Tarso (in turco Tarsus; ) è una città della attuale Turchia, centro dell'omonimo distretto della provincia di Mersin.

Geografia fisica Territorio Tarso è il distretto più grande della provincia di Mersin, situata nella Regione Mediterranea della Turchia che unisce l'Asia all'Europa. Storicamente ha avuto un ruolo molto importante per la sua posizione geografica; coincidono, infatti, il passo di Sertavul (che unisce la zona strategica della Cilicia nella parte del Medio-Tauro), con la Via della Seta.

Da una parte, il lago Regma, a sud, e il fiume Cidno, che nel passato scorreva al centro della città, le hanno consentito di essere una città di porto, aperta al commercio marino fin dai primi secoli, fino all'epoca tardo-antica. È sede di attività commerciali e industriali collegate all'agricoltura e di attività petrolchimiche. La città è a una decina di chilometri dalla costa meridionale dell'Asia Minore e a una quarantina da Adana, quarta tra le città più importanti della Turchia moderna.

Clima Il clima è quello tipico mediterraneo, caldo d'estate e freddo e piovoso d'inverno. Temperatura media annuale: . Temperatura media d'estate: .

Origini di Tarso nel mito

L'elemento greco si compiacerà di intrecciare una sua propria leggenda con le origini di Tarso, collegandole con i mitici eroi dei poemi omerici. Alcune monete del tempo di Caracalla confermano la leggenda riferita da StraboneLibro XIV (Geografia. Il Caucaso, Asia Centrale e Anatolia), 673 e Libro XIV 5,12. che narra di come Tarso fosse stata fondata da Argivi compagni di Trittolemo partiti alla ricerca di Io e di Eracle, l'infaticabile protagonista di avventure. La fondazione della città viene attribuita all'eroe dell'Argolide, PerseoLucano (Pharsalia, m, 225) la ricollega col mito di Perseo., figlio di Zeus, che con le sue gesta libera i mortali dalla paura della Medusa. Questi nomi della mitologia richiamano i legami della città asiatica con la cultura greca.

Preistoria e antichità Al periodo neolitico appartengono gli scarsi avanzi di un muro e ceramiche rinvenuti durante gli scavi di una spedizione americana diretta da Hetty Goldman, nel 1935, sulla collina di GözlükuleCollina di Gözlükule, vedi sito archeologico..

Goldman esplorò la collina, alla periferia della città moderna, scoprendo un antichissimo centro abitato. Gli strati individuati vanno dall'età islamica al Neolitico, ma fu scavata solo una piccola area; infiltrazioni d'acqua resero impossibili ricerche più approfonditeHetty Goldman, Excavations, ibid..

Storia

Assiri e Ittiti Le origini di Tarso sono tanto antiche quanto oscure. Il suo nome si trova per la prima volta nell'Obelisco nero del re Salmanassar III (858-824 a.C.), che ricorda le città conquistate dal re assiro, e sul Prisma di Sennacherib (704-681 a.C.) che soffocò una rivolta in Cilicia.

Gli studiosi datano la fondazione della città ai tempi della decadenza dell'Impero hittita. Già nel XVI secolo a.C. Tarso era stata centro importante e forse capitale del regno di Kizzuwatna, vassallo dell'Impero hittita.Si incontra il nome “Tarsus” per la prima volta nei testi degli Ittiti, verso la metà del 2000 a.C., dove era scritto come Tar-şa. Tar-şa era la capitale del Regno di Kizzuwatna, situata nella pianura cukurova fondata dagli Hurriti nella Mesopotamia del nord. Su un timbro, rinvenuto negli scavi di Gözlükule, è stata trovata la scritta “Ispuhatsu, figlio del magnifico re Pariyavatri”. Essendo Ispuhatsu il re di Kizzuwatna (fine del XVI secolo a.C.), se ne è desunto il fatto che Tarso fosse la capitale. Cfr. Hetty Goldman, Excavations at Gözlükule, Tarsus. Ibid. Fino al V secolo a.C. non si ha più alcuna notizia di Tarso, che però deve aver vissuto e raggiunto una certa floridezza sotto il dominio persiano, se in quel periodo batteva moneta col proprio nome, in caratteri aramaici. «Da allora la sua storia, con lacune più o meno ampie, si può seguire fino ai tempi moderni».

