Predappio (La Pré o Dvìa in romagnolo) è un comune italiano di abitanti della provincia di Forlì-Cesena in Emilia-Romagna.

Il centro storico si sviluppa attorno al castello medievale. Subì interventi urbanistici durante il periodo fascista, che modificarono in parte la struttura urbana: il centro cittadino è identificato principalmente in Predappio Nuova, sviluppatasi in epoca moderna in corrispondenza dell'allora località di Dovìa, distinto da Predappio Alta, che conserva l’impianto medievale.

Geografia fisica Territorio Il comune si sviluppa lungo la valle del torrente Rabbi ed è caratterizzato da un paesaggio collinare alle propaggini dell’Appennino forlivese, con quote che variano dai fondovalle fino a zone più elevate tra le colline interne.

Clima

Origine del nome La probabile etimologia del toponimo deriva da prè (pietra, in dialetto) d'Appia, con riferimento alla pietra gialla su cui venne eretto il castello di Predappio alta, nonché a Giovanni d'Appia, il castellano inviato dal Papa per contrastare i sostenitori ghibellini..

Fino ai primi anni venti del Novecento, Predappio era un paese di modeste dimensioni che sorgeva sulle colline dell'Appennino forlivese, cresciuto attorno al castello medioevale. Lungo la valle, a circa 2 km, vi era la località nota con il nome di Dovìa (probabile toponimo romano, Duo Viae), che verso la seconda metà dell'Ottocento era costituita da poche case sparse di contadini, mezzadri e qualche artigiano. Unici centri di aggregazione della località erano una scuola e l'osteria, quest'ultima ancora esistente. Con la creazione del nuovo abitato secondo i progetti architettonici del regime fascista, che prendeva il nome di Predappio Nuova, Dovia ne veniva inglobata e spariva, mentre con Predappio si continuava ad indicare il vecchio abitato sulle colline. Con il passare degli anni, i nomi dei due abitati vennero cambiati: si cominciò a chiamare Predappio solamente la Predappio Nuova (nel frattempo aumentata in termini di popolazione e di importanza), e a chiamare Predappio Alta il borgo antico, sulle colline, (la Pré in romagnolo). Sino al 1927, Predappio Alta era capoluogo ma dopo il 1927, con il podestà Pietro Baccanelli, esso fu spostato nella frazione Dovìa ed è l'attuale Predappio capoluogo (talvolta denominata Predappio Bassa).

Storia Antichità Nella frazione di Fiumana rinvenimenti archeologici attestano la presenza di insediamenti umani fin dall'età del bronzo e, di epoca romana, rimangono i resti di una villa scoperta nel 1960 da Bernad Montanari. Probabilmente l'edificio appartenne a ricchi possidenti terrieri e rimase abitato dal I al IV secolo d.C.

Medioevo Nel 1045 si ha la prima notizia di un monastero benedettino a Fiumana e, del 1068, se ne conosce anche il nome dell'abate: Ego Bonizio. Il monastero assume sempre maggiore importanza, per decadere però verso il XV secolo.

Nel 1304 fu posseduta da Marchese degli Argugliosi.

Nel giugno del 1424 le truppe di Pandolfo III cingono d'assedio il castello di Fiumana che in breve capitola. Nel 1434 Antonio Ordelaffi riceve da papa Eugenio IV il riconoscimento della signoria forlivese ricevendo in possesso anche i territori di Fiumana.

Età moderna e contemporanea

L'Ottocento Durante l'Ottocento Predappio seguì il resto della Romagna, venendo annessa prima al Regno di Sardegna nel 1859 e confluendo poi, nel 1861, nel Regno d'Italia.

Predappio è ancora oggi nota in quanto il 29 luglio 1883 vi nacque, nella frazione di Dovìa, Benito Mussolini, futuro politico e dittatore del Regno d'Italia.

La fondazione di Predappio Nuova

La creazione di Predappio Nuova si inquadra nella volontà di Mussolini di dare grandiosità ai propri luoghi d'origine, sia la località in cui era nato sia la sua provincia (che nel 1923 ingrandì assegnandole numerosi comuni appenninici togliendoli alla provincia di Firenze, e ne esaltò il capoluogo Forlì con grandiosi interventi urbanistici). Una frana avvenuta nell'inverno a cavallo fra il 1923 ed il 1924 venne presa come giustificazione per lo spostamento dell'abitato di Predappio dalla sua posizione collinare nel fondovalle. Per la realizzazione del nuovo centro abitato si scelse la località di Dovìa, località che aveva dato i natali al dittatore Benito Mussolini, che inoltre era collocata sulla strada provinciale che congiungeva Forlì a Premilcuore.

