio a Modica. Resta il fatto che questi due artigiani non venivano citati prima del 1998... per rispetto all' unicità del SS. Crsto.
La statua si salvò per la terza volta nel luglio del 1943 quando una bomba tirata dalle navi degli alleati colpì la cappella del Cristo alla Colonna. La bomba miracolosamente non esplose.
Il venerdì santo - Santissimo Cristo con la croce sulla via del calvario La processione
Il Venerdì santo è il giorno in cui si celebra e rievoca la passione del Signore e per i nunziatari della basilica Santissima Annunziata è il giorno più importante per la fede e la tradizione nella Settimana Santa. La giornata inizia di buon mattino con l'incensamento e l'apertura delle porte della chiesa ai fedeli. Inizia il ringraziamento all'altare del Cristo con la croce("'U Patri a cruci"). Si forma un lungo corteo per entrare la vara in chiesa e il sacerdote bussa tre volte sulle "porte". È allora che avviene la caduta delle stesse con la svelata improvvisa della sacra immagine del Cristo con la croce tra il grido dei devoti "eppicciuotti: cruci, cruci, cruci ..." e il suono delle bande musicali, mentre il simulacro pian piano scende tra i fedeli.