Rodi (in greco moderno Ρόδος Ròdos; ) è la più grande delle isole del Dodecaneso e la più orientale delle maggiori isole dell'Egeo; il versante sudorientale è bagnato dal Mar di Levante. È la quarta isola più grande della Grecia.
È situata a circa dalle coste della Turchia. La popolazione nel 2011 è di circa abitanti, di cui circa 60- risiedono nella città di Rodi, il centro maggiore.
Rodi era il capoluogo della prefettura del Dodecaneso, che includeva anche le vicine isole di Simi, Piscopi, Calchi e Castelrosso. Storicamente era famosa per il Colosso di Rodi, statua del dio Elio, una delle sette meraviglie del mondo antico. La città medievale del capoluogo dal 1988 è inserita nella lista dei beni patrimonio dell'umanità.
Origine del nome
Il nome potrebbe derivare dal greco antico (rhodon), che significava «rosa» (in greco moderno Triantaphyllià - τριανταφυλλιά, "trentapetali"), e ricorrente è la denominazione di Isola delle rose. La rosa è uno dei simboli di Rodi, spesso impresso sulle monete.
Già nell'antichità alcune teorie collegavano il nome dell'isola alla mitologia: Rodo era la ninfa figlia di Poseidone e di Anfitrite. Ovviamente può essere accaduto anche l'inverso: che la ninfa abbia preso nome dall'isola.
Diversi studiosi sostengono un'origine pre-greca del nome, facendolo risalire in particolare alla parola fenicia erod (serpente), per la passata abbondanza di serpenti. Nelle lingue semitiche (tra cui il fenicio) la stessa radice è collegata a un'altra, che significa "essere liberi", e c'è chi ha supposto che i Fenici indicassero con una parola simile ma non identica a erod l'isola che per un lungo periodo riuscì a difendere la sua indipendenza dai popoli circostanti.
Altre figure rappresentative dell'isola sono il daino, qui chiamato erroneamente "cervo", la cui statua domina il principale ingresso portuale e di cui vari esemplari pascolano lungo i percorsi dei parchi delle mura, e l'ibisco, onnipresente fiore che decora ville e giardini. Secondo leggende popolari, furono i cervi, e non Forbante a liberare l'Isola dai serpenti.
Accanto a questi, altri appellativi caratterizzano o caratterizzavano Rodi che era variamente definita: . Geografia
Spesso paragonata per forma a un ferro da stiro, Rodi ha una superficie di circa 1400 km² con una lunghezza di 80 km e una larghezza massima di 38 km. Giace sul confine tra la placca egea e la placca africana. Lo schema tettonico è complesso, con un'evoluzione nel Neogene che include periodi di compressione, estensione e scorrimento. Attualmente l'isola sta subendo una rotazione antioraria (17°±5° negli ultimi anni) associata al sistema sinistrorso del sistema delle faglie trascorrenti dell'Egeo.
L'interno è occupato in gran parte da dolci colline coltivate di origine calcarea, che in pochi punti diventano accidentate, pur senza raggiungere altezze importanti. La cima più alta è il monte Attàiro (in greco Αττάβυρος, Attàvyros), 1216 m, nella zona centro-occidentale. La città di Rodi è situata all'estremità nord, luogo del principale porto commerciale dell'isola fin dall'antichità. A 14 km a sud-ovest dalla città è situato l'aeroporto internazionale (codice RHO). Sulla costa orientale è rilevante la città di Lindo (Λίνδος, Lindos), un tempo importante porto commerciale, oggi meta turistica.
Storia
Antichità Alla fine del III millennio a.C., durante la Prima Età del Bronzo, a Rodi cominciarono a svilupparsi importanti insediamenti urbani, come Asomatos, che rappresenta il più antico centro urbano conosciuto dell’isola. I vasi a forma di anatra rinvenuti ad Asomatos suggeriscono che in quel periodo vi fossero contatti con Cipro e con altre località della regione dell’Egeo. La civiltà minoica fondò un insediamento a Ialiso, nella parte nord-occidentale dell’isola, nel XVI secolo a.C., presumibilmente per facilitare gli scambi commerciali.Mee, C. B.; Rice, Ellen E. (7 March 2016), "Rhodes", Oxford Research Encyclopedia of Classics, Oxford University Press, doi:10.1093/acrefore/9780199381135.013.5588, ISBN 978-0-19-938113-5,
Nel XV secolo a.C. si insediarono i Greci micenei. Dopo il crollo dell’Età del Bronzo, i primi contatti esterni ripresi furono con Cipro. Secondo la leggenda greca, Rodi avrebbe partecipato alla guerra di Troia sotto la guida di Tlepolemo.
