La città di Voghera sorse in epoca romana con il nome di Iria, poi Vicus Iriae, e Viqueria nel medioevo. Fu colonia e municipio in epoca romana, sede di un'importante pieve, contea e marchesato, e infine capoluogo di provincia nel Regno di Sardegna.

Età antica: Iria L'antica località di Iria è ricordata da Plinio il Vecchio tra i nobili oppida (cioè città) della Liguria a nord degli Appennini: ab altero eius latere ad Padum amnem Italiae ditissimum omnia nobilibus oppidis nitent, Libarna, Dertona colonia, Iria, ecc. (Nat. Hist, III, 49)

Tre epigrafi ricordano ancora Iria

Sexto Aurelio Valenti S. F. Pollia VI viro Augustali Colon. Iuliae Iriae Augustae

(epigrafe riportata da J. Durandi in Piemonte Cispadano);

una lapide che si trova ad Angera dedicata a un cavaliere romano, Caio Metilio, che tra gli altri titoli aveva quello di Patrono coloniae foro Iuli Iriensium

e ancora una lapide che ricorda un Aurelius, decurione Coloniae Foro Iuliriensium.

Queste notizie mostrano l'origine e l'importanza di Iria come Colonia e Foro fondato ai tempi di Giulio Cesare o di Augusto. (Si noti che Strabone, scrivendo prima di Plinio, cita Tortona e Casteggio sulla stessa strada, ma ignora ancora Iria). L'identificazione di Iria con Voghera, a parte le considerazioni etimologiche che vedremo dopo, si ha invece dagli Itinerari, che indicano Iria tra Tortona e Piacenza sulla strada nata come Via Postumia, a 10 miglia dalla prima.

Indubbiamente Voghera si trova in una campagna romanizzata: sono evidenti le tracce della centuriazione che faceva parte in origine dell'agro di Piacenza, essendo evidentemente integrato nel medesimo schema. Questo nucleo risulta peraltro isolato da una zona in cui la centuriazione non si consolidò, tra i torrenti Staffora e Coppa, ovvero tra Voghera e Casteggio, il che lascia intendere che Iria, pur nata nel territorio piacentino, se ne rese poi autonoma con lo sviluppo di una colonia locale. Per quanto riguarda l'origine più remota di Iria, prima della colonizzazione romana, non si possono fare che illazioni, a cominciare dalla fondazione da parte di un popolo ligure, gli Iriati, in realtà Iluati, e che probabilmente non abitavano neppure qui. Incerto è anche se il nome di Iria si riferisse dapprima a un villaggio coincidente con l'attuale città o non forse solo al torrente Staffora (che, avendo un nome di origine longobarda, in epoca romana ne aveva certo un altro, cioè Iria, per i motivi che vedremo dopo). In questo caso il nuovo centro si sarebbe sviluppato per la vicinanza del ponte della Postumia sul medesimo torrente. Nessun dubbio invece sul fatto che la zona di Voghera fosse popolata prima dell'arrivo dei Romani da genti liguri, probabilmente gli Anamari o Marici.

Iria era un municipium, come testimonia la carica di decurione di un suo cittadino in un'epigrafe citata, ed apparteneva alla tribù Pollia come la vicina Tortona, mentre Piacenza e Casteggio appartenevano alla tribù Voturia.

La floridezza di Iria nei secoli dell'Impero è dimostrata da numerosi reperti trovati nei secoli scorsi nel centro della città medesima, resti di costruzioni, statue, epigrafi, in gran parte dispersi.

Maggioriano, il fiume Iria e i dubbi sull'identificazione di Iria con Voghera La storia comincia da occuparsi di Voghera all'epoca della decadenza dell'occidente romano: lo storico dei Goti Giordane descrive l'assassinio dell'imperatore Maggioriano con queste parole: «avendo egli (Maggioriano) mosso le sue forze contro gli Alani che stavano molestando la Gallia, fu ucciso presso Tortona vicino al fiume detto Iria».

