Dotato di una voce squillante negli acuti e ricca nel mezzo, con un fraseggio chiaro e un timbro limpido, è annoverato tra i maggiori tenori di tutti i tempi, nonché tra i massimi esponenti della musica lirica. Con oltre 100 milioni di dischi venduti nel mondo, è considerato, inoltre, uno dei cantanti d'opera di maggior successo commerciale. Grazie a progetti musicali come la serie di concerti Pavarotti & Friends e il gruppo dei Tre Tenori, formato assieme ai colleghi Plácido Domingo e José Carreras, ha raggiunto la popolarità ben oltre i confini nazionali e l'ambito operistico, diventando uno dei cantanti italiani più noti a livello internazionale.
Noto con l'appellativo di Maestro e con i soprannomi "Lucianone", "Big Luciano", "Big P" e "King of High Cs" ("re del do di petto)Gina Guandalini, Luciano Pavarotti. Il trionfo della voce, Roma, Curcio Musica, 2008. ISBN 9788895695051 nel corso di oltre cinquant'anni di carriera ha vinto sei Grammy Awards, di cui un Grammy Legend Award, attribuitogli nel 1998. Inoltre, in virtù dei suoi contributi nel mondo della musica, ha ricevuto il Kennedy Center Honors nel 2001 e gli sono state conferite le più alte onorificenze della Repubblica Italiana.
Biografia
Nacque a Modena il 12 ottobre 1935, figlio di Fernando Pavarotti (1912-2002) e di Adele Venturi (1915-2002), nonché fratello maggiore della pallavolista Gabriella. Il padre era un fornaio nell'Arma dei Carabinieri che si dilettava a cantare a livello amatoriale in una piccola associazione di coristi non professionisti, la "Corale Gioachino Rossini" di Modena, e trasmise al figlio la passione per la musica operistica.
La formazione lirica Nel 1955 il ventenne Pavarotti decise di non intraprendere subito una carriera musicale, evitando così di iscriversi il conservatorio. Per un lungo periodo invece si dedicò agli studi per diventare un docente di educazione fisica; dopo essersi diplomato all'Istituto magistrale di Modena e avere insegnato alle scuole elementari per due anni, si iscrisse all'ISEF di Bologna. Pur proseguendo la sua attività di insegnante, che integrava con quella di venditore porta a porta di polizze assicurative,Luciano Pavarotti, dieci anni fa moriva il tenore senza confini. FOTO - tg24.sky.it, 5 set 2017 condusse gli studi di canto per tre anni con il tenore Arrigo Pola (di cui manterrà canoni e principi nella sua futura carriera) e alla partenza di questi per il Giappone proseguì la preparazione con il maestro Ettore Campogalliani, con il quale perfezionò la tecnica del fraseggio e della concentrazione. Per sua ammissione, Pola e Campogalliani sono rimasti per sempre i suoi unici e onorati maestri. Negli anni successivi, entrato a pieno regime nel mondo della lirica e sempre continuando i suoi studi canori, il giovane tenore ottenne un primo successo musicale, nel 1955, in una delle sue esibizioni con il padre e la Corale Rossini in Galles, nel corso del Festival di Llangollen dove la corale si aggiudicò il primo premio. Tornerà poi a Llangollen nel 1995, a quarant'anni di distanza dall'ultima volta, esibendosi in un concerto contenente le più famose arie.
L'affermazione Nel 1961 ottenne il primo riconoscimento personale, nel Concorso Internazionale Achille Peri, che si svolgeva a Reggio Emilia, organizzato da Luigi "Gigetto" Reverberi, talent scout di giovani cantanti lirici, già scopritore di nomi quali Tebaldi e Cossotto. La vittoria di questo concorso consentì al giovane Pavarotti di esibirsi davanti al grande pubblico, come il 29 aprile 1961, quando ottenne la sua consacrazione artistica salendo sul palcoscenico del Teatro Municipale di Reggio Emilia per interpretare il ruolo di Rodolfo ne La bohème di Puccini, diretta da Francesco Molinari Pradelli. Per ammissione dello stesso Pavarotti, il ruolo di Rodolfo è rimasto quello più rappresentativo del suo repertorio, tanto da diventare nel corso della sua carriera una sorta di suo alter ego sul palco.
