I Figli di Horo sono quattro divinità funerarie della religione egizia: Imset, Hapi, Duamutef e Qebehsenuf. Il gruppo compare già nei Testi delle piramidi dell'Antico Regno; ricompare nei Testi dei sarcofagi del Medio Regno e nel Libro dei morti del Nuovo Regno.
Nei corredi dei vasi canopi i quattro dei proteggevano gli organi asportati durante la mummificazione; il Libro dei morti attribuisce loro anche la protezione e la ricomposizione del corpo, identificato ritualmente con Osiride. I quattro dei furono inoltre associati a quattro dee protettrici, ai punti cardinali e ad alcuni gruppi di stelle del cielo notturno. Il legame con gli organi interni, spesso considerato la loro funzione principale, sembra essersi sviluppato dopo quello con i quattro angoli dell'universo e con i quattro sostegni del cielo.
Nella genealogia attestata dalla formula 157 dei Testi dei sarcofagi e ripresa nel capitolo 112 del Libro dei morti, il loro padre è Horo il Vecchio (Haroeris), distinto dal giovane Horo figlio di Iside e Osiride. La paternità non è però univoca in tutte le fonti: nei Testi delle piramidi i quattro sono chiamati anche figli di Atum, Geb o Nut.
Identità
Dal Nuovo Regno la testa divenne il principale elemento distintivo di ognuno dei quattro Figli di Horo: Imset rimase umano, Hapi assunse testa di babbuino, Duamutef di canide e Qebehsenuf di falco. In precedenza i quattro dei erano raffigurati per lo più come mummie a testa umana e, più di rado, a testa di falco; le quattro teste distinte cominciarono a comparire all'inizio della XVIII dinastia. Non mancano immagini nelle quali tutti e quattro conservano aspetto umano.
Nomi e scritture geroglifiche
Il capitolo 112 del Libro dei morti riunisce i nomi delle quattro divinità:
Aa15:O34-U33-M17-A40 Jms.tj, Imset; V28-Aa5:Q3-M17*M17-A40 Ḥp.y, Hapi; N14-G14-X1:I9-A40 Dwꜣ-mw.t=f, Duamutef; W15-T22-Z2:I9-A40 Qbḥ-sn.w=f, Qebehsenuf.
Ogni nome compare in più grafie geroglifiche; qui è riportata, per ciascuno, una forma normalizzata. Il nome di Hapi non va confuso con quello dell'omonimo dio Hapy della piena del Nilo.
Significato dei nomi Dwꜣ-mw.t=f unisce il verbo dwꜣ, "lodare" o "adorare", al sostantivo mw.t, "madre", seguito da un pronome maschile singolare; il nome significa letteralmente "colui che loda sua madre". Alcuni traduttori lo intendono in senso opposto, "colui che sua madre venera". In Qbḥ-sn.w=f, invece, il verbo qbḥ, "versare una libagione", è seguito dal sostantivo sn, "fratello", e dallo stesso tipo di pronome.
Il significato degli altri due nomi è meno sicuro. Jms.t somiglia molto a mjs.t, "fegato", e questa somiglianza potrebbe spiegare perché Imset sia legato in modo costante a quell'organo. Anche il nome egizio dell'intestino significa alla lettera "ciò che è nel ventre", il che renderebbe conto del ruolo di primo piano che Qebehsenuf ha nel gruppo.
Altre designazioni Nei Testi delle piramidi il gruppo non è indicato soltanto come figli di Horo. Ricorrono anche espressioni come "i Quattro Dèi", "i Quattro Adolescenti", "i Quattro noti al re", "i Quattro Spiriti dei Domini" e "le Quattro Emanazioni", oltre a "figli di Atum", "figli di Geb" e "figli di Nut". Il termine egizio ms.w indica propriamente i bambini e non i figli, per i quali sarebbe atteso s3.w.
Genealogia e relazioni divine
Il capitolo 112 del Libro dei morti, derivato dalla formula 157 dei Testi dei sarcofagi, indica Horo come padre dei quattro dei e Iside come loro madre. L'Horo di cui si parla non è il figlio di Iside e Osiride, ma Horus il Vecchio (Haroeris), considerato la forma funeraria del dio creatore e quindi dello stesso Osiride.
La paternità non è comunque univoca: alcuni passi dei Testi delle piramidi li chiamano figli di Atum, di Geb o di Nut. Nel capitolo 151 del Libro dei morti Qebehsenuf e Imset si rivolgono a Osiride chiamandolo padre, e Duamutef si presenta come suo figlio Horo.