Invasa dagli Achei nel XV secolo a.C., l'isola conobbe un periodo di sviluppo nell'XI secolo a.C., con l'arrivo dei Dori che costruirono le tre importanti città: Lindo, Ialiso e Camiro, che insieme a Coo, Cnido e Alicarnasso (queste ultime sulla costa dell'Asia minore) dettero vita alla Esapoli dorica.
Nelle Olimpiche di Pindaro si narra che l'isola nacque dall'unione di Helios, dio del sole, con la ninfa oceanina Rodi (Rodo, Roda o Rode) e le città presero i nomi dei loro tre figli. Come testimoniato dai grandi santuari di Lindo e Camiro, nel VII secolo a.C. Rodi divenne uno dei punti cardine del commercio mediterraneo.
Dopo che Atene sconfisse gli invasori Persiani nel 478 a.C., le tre città aderirono alla Lega ateniese. Allo scoppio della guerra del Peloponneso nel 431 a.C., Rodi si mantenne neutrale, pur facendo parte della Lega. La guerra terminò nel 404 a.C., e Rodi optò per la non belligeranza per tutta la durata delle ostilità.
Nel 408 a.C. le tre città si unirono per formare un'unica unità politica, perciò nella parte settentrionale dell'isola si costruì una nuova capitale: la città di Rodi. I lavori furono condotti dall'architetto ateniese Ippodamo. Il generale indebolimento della Grecia in seguito alla guerra del Peloponneso fece sì che l'isola fosse conquistata prima da Mausolo di Alicarnasso, poi dai Persiani nel 340 a.C., infine da Alessandro Magno nel 332 a.C.
Dopo la morte di Alessandro tre dei suoi generali (Tolomeo, Seleuco e Antigono) si divisero l'impero. Rodi strinse forti legami culturali e commerciali con i Tolomei di Alessandria per formare così la lega rodo-egiziana che controllò i traffici commerciali nell'Egeo per tutto il III secolo a.C.. Rodi si impadronì della costa caria, con la quale costituì la Perea Rodia, territorio che raggiunse la sua massima estensione dopo il trattato di Apamea del 188 a.C., inglobando anche le città della Licia.
La città divenne un centro marittimo, commerciale e culturale di grande importanza, la cui moneta circolava per tutto il Mediterraneo. Le sue famose scuole di filosofia, scienza, letteratura e retorica rivaleggiavano con quelle di Alessandria. Fra i più importanti esponenti di questo grande momento di sviluppo furono il maestro di retorica Eschine, Apollonio di Rodi, gli astronomi Ipparco e Gemino, il filologo e grammatico Dionisio Trace. La scuola di scultura dell'isola sviluppò uno stile drammatico e ricco noto come "barocco ellenistico".
Nel 305 a.C. Demetrio I Poliorcete assediò Rodi al fine di rompere l'alleanza. Dopo un anno, nel 304 a.C., si arrivò a un accordo di pace e l'assedio fu tolto; gli abitanti dell'isola decisero di vendere gli equipaggiamenti abbandonati dagli assedianti per poter così erigere una statua al dio Helios, conosciuta come il Colosso di Rodi. Tra il 205 e il 200 a.C. Filippo V di Macedonia tentò di conquistarla, ma invano. Nel 227 - 226 a.C. Rodi fu colpita da un rovinoso terremoto; ciononostante l'isola, sostenuta dagli aiuti provenienti dal mondo greco, perseverò nella propria politica marittima che la rese una tra le prime potenze in questo settore nel Mediterraneo, insieme a Cartagine.Maria Domitilla Campanile, La vita cittadina nell'età ellenistica, in «Storia Einaudi dei Greci e dei Romani», vol. 7, p. 399.
