Biografia

Infanzia e famiglia Nacque il 9 febbraio 1891 a Faenza, in provincia di Ravenna, da una modesta famiglia: i genitori Giuseppe (1869-1896) e Angela Castellani (1864-1946) erano mezzadri dei conti Ginnasi. Rimase orfano di padre a soli cinque annicfr. Giuseppe Tamburrano, Pietro Nenni, Roma-Bari, Laterza, 1986 e per interessamento della contessa Ginnasi (1859-1937), che voleva farlo diventare prete, la madre riuscì a farlo accogliere nell'orfanotrofio "Maschi Opera Pia Cattani", dove mostrò subito un temperamento ribelle: nel 1900, dopo il regicidio di Umberto I, scrisse nei corridoi del collegio "Viva Bresci"Giorgio Galli, Storia del socialismo italiano: da Turati al dopo Craxi, Baldini Castoldi Dalai, Milano, 2007, pag. 291..

Nel 1908 fu assunto come scrivano in una fabbrica faentina di ceramiche, ma pochi mesi dopo venne licenziato per aver partecipato a uno sciopero di agricoltori e, contemporaneamente, espulso dalla struttura dell'orfanotrofio dove ancora risiedeva.

Il 5 aprile sul Popolo di Faenza apparve il suo primo articolo. Successivamente collabora con il giornale Il Lamone. Nello stesso periodo si iscrisse al Partito Repubblicano Italiano, partecipò a numerose manifestazioni e fu incarcerato.

Nel 1909 promosse scioperi politici in Lunigiana fra i cavatori di marmo e divenne direttore del giornale locale Lo Svegliarino. Al seguito di Eugenio ChiesaEnzo Santarelli, Nenni dal repubblicanesimo al socialismo (1908-1921). Contributo ad una biografia, "Studi Storici", Anno 14, No. 4 (ottobre-dicembre 1973), p. 875., fu fra i promotori dello sciopero generale di protesta per la fucilazione in Spagna del rivoluzionario Francisco Ferrer Guardia. All'inizio del 1910 ebbe per pochi mesi un posto di lavoro al catasto di Santa Sofia ma fu licenziato "per cattiva condotta e per le idee politiche" e dopo l'estate si trasferì a Forlì perché nominato segretario della nuova cooperativa repubblicana dei bracciantiAlberto Mazzuca, Luciano Foglietta, Mussolini e Nenni amici nemici, Bologna, Minerva, 2015, pp.14-15.. Diventò anche redattore del settimanale Il Pensiero Romagnolo.

L'8 marzo 1911 sposò Carmela Emiliani (1893-1966), detta Carmen, da cui avrà 4 figlie: Giuliana, Eva (1913-1995), Vittoria e Luciana (1921-2008).

Sempre nel 1911 Nenni fu nominato segretario della nuova Camera del Lavoro repubblicana di Forlì, nata dopo la frattura tra repubblicani e socialisti.

L'opposizione alla guerra di Libia e l'incontro con Mussolini

A Forlì Nenni conobbe Benito Mussolini, all'epoca segretario della Federazione socialista forlivese e direttore del suo periodico ufficiale L'idea socialista, settimanale di quattro pagine ribattezzato da Mussolini stesso Lotta di classe. All'inizio i due, pur essendo vicini di casa, furono avversari, in seguito divennero amici.Sul rapporto Nenni-Mussolini si veda: Duilio Susmel, Nenni e Mussolini mezzo secolo di fronte, Rizzoli, Milano, 1969; Nicholas Farrell, Giancarlo Mazzuca, Il compagno Mussolini, Rubbettino, Catanzaro, 2013; Alberto Mazzuca, Luciano Foglietta, Mussolini e Nenni amici nemici, Minerva Edizioni, Bologna, 2015.

Nel settembre 1911, Giolitti annunciò la decisione del governo italiano di dichiarare guerra all'Impero ottomano e di occupare le regioni nordafricane della Tripolitania e della Cirenaica e le isole del Dodecaneso nel Mar Egeo.

