Il diacono è il ministro di culto che ha ricevuto il primo grado del sacramento dell'ordine in alcune confessioni cristiane (cattolica, orientale e anglicana).

Nelle Chiese riformate, il diaconato è un ministero riconosciuto e istituito nella comunità locale. I diaconi e le diaconesse fanno parte del concistoro o consiglio di Chiesa, e generalmente hanno il compito di organizzare le attività di solidarietà e assistenza all'interno e all'esterno della Chiesa locale.

Storia Nel Cristianesimo primitivo il diacono (dal greco διάκονος - diákonos, ovvero servitore) assolveva a un servizio amministrativo e assistenziale ed era subordinato al vescovo. Nel Nuovo Testamento si trovano almeno due citazioni (; ) dove si parla dei diaconi, connessi al vescovo.

La parola greca diákonos ricorre circa trenta volte nel Nuovo Testamento, e i relativi diakoneō (‘servire’) e diakonia (‘ministero’) ricorrono nell'insieme altre settanta volte. In sostanza, diákonos è servitore, e spesso servitore alla tavola, o cameriere.The New Bible Dictionary (Grand Rapids, Michigan; 1962), J. D. Douglas, redattore organizzativo, p. 297.

Formatasi la struttura gerarchica, i diaconi furono inferiori solo ai presbiteri e ai vescovi, con funzioni di assistenza di quest'ultimo che li aveva ordinati: distribuivano l'eucaristia, leggevano i testi sacri ed erano dediti alla predicazione.

Significativa è la citazione dei diaconi che nelle Sacre Scritture si ritrova negli , dove vengono presentati 7 uomini di ottima reputazione, ordinati dagli apostoli mediante imposizione delle mani, perché servissero alle mense. Tuttavia dal prosieguo del racconto si comprende che ai compiti pratici si aggiungevano servizi pastorali di maggior rilievo. Stefano, ad esempio, "faceva grandi prodigi e miracoli" e, a causa del suo atteggiamento e della sua predicazione, fu lapidato. Filippo, anch'egli "uno dei sette", era detto "l'evangelista" in quanto missionario e annunciatore del Vangelo (). Il numero di diaconi posti accanto a un vescovo era tradizionalmente di sette anche in riferimento ad .

Durante il Medioevo si perse questa funzione, e il diaconato divenne per molti secoli unicamente un passaggio temporaneo per raggiungere il sacerdozio.

Con il Concilio Vaticano II è stato ripristinato il diaconato come grado permanente nella Chiesa cattolica latina.Nella prima parte del motu proprio Ad Pascendum emesso da papa Paolo VI nel 1972 viene riportata la storia recente: la scomparsa del diaconato permanente ("quasi del tutto", scrive il papa), il suo ripristino nel 1964 durante il Concilio (terza sessione e poi Lumen Gentium, art. 29), la nuova normativa prodotta dallo stesso papa nel 1967 (Sacrum diaconatus ordinem) e integrata nel 1972 (Ministeria quaedam), i nuovi riti introdotti nel 1968 (Pontificalis romani recognitio).

Donne e diaconato

Nella prima Chiesa cristiana non mancò anche una categoria di diaconesse (), categoria su cui gli storici da tempo si confrontano per comprenderne meglio le caratteristiche e l'evoluzione all'interno delle varie correnti cristiane.Diaconessa infatti era Febe, citata proprio con questo specifico termine dall'apostolo Paolo nella sua Lettera ai Romani: "Vi raccomando Febe, nostra sorella, diaconessa della Chiesa di Cencre: ricevetela nel Signore, come si conviene ai credenti, e assistetela in qualunque cosa abbia bisogno; anch'essa infatti ha protetto molti, e anche me stesso."() Febe, dunque, viene chiamata 'διακονος'. Termine che in greco rimane invariato sia al maschile che al femminile)

Secondo Pino Pulcinelli «non è sufficiente pensare ad un generico “servizio” (si sarebbe probabilmente usato il verbo “διακονεω”, come in ; o le si sarebbe attribuita una generica “διακονια”, come in ), invece bisogna tener presente che con questo termine Paolo solitamente designa se stesso o i suoi collaboratori nell'esercizio del ministero apostolico. Come per quelle ricorrenze si traduce nella maggior parte dei casi con “ministro”- a cui è legato un ruolo di responsabilità e autorità nella chiesa - anche qui coerentemente andrebbe tradotto e compreso allo stesso modo».

