Gli Asilidi (Asilidae ) sono una vasta famiglia di insetti dell'ordine dei ditteri (Brachycera: Muscomorpha) che comprende circa 7.000 specie, diffuse in tutto il mondo. Il gruppo, insieme ai Bombyliidae e ai Therevidae, è il più rappresentativo della superfamiglia degli Asiloidea ed è uno dei più importanti nell'ambito dei Brachiceri inferiori.
Gli Asilidi sono insetti predatori, sia allo stadio giovanile sia allo stadio adulto, e si nutrono di piccoli artropodi, principalmente altri insetti. Malgrado siano presenti, fra i Ditteri, altri gruppi sistematici comprendenti forme predatrici allo stadio adulto, gli Asilidi sono forse i più rappresentativi, per numero di specie, per uniformità di comportamento trofico e per grado di aggressività, al punto di meritarsi il nome comune, in inglese, di robber flies ("mosche predatrici", "mosche predone"). In virtù dell'ampia diffusione, della spiccata biodiversità e della notevole attività, questa famiglia ricopre un ruolo rilevante sulla stabilità ecologica delle entomofaune.
Descrizione Adulto Gli adulti sono in genere di medie o grandi dimensioni, con corpo in media lungo 1-1,5 cm ma con una gamma di variabilità, nell'ambito della famiglia, che va dai 3 mm fino ad oltre 5 cm di lunghezza. La sagoma è generalmente allungata, per la particolare conformazione dell'addome, tuttavia vi sono pure specie dal profilo più o meno contratto. Il tegumento ricoperto da una fitta peluria, in particolare sul capo e sul torace e le livree sono spesso vistose, con colori variabili dal bruno al nero, al grigio, in genere in contrasto con altri colori come il rosso e il giallo. Frequente è l'aposematismo, con l'imitazione della livrea degli Imenotteri.
Il capo è libero e mobile, dicoptico in entrambi i sessi, provvisto di tre ocelli posizionati in una caratteristica depressione cervicale formata dall'elevazione dei margini dorsali degli occhi composti; questa caratteristica, ben visibile alla vista frontale, è una peculiarità morfologica degli Asilidi. Gli occhi sono ben sviluppati in entrambi i sessi e disposti ai lati del capo. La regione occipitale presenta una o più file di setole allineate subito dietro il margine posteriore degli occhi. La regione facciale ha generalmente un profilo convesso o una vera e propria gibbosità con un caratteristico denso fascio di setole, detto mystax dagli Autori anglosassoni. Altre setole sono disposte sul tubercolo ocellare.
Le antenne sono di tipo aristato, composte in genere da 5 articoli, a volte da 3-4, in funzione della struttura dello stilo. Lo scapo e il pedicello sono generalmente pelosi e relativamente brevi; il terzo segmento (o primo flagellomero) ha una forma ovale o oblunga, generalmente più lungo dei due segmenti basali, e porta uno stilo in genere composto da due segmenti, di cui quello basale è molto breve. In alcuni asilidi, lo stilo può essere monoarticolato o assente.
L'apparato boccale è breve e di tipo pungente-succhiante in entrambi i sessi. Infatti, a differenza di altri ditteri zoofagi, non vi sono differenziazioni fra i sessi nella morfologia dell'apparato boccale e nel regime alimentare. Nel suo insieme l'apparato boccale ha uno sviluppo ridotto in lunghezza, adattato alla funzione di predazione nei confronti di altri artropodi. Le mandibole sono assenti e il canale alimentare è formato dalla contrapposizione delle mascelle al labbro superiore. I palpi mascellari sono allungati o clavati e formati da 1-2 articoli. La prefaringe è lunga e robusta ed è l'organo preposto alla funzione di perforazione e di iniezione della saliva; negli Asilidi è in grado di penetrare anche attraverso il robusto tegumento dei Coleotteri. Il labbro inferiore è lungo e sclerotizzato, con labellum arrotondato o acuto; è conformato a doccia nella faccia dorsale ed accoglie, in fase di riposo, le mascelle e la prefaringe; la faccia ventrale del labium e l'apice del labellum sono provviste di sensilli tricoidei.
