Fu attivo in diversi campi dall'insegnamento alla pubblicistica, dalla riflessione filosofica alla critica letteraria: sempre con un tratto forte di indipendenza e di libertà intellettuale. Fin da giovanissimo fu un interlocutore diretto di importanti protagonisti del mondo culturale dell'Italia: da Croce a Giovanni Gentile, da Carlo Rosselli a Delio Cantimori, da Aldo Capitini a Augusto Del Noce.
Gli anni venti Umberto Segre nasce a Cuneo il 30 settembre 1908 da una famiglia ebraica, figlio di Giuseppe Segre e Ida Luzzatti. L'epigrafista Mario Segre è suo fratello maggiore.
Umberto consegue la maturità classica a Genova nel 1925. Sempre quell'anno si iscrive alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università degli Studi di Genova. A Genova è allievo, ma non discepolo, di Giuseppe Rensi. Umberto Segre in quel periodo traduce dal francese L' évolution créatrice di Henry Bergson.
Gli anni genovesi sono importanti perché è allora che comincia a formarsi la sua coscienza politica. Infatti, Segre inizia la collaborazione con “Pietre”, la rivista antifascista dei giovani universitari genovesi. Su di essa, fra il 1926 e 1927, interverrà con quattro articoliIl primo s'intitola "La visione cristiana di Ernesto Bonaiuti"; il secondo è dedicato invece alla figura di Giuseppe Rensi; il terzo è una recensione all'opera "Lo scetticismo" di Rensi, mentre l'ultimo riguarda il pensiero politico di Francesco Fiorentino, cfr. "Pietre. Antologia di una rivista (1926-28)", a cura di G. Marcenaro, Mursia, Milano 1973 e "Pietre", riedizione a cura di E. Camurani, Foni, Bologna 1977.. A Genova, Segre si avvicina a Carlo Rosselli, picchiato dagli squadristi nel maggio 1926 a causa della sua manifesta contrarietà al regime.
Nell'autunno 1926 Umberto Segre vince il concorso per accedere alla Scuola Normale Superiore di Pisa. In questo periodo, inoltre, stringe amicizia con Vittorio Enzo Alfieri. L'ambiente pisano fa riferimento soprattutto alla figura di Aldo Capitini e alla sua idea della non violenza, che lo stesso Segre anni dopo, nel 1965, descriverà così: “La novità della loro impostazione [di Capitini e del suo gruppo] veniva dal sollevare in primo luogo, con i compagni, la questione della 'non menzogna' e della 'non violenza'. […] Prima di dirimere se siamo fascisti o antifascisti, dobbiamo stabilire se possiamo vivere nella menzogna: ma se non possiamo, allora il principio del dialogo è un principio religioso" Ora in Umberto Segre, una figura di intellettuale antifascista, a cura di Vera Segre e P. Mugnano, Stradella 1998, p. 10.. Nel 1927, inoltre, Segre pubblica, sul “Giornale critico della filosofia italiana”, diretto da Giovanni Gentile, il saggio: "Il pensiero e la natura, lettere inedite di Sebastiano Maturi". Tuttavia, per le conseguenze che avrà sulla propria vita, lo scritto più importante di questo periodo è una lettera alla fidanzata, Elena Cortellessa, datata 25 settembre 1927, nella quale Segre si proclama nettamente contrario al fascismo con queste parole: “è inutile ripeterle che il fascismo è anacronistico, è medievale, è oscurantismo…[Mussolini] è uomo ambizioso e prepotente”. La lettera sarà sequestrata durante una perquisizione in casa della fidanzata. Da quel momento in poi il Casellario Politico Centrale seguirà con frequenza quasi quotidiana la vita di SegreCfr. in Archivio Centrale dello Stato la lettera del 25-9-1927 a Elena