Biografia

Paolo Stoppa nacque a Roma il 16 giugno 1906. Figlio di Luigi Stoppa (1875-1939), un funzionario ministeriale, e di Adriana De Antonis (1875-1965), si iscrive alla facoltà universitaria di giurisprudenza abbandonandola presto poiché suo zio, l'antiquario Augusto Jandolo, notando la sua predisposizione come attore, gli consiglia di frequentare la Reale scuola di recitazione intitolata a Eleonora Duse dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia di Roma, e come compagna di corso conosce Anna Magnani, della quale rimarrà amico per tutta la vita. Dopo il saggio di diploma, esordisce in teatro nel 1927 e nel giro di pochi anni passa dal ruolo di generico a quello di attore brillante. Dal 1938 al 1940 fa parte della compagnia del Teatro Eliseo di Roma, interpretando personaggi assai complessi del repertorio classico e moderno. Accanto al teatro vi era la sua abitazione, via della Consulta 1, dove, nel 1976, morì Rina Morelli, che abitava in un appartamento due piani sotto Stoppa.

Nota è la sua appartenenza alla Massoneria: aderì alla Gran Loggia degli Antichi Liberi Accettati Muratori e restò sempre legato alla Loggia Gustavo Modena, alla stregua di altri colleghi del mondo dello spettacolo, nell'obbedienza della Piazza del Gesù. Proprio nella famosissima compagnia dell'Eliseo incontra l'attrice Rina Morelli, che diventerà la sua compagna nella vita e sulla scena; insieme formeranno, per trent'anni, una delle coppie più affiatate del teatro italiano. Dopo la guerra conosce il regista Luchino Visconti, dal cui incontro si determinerà uno dei più importanti fenomeni teatrali del dopoguerra: il trio Stoppa-Morelli-Visconti metterà in scena acclamate rappresentazioni di pièce di celebri autori, come Čechov, Shakespeare e Goldoni.

Teatro

Affermatosi come uno dei più completi attori italiani, Paolo Stoppa si impone come grande interprete versatile, capace di passare con disinvoltura dai ruoli impegnati a quelli leggeri, con un carattere personalissimo delle interpretazioni, frutto del suo tipico incedere recitativo, energico e sincopato. Negli anni sessanta l'attore è all'apice della sua arte teatrale: risale a questo periodo l'interpretazione di Gaev ne Il giardino dei ciliegi di Anton Čechov, diretto da Visconti nel 1965.

Nel 1976, proprio le morti di Rina Morelli e di Visconti risulteranno per lui traumatiche. Nel luglio del 1978, sotto la regia di Giorgio De Lullo, fa il suo grande rientro a teatro durante il Festival dei Due Mondi di Spoleto, al Teatro Caio Melisso, con un'amara commedia statunitense, Gin Game, interpretata insieme a Franca Valeri. Successivamente, per la regia di Giuseppe Patroni Griffi, interpreta L'avaro di Molière con cui ottiene un grande successo durante una lunga tournée nei principali teatri italiani; meno apprezzabile fu invece il risultato quando si fece dirigere dal giovane Memè Perlini ne Il mercante di Venezia (1980). Con un soprassalto d'orgoglio, nel 1984, ormai alla fine di una carriera esemplare, è un inedito Ciampa ne Il berretto a sonagli, diretto da Luigi Squarzina.

Cinema In campo cinematograficoGaetano Fusco, Le mani sullo schermo. Il cinema secondo Achille Lauro, Napoli, Liguori, 2006, pp. 62-69. fornisce grandi interpretazioni in L'orizzonte dipinto (1941), Miracolo a Milano (1951), Il ritorno di don Camillo (1953), Carosello napoletano (1954), Rocco e i suoi fratelli (1960), Viva l'Italia (1961), Il Gattopardo (1962), La matriarca (1968) e C'era una volta il West (1968). Un altro ruolo noto dell'attore è quello del nonno di Teresina Fedeli, interpretata da una giovanissima Jodie Foster nel film Casotto (1977) di Sergio Citti. Da sottolineare, a fine carriera, le interpretazioni di papa Pio VII ne Il marchese del Grillo (1981) e dell'avaro usuraio Savino Capogreco in Amici miei - Atto IIº (1982) di Mario Monicelli.

Radio Numerose le partecipazioni alla prosa radiofonica sia dell'EIAR che della Rai. In particolare, tra il 1966 e il 1974, in coppia con Rina Morelli, è protagonista delle scenette che vedono protagonisti i personaggi Eleuterio e Sempre Tua, satira brillante e caustica della vita coniugale basata sul lavoro teatrale Caro bugiardo di Jerome Kilty e scritta da Maurizio Jurgens, che andò in onda nella trasmissione domenicale Gran varietà.

