L'Atto d'indipendenza della Lituania (in lituano Lietuvos Nepriklausomybės Aktas), o Atto del 16 febbraio, è stato firmato dal Consiglio della Lituania il 16 febbraio 1918. L'atto afferma l'indipendenza della Lituania, governata dai principi democratici, designando Vilnius come capitale.
L'atto fu firmato dai venti rappresentanti del Consiglio, presiieduti da Jonas Basanavičius, esponente di primo piano del Risveglio nazionale lituano.
Il percorso della dichiarazione fu lungo e complesso poiché la presenza dell'Impero tedesco aveva aumentato la pressione sul Consiglio, che dovette operare considerando sia i tedeschi, le cui truppe erano presenti in Lituania, che le richieste del popolo.
La dichiarazione non ebbe effetto immediato, dato che i tedeschi avevano vietato la diffusione dell'atto (che tuttavia avvenne illegalmente): solo dopo la cessazione delle influenze teutoniche (basti pensare al Regno di Lituania) e alla sconfitta dell'Impero tedesco nella prima guerra mondiale, poté essere avviato un primo governo lituano. Dopo aver ottenuto una parziale indipendenza, l'esercito lituano, affiancato dalla neonata Repubblica di Weimar, combatté dal 1918 al 1920 contro la Russia e la Polonia, per difendere la propria indipendenza.
I contenuti dell'atto gettarono le basi legali per l'esistenza della Lituania moderna, sia durante il periodo interbellico che dopo il 1990.Mindaugas Maksimaitis, Lietuvos valstybės konstitucijų istorija (XX a. pirmoji pusė), Vilnius: Justitia, 2005, ISBN 9955-616-09-1, pp. 36–44. L'atto ha dettato anche i principi di tutte le carte costituzionali lituane successive, tra cui rientra sicuramente anche l'Atto di Restaurazione dello Stato di Lituania del 1990.Antanas Tyla, "Vasario 16-osios Akto reikšmė lietuvių tautos politinei raidai". Voruta, 2005 ISSN 1392-0677. La Lituania infatti, nel processo di distaccamento dall'URSS, affermò che il documento di restaurazione dello Stato indipendente, pur se operativo solo nei venti anni di periodo interbellico, conservasse ancora il proprio valore legale.Lo ribadisce anche il sito del Seimas: https://www.lrs.lt/
Oggi, il 16 febbraio rappresenta una festività nazionale in Lituania (Lietuvos valstybės atkūrimo diena, ossia Giorno della Restaurazione dello Stato Lituano).
Il 29 marzo 2017, è stato ritrovato il documento originale presso l'archivio diplomatico di Berlino, in Germania.
Contesto storico e Consiglio della Lituania
La Lituania ha avuto una propria sovranità nel corso della sua storia diverse volte sin dall'incoronazione di Mindaugas come re.
Dopo l'ultima ripartizione della Confederazione polacco-lituana nel 1795, la Lituania fu annessa all'Impero russo. Durante il XIX secolo, sia i lituani che i polacchi tentarono di restaurare l'indipendenza. Le rivolte più importanti avvennero nella rivolta di Novembre e nella rivolta di Gennaio (1863), ma le prime vere possibilità di ottenere un'autonomia governativa si ebbero quando la Russia e la Germania furono impegnate nella Grande Guerra.
Nel 1915, i tedeschi occuparono le aree orientali dell'Impero russo. A seguito della Rivoluzione d'ottobre (1917), la Germania confluì gli sforzi militari nella creazione della Mitteleuropa a guida teutonica: il piano comprendeva una serie di Stati fantoccio che avrebbero dovuto servire come cuscinetto: questo spiega perché fu favorevole alla Conferenza di Vilnius. Si sperava infatti che la proclamazione dello Stato lituano avrebbe reso più freddi i rapporti del Paese baltico nei confronti della Russia, creando maggiori connessioni politiche con la Germania. Ad ogni modo, questa strategia fallì; la conferenza, tenutasi dal 18 al 22 settembre 1917, propendette per la restaurazione della Lituania come Stato sovrano: si sottolineò solo come una qualche connessione maggiore si potesse costituire se i tedeschi avessero formalmente riconosciuto l'esistenza della Lituania come nazione. Il 21 settembre, i 214 partecipanti della conferenza elessero i venti membri del Consiglio della Lituania per mettere nero su bianco quanto si intendesse compiere. Le autorità tedesche non permisero di rendere pubblici gli atti, ma consentirono al Consiglio di procedere e andare avanti. La conferenza di Vilnius decretò anche che in futuro dovesse essere creata un'Assemblea costituente "in conformità con i princìpi democratici riconosciuti da tutti i cittadini della Lituania".
Iter formativo dell'atto finale Atto dell'11 dicembre L'Atto dell'11 dicembre fu il secondo passo che i lituani percorsero per redigere il documento finale. La prima bozza, chiesta dal cancelliere Georg von Hertling, fu preparata dal Ministero tedesco per gli Affari Esteri il primo dicembre.Alfonsas Eidintas; Vytautas Žalys; Alfred Erich Senn, "Capitolo 1: La restaurazione dello Stato" in Edvardas Tuskenis, La Lituania nelle Politiche Europee: Gli anni della Prima Repubblica, 1918–1940 (edizione paperback), New York: St. Martin's Press, 1999, ISBN 0-312-22458-3, pp. 24–31. Ulteriori modifiche furono apportate, preparandole insieme il cancelliere tedesco e una delegazione del Consiglio della Lituania. I membri della delegazione erano Antanas Smetona, Steponas Kairys, Vladas Mironas, Jurgis Šaulys, Petras Klimas e Aleksandras Stulginskis. Dopo la discussione tra le parti, fu raggiunto un compromesso sul testo del documento. Il rappresentante tedesco Kurt von Lersner insistette sul fatto che nessuna parola avrebbe dovuto essere modificata e che tutto il Consiglio avrebbe dovuto firmare il testo così come preparato.