Il 30 agosto 1925, accompagnato dal sottosegretario all'economia Italo Balbo, giunse in Romagna il segretario del partito fascista Roberto Farinacci, con il mandato di fondare Predappio Nuova. Il momento culminante della visita furono l'inaugurazione di una targa celebrativa in bronzo sulla facciata della casa natale di Mussolini e la posa della prima pietra sia delle case popolari sia della chiesa di Santa Rosa da Lima (con annessi oggi un oratorio e un asilo) che diverrà poi nota per la celebre Madonna del fascio.

Sebbene non si fosse presentato alla cerimonia di inaugurazione della fondazione di Predappio Nuova, il duce non si terrà a lungo lontano dai cantieri. Nel maggio del 1926, vi si recò per valutare lo stato dei lavori. Fu durante tale visita che lo stesso Mussolini visitò la propria casa natia, ordinando la rimozione della lapide di bronzo che l'anno prima Farinacci aveva fatto apporre, in quanto contrastava con l'intenzione che Mussolini aveva di mantenere nelle condizioni più umili possibili i propri luoghi dell'infanzia.

Da Predappio a Predappio Nuova Il 17 febbraio 1927 venne promulgato un regio decreto legge con il quale si stabiliva il trasloco della sede municipale da Predappio (quella che attualmente è chiamata Predappio Alta) al nuovo centro abitato denominato Predappio Nuova. Il nuovo comune dal 1925 veniva ampliato annettendogli il territorio del comune soppresso di Fiumana, paese che sorge a 5 km sulle rive del fiume Rabbi, lungo la strada statale che unisce Forlì a Predappio.

Resistenza e liberazione dal nazifascismo Nei pressi di Predappio il 23 maggio 1944, i partigiani della Banda Corbari, Silvio Corbari, Iris Versari e Otello Sisi, dopo una finta trattativa di resa, in viaggio su un automobile con a bordo il comandante della Gnr Gustavo Marabini, scortata da un autocarro fascista a distanza, giustiziarono Gustavo Marabini noto nel Forlivese e in tutta la regione considerato pericoloso e inafferrabile, con un'arma probabilmente nascosta negli indumenti intimi di Iris Versari.

All’alba del 10 giugno 1944 la 2ª e la 3ª compagnia del battaglione Gnr Venezia Giulia effettuarono un rastrellamento alla ricerca di partigiani e renitenti nella zona di Predappio, Poggio, Santa Marina, Porcentico, Tontola, Monte Buffolino, Monte Selcio su ordine del comando provinciale Gnr. Sergio Versari fu fermato dai militi al podere Ribianco dove era stato assunto per il taglio del fieno da Giuseppe Chiadini. Il tenente che comandava il reparto gli chiese a quale classe appartenesse e poi ordinò ad un milite di farlo allontanare di qualche passo; mentre Versari di spostava il milite gli sparò e lo uccise. Paolo Milanesi fu fermato dai militi mentre si recava al lavoro al podere Ribianco a Santa Marina di Predappio. Metella Garbassini che si trovava con lui, interrogata dai carabinieri l’11 giugno 1944, dichiarò che Milanesi mostrò immediatamente ai militi i suoi documenti da cui risultava che era rivedibile per la leva, ma i militi lo trattennero e poco dopo lo uccisero. Furti nelle abitazioni perquisite alla ricerca di partigiani ai danni di Giuseppe Chiadini, Sante Chiadini e Giulio Costa. I militi fermarono e controllarono i documenti e la classe di leva anche di altri uomini che lavoravano in zona tra cui Augusto Lotti e Albini, i quali vennero rilasciati.Adler Raffaelli, Guerra e Liberazione. Romagna 1943-1945, vol. II, Epigrafia, Comitato regionale per le celebrazioni del 50º anniversario della Resistenza e della Liberazione Emilia-Romagna, Bologna, 1995, p. 98.