Il torace si presenta robusto e compatto ed emerge nel suo sviluppo trasversale rispetto al capo e all'addome. Contrariamente a quanto avviene in molti brachiceri inferiori, sono presenti lunghe setole (macrotrichi) utili ai fini della determinazione tassonomica. Setole di questo tipo sono sempre presenti sul notopleuron (setole notopleurali) e, in due serie, sul mesonoto (setole dorso-centrali, sopralari e postalari). Altre setole sono in genere presenti ancora sul metanoto (setole dorsocentrali). sull'episterno ventrale e all'apice del mesoscutello.
Le zampe sono relativamente lunghe e robuste, con le tibie irte di setole rigide per svolgere la funzione raptatoria. Le ali sono ben sviluppate, spesso relativamente strette; l'alula è in genere bene sviluppata, ad eccezione dei Leptogastrinae e di parte dei Dasypogoninae.
Schema della nervatura alare nelle varianti più ricorrenti. Legenda:Nervature longitudinali: C: costa; Sc: subcosta; R: radio; M: media; Cu: cubito; A: anale. Nervature trasversali: h: omerale; r-m: radio-mediale; m-m: mediale; m-cu: medio-cubitale. Cellule: d: discale; br: 1ª basale; bm: 2ª basale; r1: marginale; r3: 1ª submarginale; r5: 1ª posteriore; m3: 4ª posteriore; cup: cellula cup.
La nervatura alare presenta una struttura analoga a quella della maggior parte dei Brachiceri inferiori, ovvero una ramificazione relativamente complessa: radio e media sono suddivise ciascuna in quattro rami; cubito e anale tendono a convergere prima del ramo; le nervature trasversali sono rappresentate dalla radio-mediale, dalla mediale e dalla medio-cubitale, con conseguente chiusura di due cellule basali e della cellula discale, alle quali si aggiunge in genere la chiusura della cellula anale. A fronte dell'omogeneità strutturale si contrappone invece un'eterogeneità della morfologia della nervatura, per la quale non esiste uno schema rappresentativo. Le principali caratteristiche con le possibili varianti, ricorrenti a livello di sottofamiglia o di genere, sono riportate di seguito. Terminazione di R2+3: i: confluenza sul margine; ii: convergenza sul margine presso la terminazione di R1; iii: convergenza su R1 con cellula marginale chiusa. Vena trasversa settoriale: i: settoriale assente; ii: settoriale ridotta ad un moncone alla base di R4; iii: settoriale completa e confluente su R2+3. Terminazione dei rami posteriori della radio: i: R4 raggiunge il margine presso l'apice, R5 libera; ii: R4 raggiunge il margine prima dell'apice, R5 libera; iii: R5 convergente su M1, 1ª cellula posteriore chiusa. Terminazione dei rami della media: i: tutti i rami terminano indipendenti sul margine; ii: M3 converge su M4, 4ª cellula posteriore chiusa; iii: M3 converge su M4, 4ª cellula posteriore chiusa, terminazioni dei rami incomplete (raro). La costa si estende per l'intero margine dell'ala, ma in alcuni generi si interrompe in corrispondenza della confluenza dei rami posteriori della radio. La radio si suddivide in quattro rami, per mancanza della biforcazione R2+3. Tutti i rami raggiungono in genere il margine, ma in alcune sottofamiglie la vena R2+3 subisce una brusca curvatura confluendo su R1 o molto vicino alla sua terminazione. Il ramo R4 termina in genere prima o in corrispondenza dell'apice dell'ala, mentre R5 confluisce sul margine posteriore o, in alcuni generi, su M1 prima di raggiungere il margine. In alcuni generi, infine, può essere presente una settoriale (r-r) che assume la conformazione di un moncone associato alla base di R4 o di una nervatura trasversa che connette la base di R4 a R2+3. La media presenta sempre quattro ramificazioni, di cui le prime tre traggono origine, in genere, dai vertici distali della cellula discale, mentre M4 trae origine dalla base di questa. I quattro rami possono raggiungere individualmente il margine dell'ala, ma si riscontrano sovente anche altre conformazioni: spesso M3 confluisce su M4 formando un ramo terminale comune; in alcuni generi si ha, come si è detto, la convergenza di M1 in un tratto comune con R5; infine, i tratti terminali sono incompleti e non confluiscono in modo netto sul margine.