Lo stesso capitolo 112 lega Imset e Hapi a Pe, l'antica Buto: le anime di Pe sono Horo, Imset e Hapi. Il capitolo successivo, il 113, riguarda invece le anime di Nekhen, dove Horo chiede di avere con sé Duamutef e Qebehsenuf. Le due coppie furono così accostate alle Anime di Pe e Nekhen, rispettivamente a nord e a sud, secondo un'associazione già presente nelle formule 157 e 158 dei Testi dei sarcofagi; nelle raffigurazioni più tarde Imset e Hapi portano la corona rossa del Basso Egitto e Duamutef e Qebehsenuf la corona bianca dell'Alto Egitto.
Attestazioni e sviluppo
Testi delle piramidi
Nei Testi delle piramidi i quattro nomi compaiono già insieme, ma nulla vi allude ancora alle quattro teste distinte. Nel rituale di risurrezione di Unis le braccia del sovrano sono identificate con Hapi e Duamutef, quando egli chiede di salire al cielo, e le gambe con Imset e Qebehsenuf, quando chiede di scendere. Nella recitazione 148 dei testi funerari di Teti gli stessi dei allontanano dal sovrano la fame che è nel suo ventre e la sete che è sulle sue labbra. Nessuno dei due passi menziona vasi o cassette canopiche.
Ai quattro dei sono attribuiti altri compiti verso il defunto: lavargli il volto, sostenerlo e sollevarlo, disporsi due da un lato e due dall'altro del suo corpo, e legare per lui una scala di corda con cui salire al cielo. In una formula ricevono in offerta le parti di un toro sacrificale: la coscia a Duamutef, le costole a Qebehsenuf, il contenuto del ventre a Imset. Sono stati definiti i quattro dei che rappresentano i punti cardinali e nei Testi dei sarcofagi arrivano a rappresentare i quattro pilastri che reggono la volta celeste.
Testi dei sarcofagi
La formula 157 dei Testi dei sarcofagi, ripresa nel capitolo 112 del Libro dei morti, presenta Imset, Hapi, Duamutef e Qebehsenuf come figli di Horo e Iside. Un'altra composizione, la formula 335, fu ripresa nel capitolo 17 del Libro dei morti, dove il gruppo appartiene al seguito di Osiride.
Sui sarcofagi del Medio Regno le colonne di testo lungo gli angoli delle due pareti lunghe nominano con regolarità i quattro dei, e la loro posizione riflette quella delle membra del defunto: Imset e Hapi presso la testa, Duamutef e Qebehsenuf presso i piedi, con Imset associato al braccio sinistro e Duamutef alla gamba sinistra.
Libro dei morti
Nel capitolo 112 del Libro dei Morti i quattro dei hanno Horo per padre, e le anime di Pe sono identificate con Horo, Imset e Hapi. Il capitolo 113 è dedicato alle anime di Nekhen e vi compaiono Duamutef e Qebehsenuf.
Il capitolo 17 li chiama il consiglio che sta attorno a Osiride e li colloca dietro l'Orsa Maggiore, nel cielo settentrionale; poco oltre li nomina insieme ad altre tre divinità, formando un gruppo di sette. Il capitolo 137 si rivolge a loro come figli di Horo, chiamandoli per nome.
Il capitolo 151 descrive la tenda dell'imbalsamazione e la protezione del corpo, identificato ritualmente con Osiride; nella vignetta i quattro dei circondano il letto funerario sul quale Anubi agisce da imbalsamatore divino, con teste di falco, scimmia, canide e uomo che corrispondono nell'ordine a Qebehsenuf, Hapi, Duamutef e Imset.
Funzioni funerarie
Protezione del corpo e rapporti con Osiride
Nel capitolo 151 del Libro dei morti ciascuno dei quattro dei pronuncia una formula. Qebehsenuf riunisce le ossa e le membra del defunto e gli riporta il cuore al suo posto nel corpo; Hapi gli fissa la testa e le membra e abbatte i suoi nemici; Duamutef dichiara di essere venuto a salvare il padre Osiride da chi gli aveva fatto del male; Imset conserva salda la sua dimora.
I quattro dei sono disposti di preferenza con Imset e Hapi ai lati della testa e Duamutef e Qebehsenuf ai piedi, secondo un impianto che suggerisce un corpo orientato con la testa a nord.
