Federici (de Fedricis o de Federicis) fu una famiglia originaria della Val Camonica che ebbe un ruolo di rilievo nella storia della vallata tra medioevo ed età moderna.

Genealogia Il primo a illustrare l'origine della famiglia Federici è il cronista bresciano Giacomo Malvezzi (Brescia, 1380 - 9 aprile 1454 (?)), nelle sue Chronicon brixianum ab origine urbis ad annum usque MCCCXXXII. Egli riporta il racconto secondo cui i de Bruxatis (Brusati) e i Federici fossero in origine un'unica stirpe, ma sorgendo contrasti tra loro una parte si scontro con l'altra: si salvò a stento um bambino che ricevette il nome di Bruxatus perché ustionato dal fuoco. La parte vincitrice si chiamò invece Federico dal nome di un uomo egregio, il più meritivole di quella fazione. L'autore mostra però scetticismo in merito a questa versione, ritenendo dalle sue fonti che i de Bruxatis avessero possedimenti in Valcamonica tempi lontanissimi e che nei manoscritti non vengono mai definiti de Brusati, ma appunto Bruxati: i Federici ottennero i loro beni in valle quindi solo successivamente, forse durante la dominazione dei Visconti nel Trecento, che "cancellò i privilegi e tutti i diritti acquisiti dai nobili de Bruxatis"Malvezzi , pp. 162-165. .

Secondo invece una Genealogia del 1028 riportata nel Codice federiciano, manoscritto di inizio Settecento compilato da don Camillo Federici, che raccoglieva le memorie antiche della famiglia, i Federici affondavano le loro radici in tale Federico, figlio di Costanza Alemanna e Giulio Silvio, fratello dell'imperatore Ottaviano Augusto«Dominus Federicus principalis familae nostris auctor ab illo Iulio Silvio Octavi Romano filio, et Octaviani Cesaris Augusti Romanorum Imperatoris frate ex Costantia Allemana matre originem traxit» (Codice federiciano, p. 5); Gregorio di Valcamonica 1698, pp. 240-241.

Negli anni '30 del XX secolo don Alessandro Sina recuperado la versione del Malvezzi, argomentò come i Federici discendessero dai Brusati di Brescia, e non viceversa. I Brusati, che discendevano a loro volta di signori bergamaschi da Mozzo che possedevano diritti n bassa Valle Camonica già nel XI secolo, si divisero a loro volta tra "Brusati bresciani" e "Brusati camuni": questi ultimi presero successivamente il nome di Federici Sina 1930, Giarelli 2015. I Brusati "bresciani" rimasero infeudati nelle zone circostanti il lago d'Iseo fino al 1331, quando vendettero i beni ai Federici.

Ramificazioni della famiglia FedericiSinistri 1975:

In Valle Camonica sono ricordate le ramificazioni: Federici di Montecchio (de Montigio). Probabilmente il ceppo più antico risalente al XIII secolo. Federici di Gorzone. Noti per il castello e il monumento funebre di Isonno Federici. Federici di Angolo. Nel XV secolo emerge la figura di Comicino, noto per politiche altalenanti tra Visconti, Malatesta e Venezia. Federici di Esine. A partire dal XIV discesero da Ziliolo di Boyaco di Montecchio, che nel 1314 acquistò le proprietà degli Umiliati di Esine. Federici di Erbanno. A partire dal XIV si espandono in alta Valle Camonica con Pasino, da cui discenderà Giovanni che otterrà il titolo di conte del pievato di Edolo e Dalegno nel 1410. Fuori dalla Valle Camonica si ricordano: Federici di Teglio. Discendenti dal conte Giovanni di Pasino, emigrati in Valtellina per motivi politici a seguito della conquista veneziana della Valle Camonica. Federici di Ossana. Discendenti dal conte Giovanni di Pasino, emigrati in Val di Sole. Federici di Brescia. Numerosi Federici richiesero l'ammissione al patriziato della città di Brescia per ottenere prestigio e beneficio economico. Altri Federici forse connessi al ramo camuno: Federici di Monterotondo: il ramo della famiglia che ebbe molto successo economico e commerciale nel 1800/1900. Federici di Roma: molto vicini ai precedentemente citati di Monterotondo che fecero ricchezze poco prima del 1800.