Televisione Insieme a Rina Morelli esordisce in televisione nel ruolo di Carlo Day nello sceneggiato Vita col padre e con la madre (1960). Soprattutto negli anni settanta è il protagonista di diversi sceneggiati televisivi di successo: nel 1970 interpreta Antonio Meucci nello sceneggiato Antonio Meucci cittadino toscano contro il monopolio Bell, dedicato alla figura dello scienziato inventore del telefono, e nel 1972 presta il volto al commissario Bärlach ne Il giudice e il suo boia e ne Il sospetto, entrambi tratti da romanzi di Friedrich Dürrenmatt. A questi lavori seguirà lo sceneggiato ESP, nel ruolo del sensitivo Gerard Croiset.

Nel 1974 inizia ad interpretare il commissario Carlo De Vincenzi negli episodi della serie televisiva Il commissario De Vincenzi: Il candeliere a sette fiamme, L'albergo delle tre rose, Il mistero delle tre orchidee, tratti dai romanzi di Augusto De Angelis (la serie ha un seguito nel 1977 con altri tre episodi), e, nello stesso anno, è l'abile truffatore Alves dos Reis in Accadde a Lisbona, che ripercorre la vicenda dello scandalo della Banca del Portogallo. Nel 1975 è Don Ippolito con funzioni di "coro greco" nel celebre sceneggiato L'amaro caso della baronessa di Carini. Nel 1983 riprende il personaggio di Arpagone nella trasposizione televisiva de L'avaro di Molière, nella quale dà una delle sue più convincenti prove.

Morte Malato da tempo di leucemia, muore a Roma il 1º maggio 1988 all'età di 81 anni; la camera ardente è allestita nel foyer del Teatro Eliseo, mentre il funerale si svolge presso la chiesa di Sant'Ignazio di Loyola. È sepolto accanto alla moglie nel cimitero Monumentale del Verano.

