Considerato «al tempo stesso il massimo teorico del diritto e il massimo filosofo italiano della politica […] nella seconda metà del Novecento», è «sicuramente quello che ha lasciato il segno più profondo nella cultura filosofico-giuridica e filosofico-politica e che più generazioni di studiosi, anche di formazione assai diversa, hanno considerato come un maestro».

Biografia Fascismo e antifascismo

Nacque a Torino il 18 ottobre 1909 da Luigi (medico) e Rosa Caviglia.

Una condizione familiare agiata gli permise un'infanzia serena. Il giovane Norberto scriveva versi, amava Bach e la Traviata, ma sviluppò, a causa di una non ben determinata malattia infantile,Scrive Bobbio: «[Fui] esonerato, per mia vergogna, dalle ore di ginnastica per una malattia infantile restata, almeno per me, misteriosa». (Norberto Bobbio, De senectute, Einaudi, Torino 1996, pp. 27, 31 e passim) «la sensazione della fatica di vivere, di una permanente e invincibile stanchezza» che si aggravò con l'età, traducendosi in un taedium vitae, in un sentimento malinconico che si rivelerà essenziale per la sua maturazione intellettuale.

Studiò prima al ginnasio e poi al liceo classico Massimo d'Azeglio, dove conobbe Leone Ginzburg, Vittorio Foa, Cesare Pavese, Massimo Mila e Giulio Einaudi, poi divenute figure di primo piano della cultura dell'Italia repubblicana. Dal 1928, come molti giovani dell'epoca, fu iscritto al Partito Nazionale Fascista.

La sua giovinezza, come da lui stesso descritto, fu "vissuta tra un convinto fascismo patriottico in famiglia e un altrettanto fermo antifascismo appreso nella scuola, con insegnanti noti antifascisti, come Augusto Monti, Umberto Cosmo e Zino Zini, e compagni altrettanto intransigenti antifascisti, come Leone Ginzburg e Vittorio Foa".

Allievo di Gioele Solari e Luigi Einaudi, si laureò in giurisprudenza l'11 luglio 1931 con una tesi intitolata Filosofia e dogmatica del Diritto, conseguendo una votazione di 110/110 e lode con dignità di stampa. Nel 1932 seguì un corso estivo all'Università di Marburgo, in Germania, insieme a Renato Treves e Ludovico Geymonat, ove conobbe le teorie di Jaspers e i valori dell'esistenzialismo. L'anno seguente, nel dicembre 1933, conseguì la laurea in filosofia, sotto la guida di Annibale Pastore, con una tesi sulla fenomenologia di Husserl,. riportando un voto di 110/110 e lode con dignità di stampa, e nel 1934 ottenne la libera docenza in filosofia del diritto, che gli aprì le porte nel 1935 all'insegnamento, dapprima all'Università di Camerino, poi all'Università di Siena e a quella di Padova (dal 1940 al 1948). Nel 1934 pubblicò il primo libro, L'indirizzo fenomenologico nella filosofia sociale e giuridica.

L'arresto del 1935 e la lettera a Mussolini

Le sue frequentazioni sgradite al regime gli valsero, il 15 maggio 1935, un primo arresto a Torino, insieme agli amici del gruppo antifascista Giustizia e Libertà;"Tra gli altri, con Bobbio vengono fermati Franco Antonicelli, Giulio Einaudi, Vittorio Foa, Carlo Levi, Piero Martinetti, Massimo Mila, Augusto Monti e Cesare Pavese. Bobbio se la cava con un’ammonizione, ma altri non saranno altrettanto fortunati (Antonicelli, Pavese e Levi vengono mandati al confino, Foa viene condannato a quindici anni di carcere, Mila a sette e Monti a cinque)": , Mondoperaio, nn. 3-4/2014, p. 69. fu quindi costretto, a seguito di una intimazione a presentarsi davanti alla Commissione provinciale della Prefettura per discolparsi, a inoltrare esposto a Benito Mussolini. La chiara reputazione fascista di cui godeva la famiglia gli permise però una piena riabilitazione, tanto che, nell'autunno del 1935 ottenne il suo primo incarico di filosofia del diritto a Camerino.. Nel 1938 gli fu dapprima preclusa la partecipazione al concorso a cattedra a causa dell'arresto di tre anni prima, venendo poi riammesso anche grazie all'intervento di Emilio De Bono, amico di famiglia; vinse poi il concorso, la cui commissione era presieduta dal cattolico Giuseppe Capograssi. Oltre a De Bono, si erano adoperati per la sua riammissione al concorso anche Giovanni Gentile e Gioele Solari..