L'opposizione più decisa venne dai sindacalisti rivoluzionari, dai giovani socialisti, in particolare Amadeo Bordiga, ma anche Benito Mussolini, e da una parte dei repubblicani, tra cui Nenni, che tentarono di bloccare la guerra con dimostrazioni e scioperi di massa. La Confederazione Generale del Lavoro proclamò uno sciopero generale di 24 ore per il giorno 27 settembre 1911, ma a causa delle divisioni interne al movimento rivoluzionario l'operazione ebbe successo solo a Forlì, che «per la convergenza di socialisti e repubblicani, fu la punta più avanzata della risposta popolare alla guerra di Libia»Enzo Santarelli, citato in: Elio Santarelli, Terza Pagina, Associazione Mazziniana Italiana, Forlì 2007, p. 75.. Durante le manifestazioni a Forlì durate tre giorni, dal 25 al 27 settembre 1911, Nenni fu ferito da tre sciabolate; il 14 ottobre fu arrestato assieme ad un giovane ventenne, Aurelio Lolli"portiere" della Camera del Lavoro repubblicana di Forlì, e a Mussolini e fu condannato a un anno e quindici giorni di carcere. Lolli fu condannato a sei mesi, Mussolini a un anno e fu recluso nel carcere di Bologna, nella stessa cella di Nenni.Renzo De Felice, Mussolini il rivoluzionario, 1883-1920, Collana Biblioteca di cultura storica, Einaudi, Torino, 1965. Sull'argomento vedasi anche: Maurizio Degl'Innocenti, Il socialismo italiano e la guerra di Libia, Roma, Editori Riuniti, 1976. Questi terrà sulle ginocchia la piccola figlia di Mussolini, Edda, nata un anno prima, il 1º settembre 1910. Con gli anni, quando Mussolini e Nenni continueranno a vedersi a Milano, la figlia Edda lo chiamerà "zio". In appello a Bologna le pene dei tre attivisti furono ridotte: 7 mesi a Nenni, 5 mesi a Mussolini e 4 mesi e mezzo a Lolli.cfr. Pietro Nenni, Vento del Nord, Einaudi, Torino, 1978, pag. LXI

Nenni nelle Marche: la "Settimana rossa"

Nel periodo tra il 1912 e il 1915 Nenni si trovava nelle Marche, tra Pesaro, Jesi e Ancona, dove svolse l'attività di giornalista.Sulla presenza di Nenni nelle Marche si veda: Marco Severini, Nenni il sovversivo. L'esperienza a Jesi e nelle Marche (1912-1915), Venezia, Marsilio, 2007.

Il 27 novembre 1913 fu nominato segretario della Consociazione Repubblicana delle Marche e nel dicembre direttore del LuciferoPeriodico della Consociazione repubblicana delle Marche, fondato ad Ancona nel 1870, primo direttore fu Domenico Barilari (Venezia 1840 – Ancona 1904). Vedi Lucifero, un giornale della democrazia repubblicana, a cura di Giancarlo Castagnari e Nora Lipparoni, prefazione di Giovanni Spadolini, 1981, Ancona, Bagaloni Editore., giornale repubblicano di Ancona, città dove si trasferì con la famiglia e la madre.

Domenica 7 giugno 1914, ad Ancona, al termine di un comizio antimilitarista tenutosi nella "Villa Rossa", sede del Partito Repubblicano, i carabinieri aprirono il fuoco sui partecipanti che uscivano dalla sala, uccidendo due militanti repubblicani e un anarchico. Ne seguì una settimana di scioperi e di agitazioni promosse a livello locale da Nenni insieme all'anarchico Errico Malatesta e a livello nazionale da Mussolini dalle pagine del quotidiano socialista Avanti!, che in alcune parti d'Italia assunse le caratteristiche di una vera e propria insurrezione popolare, la cosiddetta Settimana rossa.