Il Duecento: le lotte con Brescia

Il nome della famiglia è registrato per la prima volta in un atto del 1200 tra gli abitanti di Darfo e Montecchio e i signori del Monticolo. Tra i sottoscrittori è presente un Lanfranco Brusati (Laffrancum d. Brusati) che è indicato come capo dei Federici (qui dicitur caput Federicorum)Codice federicano, pp. 23-26. In un atto di investitura del 1254 si nominano Telezio, Anzelero e Zenone figli di Federico da MontecchioD. Telatius, et Anzelerius, et Zenonus fratres filii q.m d. Federici de Montegio (Codice federiciano, pp. 37-38).

Nel corso del XIII secolo la Valle Camonica fu interessata dalle mire espansionistiche del comune di Brescia: a seguito del periodo di instabilità dovuto alla morte dell'imperatore Federico II, verso gli anni '80 la città ottenne stabilità interna tra le fazioni donandosi a Carlo d'Angiò. Questa situazione le consentì di interessarsi al dominio sul contando ed in particolare verso la Valcamonica, dove risiedevano alcune consorterie avverse alla parte dominante nella città (definiti estrinseci o malesardi).

Nel 1288, volendo probabilmente vendicare un qualche tipo di soprusoSecondo alcuni una nuova gabella sul sale (cfr. Sandini 1981, Giarelli 2015) i Federici, di concerto con altri ribelli, assalirono il castello di Iseo e «mandarono a fil di spada quanti della contraria parte li giunsero alle mani»Codice federiciano, p. 28.

Il 20 novembre 1288 il comune di Brescia emise un bando contro i ribelli, che venne registrato negli statuti cittadini: nel testo sono esplicitamente perseguitati tutti quelli di casa Federici (omnese de domo de Federici), tra i quali: Fachino, Giacomo detto Calcagno, Giovanni detto Martina, i figli del fu Zenone, Anzelerio e Boiaco. Taglie erano imposte per la consegna, vivi o morti, dei maggiori di quindici anni. Ricompense erano inoltre indicate per la cattura di alcune roccaforti ribelli: Montecchio (1000 libbre imperiali), Gorzone, Esine e Breno (500), Prestine e Cimbergo (200), Vezza e Dalegno (100). Un premio ulteriore di 300 libbre si aggiungeva per la distruzione (terras cremaverit totaliter vel cremari fecerit) di Gorzone, Esine e BrenoStatuti bresciani del secolo XIII..

Nel 1291 le parti in lotta giunsero ad una pacificazione grazie all'intervento come arbitro di Matteo Visconti, Capitano di Milano. Il Codice federiciano riporta il testo di diversi atti di pace sia con i ribelli, sia con l'intera vallata. I Federici ottennero di poter rientrare nelle possessioni che avevano al tempo del podestà bresciano Francesco della Torre, di poter partecipare al collegio cittadino della Società dei mille, immunità sui dazi per cinque anni, eccetto la gabella sul sale, un rimborso di 2300 libbre imperiali in buona moneta di Brescia da riscuotere presso la città di MilanoCodice federiciano, pp. 49-53.

Il Trecento: la signoria viscontea

Negli anni Trenta del Trecento i Visconti si impongono come signori della Lombardia orientale. Il rapporto che legavano i Federici alla casata milanese fanno sì che durante questo secolo la consorteria camuna si affermò su ampie fasce del territio della Valle Camonica.

Nel 1331 Zanone, detto Mastaio e Ziliolo figli di Bojaco Federici di Gorzone acquistano da Girardo Brusati tutti i beni e i diritti che quest'ultimo aveva ad ArtogneSinistri 1975, p. 8.

Sul finire del secolo emerse il ceppo il Edolo-Mù, derivato da Pasino da Erbanno e dai suoi figli Giovanni e Gerardo, molto attivi come leaders della fazione filo-milanese (detta ghibellina) contro quella anti-milanese (guelfa). Il 31 dicembre 1398 furono presenti alla Pace di BrenoIn merito agli scontri di questo periodo in ambito bresciano-bergamasco cfr. la cronaca di Castello Castelli.

Nell'inverno 1410-1411 (o quello precedente) è plausibile che i Federici di Mu partecipassero all'eccidio di Lozio che portò al quasi sterminio dell'avversaria consorteria dei Nobili: la rocca dei da Lozio rimase in possesso dei Federici dell'alta Valle Camonica sino al 1428.