È in questi anni che Norberto Bobbio delineò parte degli interessi che saranno alla base della sua ricerca e dei suoi studi futuri: la filosofia del diritto, la filosofia contemporanea e gli studi sociali. Nel 1939 iniziò la sua attività clandestina di antifascista. Nel gennaio di quell'anno fu convocato all'Università di Siena per ricoprire la cattedra di filosofia del diritto lasciata libera da Felice Battaglia; iniziò a frequentare Aldo Capitini e Guido Calogero. Nel 1942 prese all'Università di Padova, come ordinario di filosofia del diritto, il posto del professor Giuseppe Capograssi, a sua volta insediatosi nel 1938 nella cattedra del professor Adolfo Ravà, che era stato estromesso perché ebreo. Questo episodio della sua vita è spesso riportato come se Bobbio avesse preso direttamente il posto di Ravà.A puro titolo d'esempio si veda

Nel 1942 Bobbio affermò davanti alla Società Italiana di Filosofia del Diritto che Capograssi crebbe in «quel rinascimento idealistico del XX secolo, nel nostro campo di studi iniziato, stimolato, e, quel ch'è di più, criticamente fondato da Giorgio Del Vecchio».

L'adesione al Partito d'Azione Nel 1942 partecipò al movimento liberalsocialista fondato da Guido Calogero e Aldo Capitini e, nell'ottobre dello stesso anno, aderì al Partito d'Azione clandestino.

Nei primi mesi del 1943 respinse l'invito del ministro Biggini (che poco dopo redasse, su impulso di Mussolini, la costituzione della Repubblica di Salò) a partecipare a una cerimonia presso l'Università di Padova durante la quale si sarebbe dedicata una lampada votiva da collocare al sacrario dei caduti della rivoluzione fascista nel cimitero della città."Laicità e immanentismo nel pensiero di Norberto Bobbio", di Alfonso Di Giovine, in Democrazia e diritto, n. 4, 2015, p. 54.

Nel 1943 sposò Valeria Cova: dalla loro unione nacquero i figli Luigi, Andrea e Marco. Il 6 dicembre 1943 fu arrestato a Padova per attività clandestina e rimase in carcere per tre mesi. Nel 1944 venne pubblicato il suo saggio La filosofia del decadentismo, nel quale criticò l'esistenzialismo e le correnti irrazionalistiche, rivendicando al contempo le esigenze della ragione illuministica.Nicola Abbagnano, Storia della filosofia, volume 9. Il pensiero contemporaneo: il dibattito attuale, UTET, Torino 1998, p. 361.

Dopo la Liberazione collaborò regolarmente con Giustizia e Libertà, quotidiano torinese del Partito d'Azione, diretto da Franco Venturi. Collaborò all'attività del Centro di studi metodologici con lo scopo di favorire l'incontro tra cultura scientifica e cultura umanistica, e poi con la Società Europea di Cultura.

Nel 1945 pubblicò un'antologia di scritti di Carlo Cattaneo, col titolo Stati uniti d'Italia, premettendovi uno studio, scritto tra la primavera del 1944 e quella del 1945, dove sosteneva che il federalismo come unione di Stati diversi era da considerarsi superato dopo l'avvenuta unificazione nazionale.

Il federalismo a cui pensava Bobbio era quello inteso come "teorica della libertà" con una pluralità di centri di partecipazione che potessero esprimersi in forme di moderna democrazia diretta.Norberto Bobbio, Tra due repubbliche: alle origini della democrazia italiana, Donzelli Editore, 1996 pag.149 ISBN 88-7989-211-8

L'attività accademica Nel 1948 lasciò l'incarico a Padova e venne chiamato alla cattedra di filosofia del diritto dell'Università di Torino, annoverando corsi di notevole importanza, come Teoria della scienza giuridica (1950), Teoria della norma giuridica (1958), Teoria dell'ordinamento giuridico (1960) e Il positivismo giuridico (1961).