Cortellessa.. La lettera gli costerà l'arresto il 26 aprile 1928 e la condanna per diffamazione al Capo del Governo a otto mesi di confino in luglio, anche se già il 17 agosto Segre tornerà a casa, in quanto la pena gli viene condonata, ma sarà espulso dalla Normale assieme a Vittorio Enzo Alfieri. Intanto, nonostante le difficoltà e le mille vicissitudini a cui la sua vita da antifascista lo conducevano, i suoi studi proseguono con successo. Infatti, nel 1929 si laurea all'Università di Torino con una tesi su Maurice Blondel: "Aspetti e problemi della filosofia dell'azione" (relatore Erminio Juvalta, correlatori Adolfo Paggi e Annibale Pastore)Cfr. per la tesi su Blondel A. Vigorelli, "L'antifascismo di 'Pietre' e la giovinezza di U. Segre", in A. Vigorelli/M. Zanantoni (a c. di), "La filosofia italiana di fronte al fascismo", Unicopli, Milano 2000, pp. 126-128.. In questo periodo, inoltre, nasce l'amicizia di Segre con Augusto Del Noce. Contemporaneamente la sua attività politica non viene meno. Infatti, nel maggio 1929 a Torino Segre sottoscrive, assieme a Paolo Treves, Ludovico Geymonat, al professor Umberto Cosmo e altri, una lettera di solidarietà a Benedetto Croce, il quale in Senato nel maggio 1929, dopo un discorso di opposizione ai Patti Lateranensi, era stato attaccato pesantemente da Mussolini che lo aveva definito “imboscato della storia”Per il testo della lettera: cfr. U. Segre, "Dissenso politico e violenza. Scritti sulla contestazione giovanile", a cura di V. Segre e P. Mugnano, Marsilio, Venezia, 1980, p. 130. Ecco il testo della lettera: A Benedetto Croce – Senatore del Regno Le ingiurie lanciatevi dal Presidente del Consiglio hanno dolorosamente ferito la nostra coscienza di uomini e di italiani. Non che abbiano bisogno di essere ribattute, vana fatica; ma esse hanno prodotto in noi quel senso di rivolta che la falsità, l'annientamento dei valori morali, sogliono produrre. Ed impediti di manifestare mediante la stampa quell'ampia adesione che il nome vostro meriterebbe, non possiamo trattenerci dall'esprimervi, in silenzio ed in pochi, il nostro affetto, la nostra devozione. L'accusa di “imboscato” più di ogni altra ha spinto noi, uomini di tendenze diverse, ad esprimere contro di essa il nostro sdegno, perché tutti, pur separati in diversissimi campi, abbiamo visto in voi e vediamo l'uomo dalla pura coscienza, l'assertore dell'ideale nel reale, il lottatore indefesso e implacabile. Quanti hanno avvicinato l'opera Vostra, sanno come tutta la Vostra ricerca di filosofo sia guidata da un'ansia di più alta moralità, sanno che tutta la Vostra fatica di storico è ispirata da intenso amore per l'Italia; sanno infine come la Vostra vita sia contrasto, lotta; e vi dicono perciò oggi la loro certezza, la loro fede che l'imboscato non desisterà dal lottare; e guardiamo a voi, come al solo che abbia levato la sua voce in nome di quella coscienza morale, la quale continua unicamente a volere la dolorosa conquista della libertà. Torino,….. Paolo Treves Mario De Bernardi Umberto Segre
U. Cosmo firma molto volentieri perché la firma deve attestare all'Illustre amico la sua ammirazione e la sua devozione per lui, pensa però che più alto onore all'opera sua di libero filosofo e di carattere fiero non potesse venire che dall'ingiuria del potente verso di lui.
Antonio [in realtà Ludovico] Geymonat Aldo Bertini Massimo Mila – Franco Antonicelli – Giulio Muggia..