Altri studiosi rilevano la diversità fin dai tempi antichi del rito di benedizione delle diaconesse rispetto al rito di ordinazione dei diaconi maschi, come rileva anche il canone XIX del concilio di Nicea del 325: «Quanto alle diaconesse in particolare, ricordiamo, che esse, non avendo ricevuto alcuna imposizione delle mani, devono essere computate senz'altro fra le persone laiche»..

L'uso di ciò che rimaneva del diaconato femminile cessò alla fine dell'XI secolo, In alcune chiese protestanti la presenza delle diaconesse è stata ripristinata nel secolo scorso. La discussione nella Chiesa Cattolica La discussione sul diaconato femminile è proseguita. Nel 2003 la Commissione teologica internazionale ha affrontato il problema del diaconato femminile dal punto di vista storico e non ha escluso la possibilità di un suo ripristino. Il cardinal Walter Kasper, in un incontro della Conferenza episcopale tedesca, cui era stato invitato, aprì alla possibilità dell'istituzione delle diaconesse. In realtà, tra i possibilisti del diaconato femminile negli ultimi anni, figurano soprattutto i prelati tedeschi, da mons. Robert Zollitsch, arcivescovo emerito di Friburgo in Brisgovia ed ex presidente della Conferenza episcopale tedesca, a mons. Franz-Josef Bode, vescovo di Osnabrück e già presidente della commissione pastorale della stessa conferenza. Tedesca è anche la Netzwerk Diakonat der Frau, la rete per il diaconato femminile.

Papa Francesco nell'udienza del 12 maggio 2016 concessa in Vaticano all'Unione Internazionale delle Superiore Generali (UISG), in risposta alla domanda di una religiosa, ha annunciato di voler istituire una commissione di studio sul diaconato femminile nella Chiesa primitiva per verificare se e come attualizzare quella forma di servizio, ritenendo che le diaconesse possano rappresentare «una possibilità per oggi».Così riferisce Andrea Tornielli (cf nota precedente), il quale ricorda che "forme di servizio diaconale femminile sono state peraltro già da tempo istituzionalizzate, ad esempio negli anni scorsi nella diocesi di Padova, per iniziativa dell'allora vescovo Antonio Mattiazzo. Si tratta di donne che, pur senza vestire l'abito religioso, hanno emesso i voti di obbedienza, povertà e castità. E sono state così consacrate come «collaboratrici apostoliche diocesane»." In realtà non si tratta di diaconesse, ma di vergini consacrate, anche se ruolo e compiti di questa forma di servizio erano state a suo tempo così spiegate dalla diocesi veneta: «È una forma di diaconia femminile ispirata al Vangelo. Le collaboratrici apostoliche assumono la diaconia apostolica come progetto di vita accolto, approvato e orientato dal vescovo». Tra i compiti affidati a queste vergini consacrate c'è "l'annuncio della Parola, l'educazione alla fede, le opere di carità al servizio dei poveri, la distribuzione della comunione, l'animazione della liturgia, o la gestione di strutture come scuole e istituti." (citato da Andrea Tornielli). Invece, le diaconesse, al pari dei diaconi, possono essere celibi, coniugate o religiose, esse svolgono un ministero, non vivono uno stato di vita consacrata! Non si tratta di "nuove forme di servizio consacrato al di fuori degli ordini religiosi femminili già esistenti", come scrive Tornielli. Si tratta della necessità per la Chiesa cattolica di valorizzare il ruolo della donna; per altro, questa valorizzazione, di cui il Papa ha parlato più volte, non va intesa come una forma di «clericalizzazione» delle donne.Questo richiamo alla valorizzazione della donna, citato da Tornielli, non va inteso come una forma di clericalizzazione della donnaː «È una battuta uscita non so da dove – aveva detto nel dicembre 2013, nell'intervista con La Stampa a proposito di una uscita sulle donne cardinale – Le donne nella Chiesa devono essere valorizzate, non “clericalizzate”. Chi pensa alle donne cardinale soffre un po' di clericalismo». La relazione conclusiva di questa prima commissione venne resa nota da Papa Francesco il 10 maggio 2019 alla XXI assemblea plenaria UISG