La messa in scena de La bohème fu riproposta in diverse città d'Italia ed ebbe addirittura alcune richieste all'estero; Pavarotti interpretava inoltre il ruolo del Duca di Mantova nel Rigoletto, a Carpi, a Brescia e al Teatro Massimo di Palermo, dove, sotto la direzione del maestro Tullio Serafin, ottenne un buon successo e consacrò la sua figura di tenore in tutta Italia.
Sempre nel 1961 è Alfredo Germont ne La traviata nella tournée a Belgrado del Teatro La Fenice di Venezia.
I loggioni stranieri
Consolidata ormai la sua fama in patria, il passo successivo fu l'avvicinamento all'estero; nonostante qualche richiesta nei primi anni sessanta, fuori d'Italia era ancora poco conosciuto e difficilmente riceveva menzioni da critici.
La svolta arrivò di nuovo con La bohème, che anche dopo l'interpretazione di Rodolfo al teatro Wiener Staatsoper nel febbraio 1963, gli permise di mostrarsi al pubblico inglese.
Pavarotti ebbe molte richieste per delle repliche dell'opera pucciniana alla Royal Opera House di Covent Garden, a Londra, prima dell'arrivo di Giuseppe Di Stefano, ma a causa di un'improvvisa malattia del tenore siciliano fu costretto a sostituirlo (era il 1963) nella parte di Rodolfo. Lo rimpiazzò in teatro e anche al Sunday Night at the Palladium, un noto spettacolo televisivo inglese seguito da più di 15 milioni di telespettatori. Nello stesso anno è il Duca di Mantova in Rigoletto alla Wiener Staatsoper.
Le prime incisioni discografiche vennero presentate di lì a poco, per l'etichetta Decca Records, poco prima che egli venisse avvicinato dal giovane direttore d'orchestra Richard Bonynge, il quale gli richiese di esibirsi a fianco della moglie, il grande soprano Joan Sutherland. Con la Sutherland, nel 1965, mise piede per la prima volta negli Stati Uniti, a Miami, dove ricoprì il ruolo di Edgardo nella Lucia di Lammermoor di Donizetti, sotto la direzione dello stesso Bonynge."Il tenore in programma di esibirsi quella sera si ammalò senza un sostituto. Quando Sutherland era in viaggio con lui in tournée, raccomandò la giovane Pavarotti, poiché conosceva bene il ruolo": LUCIANO PAVAROTTI, giornaleilmaredigitale, 28 maggio 2020. La Sutherland lo accompagnò successivamente ne La sonnambula di Bellini alla Royal Opera House e ne La traviata di Verdi.
La Scala Sempre del 1965 la sua interpretazione de L'elisir d'amore di Donizetti, e ancora nello stesso anno si ebbe il suo esordio al Teatro alla Scala di Milano, dove il tenore fu espressamente richiesto da Herbert von Karajan al fianco di Mirella Freni per La bohème; visto il successo, l'anno seguente Pavarotti fu chiamato nuovamente per la Messa da Requiem in memoria di Arturo Toscanini. Nel periodo 1965-1966 sono da ricordare le interpretazioni de I Capuleti e i Montecchi di Vincenzo Bellini sotto la direzione di Claudio Abbado (allestimento portato in trasferta al Festival mondiale di Montréal in occasione dell'Expo 1967 nella Salle Wilfrid Pellettiere) e del Rigoletto, diretto da Gianandrea Gavazzeni.
Dello stesso 1966 e del 1967 sono le determinanti esibizioni con successo alla Royal Opera House di Pavarotti e della Sutherland ne La Fille du régiment di Donizetti, opera che grazie all'esecuzione dei famosi "nove do" di Tonio permetterà al tenore di trasformarsi in leggenda sei anni più tardi. Nel 1966 è Rodolfo ne La bohème alla Wiener Staatsoper. A Vienna Pavarotti andò in scena fino al 1996 in cinquantasei rappresentazioni. Sempre nel 1967 è Tebaldo in I Capuleti e i Montecchi al Festival Internazionale di Edimburgo con la London Symphony Orchestra diretta da Claudio Abbado.
