Rara avis è una locuzione latina che, tradotta letteralmente, significa «uccello raro» e in senso traslato indica generalmente una persona di rara qualità. Etimologia Giovenale usò tale locuzione nel verso rara avis in terris, nigroque simillima cygno, «uccello raro sulla terra, quasi come un cigno nero», alludendo alla fedeltà coniugale testimoniata secoli prima da Lucrezia, la nobile matrona romana, moglie di Collatino che, per non sopravvivere all'oltraggio fattole da Sesto Tarquinio, figlio di Tarquinio il Superbo, si tolse la vita; e a Penelope, moglie di Ulisse, che per vent'anni attese pazientemente il marito declinando le insistenti offerte di giovani pretendenti.«Un uccello raro a questo mondo, e davvero simile a un cigno nero»: Iuv., Satire, VI, 165. Per avere una migliore comprensione del contesto della frase si tenga conto che i Romani supponevano che i cigni neri non esistessero.

Giovenale scrive anche di chi è «più raro di un corvo bianco»,Giovenale, Satire, VII, 202: corvo quoque rarior albo. mentre Aulo Persio Flacco usa la stessa espressione per definire un evento altamente improbabile, quando ammette ironicamente che «se qualche volta riesco a scrivere qualcosa di buono, si tratta di una rara avis».Persio, Satire, I, 45-46: non ego cum scribo, si forte quid aptius exit, / quando hoc rara avis est, si quid tamen aptius exit.

Il detto è compreso negli Adagia di ErasmoErasmo, Adagia, II, 1 21. ed è ancora oggi utilizzato in italiano, sempre al femminile: «Tizio è una rara avis»; può anche non essere riferito a una persona, ma a un ente: «Il tale Comune, rara avis, ha un bilancio in attivo».

In italiano è più comunemente usata l'equivalente espressione mosca bianca.

Note

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