La cubito in genere confluisce con l'anale in un brevissimo ramo terminale, ma in alcuni generi le due vene tendono a convergere raggiungendo tuttavia il margine in modo indipendente. La radio-mediale è breve e trasversa e raggiunge la cellula discale in varie posizioni. La medio-cubitale prende origine, in genere, dal tratto basale libero di M4, ma può anche originarsi dalla base della cellula discale. Le cellule basali e la discale sono sempre chiuse. La cup è in genere chiusa. La marginale (r1) è in genere aperta, ma è chiusa o quasi chiusa nei casi in cui il ramo R2+3 devia in avanti confluendo su R1 o presso la sua terminazione. La quarta posteriore (m3) è spesso chiusa dalla convergenza di M3 su M4 e la prima posteriore (r5) è eventualmente chiusa dalla convergenza di R5 su M1. Infine, nei rari casi in cui compare una settoriale completa, la prima submarginale (r3) è suddivisa in due cellule, di cui quella prossimale è chiusa.
L'addome è in genere stretto e allungato, di forma semicilindrica e affusolato agli estremi, a volte claviforme. Nelle specie aposematiche è spesso largo, breve e appiattito, con serie di peli disposte trasversalmente. In genere è composto da 8 uriti apparenti, talvolta 6 o 7, con gli altri facenti parte degli organi di riproduzione.
In alcune tribù il maschio subisce la torsione assiale di 180° dell'estremità addominale, con l'inversione delle posizioni dell'ipandrio e dell'epandrio. Nelle femmine gli ultimi uriti concorrono a formare un ovopositore di sostituzione più o meno sofisticato. Le femmine prive di particolari adattamenti hanno un addome dal profilo posteriore arrotondato, con uriti terminali non allungati e cerci semplici. In altre specie, la parte terminale dell'addome è cilindrica o compressa, con segmenti terminali allungati e strutture accessorie più o meno adattate, come i cerci e processi spinosi o setole, al fine di deporre le uova in substrati specifici. In alcuni casi gli uriti terminali sono cilindrici e telescopici.
Stadi giovanili
L'uovo è ialino o pigmentato, di forma variabile dalla sferica all'ovale all'oblunga, fino a raggiungere i 2 mm di lunghezza. La superficie è liscia oppure reca microsculture generalmente poligonali, visibili solo al microscopio elettronico.
La larva è apoda, di forma cilindrica e allungata, più o meno appiattita in senso dorso-ventrale e affusolata alle estremità cefalica e caudale. Il tegumento è di colore bianco o giallastro. Il capo è piccolo, robusto, pigmentato di scuro e ipognato, l'addome è composto da 8 uriti apparenti, con gli ultimi due spesso fusi e più o meno ridotti. L'apparato respiratorio è di tipo anfipneustico, con due paia di stigmi, uno toracico e uno addominale. Sono inoltre presenti stigmi rudimentali e non funzionanti negli altri segmenti addominali.
La pupa è nuda come nella generalità degli Orthorrhapha, exarata e dectica: in altri termini, ha appendici corporee provviste di una cuticola propria e quindi staccate dal resto del corpo e le appendici boccali sono articolate. Questi caratteri, nel complesso offrono all'insetto la capacità di muoversi anche in questa fase. Il capo presenta caratteristici processi frontali scuri, di forma e numero variabili, in generale simili a denti o cornetti. La pupa giovane ha una pigmentazione bianca ma nel tempo diventa più scura con il viraggio al bruno, al grigio, al giallastro.
Biologia Il ciclo biologico si svolge in 1-3 anni, con svernamento allo stadio di pupa e sfarfallamento degli adulti in primavera. Lo sviluppo postembrionale si svolge attraverso quattro stadi di larva e uno di pupa. Le larve di prima età si differenziano dagli altri stadi sia per l'etologia sia per il regime trofico e sono riconducibili alla forma mobile, di prima età, delle larve parassitoidi di altre famiglie, dette planidi.
Etologia delle larve