Nel 164 a.C. Rodi stipulò un trattato con Roma. Nell'isola giungevano i figli delle nobili famiglie romane per seguire le lezioni dei maestri di retorica, fra i quali Ermàgora di Temno (II secolo a.C.), autore tra l'altro, secondo Suida, di una Ars rhetorica (che peraltro non va affatto identificata tout-court con la Rhetorica ad Herennium, opera fino al XVI secolo attribuita a Cicerone e dalla critica successiva ascritta invece, sulla fede di Quintiliano, al retore latino Cornificio del I secolo a.C.). Inizialmente Rodi fu un'importante alleata di Roma, ma finì poi col perdere i privilegi acquisiti, tant'è che venne invasa e saccheggiata dal cesaricida Cassio. Mantenne tuttavia una grande importanza commerciale. Significativo è il fatto che il provvedimento fondamentale dell'antico diritto marittimo prese il nome di lex rhodia de iactu.
Nel I secolo d.C. Tiberio, non ancora imperatore, trascorse a Rodi 8 anni, fra ritiro volontario ed esilio. Cristianizzata da San Paolo, dopo la caduta dell'Impero romano d'Occidente appartenne per dieci secoli all'Impero bizantino. Ciononostante, venne più volte occupata: per esempio, dagli arabi guidati da Mu'awiya ibn Abi Sufyan nel 672. Durante la prima crociata venne ripresa da Alessio I Comneno.
Medioevo
Dal 1100 l’isola era governata dalle famiglie più influenti nel Dodecaneso della Repubblica di Genova, in particolare gli Spinola, i Vignolo ed i Moresco; controllando i traffici e governando le rotte marittime nell’Egeo per conto degli imperatori bizantini, questi furono eletti ammiragli di Costantinopoli e ricevettero come compenso e appannaggio alcune isole, tra cui, la più importante, Rodi.
Alla caduta nel 1306 dell’ultimo governatore della Repubblica di Genova Andrea Moresco, ammiraglio dell’Impero d’Oriente, nominato dall’imperatore Andronico II Paleologo nel 1282, seguì un periodo convulso di scontri ed imboscate, durante il quale i Genovesi, pur rimpiazzando il governatore col fratello Lodovico Moresco, alla morte di Andrea Moresco nel 1309 cedettero gradualmente il controllo ai Cavalieri Ospitalieri, mantenendo però il privilegio su tre città e un castello (Lardis), posseduti direttamente dal genovese Vignolo de Vignoli, nonno di Andreolo Moresco, che altresì aveva diritto ad un terzo di tutti i commerci e dazi generati sull’isola.
Nel 1309 l'isola passò sotto il controllo dei Cavalieri Ospitalieri, noti perciò come Cavalieri di Rodi. L'abitato fu ricostruito come un modello ideale di città medievale europea; di questo periodo rimangono molti monumenti famosi, fra cui il palazzo del Gran Maestro. Le possenti mura costruite dai cavalieri permisero all'isola di contrastare gli attacchi del sultano dell'Egitto nel 1444 e di Maometto II nel 1480. Tuttavia, nel dicembre del 1522 Rodi non poté resistere al grande esercito di Solimano il Magnifico. Ai pochi cavalieri rimasti fu concesso di ritirarsi a Malta, mentre l'isola restò sotto il dominio ottomano per quasi quattro secoli.Lutrell, p. 31.
Per secoli l'isola di Rodi ebbe un'importante comunità ebraica. Si trattava soprattutto di ebrei espulsi dalla Spagna che parlavano il ladino giudeo-spagnolo. Il periodo coloniale italiano
Annessa de facto già dal 1912 durante la guerra italo-turca, l'isola venne assegnata all'Italia con i trattati che posero fine alla guerra insieme alle altre isole dell'arcipelago del Dodecaneso. La città di Rodi costituì il capoluogo di una provincia, la cui sigla automobilistica era RD. Nel 1923 la provincia di Rodi fu affidata all'ambasciatore Mario Lago, che riuscì a far convivere pacificamente le diverse etnie dell'isola e avviò il restauro di numerose opere monumentali e la costruzione di infrastrutture ed edifici pubblici (strade, scuole, ospedali, ecc.). A questa attività presero parte in particolare gli architetti Florestano Di Fausto e Natale Sardelli.
Durante questo periodo la cerva della porta marittima dell'isola venne sostituita dalla lupa capitolina; dopo la fine del dominio italiano fu ripristinata la statua originaria. Nel 1936 fu nominato nuovo governatore De Vecchi.Petsa, p. 4.