Labbazia dei Santi Pietro e Andrea, meglio nota come abbazia di (o della) Novalesa, è un'antica abbazia benedettina fondata nell'VIII secolo e situata nel comune di Novalesa, in valle di Susa. Dal 1972 il complesso abbaziale è di proprietà pubblica, essendo stato acquistato ormai fatiscente dall'allora Provincia di Torino, che lo ha riaffidato ai monaci benedettini. La convenzione con la Congregazione Benedettina Sublacense ha consentito di valorizzare l'importanza storica ed artistica del monumento e di diffondere la conoscenza dell'antichissima tradizione spirituale, culturale e sociale dell'abbazia benedettina. Una delle cappelle del complesso ospita due importanti cicli di affreschi dell'XI secolo, dedicati, uno al titolare Sant'Eldrado e l'altro, fra i primi conosciuti in Occidente, a San Nicola di Bari.
Storia Fondazione pionieristica nelle Alpi La storia dell'abbazia di Novalesa ha inizio il 30 gennaio 726, per mezzo dell'atto di fondazione dovuto all'allora signore franco di Susa e Moriana, Abbone, a controllo del valico del Moncenisio. In questo periodo i monasteri avevano infatti una precisa valenza strategica e i Franchi in particolare non solo li considerarono loro sfera di influenza, ma li utilizzarono come basi di partenza per le loro incursioni contro le popolazioni nemiche. Secondo lo studioso Laurent Ripart, se altri importanti monasteri erano stati costruiti nelle Alpi lungo gli itinerari di attraversamento, per lo più in posizione agevole presso gli sbocchi vallivi, invece la Novalesa ebbe un carattere pionieristico, essendo il primo del genere a venire fondato internamente nelle Alpi, al limite dell'area di popolamento umano e con un territorio di riferimento esclusivamente alpinoLaurent Ripart, La Novalaise, les Alpes et la frontière (VIIIe-XIIe siècle), in Frederi Arneodo e Paola Guglielmotti (a cura di)Attraverso le Alpi: S. Michele, Novalesa, S. Teofredo e altre reti monastiche, Biblioteca Michaelica, Edipuglia, Bari 2008.
L'atto di fondazione, il Testamento di Abbone e il Chronicon Novalicense L'atto di fondazione dell'Abbazia, del 726 e probabilmente già trasferito nel X secolo in seguito all'abbandono temporaneo dell'abbazia, è il documento più antico dell'Archivio di Stato di Torino, ed è stato seguito dal Testamento di Abbone conservato in copia a Grenoble. Molto importante è anche il Chronicon Novalicense, manoscritto dell'XI secolo che riporta insieme notizie vere e leggendarie con una finalità politica di consolidamento del prestigio dell'Abbazia dopo l'abbandono del X secolo e il ritorno nell'XI. Emerge dal testo una disputa mai enunciata ma evidente con la nascente fondazione arduinicaLuigi Provero, Monaci e signori fra dialettica e partecipazione, in Segusium, Anno XLVII - n. 49 - settembre 2010 dell'Abbazia di San Giusto nella vicina città di Susa, per il controllo del territorio della media Valle di Susa. In seguito alla soppressione del 1851, la biblioteca e i manoscritti furono trasferiti. In particolare i documenti più antichi confluirono nell'archivio di Stato di Torino, andando a costituire un corpus molto importante.
L'Abbazia nel Medioevo Il primo abate del monastero, san GodoneSan Godone di Novalesa su Santi e Beati, fu nominato dallo stesso fondatore.
L'abbazia ottenne dai sovrani franchi Pipino il Breve e Carlo Magno numerosi privilegi, tra cui quello della libera elezione dell'abate e del pieno possesso dei beni di fronte ad ogni autorità laica ed ecclesiastica.
Il monastero estendeva i suoi domini anche nel basso Piemonte fino all'entroterra ligure di ponente.
La massima fioritura fu raggiunta con l'abate Eldrado che resse l'abbazia tra l'820 e l'845.