Filmografia Cinema

L'armata azzurra, regia di Gennaro Righelli (1932) Quella vecchia canaglia, regia di Carlo Ludovico Bragaglia (1934) Aurora sul mare, regia di Giorgio Simonelli (1935) Il serpente a sonagli, regia di Raffaello Matarazzo (1935) Re burlone, regia di Enrico Guazzoni (1935) L'aria del continente, regia di Gennaro Righelli (1936) L'anonima Roylott, regia di Raffaello Matarazzo (1936) Marcella, regia di Guido Brignone (1937) La dama bianca, regia di Mario Mattoli (1938) Frenesia, regia di Mario Bonnard (1939) Assenza ingiustificata, regia di Max Neufeld (1939) L'amore si fa così, regia di Carlo Ludovico Bragaglia (1939) Un'avventura di Salvator Rosa, regia di Alessandro Blasetti (1939) Un mare di guai, regia di Carlo Ludovico Bragaglia (1939) Ricchezza senza domani, regia di Ferdinando Maria Poggioli (1939) Le sorprese del vagone letto, regia di Gian Paolo Rosmino (1940) Pazza di gioia, regia di Carlo Ludovico Bragaglia (1940) Trappola d'amore, regia di Raffaello Matarazzo (1940) Amami Alfredo, regia di Carmine Gallone (1940) La canzone rubata, regia di Max Neufeld (1940) Melodie eterne, regia di Carmine Gallone (1940) Il sogno di tutti, regia di Oreste Biancoli e László Kish (1940) Una famiglia impossibile, regia di Carlo Ludovico Bragaglia (1940) L'orizzonte dipinto, regia di Guido Salvini (1941) Giuliano de' Medici, regia di Ladislao Vajda (1941) L'allegro fantasma, regia di Amleto Palermi (1941) La corona di ferro, regia di Alessandro Blasetti (1941) Cenerentola e il signor Bonaventura, regia di Sergio Tofano (1941) L'ultimo ballo, regia di Camillo Mastrocinque (1941) Se non son matti non li vogliamo, regia di Esodo Pratelli (1941) La famiglia Brambilla in vacanza, regia di Carl Boese (1941) Non mi sposo più, regia di Giuseppe Amato (1942) Se io fossi onesto, regia di Carlo Ludovico Bragaglia (1942) La regina di Navarra, regia di Carmine Gallone (1942) A che servono questi quattrini?, regia di Esodo Pratelli (1942) Gioco pericoloso, regia di Nunzio Malasomma (1942) La bisbetica domata, regia di Ferdinando Maria Poggioli (1942) Don Giovanni, regia di Dino Falconi (1942) La signorina, regia di László Kish (1942) Rossini, regia di Mario Bonnard (1942) Don Cesare di Bazan, regia di Riccardo Freda (1942) Non ti pago!, regia di Carlo Ludovico Bragaglia (1942) Il romanzo di un giovane povero, regia di Guido Brignone (1942) Acque di primavera, regia di Nunzio Malasomma (1942) Sette anni di felicità, regia di Roberto Savarese (1942) Divieto di sosta, regia di Marcello Albani (1943) Fuga a due voci, regia di Carlo Ludovico Bragaglia (1943) Il nostro prossimo, regia di Gherardo Gherardi e Aldo Rossi (1943) Giorni felici, regia di Gianni Franciolini (1943) Incontri di notte, regia di Nunzio Malasomma (1943) Il treno crociato, regia di Carlo Campogalliani (1943) Gente dell'aria, regia di Esodo Pratelli (1943) Grattacieli, regia di Guglielmo Giannini (1943) Sant'Elena, piccola isola, regia di Renato Simoni (1943) Quattro ragazze sognano, regia di Guglielmo Giannini (1943) I nostri sogni, regia di Vittorio Cottafavi (1943) Apparizione, di Jean de Limur (1943) Ti conosco, mascherina!, regia di Eduardo De Filippo (1943) Gli assi della risata, episodio L'ombrello smarrito, regia di Roberto Bianchi Montero (1943) Il fiore sotto gli occhi, regia di Guido Brignone (1944) Finalmente sì, regia di Ladislao Kish (1944) Canto, ma sottovoce..., regia di Guido Brignone (1945) Quartetto pazzo, regia di Guido Salvini (1945) Che distinta famiglia!, regia di Mario Bonnard (1945) Biraghin, regia di Carmine Gallone (1946) Un americano in vacanza, regia di Luigi Zampa (1946) Addio, mia bella Napoli!, regia di Mario Bonnard (1946) Io t'ho incontrata a Napoli, regia di Pietro Francisci (1946) Il marito povero, regia di Gaetano Amata (1946) Aquila nera, regia di Riccardo Freda (1946) Il principe ribelle, regia di Pino Mercanti (1947) Fumeria d'oppio, regia di Raffaello Matarazzo (1947) Che tempi!, regia di Giorgio Bianchi (1948) I cavalieri dalle maschere nere (I Beati Paoli), regia di Pino Mercanti (1948) Vogliamoci bene!, regia di Paolo William Tamburella (1949) I peggiori anni della nostra vita, regia di Mario Amendola (1949) Maracatumba... ma non è una rumba, regia di Edmondo Lozzi (1949) Il figlio di d'Artagnan, regia di Riccardo Freda (1949) Fabiola, regia di Alessandro Blasetti (1949) Sambo, regia di Paolo William Tamburella (1950) La bellezza del diavolo, regia di René Clair (1950) Donne e briganti, regia di Mario Soldati (1950) Il ladro di Venezia, regia di John Brahm (1950) Senza bandiera, regia di Lionello De Felice (1951) Buon viaggio, pover'uomo, regia di Giorgio Pàstina (1951) Abbiamo vinto!, regia di Robert Adolf Stemmle (1951) Miracolo a Milano, regia di Vittorio De Sica (1951) La nostra pelle (Le cap de l'espérance), regia di Raymond Bernard e Raffaele Andreassi (1951) Il tallone d'Achille, regia di Mario Amendola, Ruggero Maccari (1952) Roma ore 11, regia di Giuseppe De Santis (1952) Processo alla città, regia di Luigi Zampa (1952) Papà diventa mamma, regia di Aldo Fabrizi (1952) Moglie per una notte, regia di Mario Camerini (1952) Cani e gatti, regia di Leonardo De Mitri (1952) Art. 519 codice penale, regia di Leonardo Cortese (1952) Altri tempi - Zibaldone n. 1, episodio L'idillio, regia di Alessandro Blasetti (1952) I sette peccati capitali, episodio Avarizia ed ira, regia di Eduardo De Filippo (1952) Wanda, la peccatrice, regia di Duilio Coletti (1952) Le belle della notte (Les belles de nuit), regia di René Clair (1952) Il sole negli occhi, regia di Antonio Pietrangeli (1953) Ombre vive, regia di Mario Baffico (1953/1954 ?) (film mai uscito nelle sale) Scampolo '53, regia di Giorgio Bianchi (1953) Prima di sera, regia di Piero Tellini (1953) La passeggiata, regia di Renato Rascel (1953) Non è mai troppo tardi, regia di Filippo Walter Ratti (1953) Gli eroi della domenica, regia di Mario Camerini (1953)