Dal 1962 assunse l'incarico di insegnare scienza politica, che ricoprirà sino al 1971; fu tra i fondatori della odierna facoltà di scienze politiche all'Università di Torino insieme con Alessandro Passerin d'Entrèves, al quale subentrò nella cattedra di filosofia politica nel 1972, mantenendola fino al 1979, anche per l'insegnamento di filosofia del diritto e scienza politica. Dal 1973 al 1976 divenne preside della facoltà, ritenendo, che mentre gli incarichi accademici fossero «onerosi e senza onori», era l'insegnamento l'attività principale della sua vita: «un abito e non solo una professione».

La politica, del resto, divenne via via un tema fondamentale nel suo percorso intellettuale e accademico e, parallelamente alla pubblicazioni di carattere giuridico, aveva avviato un dibattito con gli intellettuali del tempo; nel 1955 aveva scritto Politica e cultura, considerato una delle sue pietre miliari, mentre nel 1969 era uscito il libro Saggi sulla scienza politica in Italia.

Nei venticinque anni accademici all'ombra della Mole Antonelliana, Bobbio svolse anche diversi corsi su Kant, Locke, lavori su Hobbes, Marx, Kelsen, Cattaneo, Hegel, Pareto, Mosca, Gobetti, Gramsci e contribuì con una pluralità di saggi, scritti, articoli e interventi di grande rilievo, che lo portarono, in seguito, a diventare socio dell'Accademia dei Lincei e della British Academy.

Divenuto condirettore con Nicola Abbagnano della Rivista di filosofia a partire dal 1953, fu come questi socio dell'Accademia delle Scienze di Torino, della quale entrò a far parte il 9 marzo dello stesso anno per essere confermato socio nazionale e residente dal 26 aprile 1960. Dal 1967 fu componente del Comitato scientifico della Fondazione Luigi Einaudi di Torino.

Significativa la collaborazione, sul tema pacifista, col filosofo e amico antifascista Aldo Capitini, le cui riflessioni comuni sfociarono nell'opera I problemi della guerra e le vie della pace (1979).

L'attività politica Nel 1953 partecipò alla lotta condotta dal movimento di Unità Popolare contro la legge elettorale maggioritaria e nel 1967 alla Costituente del Partito Socialista Unificato. Nel tempo delle contestazioni giovanili, Torino fu la prima città a farsi carico della protesta e Bobbio, fautore del dialogo, non si sottrasse a un difficile confronto con gli studenti, tra i quali il suo stesso primogenito Luigi, che militava all'epoca in Lotta Continua. Nel contempo venne anche incaricato dal Ministero per la Pubblica Istruzione quale membro della Commissione tecnica per la creazione della facoltà di sociologia di Trento.

Nel 1971 Bobbio fu tra i firmatari della lettera aperta a L'Espresso sul caso Pinelli pubblicata sul settimanale L'Espresso. Nel 1998 Norberto Bobbio, in una lettera indirizzata ad Adriano Sofri pubblicata su la Repubblica, ripudiò il tono del linguaggio utilizzato nell'appello, ma senza ritrattarne l'adesione al contenuto di critica sui fatti legati alla strage di piazza Fontana.

Il 14 febbraio 1972, scrivendo a Guido Fassò intorno al problema democratico, Bobbio si sfogò, sostenendo che «questa nostra democrazia è divenuta sempre più un guscio vuoto, o meglio un paravento dietro cui si nasconde un potere sempre più corrotto, sempre più incontrollato, sempre più esorbitante [...] Democrazia di fuori, nella facciata. Ma dietro la tradizionale prepotenza dei potenti che non sono disposti a rinunciare nemmeno a un'oncia del loro potere, e lo mantengono con tutti i mezzi, prima di tutto con la corruzione [...] La democrazia non è soltanto metodo, ma è anche un ideale: è l'ideale egualitario. Dove questo ideale non ispira i governanti di un regime che si proclama democratico, la democrazia è un nome vano. Io non posso separare la democrazia formale da quella sostanziale. Ho il presentimento che dove c'è soltanto la prima un regime democratico non è destinato a durare [...] Sono molto amaro, amico mio. Ma vedo questo nostro sistema politico sfasciarsi a poco a poco [...] a causa delle sue interne, profonde, forse inarrestabili degenerazioni».Guido Fassò, La democrazia in Grecia, Giuffrè Editore, Milano 1999, p. XI.