Fu saccheggiata e distrutta da una scorreria di saraceni - provenienti dalla Provenza - nel 906; avvertiti del pericolo, l'abate e la maggior parte dei monaci si rifugiarono a Torino, portando in salvo i codici della biblioteca. Qualche anno dopo, sotto la protezione di Adalberto I, marchese di Ivrea, fondarono nella Lomellina il monastero di Breme. Tra i monaci rimasti dell'abbazia, due, catturati e uccisi dai saraceni ad OulxMichele Ruggiero, Storia della valle di Susa, Alzani Editore, Pinerolo (TO), 1998, ISBN 88-8170-032-8, pag. 63 probabilmente dove sarebbe poi sorta la Prevostura di San Lorenzo, furono poi venerati come martiri (i santi Giusto e Flaviano).
L'abbazia venne nuovamente ricostruita nella prima metà dell'XI secolo su iniziativa di Gezone, abate di Breme; un gruppo di monaci benedettini, guidati dal monaco architetto Bruningo, tornò a Novalesa per restaurare l'antico monastero che successivamente costituì, con i villaggi della Val Cenischia (Ferrera, Venaus e Novalesa), una circoscrizione ecclesiastica autonoma durata per diversi secoli. La storia della Novalesa si ricollega quindi — attraverso Bruningo e Gezone — alla ricostruzione della chiesa di Sant'Andrea a Torino (odierno santuario della Consolata), di cui sussiste il poderoso campanile alzato per incarico dell'abate Gezone, come narra il Chronicon Novalicense, fra il 980 ed il 1014,
I cistercensi, le soppressioni e il ritorno dei benedettini
Nel 1646 ai benedettini si sostituirono i cistercensi, che vi rimasero fino al 1798, quando furono espulsi dal Governo provvisorio piemontese.
Nel 1802 Napoleone affidò all'abate Antonio Gabet e ad altri monaci trappisti di Tamié (Savoia) la gestione dell'ospizio sul valico del Moncenisio, per assistere le truppe francesi in transito. Dopo la caduta di Napoleone, i monaci si spostarono a Novalesa, rifondandone l'abbazia e nel 1821 si riunirono alla congregazione cassinese d'Italia.
In seguito alla legge di soppressione del 29 maggio 1855 da parte del governo piemontese, i monaci furono nuovamente costretti ad abbandonare l'abbazia. Gli edifici, messi all'asta, vennero trasformati in albergo per cure termali, la biblioteca concessa al seminario, i manoscritti trasferiti nell'archivio di Stato di Torino.
Nel 1972 il complesso monastico fu acquistato dalla provincia di Torino, che lo affidò ai monaci benedettini provenienti da Venezia.
Descrizione
L'abbazia di Novalesa è divisa in edificio monastico e chiesa abbaziale.
L'abbazia vera e propria, che conserva ancora tracce dei precedenti edifici, si sviluppa alla destra della chiesa e vi si accede tramite un portale che immette in un primo cortile, con portico a tre campate con volta a crociera sormontato da un loggiato. Tutto l'edificio monastico si sviluppa attorno ad un cortile centrale che ospita, al suo interno, le due ali superstiti del chiostro cinquecentesco, una con cinque ed una con sette archi a tutto sesto sorretti da tozze colonne cilindriche in mattoni prive di capitello. All'incrocio fra le due ali del chiostro, si eleva il campanile, costruito tra il 1725 e il 1730, la cui sommità raggiunge l'altezza di 22,50 metri.
