Si guadagnò il cognomen ex virtute di "Africano" a seguito della vittoriosa campagna in Africa, durante la quale sconfisse il generale cartaginese Annibale Barca nella battaglia di Zama. Viene comunemente chiamato Africano maggiore (Africanus Maior) per differenziarlo dal suo omonimo Publio Cornelio Scipione Emiliano, detto invece "Africano minore" per aver distrutto Cartagine nella terza guerra punica.
Fonti e storiografia
Le principali fonti per la vita e il ruolo di Scipione Africano sono rappresentate da Polibio (Storie), Tito Livio (Ab Urbe condita libri), Appiano di Alessandria (Historia romana), Cassio Dione (Historia romana), Velleio Patercolo (Historiae Romanae ad M. Vinicium consulem libri duo), oltre alle biografie di Plutarco su Fabio Massimo, Claudio Marcello e a quella su Annibale di Cornelio Nepote (De viris illustribus).
Biografia Origini familiari e adolescenza
Appartenente alla Gens Cornelia, una delle più antiche e potenti famiglie patrizie di Roma, figlio di Publio Cornelio Scipione, che fu console nel 218 a.C. e che morì in Spagna assieme al fratello Gneo Cornelio Scipione Calvo durante la Seconda guerra punica, sposò Emilia Paola, figlia del console Lucio Emilio Paolo e sorella di Lucio Emilio Paolo Macedonico, e fu il padre di un omonimo Publio Cornelio Scipione, di Lucio Cornelio Scipione e di Cornelia, la famosa "madre dei Gracchi".
Secondo una leggenda riportata da Tito Livio, Publio Cornelio Scipione nacque, come Alessandro Magno, dall'unione con un grande serpente, che si materializzava nella camera da letto di sua madre. Il serpente appariva e si dileguava improvvisamente quando sentiva il sopraggiungere di qualcuno..
Carriera politico-militare (218 - 188 a.C.)
Sotto il comando del padre (218 a.C.)
Le prime notizie della vita pubblica di Publio che si hanno riportano al 218 a.C.: durante la battaglia del Ticino, primo vero scontro diretto tra Roma e Annibale, e primo scontro del giovane Publio, salvò la vita al padre, gravemente ferito.; . Lo storico greco Polibio racconta che:
Il padre, comandante delle forze romane in qualità di console, chiese come ricompensa militare per il comportamento eroico dimostrato dal figlio, la corona civica, ma Scipione rifiutò dicendo che «quell'atto si ricompensava da sé». La coraggiosa impresa fruttò comunque a Scipione la fama di valoroso.. Polibio aggiunge che da quel momento, nelle successive battaglie, raramente mise a repentaglio la propria vita quando la patria mise nelle sue mani le proprie speranze di successo.
Partecipa alla disfatta di Canne (216 a.C.) Due anni dopo, nel 216 a.C. fu tra i superstiti della disastrosa battaglia di Canne. Gli storici antichi non dicono se Scipione partecipò direttamente alla battaglia e da Livio sappiamo che ricopriva la carica di tribuno militare. Nello scontro morì anche il futuro suocero di Publio, il console Emilio Paolo, che secondo la tradizione polibiana, sarebbe stato contrario ad affrontare la battaglia... Caddero sul campo anche i due consolari Servilio e Minucio che combattevano al centro dello schieramento. e novanta tra ufficiali appartenenti alle grandi famiglie di Roma e delle città alleate, compresi consolari, pretori e senatori..; i morti romani furono 70.000 mentre furono 10.000 i prigionieri;. altre fonti parlano di 43.000/45.000 caduti e 19.000 prigionieri. Il console superstite, Varrone, ritenuto da Polibio il responsabile della sconfitta, con 10.000 sbandati si rifugiò a Venusia.. Si salvò anche il giovane Publio Cornelio..