Protezione degli organi e associazioni
Il legame con gli organi non è dimostrabile per i Testi delle piramidi, benché sia probabile, ed è invece attestato con chiarezza nei corredi canopici: Imset protegge il fegato, Hapi i polmoni, Duamutef lo stomaco e Qebehsenuf gli intestini. Dal Nuovo Regno le formule sui vasi associano inoltre ciascun dio a una dea protettrice e a un punto cardinale.
+ Schema attestato dalle formule iscritte sui vasi a partire dal Nuovo Regno Divinità Organo Aspetto della testa Dea protettrice Punto cardinale Imset fegato umana Iside Sud Hapi polmoni babbuino Nefti Nord Duamutef stomaco canide Neith Est Qebehsenuf intestini falco Selkis Ovest
Lo schema va però preso con cautela e le eccezioni sono numerose: in una mummia studiata nel 1837 Imset risultava legato allo stomaco e all'intestino crasso, Hapi all'intestino tenue, Duamutef al cuore e ai polmoni, Qebehsenuf al fegato e alla cistifellea. Un'altra ricostruzione, basata sulle fonti successive ai Testi delle piramidi, a Hapi spettano i polmoni e i bronchi e talvolta la milza e a Duamutef la milza e solo talvolta i polmoni o lo stomaco.
Anche i punti cardinali seguono due sistemi diversi e in conflitto fra loro. In uno i quattro dei occupano gli angoli dei sarcofagi e delle cassette canopiche, con Imset a nord-est, Hapi a nord-ovest, Duamutef a sud-est e Qebehsenuf a sud-ovest; nel Nuovo Regno le due coppie si scambiano di posto; nell'altro sono distribuiti sulle quattro pareti, con Imset a sud, Hapi a nord, Duamutef a est e Qebehsenuf a ovest, e gli angoli sono occupati dalle quattro dee. Le nozioni di angoli dell'universo e di punti cardinali non erano evidentemente distinte con nettezza.
Le quattro dee formano coppie fisse con i quattro dei, ma con variazioni e confusioni nel corso del tempo, e all'inizio Neith e Selkis potevano essere sostituite da altre. Nel corredo di Sithathoryunet, della XII dinastia, tutti e quattro i vasi hanno coperchi a testa umana e gli organi seguono la distribuzione consueta, ma le iscrizioni invocano Neith sia con Imset sia con Duamutef, Nefti con Hapi e Selkis con Qebehsenuf, senza alcuna menzione di Iside. In un vaso del Nuovo Regno appartenuto a Seniseneb, Imset è invece invocato insieme a Iside come protettore del fegato. Nel corredo canopico di Tutankhamon le coppie sulla cassetta e quelle sul sacrario non coincidono.
Dimensione celeste Nel Nuovo Regno i quattro dei furono considerati stelle che proteggono Osiride, oppure uccelli che volano verso i quattro angoli del cosmo, e furono identificati con i quattro sostegni della volta celeste: con questa funzione collegavano il cielo e la terra e potevano aiutare altri a salire in cielo. Il legame con gli organi interni, spesso considerato la loro funzione principale, è probabilmente secondario rispetto a quello con i quattro angoli dell'universo.
Furono anche fatti corrispondere a gruppi di stelle, nel cielo meridionale e in quello settentrionale. A sud, il gruppo di tre stelle che forma la Cintura di Orione appare circondato da altre quattro: vi si riconobbe Osiride protetto dai quattro dei, identificati con Betelgeuse, Bellatrix, Saiph e Rigel. A nord, il capitolo 17 del Libro dei morti li colloca dietro l'Orsa Maggiore; qui Osiride non è visibile e ai quattro dei se ne aggiungono altri tre, formando un gruppo di sette.
Anche l'ordine dei quattro nomi sembra avere un significato: la sequenza Hapi, Duamutef, Imset, Qebehsenuf potrebbe corrispondere alle stelle attorno alla Cintura di Orione, mentre la sequenza Imset, Hapi, Duamutef, Qebehsenuf potrebbe corrispondere al quadrilatero dell'Orsa Maggiore, formato da Megrez, Phecda, Merak e Dubhe.
Iconografia
Forme umane e animali
Nel Nuovo Regno Imset mantenne aspetto umano, o antropomorfo; Hapi, Duamutef e Qebehsenuf furono invece raffigurati soprattutto con teste animali, o zoomorfe. L'iconografia non fu però mai rigida, e nella tomba di Ay tutti e quattro hanno aspetto umano. Là sono disposti secondo un asse nord-sud: Duamutef e Qebehsenuf portano la corona bianca, Imset e Hapi la corona rossa.