A Predappio la liberazione avvenne il 28 settembre 1944. I fascisti della Brigata Nera erano già scappati alla fine di settembre, gli Alleati provenienti da Galeata avevano attraversato il crinale e raggiunto San Zeno. Il 23 ottobre un distaccamento partigiano proveniente da Monte Grosso aveva raggiunto Porcentico, la prima frazione del Comune di Predappio ad essere liberata. Il giorno successivo i soldati del Corpo d’Armata Polacco, unitamente ai partigiani del IV battaglione dell’8ª Brigata Garibaldi liberarono Santa Marina e Tontola, da qui una parte puntò verso monte Belvedere e Monte Mirabello dove, dopo un violento scontro, furono momentaneamente fermati. Il giorno 25 i soldati Alleati raggiunsero San Savino che si trova ad un tiro di schioppo da Predappio. Il grosso del IV battaglione partigiano al comando di Tom Rodolfo Collinelli si posizionò a Monte Maggiore, mentre un distaccamento di circa trenta uomini al comando di Giuseppe Ferlini entrò nottetempo in Predappio. I tedeschi nel frattempo si erano ritirati nella parte nord del paese nella zona Taglio di Fiume e nelle alture circostanti. Il 26 ottobre i soldati alleati cominciarono ad entrare dalla parte opposta del paese, mente Ferlini, alle prime luci dell’alba, coi suoi partigiani raggiunse i tunnel dello stabilimento Caproni dove si era rifugiata la gran parte della popolazione.Adler Raffaelli nel 1981 sul periodico “Il Forlivese”

GIUSEPPE FERLINI, nato a Predappio, il 12.12.1910, di professione calzolaio, dal 27.09.1943 al 30.04.1944 è comandante di un distaccamento autonomo del gruppo Brigate di Romagna, dal 01.05.1944 al 30.11.1944 è vicecommissario politico del 4° battagl. dell'8.a Brigata Partigiana Garibaldi. Nel dopoguerra sarà sindaco di Predappio per il PCI.

GIUSEPPE CASTELLUCCI, nato a Galeata il 19.10.1916, colono, dal 01.11.1943 al 19.10.1944 è partigiano e poi comandante del 2.° distaccamento 4.° battgl. dell'8.a Brigata Partigiana Garibaldi. Fatto prigioniero da una pattuglia tedesca il 19.10.1944 al podere Casaccia sul Monte delle Forche, è fucilato a Villa Raggi nel comune di Predappio il 01.11.1944, dove è posta una lapide in ricordo.

Simboli Al nuovo comune venne assegnato anche un nuovo stemma comunale, in modo tale che questo potesse sintetizzare la trasformazione in atto: concesso con regio decreto del 4 settembre 1927 e regie lettere patenti del 15 dicembre 1927 aveva la seguente blasonatura ufficiale: «partito semitroncato: nel 1º di rosso, al fascio littorio d'oro; nel 2º d'azzurro, al castello al naturale, merlato alla ghibellina, torricellato di tre pezzi, murato, aperto e finestrato di nero, terrazzato di verde; nel 3º d'azzurro, alla torre al naturale, merlata alla ghibellina, aperta e murata di nero, terrazzata di verde». Lo stemma riuniva l'emblema del fascismo (inserito su iniziativa del locale Consiglio comunale) con gli stemmi precedentemente portati dai Comuni di Predappio (secondo punto del partito semitroncato) e di Fiumana (terzo punto).

Nel secondo dopoguerra, dopo la caduta del fascismo, si rese necessario sostituire il fascio e al suo posto fu inserito un grappolo di uva, principale coltura locale, specie nella varietà Sangiovese, che essendo al naturale portò a cambiare lo smalto della prima partizione da rosso ad argento. Il nuovo stemma, concesso con decreto del Presidente della Repubblica del 25 giugno 1953, ha quindi la seguente blasonatura:

Dal 2006, con la concessione del titolo di Città, la corona muraria da Comune – d'argento, murata di nero, con 3 pusterle visibili – è stata sostituita da quella d'oro con 5 pusterle visibili, corrispondente al titolo.

Il gonfalone è un drappo di azzurro.

Onorificenze

Monumenti e luoghi d'interesse Architetture religiose

Chiesa di Sant'Agostino in Rocca d'Elmici