Dopo la disfatta di Canne, si adoperò per porre in salvo i pochi e sbandati superstiti delle legioni romane, guidandoli verso Canosa, dove ci fu una prima riorganizzazione dell'esercito romano. Si trattava di un'impresa molto pericolosa, distando la città solo quattro miglia dal campo di Annibale.. In questo frangente, dovette frenare il desiderio di fuga di numerosi patrizi che volevano fuggire in esilio minacciando di fermarli anche col gladio. Per contro, si fa raccontare dai superstiti le fasi della battaglia, cercando di capire la tattica usata dagli avversari. Livio racconta che, di fronte alla prospettiva di sbandamento e di ammutinamento seguita alla sconfitta di Canne, Scipione fu l'unico dei capi militari a mostrare fermezza di carattere: alle insistenze degli altri comandanti, indecisi sul da farsi, di riunire un consiglio per deliberare sulla situazione, egli oppone un netto rifiuto dicendo che ci si trovava in un frangente in cui non bisognava discutere bensì osare e agire.; .
Elezione a edile (213 a.C.) Nel 213 a.C., sempre secondo la narrazione di Polibio, alle elezioni per l'edilità si era candidato il fratello maggiore (in realtà minore di età), Lucio, ma con scarse speranze di successo. Publio, vedendo che la madre continuava ad offrire sacrifici agli dei in favore del fratello, raccontò alla stessa di aver fatto per due volte lo stesso sogno, dove immaginava di essere eletto edile insieme al fratello. E poiché aveva a cuore il bene della madre, sapendo di godere di un grande favore popolare, decise di presentare la propria candidatura in sostegno al fratello.. La madre prese allora la toga bianca, che si usa per i candidati alle cariche pubbliche, e la diede a Publio per presentarsi al Foro. La folla lo accolse con entusiasmo e quando raggiunse il luogo fissato per i candidati e si fermò vicino al fratello, il popolo lo elesse edile insieme a Lucio, ed entrambi fecero ritorno a casa a comunicare la lieta notizia alla madre.. Da quel momento in poi, tutti cominciarono a credere che gli dei parlassero con Publio attraverso i sogni e che le sue azioni fossero ispirate direttamente da loro. Publio non smentì mai questa credenza, al contrario ne approfittò abilmente nei momenti critici facendo credere ai propri uomini che i suoi comandi fossero dettati da un intervento divino.; .
Secondo invece quanto narra Tito Livio, i tribuni della plebe si opposero alla sua nomina, accampando la non raggiunta età legale, a cui Publio rispose:
Le tribù romane allora accorsero con tale fervore per dargli il voto, che i tribuni rinunciarono alla loro iniziativa..
Fu così che rivestì prima dell'età legale richiesta, la carica di edile curule, il primo gradino (dopo quella di questore) nel cursus honorum che culminava con la carica di Console.
I Ludi Romani, organizzati insieme all'altro edile, Marco Cornelio Cetego, furono celebrati con grande fasto, tenendo conto delle scarse possibilità del momento, e durarono un solo giorno. Ad ogni vicus di Roma vennero concessi cento congi di olio (pari a 327 litri)..
Il comando in Spagna (210 - 206 a.C.)
Nomina a proconsole (211 a.C.) Agli inizi del 211 a.C., giunse a Publio dalla Spagna la triste notizia che il padre Publio Cornelio Scipione e lo zio Gneo Cornelio Scipione Calvo erano stati sconfitti e uccisi dalle soverchianti forze militari cartaginesi, dopo diversi anni di guerra (dal 218 a.C.).. Quello stesso anno, il possesso della Spagna sarebbe verosimilmente andato perduto senza l'iniziativa di Lucio Marcio Settimo, che riuscì a riorganizzare i reparti sopravvissuti alla disfatta e fermare l'avanzata cartaginese, ottenendo una insperata vittoria.. Una nuova spedizione romana venne inviata in Spagna sotto il comando di Gaio Claudio Nerone. e, verso la fine del 211 a.C. a Roma, il senato e il popolo deliberarono per accrescere le proprie forze militari e per mandare in Spagna un nuovo comandante a sostituire lo stesso Claudio Nerone, tuttavia, vi era perplessità su chi mandare. Il nuovo generale, infatti, destinato a succedere ai due Scipioni, doveva essere scelto con grandissima cura..
