Peseggia (Pezeja /pe'zeja/ in veneto) è una frazione del comune di Scorzè, in provincia di Venezia.
Geografia fisica La frazione si colloca a est del capoluogo comunale, tra Cappella e Gardigiano. A nord confina con Zero Branco, mentre a sud con Martellago e Trivignano di Venezia.
La zona di Peseggia è completamente pianeggiante, con altitudini variabili tra i 9 e 12 m s.l.m. Unico corso d'acqua di rilievo è il Dese, che scorre all'estremità sud del territorio, presso il confine con Martellago.
Origini del nome Il toponimo deriverebbe da Pisilius, nome latino attestato in queste zone, forse riferito ad un proprietario terriero. Una paraetimologia sostiene che derivi dal latino pisum, indicante l'ortaggio del pisello tradizionalmente coltivato nella zona. Secondo un’altra ipotesi toponomastica il termine Pisilia avrebbe il significato di ‘Gruppo di case rurali’, ‘Villaggio’. Viene rilevato nel ‘Capitulare de villis vel curtis imperii’, tradotto in italiano come ‘Decreto sulle ville’, emanato verso la fine del secolo VIII, gli ultimi anni di regno dell’imperatore Carlo Magno. Si tratta di un documento amministrativo che disciplina le attività rurali, agricole e commerciali delle unità produttive agricole dell’Impero, dette ville. In questo regolamento viene citato anche il termine ‘pisilia’, riferito a costruzioni in cui abitava la popolazione addetta alle attività rurali, molto simili ai casoni. Andrea Fattoretto, ‘L’antica Pisilia. Nuova ipotesi sull’origine toponomastica di Peseggia’, L’ESDE 11 – Periodico di storia locale del Veneziano, del Trevigiano e del Miranese – CLEUP, Padova, 2016.
Storia
Peseggia dovrebbe essere di origine romana, in quanto sorge presso l'incrocio di un cardine (via Ponte Nuovo-via Verdi) e di un limes intercisivus compresi nella centuriazione altinate. A conferma di ciò, qualche secolo fa due contadini ritrovarono una tomba dell'epoca in località Ca' Nove.
La prima menzione scritta è però del 1146 quando, in un documento del vescovo di Treviso, venne citato il sacerdote Johannes de Pisilia come pievano di Meolo. Nel medioevo fu compresa nei territori di Treviso e rappresentò una cappella dipendente dalla pieve di Martellago (la parrocchia fu istituita nella metà del XIII secolo). Dopo l'arrivo della Serenissima, la villa di Peseggia fu amministrata dalla podesteria di Mestre, pur rimanendo inclusa nel Trevigiano.
Agli inizi del XIX secolo, durante la dominazione francese, Peseggia, con Cappella e Gardigiano, divenne sede di un comune ricadente nel dipartimento del Bacchiglione. Con l'istituzione del Regno Lombardo-Veneto, divenne frazione di Scorzè, comune dapprima compreso nella provincia di Vicenza, passato poi a Padova e infine a VeneziaLa Storia di Peseggia - Pro Loco di Scorzè ..
Monumenti e luoghi d'interesse Chiesa parrocchiale
L'attuale parrocchiale fu consacrata il 15 settembre 1940 dal vescovo di Treviso Antonio Mantiero e nell'occasione all'antica dedicazione a San Nicola di Bari fu aggiunto anche il titolo di "santuario dell'Addolorata". Sostituì la precedente chiesa oggi adibita a centro sociale. Progettata da Luigi Candiani, si rifà allo stile bizantino.
Il campanile, concluso già nel 1929, si ispira alle torri medievali di Firenze e SienaChiesa di Peseggia dal sito del comune di Scorzè..
Torre del Campanile
Il nuovo campanile della parrocchia di Peseggia fu costruito tra il 1928 e il 1929, in sostituzione del precedente campanile, risalente al 1571 e ormai caratterizzato da gravi problemi statici.
Il progetto fu affidato all’architetto Candiani, che si ispirò alle torri medievali di Firenze e Siena, riprendendone le forme slanciate e l’impostazione architettonica. La torre, alta 41 metri e larga 4 metri, presenta uno zoccolo in pietra naturale e una muratura intervallata da blocchi lapidei. La cella campanaria è caratterizzata da merlature ghibelline, sopra le quali si innalza una seconda torre conclusa da una croce.