Alto medioevo: Vicus Iriae e Viqueria L'unica citazione di Voghera nella prima parte del Medioevo risale al monaco Giona di Bobbio: egli narra che il monaco bobbiese Meroveo, mandato dall'abate di Bobbio Sant'Attala a Tortona, scoprì un tempio ancora officiato da pagani in fitte boscaglie presso Vicus Iriae. Questa forma del VII secolo rappresenta l'anello di congiunzione tra Iria e Viqueria, la forma medievale usata successivamente. Iria era decaduta in quel periodo a vicus, villaggio, in conseguenza delle invasioni barbariche: si ricorda in particolare Gundobado, re dei Burgundi, che al tempo della guerra tra Odoacre e Teodorico (490) aveva orrendamente saccheggiato la regione attorno a Pavia, deportandone schiavi gli abitanti. In questa occasione forse anche Iria fu devastata, benché la storia non la nomini distintamente.

All'epoca di Liutprando venne fondato il Monastero del Senatore di Pavia (714), tra i cui beni fin dall'inizio ci fu la chiesa di Sancti Petri de Stafula, cioè la chiesa che diede nome alla Porta San Pietro (attuale piazza San Bovo) e al borgo sulla strada che adduceva al ponte sulla Staffora. Questo monastero era tra i massimi possidenti in Voghera: oltre alla chiesa di San Pietro possedeva quella di Sant'Ilario, ancor oggi esistente (Chiesa Rossa e sacrario della Cavalleria), tutte le terre oltre il torrente e quelle tra lo stesso e il centro abitato. Altri enti religiosi ebbero vasti possedimenti a Voghera: i monasteri di San Salvatore, di San Felice e di San Pietro in Ciel d'Oro, sempre di Pavia, e quello di San Marziano di Tortona.

Il re Berengario I assegnò la giurisdizione su Voghera al vescovo di Tortona, staccandola da quella di BobbioGiuseppe Antonio Bottazzi Le antichità di Tortona e suo agro, Ed. Salvatore Rossi, Alessandria, 1808, anche se entrambe facevano parte dell'arcidiocesi di Genova e della marca Obertenga (Liguria orientale); confermata poi da Ottone I, che assegnò al presule tortonese i diritti comitali sul territorio urbano circostante per un raggio di un miglio. I diritti del vescovo-conte erano però limitati sia dal conte laico del Contado di Tortona, che da quelli dei grandi monasteri possidenti, specie quello del Senatore, che oltre a godere di ampia immunità sulle sue terre, si ingeriva costantemente nelle questioni della comunità vogherese. Da qui lunghissime liti.

I possedimenti dei monasteri pavesi evidenziano la progressiva preponderanza che la città di Pavia stava assumendo nel territorio oggi detto Oltrepò Pavese; in una lite tra Voghera e Bagnolo (oggi solo cascina ma un tempo luogo importante presso Casei Gerola) i due centri furono spalleggiati rispettivamente da Pavia e Tortona, che già dimostravano la loro inimicizia poi tanto funesta. Nel 1164 Voghera fu definitivamente assoggettata, per diploma di Federico I, alla giurisdizione del comune di Pavia.

Nel medesimo periodo, a cura del monastero del Senatore, fu edificato fuori porta San Pietro un grande ponte sulla Staffora, a sei arcate a pieno sesto, abbattuto nel XIX secolo dopo la costruzione del nuovo ponte in occasione del riattamento della strada per Piacenza. Questo ponte (sito in fondo a via Ponte Vecchio: oggi ne rimane qualche avanzo) fu ritenuto romano, ma in realtà fu compiuto solo verso il 1180: si potrebbe definire piuttosto romanico. La costruzione del ponte fu resa necessaria dal grande afflusso di pellegrini diretti a Roma, dal che l'antica strada tra Tortona e Piacenza prese il nome di Romera che ancora conserva popolarmente. In quel periodo stava infatti diventando la via preferita dai pellegrini al posto della via Francigena. Per i pellegrini a Voghera sorsero anche due ospizi, entrambi detti di San Giovanni, uno gestito dagli Ospitalieri e l'altro dai Templari. Tra i molti che passarono da Voghera, alcuni vi si spensero, e in particolare San Bovo e San Rocco, cui furono pure dedicati ospizi siti rispettivamente a est e a ovest della città. Questi santi resero celebre Voghera nel mondo cristiano (il corpo di San Rocco fu trafugato dai Veneziani nel 1485).