Dopo che la delegazione tornò a Vilnius, il Consiglio si riunì l'11 dicembre per discutere dell'Atto. Fu adottato senza che fossero adoperati cambiamenti. 15 persone votarono in favore dell'atto, tre furono i contrari, un astenuto e un assente. Non è del tutto pacifico se ogni membro del Consiglio sottoscrisse il documento.Il documento d'indipendenza e le tappe: https://europecentenary.eu/the-independence-of-lithuania-the-act-of-independence-of-16-february-1918/ L'Atto fu scritto in lingua tedesca, e, stando a quanto emerge da analisi storiche, non fu preparata nessuna traduzione ufficiale in lituano. Per questo motivo, fonti diverse riportano traduzioni leggermente diverse. L'Atto dell'11 dicembre sanciva l'indipendenza della Lituania, ma chiedeva anche la protezione del governo tedesco (clausola 2) e una "alleanza certa e permanente" con la Germania. Poiché l'atto prevedeva convenzioni che concernevano affari militari, trasporti, confini doganali e valuta da adottare, molti lituani sostennero che il Consiglio fosse imputabile per eccesso di potere: le conclusioni raggiunte in seno alla Conferenza di Vilnius a settembre sancivano infatti che queste decisioni spettavano all'assemblea costituente.
Atto dell'8 gennaio
Quando iniziarono i negoziati di pace tra russi e tedeschi all'inizio del 1918, la Germania chiese ai rappresentanti lituani di preparare due notifiche dell'indipendenza: una ai sovietici, in cui si affermava che i legami con questi venivano rotti e non si faceva riferimento all'alleanza che si sarebbe dovuta costituire con i tedeschi; l'altra all'Impero tedesco, la quale sostanzialmente riportava i contenuti delineati l'11 dicembre. Il Consiglio decise di emendare già la prima parte dell'Atto l'11 dicembre. Petras Klimas incluse una frase che richiamava la formazione in seguito di un'assemblea costituente. Un altro importante sviluppo riguardò la statuizione dei principi democratici come fondamenta del nuovo Stato, come già deciso nella Conferenza di Vilnius, ma omesso nella bozza dell'11 dicembre. La seconda parte, riferita alla "alleanza certa e permanente con la Germania", fu totalmente ignorata. La versione finale fu approvata l'8 gennaio 1918, giorno in cui il Presidente degli Stati Uniti Woodrow Wilson annunciava i quattordici punti. Nella sostanza, l'atto dell'8 gennaio non differirà molto da quello del 16 febbraio.Fulvio Fusco, L’ammaliatrice di Kaunas, Youcanprint, 2014, ISBN 978-88-91-16905-1, p.29.
Nonostante questo, l'Ober Ost, amministrazione militare tedesca, rifiutò i cambiamenti. Il 26 gennaio, soddisfacendo a quella che era la richiesta precedentemente fatta, furono approvate le due versioni da notificare ai tedeschi e ai russi, ma non inclusero i cambiamenti apportati l'8 gennaio.Juozas Skirius, "Lietuvos nepriklausomybės akto paskelbimas". Gimtoji istorija. Nuo 7 iki 12 klasės, 2002, Vilnius: Elektroninės leidybos namai, ISBN 9986-9216-9-4. I testi furono preparati sulla base dell'Atto dell'11 dicembre. Queste concessioni ai tedeschi crearono tensioni in seno al Consiglio.Albertas Gerutis, "Independent Lithuania" in Albertas Gerutis Lithuania: 700 Years. tradotto in inglese da Algirdas Budreckis (sesta edizione), 1984 New York: Manyland Books, ISBN 0-87141-028-1, pp. 151–162. Quattro membri (rispettivamente Mykolas Biržiška, Steponas Kairys, Stanisław Narutowicz e Jonas Vileišis) rassegnarono le dimissioni in segno di protesta. A tale decisione si affiancò pure il presidente Antanas Smetona, sia pur per ragioni diverse perché sostenitore dell'Atto dell'11 dicembre. Jonas Basanavičius, più tardi considerato padre dell'indipendenza, fu eletto presidente.
Atto del 16 febbraio
La Germania non riconobbe la Lituania come Stato indipendente: non fu invitata nessuna delegazione lituana a partecipare alle negoziazioni del trattato di Brest-Litovsk iniziate il 22 dicembre 1917, tra gli Imperi centrali e la Russia e relative all'uscita dalla guerra da parte dei secondi. Durante la prima e ultima riunione congiunta tra Consiglio e autorità tedesche, risultò chiaro come i teutonici volessero che il Consiglio divenisse un organo consultivo. Questa situazione dette ulteriore credito a quella parte del Consiglio che non voleva un'"indipendenza fittizia". La preoccupazione principale a questo punto divenne il rinvitare i membri che avevano lasciato l'organo lituano. A seguito di discussioni, si provvide a revisionare nuovamente le prime versioni dell'Atto, quelle non edulcorate dall'influenza tedesca.Alfonsas Eidintas; Vytautas Žalys; Alfred Erich Senn, "Chapter 1: Restoration of the State" in Edvardas Tuskenis, Lithuania in European Politics: The Years of the First Republic, 1918–1940 (edizione paperback), New York: St. Martin's Press, 1999, ISBN 0-312-22458-3, p. 30.