La costruzione suscitò inizialmente alcune critiche per le proporzioni particolarmente slanciate della torre, ma il progetto fu portato a compimento e il campanile venne inaugurato il 15 settembre 1929.
Lo stesso architetto Candiani fu successivamente incaricato della progettazione della nuova chiesa.
In occasione della Sagra della Madonna Addolorata, che si svolge nel mese di settembre, il campanile viene illuminato con i colori delle quattro contrade, associati ai rispettivi punti cardinali: il bianco a nord, corrispondente alla contrada della Torre; il verde a est, corrispondente alla contrada del Carro; il rosso a sud, corrispondente alla contrada del Ponte; e il blu a ovest, corrispondente alla contrada del Mulino.
Al termine del Palio delle contrade, dopo la finale della Dama vivente, la contrada vincitrice viene celebrata mediante l’illuminazione delle logge del campanile con il colore a essa associato. L’illuminazione con il colore della contrada vincitrice viene mantenuta fino alla fine del mese di settembre.
Sala Pax (antica parrocchiale) L'edificio detto Sala Pax, dietro la chiesa, è la vecchia parrocchiale oggi adibita a centro sociale. Risalente al 1709, conserva all'interno affreschi di Giovanni Carlo Bevilacqua (Adorazione dei pastori e Sacrificio di Abramo).
Nel 2016 è stato completato un restauro alla struttura e alle aree più vicine a questaSala Pax dal sito del comune di Scorzè.Le bellezze artistiche - Pro Loco di Scorzè ..
Monumento ai caduti
In piazza Longo, fu inaugurato nel 1970 in sostituzione di un precedente monumento che sorgeva poco più a sud e ornato di un simulacro della Beata Vergine del 1921. Vi sono rappresentate cinque armi stilizzate rivolte al cieloMonumento ai Caduti di Peseggia dal sito del comune di Scorzè..
Ville venete Villa Buratti Complesso di fine Ottocento inserito in un vasto parco, sorge poco più a nord della chiesa, lungo via Verdi.
La costruzione sostituì un edificio più antico, di origine cinquecentesca e un tempo proprietà del capitolo di San Geremia di Venezia. Nel 1883, quando era proprietà di Giovanni Bianchi, sindaco di Scorzè, le stalle e le adiacenze furono distrutte da un incendio. Attualmente è dei Buratti e versa in grave stato di abbandono.
La facciata principale della casa domenicale si rivolge a sud. Presenta cinque assi di aperture rettangolari; al piano nobile, in corrispondenza del salone centrale, si apre una bifora affacciata su un terrazzo con parapetto in ferro battuto.
A ovest dell'edificio si addossa un lungo annesso rustico dal sito dell'IRVV.Villa Buratti dal sito del comune di Scorzè..
Palazzetto Berton Si colloca a sud del centro, in via Ponte Nuovo. È una costruzione settecentesca ottenuta da un precedente edificio dei Vanin.
La facciata principale, quella a sud, presenta tre piani con le finestre rettangolari disposte su cinque assi. L'ultimo livello è l'ammezzato ed è coronato da una sopraelevazione con timpano presente anche sul fronte nord. Al piano nobile si apre una monofora affacciata a un terrazzo con parapetto in ferro battuto.
Nel restaurare l'edificio, i Berton hanno apportato notevoli modifiche all'impianto originale, in particolare nei rustici annessi e con l'aggiunta di un volume a fianco della villa dal sito dell'IRVV..
Villa Bragadin Si affaccia su via Moglianese Peseggia, sorgendo a nord della strada e a ponente della chiesa. Cinquecentesca, nel 1545 risultava di Antonio Serena. Fu restaurata nel 1754 e nel 1772 divenne del veneziano Francesco Scipioni, cui successe Zilio Bragadin, primo sindaco di Scorzè dopo l'Unità d'Italia. Oggi è dei Facchin.
L'impianto della casa domenicale è tipicamente veneziano. A tre piani, l'ingresso principale è anticipato da una breve scalinata in pietra d'Istria ed è sormontato da uno stemma lapideo dei Bragadin. Al piano nobile si apre una finestra ad arco affacciata su una balaustra. Il tutto è concluso da una sopraelevazione centrale con timpano al centro della quale si trova una finestra rettangolare.