L'età comunale e signorile Fin da prima del 1000 Voghera era un borgo fortificato (castrum), detto anche Castellario, che racchiudeva la pieve di San Lorenzo ed era compreso nel circuito delle vie Emilia, Bidone, Mazzini e largo Mulino. Attorno a questo piccolo nucleo nel tempo si formarono popolosi borghi, con chiese, ospizi, conventi. Si trattava di cinque borghi disposti lungo le strade principali, che prendevano nome dalle chiese locali: San Pietro di Staffora verso Piacenza, Santa Maria della Rossella verso Tortona, Sant'Andrea di Pareto verso il Po, Sant'Ilario verso Codevilla e Santo Stefano verso Rivanazzano. Vi era anche un'altra fortificazione, detta Castello di San Marziano, probabilmente nelle terre dell'omonimo monastero, verso Tortona. Nel XIV secolo una nuova ampia cinta muraria, seguita tuttora dai viali di circonvallazione, racchiuse gran parte di questo agglomerato, e ai cinque borghi corrisposero altrettante porte. Esse diedero nome ai cinque tradizionali quartieri della città. Presso porta Santo Stefano fu eretto anche il Castello Visconteo.

Fin dal 1136 appaiono citati i consoli di Voghera: aiutati da Pavia i Vogheresi si erano dunque sottratti al governo vescovile e si reggevano a comune. Seguirono sempre Pavia nelle guerre successive tra i Guelfi e i Ghibellini, tenendo quest'ultima parte, ovvero quella imperiale. Lo stesso imperatore Enrico VI vi soggiornò qualche giorno nel 1186. Nelle guerre tra Pavia e Piacenza (sostenuta da Milano) il territorio vogherese fu ripetutamente invaso e anche Voghera nel 1213 fu saccheggiata dai Piacentini. Nell'ottobre dello stesso anno, presso Casei Gerola, i pavesi riuscirono a sconfiggere l'esercito guelfo, capitanato dai milanesi, che aveva invaso l'Oltrepò. Nel 1217 Voghera appare per la prima volta governata da un podestà, nominato da Pavia. Tra questi podestà vale la pena ricordare nel 1259 Giovannone Beccaria, di una famiglia pavese che ebbe poi a lungo la supremazia nell'Oltrepò e a Voghera, e che fu poi Signore di Pavia. Nel 1271 i Vogheresi comprarono da Pavia il diritto di nominare il podestà, che però rimase quasi sempre uno dei Beccaria o dei loro aderenti. Sul finire di quel secolo gli Statuti di Voghera furono ordinati in un unico codice, che (più volte emendato) restò in vigore fino al XVIII secolo.

Quando Pavia cadde in potere dei guelfi con Filippone Langosco dei Conti palatini di Lomello (1302), Voghera ebbe per podestà un suo sodale, Avestone Bottigella. Ben presto ripresero forza i Beccaria, spalleggiati dai Visconti di Milano, e Musso Beccaria divenne Signore di Pavia e di Voghera, e a lui successero i figli Castellino e Fiorello. Dopo la morte di Castellino su Voghera e Pavia si estese l'ombra del Marchese del Monferrato, che fece scacciare i Beccaria dalla città con le prediche del frate Jacopo Bosolaro; i Beccaria chiamarono in soccorso Galeazzo II Visconti, che assediò e prese Pavia, estendendo in breve il potere visconteo sull'Oltrepò e Voghera. Ma la pace era lontana: proprio attorno a Voghera infuriò la guerra tra i Visconti e il Marchese, e insieme alla guerra venne la peste che spopolò la città, portata dagli inglesi della Compagnia Bianca al soldo del Monferrato. Nel 1362 Voghera si diede al Marchese, subendo così la rappresaglia del condottiero visconteo Luchino Dal Verme, che devastò i sobborghi (allora forse non ancora cinti da mura). Nel 1364 fu stipulata la pace che riportò Voghera sotto i Visconti. In una nuova guerra tra questi e il Monferrato, scoppiata di lì a poco (1369), si costruì l'attuale castello di Voghera e la città ebbe probabilmente la nuova ampia cinta muraria (1373). Solo nel 1377 la nuova pace col Monferrato portò finalmente la tranquillità nel territorio vogherese, ormai saldamente inserito nella signoria milanese, che di lì a poco sarebbe stata eretta a Ducato.

La Contea di Voghera