Tito Livio racconta che vi era chi faceva il nome di questo, chi di quello. Alla fine si decise di convocare i comizi centuriati per provvedere all'elezione del proconsole da inviare in Spagna. I due consoli fissarono così il giorno di tale convocazione. Inizialmente attesero qualcuno che fosse stato degno di presentare la propria candidatura, ma nessuno si fece avanti, tanto da generare sconforto e rimpianto dei due generali caduti. Nel giorno stabilito, i comizi si adunarono nel Campo Marzio..
Fu così che Publio, all'età di soli 25 anni, ancora una volta al di sotto dell'età minima legale per poter entrare in carica, partì per lHispania verso la fine dell'anno come cittadino privatus, ma investito dellimperium proconsolare,. accompagnato dal propretore Marco Giunio Silano e dal suo fidato compagno d'arme, Gaio Lelio. Alle forze rimaste in Spagna dell'antico esercito e a quelle che Nerone vi aveva portato dall'Italia, furono aggiunti 10.000 fanti e 1.000 cavalieri. Scipione, accompagnato da una flotta di trenta navi, tutte quinqueremi, partì dalle foci del Tevere, percorse il litorale dell'Etruria, il golfo Gallico fino ai Pirenei, per sbarcare alla città greca di Emporiae... Da qui, dopo aver ordinato che le navi lo seguissero parallelamente lungo la costa, partì a piedi per Tarraco (Tarragona) dove radunò tutti gli alleati, che lo avevano raggiunto da tutta la provincia alla notizia del suo arrivo. Agli ambasciatori degli alleati, smarriti ed incerti sul da farsi, rispose con un tono sereno, sicuro e persuasivo, tipico del suo carattere..
Decise quindi di partire da Tarraco per visitare le città alleate e i quartieri d'inverno dell'esercito (hiberna), lodando il valore dei soldati che, malgrado due gravi sconfitte, avevano mantenuto il possesso della provincia, respingendo il nemico cartaginese a sud del fiume Ebro e proteggendo le popolazioni alleate. Accompagnava Scipione quel Marcio che si era distinto con grande onore negli anni precedenti. Sostituì quindi il comando di Nerone con Silano, mentre la nuova armata era condotta nei quartieri d'inverno. Dopo aver ispezionato e organizzato i territori a nord del fiume, si ritirò a Tarragona per elaborare il piano d'attacco dell'anno successivo..
Prime operazioni (210-209 a.C.)
Scipione aveva come obiettivo principale quello di rovesciare alcune alleanze fra le popolazioni iberiche e i Cartaginesi, rendendo difficile il reclutamento di forze da inviare contro Roma in Italia. Era necessario però colpire a fondo le colonie di entrambi. Sapeva, inoltre, che Annibale si trovava in difficoltà di fronte alla strategia attendista di Quinto Fabio Massimo Verrucoso "il temporeggiatore", non riuscendo più a colpire a fondo Roma e i suoi alleati, costretto com'era a subire scontri di scarsa importanza per cercare di controllare un territorio, a lui sempre più ostile dopo la caduta di Siracusa (212 a.C.) e di Capua (211 a.C.)..
Dopo aver trascorso l'intero inverno a preparare la sua prima azione in Iberia (regione dell'Ebro, in latino Iber), studiando mappe e percorsi da seguire, con il proposito di colpire il cuore delle forze nemiche in una delle più audaci azioni della storia militare romana, il comandante romano partì alla volta di Nova Carthago, all'insaputa dell'intero esercito ad esclusione del solo e fidato Gaio Lelio. Questa importante fortezza racchiudeva la maggior parte delle risorse monetarie cartaginesi (vista la sua vicinanza ad alcune miniere di argento.), oltre a materiale bellico in abbondanza e numerosi ostaggi di molte delle popolazioni della Spagna. Il suo porto era, inoltre, uno dei migliori del Mediterraneo occidentale, cosa che avrebbe permesso a Scipione di avere un'ottima base di partenza per la conquista del sud.