Una stanza del piano terra è stata adibita a oratorio privato dagli Scipioni, nel quale sono conservati alcuni dipinti tra cui una notevole Sacra Famiglia.
Al palazzo si affianca una barchessa con portico ad arcate decorato da un affresco raffigurante un paesaggio dal sito dell'IRVV.Villa Bragadin dal sito del comune di Scorzè..
Palazzo Merli Posto poco oltre il precedente complesso, venne costruito nell'Ottocento basandosi, sembra, su un edificio preesistente di cui sono stati individuati i resti. Fu dei Pinaffo, dei Giacomin e dei Merli; attualmente è dei De Faveri.
Il fronte principale è rivolto a mezzogiorno. I tre piani dell'edificio sono partiti da cinque assi e sono conclusi al centro da una sopraelevazione con abbaino coronato da timpano e raccordata al corpo sottostante da volute. Ai lati dell'abbaino si trovano due elementi in muratura (un falso attico) ornati da statue. Le aperture sono sobrie, di forma rettangolare; sull'asse centrale, in corrispondenza dei saloni centrali, si apre il portale d'ingresso e una porta finestra affacciata su un terrazzo con parapetto in ferro battuto.
Il palazzo è affiancato da una barchessa con portico ad arcate a sesto ribassato.
Se esternamente il complesso mantiene l'aspetto originario, gli interni sono stati profondamente rimaneggiati dal sito dell'IRVV.Palazzo Merli dal sito del comune di Scorzè..
Ca' Morosini Sorge appena oltre l'edificio precedente, adiacente al lato sud. Proprietà della contessa Morosini, donde la denominazione, passò nel 1810 ai Marzari e, nel 1930, ai Faziol. Fu comprata poi dai Facchin, per divenire, dal 1938, dei Barbiero e, dal 1970, dei Busatto.
Costruita sul finire del Settecento, presenta un corpo centrale dalle linee severe e poco appariscenti. Il fronte principale, quello rivolto alla strada, ha sette aperture per ciascuno dei tre piani. Sull'asse centrale si trova il portale d'ingresso e, al primo piano, una porta finestra affacciata su un terrazzo con ringhiera in ferro battuto.
Alla casa padronale si addossa un rustico più basso, caratterizzato da aperture rettangolari al piano terra e da oculi al livello superiore. Sono ancora visibili le tracce delle arcate tamponate.
In passato la proprietà si caratterizzava per la bella cancellata in ferro con pilastri ornati da pregevoli statue, mentre, sul retro si estendeva un vasto parco. Oggi gli edifici rimasti versano in pessimo stato di conservazione dal sito dell'IRVV..
Villa Moro, Bernardo, Morchio, Favaro È situata in via Moglianese Peseggia, verso la fine dell'abitato.
Si tratterebbe della villa più antica del Comune di Scorzè: la struttura dell'edificio e gli elementi gotici lo collocherebbero nella seconda metà del Quattrocento.
La prima citazione è però del 1482 quando era proprietà del patrizio Cristoforo Moro, cugino dell'omonimo doge. I Moro mantennero le proprietà sino alla metà del Cinquecento quando andò in eredità a un nipote degli ultimi Moro, a Giovanni Battista Bernardo. A quest'ultimo si devono alcuni importanti lavori di restauro che diedero all'edificio un aspetto rinascimentale. Dopo la caduta della Serenissima i Bernardo, nel 1812, vendettero questa loro proprietà ai Baretta, che già possedevano l'attuale villa Spangaro. Nel 1863 il palazzo passò ai Morchio e, dal 1948, è dei Favaro che negli anni novanta ne hanno curato il restauro.
La facciata principale presenta sette assi di finestre ed è sopraelevata da un abbaino centrale. In corrispondenza dei saloni centrali si aprono il portale di ingresso, ad arco, e un'analoga porta finestra affacciata su un balconcino con parapetto in ferro battuto. Le altre aperture sono finestre rettangolari, ma quelle al primo piano hanno in realtà il profilo arcuato tamponato. Il restauro ha reso visibili le tracce di finestre a sesto acuto. Sono inoltre presenti lembi di intonaco quattrocentesco decorato con un motivo a tappezzeria.