La chiesa abbaziale, dedicata ai santi apostoli Pietro ed Andrea, è stata costruita nel XVIII secolo al posto di una preesistente chiesa romanica dell'XI secolo, della quale rimangono alcuni affreschi tra cui la Lapidazione di Santo Stefanoimmagine dell'affresco, mentre del periodo tardogotico rimangono alcuni affreschi con Santi benedettini e Profeti attribuitiS. Uggè, Fragmenta Novaliciensia: Abbazia di Novalesa Il museo archeologico, Soprintendenza per i Beni Archeologici del Piemonte e del Museo Antichità Egizie - Provincia di Torino - Centro Culturale Diocesano di Susa, Edizioni d'arte Marconi, Genova 2012, pag. 20 ad Antoine de Lonhy. La chiesa attuale è in stile barocco ed è a navata unica con volta a botte lunettata e due cappelle per lato; la lunga navata è per metà adibita a presbiterio, con il moderno altare maggiore marmoreo sormontato da un crocifisso ligneo ed il coro dei monaci, e termina con un'abside semicircolare.
Arredi sacri In seguito alla soppressione ottocentesca gli arredi sacri subirono vicende diverse: i reliquiari come la grande Cassa reliquiario di S. Eldrado e altri oggetti di oreficeria e arte sacra vennero trasferiti presso la parrocchiale ove sono attualmente visitabili tramite il Museo diocesano d'arte sacra. La cassa reliquiario risale al XII secolo e presenta similitudini con analoghe casse presenti nell'Abbazia territoriale di San Maurizio d'Agauno, nel Vallese, in Svizzera. Il grande coro ligneo venne venduto alla parrocchia di Bardonecchia e oggi è collocato con adattamenti presso la Parrocchiale di S. Ippolito. Cappelle nel parco abbaziale Nei pressi del monastero ci sono quattro cappelle medievali: di Maria (secolo VIII con rifacimenti del XI), di SS. Salvatore (metà secolo XI), di San Michele (secoli VIII e IX) e finalmente di San Eldrado (e San Nicola) che possiede due splendidi cicli di affreschi (fine secolo XI) con episodi della vita dei due Santi. L'abbazia e le sue cappelle ospitano un ricchissimo patrimonio di pitture murali databili tra il VIII-XV secolo, che attesta la vivace attività culturale e artistica dei monaci che abitarono l'abbazia in questo periodo. Infatti, nonostante sia situata in una zona di montagna, il sito di Novalesa è sempre stato caratterizzato dal passaggio di pellegrini, mercanti e visitatori che viaggiarono nel corso dei secoli dal Nord Europa all'Italia.
Affreschi della cappella di San Eldrado La piccola cappella, costruita nell'XI secolo su una preesistenza del IX secolo, è dedicata a Sant' Eldrado, abate di Novalesa del IX secolo. Ospita due cicli di affreschi databili all'ultimo scorcio dell'XI secolo, uno dedicato a S. Eldrado e uno dedicato a San Nicola di Bari, tra i primi esempi conosciuti in OccidenteS. Uggè, Fragmenta Novaliciensia: Abbazia di Novalesa Il museo archeologico, Soprintendenza per i Beni Archeologici del Piemonte e del Museo Antichità Egizie - Provincia di Torino - Centro Culturale Diocesano di Susa, Edizioni d'arte Marconi, Genova 2012, pagg. 25-29.
Sepoltura di un pellegrino di Santiago di Compostela Durante le indagini archeologiche compiute in diverse parti del complesso, è stato rinvenuto il corpo di un uomo probabilmente di passaggio in Abbazia, al ritorno da un pellegrinaggio al santuario di Santiago di Compostela. Insieme ai resti è infatti stata trovata la caratteristica conchiglia del pellegrinoS. Uggè, Fragmenta Novaliciensia: Abbazia di Novalesa Il museo archeologico, Soprintendenza per i Beni Archeologici del Piemonte e del Museo Antichità Egizie - Provincia di Torino - Centro Culturale Diocesano di Susa, Edizioni d'arte Marconi, Genova 2012, pag. 39.
Organo a canne settecentesco Sulla cantoria in controfacciata alla chiesa abbaziale, si trova l'organo a canne, costruito da Cesare Catarinozzi nel 1725 ed in seguito oggetto di una serie di interventi. È a trasmissione integralmente meccanica, con un'unica tastiera di 50 note e pedaliera a leggio di 18 note costantemente unita al manuale.
Museo archeologico