Achemenidi La prima notizia letteraria ci viene dallAnabasi di Senofonte (1, 2, 23). Senofonte, quando descrive la marcia di Ciro il Giovane parla di Tarso come di «una grande e prosperosa città della Cilicia».

La città diventa, sia pure per breve tempo, sede amministrativa dei satrapi dell'Impero achemenide, ma le truppe del principe persiano Ciro il Giovane la saccheggiarono, perché in essa era la reggia del sovrano di Cilicia, Siennesi, fedele al re dei re della Persia. Fu poi conquistata nel 333 da Alessandro Magno, poco prima della sua vittoria a Isso contro il re Dario III di Persia. Anzi, proprio a Tarso il grande Alessandro fu colpito improvvisamente da un malore allarmante, attribuito da alcuni alle fatiche della guerra, e da altri a un bagno nelle acque gelide del Cidno, il fiume che un tempo serpeggiava lievemente nella città (poi, il progressivo insabbiamento finì col togliere a Tarso il suo porto).

Seleucidi In seguito la città di Tarso vive e prospera sotto i Seleucidi, successori di Alessandro. Ne sono un segno le monete coniate a Tarso nei secoli IV e III, quando la città venne ribattezzata Antiochia sul Cidno (, ) per distinguerla da altre città omonime. Questo è il nome che compare sulle monete emesse nella capitale della Cilicia sotto il regno di Antioco IV, soprannominato Epifane.

Anche se il nome di Antiochia sul Cidno compare sulle monete coniate al tempo di Antioco IV detto Epifane, non si ha certezza che la città fosse stata dedicata a lui o ad altri Antiochi sovrani.Rinaldo Fabris, Paolo di Tarso, Paoline Editoriale Libri, ISBN 88-315-1468-7, pag. 15 cit. Dalla Bibbia arrivano interessanti notizie su quel periodo, si tratta del racconto della rivolta delle città di Tarso e Mallo che insorsero contro Antiochio IV Epifane perché le aveva date in dono alla concubina Antiochide: Da questo versetto biblico si evince come in quel tempo Tarso mantenesse ancora il suo nome e non quello di Antiochia, per cui gli storici escludono la dedicazione della città anatolica al sovrano nel periodo del suo regno che va dal 175 a.C. al 164 a.C..

A più città i Seleucidi apposero il nome di Antiochia;Niccolò Maggiore, Adana città dell'Asia Minore, monografia, Poligrafia Empedocle Palermo, pag. 18 cit. tredici ne conta Stefano Bizantino,Cfr. Stéfano di Bisanzio, Αντιόχεια in lessico geografico (Ἐθνικά "Cose etniche"), di cui ci è giunta l'epitome fatta da un grammatico Ermolao. L'opera di Stéfano di Bisanzio era ricca anche di notizie letterarie, storiche e grammaticali. e sedici Appiano d'Alessandria.Appiano d'Alessandria, De bello Syriac. p. 201, cfr. anche IX libro: De rebus Syriacis - Syriakè kài Parthikè (Guerra contro Antioco III) La si chiamò Antiochia sul Cidno per la vicinanza del fiume Cidno.Strabone lib. XII, 535. – Plinio lib. VI c. 3. Quelle più famose di cui si hanno notizie sono: Antiochia di Siria (), Antiochia di Pisidia, Antiochia sul Saro (in latino Antiochia ad Sarus, dove il Saro è l'odierno fiume Seyhan e Antiochia sul Meandro (dal greco Μαίανδρος; oggi ). Ad Antiochia sul Cidno esisteva una zecca imperiale che coniava monete da prima del 259 a.C.NEWELL E. T., 1941. The Coinage of Western Seleucid Mints from Seleucus I to Antiochus III. New York.COX D. H., 1950. The Coins. In H. GOLDMAN (ed), Excavations at Gözlü Kule, Tarsus I. The Hellenistic Roman Periods. Princeton, 38–83.

Roma Il nome di Tarso ricompare sulle monete del periodo successivo, quello che precede l'arrivo dei romani nelle regioni del vicino oriente. L'interesse diretto di Roma per Tarso e la Cilicia (Kilakku) ha inizio verso la fine del sec. II a.C., quando la morte del re Attalo III di Pergamo (133 a.C.) rese Roma padrona di gran parte dell'Asia Minore.