Il 7 giugno 1410 Giovanni Federici ottenne il titolo di conte del pievato di Edolo e Dalegno, con mero et mixto imperio et gladii potestasteGiarelli 2015, p. 25; il titolo venne rinnovato negli anni successivi sino alla conquista veneta (cfr. Testo in latino del rinnovo della contea il 9 aprile 1411 su wikisource, Valetti Bonini 1976, p. 152)

Il 27 maggio 1420 Filippo Maria Visconti concede ai Federici l'esenzione delle taglie della Valle Camonica, eccetto per quelli riguardanti lo «stipendio del podestà, le riparazioni, i castelli, i ponti e le strade»Pagnoni 2012..

Il Quattrocento: la dominazione veneziana

Nella seconda metà degli anni '20 del Quattrocento la Repubblica di Venezia entra in guerra con il Ducato di Milano per il controllo della Lombardia orientale. Nel 1426 Brescia si dona ai veneziani. La Valle Camonica viene conquistata manu militari alla fine del 1427: tra le ultime roccaforti a cadere è quella di Mu, dove era insediato Alberto (Betinzone) FedericiCodice federiciano, p. 89; Giarelli 2015, p. 25..

Con il diploma del 1º luglio 1428 il doge Francesco Foscari accoglie la dedizione della comunità di Valle Camonica nella Repubblica di Venezia.

Il 5 luglio 1428 Giacomo Federici figlio del conte Giovanni riceve una ducale dal Capitano di Valle Giacomo Barbarigo con la quale può trasferire ad Ossana, in Val di Sole, tutti i suoi beni camuni«Franciscus Foscari dei gratia Dux Venetiarum etc. Nobillibus et sapientibus viris Jacobo Barbadico de suo mandato capitaneo V.C. et successoribus suis fidelibus dilectis salutem et dilectionis affectum. Cupientes egregiis et nobilibus fidelibus nostris domino Antonio de Federicis legum doctori ac fratribus conplacere concessimus et harum serie concedimus ac libera licentiam impartimur Egregio Jacobino de Federicis fratri domini Antonii prelibati fideli nostro in Valle Solis presentialiter residenti quod omnes et singulos fructus redditus et proventtos suos quos de possessionibus suis in Valle nostra Camonica existentibus vel percipet conducere seu conduci facere possit ad locum habitationisque pro eius et familie sue usu et comodo nunc et per futura tempora ad beneplacitum suum. Quamobrem vobis scribimus et mandamus quatenus hanc nostram concessionem observeetis et faciatis integre et effectualiter observari. Datum in nostro ducali palatio die 5 mensis Julii indict VI, 1428» (Putelli 1915, p. 310)..

Il 10 aprile 1438 i Federici, riunitisi nel castello di Gorzone, danno procura a Comincino ed Alberto di andare al convegno ghibellino a Chiari e porsi come alleati dei ViscontiPutelli 1915, p. 353.

Nel 1444 il conte Damiolo Federici di Teglio, discendente dal ramo del conte Giovanni in esilio in Valtellina, presumibilmente a causa di uno sgarbo ricevuto, scende con un gruppo di fedeli a Sonico saccheggiando la casa del cugino. Ripasserà il passo dell'Aprica con una somma pari a 4424 ducatiGiarelli 2015, p. 39.

Dopo la Pace di Lodi del 9 aprile 1454 il duca di Milano Francesco Sforza rinuncia formalmente al possesso della Valle Camonica a favore della Repubblica di Venezia.

Il 15 gennaio 1477 si definì la transazione tra la famiglia Federici e la comunità di Valle Camonica nella quale si stabilì una ripartizione dei carichi fiscali e che «detti Federici potessero e dovessero partecipare a tutti li offici, benefici, ed utilità della Valle a ragione del loro estimo»Codice federiciano, pp. 109-112..

La famiglia ebbe propri rappresentanti fissi nei seguenti consigli valliggiani: 1 nel Consiglio dei Ragionati o Elezionari, 1 nel Consiglio segreto, 2 nel Consiglio generaleGregorio di Valcamonica \698, p. 100..

Tra il 1458 e il 1697 dei membri di questa famiglia hanno ricoperto per 54 volte la carica di Sindaco della Comunità di Valle CamonicaGregorio di Valcamonica (a cura di Oliviero Franzoni 1998) 1698, p. 50.

Dal Cinquecento al Settecento: i secoli veneti