La quasi totalità degli storici afferma la presenza di Nenni al comizio del 7 giugno alla "Villa Rossa"La "Villa Rossa", allora sede del circolo repubblicano anconitano "Gioventù Ribelle", era sita nel centro storico di Ancona, nei pressi dell'incrocio tra via Torrioni e via Montebello., anzi lo inserisce nel novero degli oratoricfr. Marco Severini (a cura di), La Settimana rossa, Aracne editore, Ariccia, 2014.. Di diverso avviso è la ricostruzione del prof. Gilberto Piccinini, secondo il quale il 7 giugno Nenni si trovava a Jesi, dove pure erano previste iniziative di protesta antimilitaristaVedi l'intervento del prof. Gilberto Piccinini nel corso della conferenza "Vittoria Nenni, un'anconetana nell'inferno di Auschwitz" tenutasi ad Ancona il 6 maggio 2016.. La questione può dirsi risolta dalla lettura dell'interrogatorio reso da Nenni in data 26 giugno 1914 dopo il suo arrestoVedi il verbale del suo interrogatorio reso il 26 giugno 1914: «Premetto che io, tanto nelle conferenze tenute che negli articoli scritti nel giornale "Il nuovo Lucifero" ho propugnato il concetto repubblicano ed ho anche detto che, come la storia ci ha ricordato la rivoluzione francese del 1789 per cui la società subì una trasformazione nella sua costituzione politica, così io prevedevo che doveva - in una epoca più o meno lontana - avere luogo un altro rivolgimento politico con l'avvento del proletariato. Dato il mio carattere vivace posso aver ecceduto in frasi alquanto grosse, tanto che subii dei procedimenti penali, specialmente per articoli sul "Lucifero" ma fui sempre prosciolto. Quanto ai fatti che si svolsero qui in Ancona dal 7 al 13 giugno volgente io darò conto giorno per giorno dell’opera mia. Nella mattina di domenica sette, quando Malatesta fu arrestato in Piazza Roma non mi ci trovai: ero in casa. Uscito nella stessa Piazza Roma che attraversai per recarmi alle poste seppi che era stato arrestato Malatesta e qualche altro. Di ritorno, pel Corso trovai l’avv. Marinelli e con lui mi recai alla Camera del Lavoro ove stavano circa 200 persone che si mostravano agitate per l’arresto di Malatesta. Marinelli propose nominarsi una commissione di cinque persone, con l’incarico di recarsi dal Questore all’oggetto di ottenere il rilascio degli altri. In questo momento entrò Malatesta nella Camera del Lavoro, e tutto finì: si decise poi di tenere un comizio privato a Villa Rossa, verso le ore 16 per protestare contro le compagnie di disciplina. Malatesta parlò contro l'"Avanti!" e poi parlarono diversi altri. Finito il comizio molti si allontanarono e altri si apprestavano a giocare alle bocce o alle carte, come ci accingevamo a fare anche io e altri amici. Ad un tratto intesi urli e schiamazzi nella sottostante via Torrioni; mi affacciai alla terrazza e vidi che i carabinieri respingevano verso Villa Rossa un centinaio di persone che volevano passare, che poi acconsentirono inquantoché sopraggiungevano altre. In questo momento furono scagliati da Villa Rossa pochi sassi e altri, credo in maggior copia, da persone che stavano sulla mura che è dietro Villa Rossa. A questo punto si intesero i colpi d'arma da fuoco sparati sulla strada dai carabinieri. Infatti portarono nella Villa un ferito o morto che fosse, tale Giambrignoni: io mandai subito a chiamare all'Ospedale Militare il Dr. Tacchini che lo visitò. Siccome sulle prime non rivelò tracce della ferita credette che fosse morto di un colpo. Noto che l'avv. Marinelli che era rimasto a Villa Rossa, appena vide che si scagliavano sassi, si precipitò nella via sottostante; cosa che feci anch'io dopo portato via il ferito Giambrignoni. Il tenente dei RR.CC. può dire che io feci opera di pacificazione, cercando di calmare gli animi eccitati e riuscendo ad allontanare i più riscaldati. Poi andai al cinematografo Goldoni ove già si era recata la folla e consigliai ai dirigenti di chiudere il cinematografo per evitare conflitti, lo feci poi anche al Caffè Garelli; quindi mi ritirai con mia madre. Giorno otto. Il lunedì mattina fu tenuta una riunione alla Camera del Lavoro, dico meglio la prima riunione venne tenuta la domenica sera e fu deciso lo sciopero generale, non so chi vi prese parte. Nel mattino di lunedì vi fu una riunione, alla quale io non partecipai, alla Camera del Lavoro, e fu confermata la deliberazione di sciopero generale. So dai giornali che vi intervenne Malatesta: non so se vi fu l’avv. Marinelli. Nelle prime ore del mattino venne a casa mia il sig. Nino Battistoni, inviato speciale del "Giornale del Mattino" di Bologna e di altri giornali, a chiedere notizie. Poi mi recai in Piazza Roma ove ci fu un comizio di protesta per i fatti della sera precedente. Io mi limitai a fare un discorso di compianto per le vittime e di protesta, come possono deporre il sig. Rovesti Archimede corrispondente della "Tribuna", Luzi Renato del "Corriere della Sera" e l’avv. Marche e tale Scoponi che va sempre con Rodolfo Gabani.