L'8 aprile 2020 papa Francesco istituisce una nuova Commissione di studio sul diaconato femminile, presieduta dal Card. Giuseppe Petrocchi.Una sintesi dei risultati della commissione viene pubblicata nel bollettino della Sala Stampa della Santa Sede il 4 dicembre 2025. La Commissione ha concluso che, allo stato attuale delle conoscenze, l'antico diaconato femminile non ha mai rivestito carattere sacramentale. Mancano quindi i presupposti per far accedere le donne al diaconato, inteso come primo grado dell'Ordine. Non si tratta pero' di un giudizio definitivo.La Commissione auspica l'introduzione di nuovi ministeri ecclesiali per "contribuire alla sinergia tra uomini e donne"

Il diaconato nelle varie confessioni cristiane

Nella Chiesa cattolica

Il diacono è abilitato a servire il popolo di Dio nel ministero della liturgia, della parola e della carità. Ha la facoltà di presiedere la celebrazione di alcuni sacramenti: "partecipa alla celebrazione del culto divino", ad esempio nel Sacramento del battesimo, Parte Prima- i Sacramenti. Titolo I- Il Battesimo. è ministro ordinario della santa Comunione (con compiti diversi dall'accolito laico): San Giustino attesta che nei primi secoli i diaconi amministravano la comunione sotto le due specie eucaristiche"quando il preposto ha reso le grazie tutto il popolo in coro gli ha risposto, quelli che noi chiamiamo diacono gli distribuiscono mai presenti il pane, al vino e l'acqua consacrati, e ne portano agli assenti", Apologia, I 65-67, mentre intorno al XVIII secolo amministravano solo il Sangue del SignoreEx Quo Primum, n. 42, che cita Cotelerio in Constitutiones quae Apostolicae dicuntur (tomo 1, cap. 13, lib. 8). presiede, ai sensi della nota Christi ecclesia del 1988 a cura del Dicastero per il culto divino e la disciplina dei sacramenti e come disposto dalle singole Conferenze episcopali, la "Celebrazione della Parola in attesa del presbitero". Tale Celebrazione assolve il precetto domenicale. esercita il ministero della parola, comprendendo la proclamazione del Vangelo e l'omelia; è "teste qualificato" ai sensi del canone 1108 nella celebrazione del matrimonio previa delega del parroco (come previsto per i presbiteri che non siano parroco del luogo). Presiede la celebrazione fino alla manifestazione del consenso degli sposi e allo scambio delle fedi nuziali, anche nei matrimoni misti fra una parte cattolica (in quanto battezzata) e una parte battezzanda o non cristiana. Inoltre il diacono può impartire benedizioni di persone, luoghi e oggetti, benedizioni eucaristiche e presiedere il Rito delle Esequie e altre liturgie fuori della Messa. Il diacono non può celebrare la consacrazione eucaristica, che è il momento fondamentale della Messa, sia ordinaria sia in occasione della celebrazione di un altro sacramento (battesimo, confermazione, matrimonio) o esequiale.

In sintesi, gli ambiti dell'attività diaconale sono: carità, parola e liturgia.Lumen gentium 29 Secondo il Catechismo della Chiesa cattolica, il diaconato è il primo dei tre gradi del sacramento dell'Ordine, e viene conferito per imposizione delle mani da parte di un vescovo, come è d'obbligo anche per i presbiteri e i vescovi.

Soltanto gli ultimi due gradi del sacramento dell'Ordine, vale a dire quelli di presbitero e vescovo, sono di tipo sacerdotale.