La lettera rivela altresì l'ammirazione intellettuale nei confronti di Benedetto Croce. In Croce, infatti, Segre e tanti altri antifascisti come lui, vedevano l'uomo di cultura che non si piega al regime e che, nonostante le angherie subite, continua la lotta alla fascismo. Croce appariva un maestro di libertà e di coerenza morale perché, con la sua opposizione al fascismo, rappresentava per quei giovani, pur legati a differenti idee politiche e filosofiche, un'alta guida morale. Come ammetterà lo stesso Segre, durante il fascismo chi si opponeva al regime non poteva in fondo non dirsi crociano: "In particolare, non voglio qui assolutamente discutere il contenuto e la funzione del crocianesimo come fondamento della cultura antifascista in Italia; ma mi sembra che per gli antifascisti fosse assai difficile sottrarsi all'essere crociani, allora;…""Il lungo assedio", (firmato con lo pseudonimo di Federico Artusio), “L'Astrolabio”, Roma, 30 aprile 1965, ora in "Umberto Segre, una figura di intellettuale antifascista", cit., p. 10.. La lettera a Croce costerà a Segre un nuovo arresto (giugno 1929) e la condanna a tre anni di confino,Commissione di Torino, ordinanza del 17.6.1929 contro Umberto Segre (“Membro dell'Associazione antifascista "Giovane Italia", redattore della rivista "Pietre"”). In: Adriano Dal Pont, Simonetta Carolini, L'Italia al confino 1926-1943. Le ordinanze di assegnazione al confino emesse dalle Commissioni provinciali dal novembre 1926 al luglio 1943, Milano 1983 (ANPPIA/La Pietra), vol. I, p. 78 condonati poi per intervento di Mussolini.
Gli anni trenta Dopo la laurea, nel 1930 Segre, a cui viene concesso il passaporto in seguito a una sua lettera "riparatrice"Riferisce diffusamente della lettera R. Bottoni, "Un ebreo antifascista 1925-1945", «Italia Contemporanea», 220-221, (2000), pp. 564-565. Cfr. anche P. Simoncelli, "La Normale di Pisa. Tensioni e consenso (1929-1938)", Franco Angeli, Milano 1998, pp. 162-66. Non è necessario, in questa sede, sottolineare come la prassi di scrivere questo genere di lettere a Mussolini fosse suggerita, se non apertamente incoraggiata, dai funzionari di polizia del Regime. Molti uomini di cultura impiegarono questo strumento di “salvezza” (tra questi il più noto è stato Bobbio, oggetto nel 1992 di una polemica allorché fu resa pubblica una sua lettera indirizzata a Emilio De Bono nel 1938. Cfr. Norberto Bobbio, "Autobiografia", Roma-Bari, Laterza, 1997, pp. 37-40), altri invece, andando incontro a tutte le conseguenze del loro gesto coraggioso, rifiutarono di ricorrere alla pratica di redigere queste lettere (si pensi a Sando Pertini). scritta a Mussolini, si reca in Francia e incontra Maurice Blondel. In Francia Segre vince un concorso per il lettorato di lingua italiana all'Università di Aix-en-Provence, collabora a varie rivista letterarie, scrive saggi in francese sulla letteratura italiana, insegna la lingua italiana all'Ecole Fenélon di Parigi. Anche in Francia, ovviamente, Umberto Segre sarà costantemente sorvegliato dalla polizia fascista, nonostante il mantenimento della promessa, fatta nella lettera a Mussolini, di non occuparsi di politica.
Nel 1932 Segre torna in Italia, si trasferisce a Cagliari per insegnare al Regio Liceo Ginnasio Dettori, e sposa Elena Cortellessa. Il rifiuto di prendere la tessera del PNF, oltre a problemi di salute, gli impediranno nel 1933 la possibilità di partecipare ai concorsi per diventare professore di ruolo nelle scuole statali. Per Segre e per molti altri antifascisti la vita in questi anni diventa sempre più difficile. Il regime, negli anni della conquista dell'Impero, sembra avere un consenso sempre più forteRenzo De Felice, "Mussolini il duce. I: Gli anni del consenso 1929-1936", Einaudi, Torino 1974.. La pressione della polizia, in questo clima d'isolamento, si fa sempre più pesante, sia per Segre che per gli altri antifascisti. Tuttavia, nonostante la drammaticità del momento, Umberto Segre non rinuncia alla sua lotta rigorosa al fascismo: “A volte gli antifascisti non tornavano, morivano in carcere, o in esilio, dov'erano fortunosamente giunti. La cosa più sorprendente è che facessero tutto questo, sopportassero tutto questo ignorati o vilipesi e per lo più senza risultati politici tangibili; poteva sorreggerli solo la convinzione che il fascismo era il male, e che il male non può vincere”U. Segre, "Il lungo assedio", “L'Astrolabio”, cit., ora in: "U. Segre, una figura di intellettuale antifascista", cit., p. 4..