Nel 1968 e nel 1969 è ancora determinante il successo che ottiene interpretando i "nove do" di Tonio ne La figlia del reggimento al Teatro alla Scala. Il tenore sarà presente nelle stagioni liriche del Teatro alla Scala fino al 1992, tenendo anche un recital nel 1988. Sempre nel 1968 è Lord Arturo Talbo-Arthur Talbot nella ripresa del Teatro Massimo "Vincenzo Bellini" di Catania di I puritani, melodramma serio di Vincenzo Bellini. Nel 1969 è Lord Arturo Talbo nella prima rappresentazione radiofonica nell'Auditorium RAI del Foro Italico di Roma di I puritani.
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Nel 1967 interpreta il ruolo di Rodolfo ne La bohème al San Francisco Opera. Nel 1968 è Edgardo in Lucia di Lammermoor sempre a San Francisco e in seguito ricopre ancora il ruolo di Rodolfo ne La bohème con cui esordisce alla Metropolitan Opera House. Nel 1969 è ancora in cartellone alla San Francisco Opera con Rodolfo e con Nemorino in L'elisir d'amore. Nel 1970 il Metropolitan lo vede interpretare Nemorino e Alfredo ne La Traviata. Lo stesso anno incide per la Decca Un Ballo in Maschera con Renata Tebaldi.
Nel 1971 è ancora Rodolfo al Met ed è il Duca di Mantova in Rigoletto al Covent Garden. È scritturato per interpretare Lucia di Lammermoor allo Sferisterio di Macerata, ma una improvvisa laringite il giorno della "prima" lo costringe a dare forfait e a essere sostituito da Carlo Bini. Nel 1972 è Lord Arturo Talbo nella ripresa della Metropolitan Opera House di Filadelfia di I puritani.
Il successo arriva il 17 febbraio 1972, alla Metropolitan Opera House di New York, in occasione dell'esecuzione de La figlia del reggimento, quando esegue nove do acuti, difficilissimi da emettere a voce piena, in maniera sciolta e naturale, nell'aria di Tonio Ah, mes amis. Riceve una standing ovation senza precedenti, che lo richiama al sipario per ben 17 volte, un record finora imbattuto.
Al Metropolitan, Luciano Pavarotti è rimasto in cartellone fino al 2004, prendendo parte a circa trecentottanta rappresentazioni. Vi ha interpretato, tra gli altri, il Duca di Mantova nel Rigoletto, Nemorino ne L'elisir d'amore, Arturo ne I puritani, il Cantante italiano ne Il cavaliere della rosa, Manrico ne Il trovatore, Fernando ne La favorita, Cavaradossi in Tosca, Riccardo in Un ballo in maschera, Rodolfo in Luisa Miller, il ruolo del titolo nell'Idomeneo e nell'Ernani, Radamès in Aida, Oronte ne I Lombardi alla prima crociata, Canio in Pagliacci, il ruolo del titolo nell'Andrea Chénier e Calàf in Turandot. Nel secondo atto de Il pipistrello (Die Fledermaus) di Johann Strauss figlio, ambientato al ballo in casa del principe Orlofsky, è apparso inoltre come artista ospite, secondo una consuetudine che vede tradizionalmente grandi interpreti esibirsi come "sé stessi" in quella scena.
Oltre alle rappresentazioni operistiche, Pavarotti si è esibito al Metropolitan anche in numerosi concerti ed eventi speciali: la Messa da Requiem di Verdi, il Freni-Pavarotti-Levine Concert nel 1985, il concerto Pavarotti-Levine nel 1988, ripreso dalla televisione; il gala per i venticinque anni di carriera al Met insieme a Domingo nel 1993; un recital nel 1994, un concerto nel 1997 e, nel 1998, il gala per il trentesimo anniversario del suo debutto al Met.
Nel 1972 è Edgardo Ravenswood in Lucia di Lammermoor a San Francisco. Alla San Francisco Opera egli andò in scena fino al 1991 e tenne anche due recital nel 1983, due concerti nel 1984 e uno nel 1991. L'esordio all'Arena di Verona risale al 1972 con il Ballo in maschera di Verdi. Nel 1973 si ripresentò in Arena con La bohème, diretta da Peter Maag e nella Lucia di Lamermoor accanto al soprano Cristina Deutekom. Sempre nel 1973 è Edgardo in Lucia di Lammermoor al Covent Garden. A Londra egli andò in scena in venti rappresentazioni fino al 2002.