Al tempo di san Paolo la città ospitava un importante centro di produzione, diffusione e fruizione dello stoicismo, della retorica e filosofia ellenistica.

Il continuo fastidio che i pirati davano alla crescente potenza marittima di Roma provocò ripetuti interventi di questa, particolarmente nella Cilicia Montana, ove si annidavano i predoni del mare. I migliori generali romani, quali Metello, Silla, Servilio Vatia, cui fu decretato l'appellativo di Isaurico, fino al fortunato Pompeo che portò a termine la tenace lotta, si affaticarono a snidare i pirati dai loro impervi rifugi.

Conquistata dai Romani di Pompeo (67 a.C.), Tarso diviene capitale della Cilicia. Nella contesa fra Pompeo e Giulio Cesare parteggia per quest'ultimo e assume il nome di Juliopolis, e rimane dalla parte degli imperiali pur quando i repubblicani Bruto e Cassio trionfano in Siria, ma viene poi punita da Cassio.

Lo storico Appiano parla di una somma di millecinquecento talenti che costringe i cittadini di Tarso ad alienare non solo i beni pubblici, ma a vendere persino i giovani come schiavi. Dopo la vittoria di Marco Antonio e Ottaviano a Filippi nel 41 a.C. su Cassio e Bruto, uccisori di Cesare, la città è esentata dal pagare il tributo di guerraCfr. Appiano in Storia Romana ().. Anzi Antonio vi invia Boeto, un poeta e abile parlatore, con lo scopo di ristabilire l'amministrazione e le finanze della città. Ma la corruzione e il malgoverno continuano fino all'arrivo di Atenodoro, un filosofo stoico, maestro di Ottaviano Augusto, inviato dall'imperatore stesso nel 27 a.C. per garantire stabilità e sicurezza in questa città crocevia delle comunicazioni con l'Oriente.

Nel periodo da Pompeo ad Augusto, secondo Dione Crisostomo, la civitas romana era stata conferita a un certo numero di persone sulla base del censo e del pagamento di cinquecento dracme. Di questo beneficio imperiale potrebbe avere usufruito la famiglia dell'apostolo Paolo (Saulo), originario di Tarso, ebreo della diaspora.

In Tarso ha inizio la relazione tra Marco Antonio e Cleopatra. Viene protetta da Augusto, in quanto ivi era nato il suo maestro, lo storico Atenodoro Cananita; questi ottiene che i suoi concittadini abbiano l'esenzione delle tasse. Tarso continua a fiorire nell'età imperiale e, al cambiare dell'imperatore, assume via via i nomi di Adriana, Antoniniana, Commodiana, Alessandrina e Severiana.

A Tarso nasce Paolo, principale missionario del Vangelo di Gesù presso i greci e i romani nel I secolo, e muore l'imperatore Giuliano. Cicerone fu governatore della città dal 51 al 50 a.C. Tarso fu famosa anche come centro culturale. Il geografo greco Strabone (58 - 21,25 a.C.) in Geografia, 14, V, 13 sostiene che come centro culturale Tarso superava perfino Atene ed Alessandria.

Arabi Verso la metà dell'VIII secolo viene conquistata dagli Arabi e viene dotata di notevoli fortificazioni dal califfo Hārūn al-Rashīd, che la fa diventare la principale base navale abbaside nel Mar Mediterraneo. Il figlio e successore, al-Maʾmūn, viene sepolto a Tarso nell'833. Riconquistata con fatica da Niceforo II Foca, rimase bizantina fino al 1085; successivamente viene occupata dai Crociati comandati da Tancredi d'Altavilla e diventa possedimento di Baldovino, conte di Edessa. Dal 1080 al 1186 è la capitale del Regno armeno di Cilicia. Successivamente cercano di tenerla i Turchi Selgiuchidi e viene conquistata dall'ottomano Maometto II nel 1458. Queste guerre lasciano ben pochi reperti dell'antica città; inoltre il suo porto viene interrato e il fiume cambia corso spostandosi a levante, diminuendo la sua importanza.

Altri personaggi notevoli che, secondo la tradizione islamica, sarebbero vissuti a Tarso sono il primo muezzin islamico, Bilal, e il leggendario eroe jāhiliyya Luqman al-Hakim (ossia Luqman 'il medico', in quanto accreditato di grande sapienza nellars medica).

Monumenti e luoghi d'interesse Siti archeologici