I colori e simboli della Juventus Football Club hanno svolto un ruolo decisivo nella costituzione dell'identità societaria e visiva del club al di fuori dell'ambito strettamente sportivo dalla fine del XIX secolo.
All'esordio ufficiale nel campionato nazionale del 1900, le tinte sociali della Juventus erano il rosa e il nero, allora i colori sportivi del liceo d'Azeglio presso cui studiavano i fondatori e primi soci del club. La tenuta di gioco bianconera, che sarebbe divenuta quella canonica della squadra oltreché una tra le più iconiche del panorama sportivo mondiale, in virtù dei successi della squadra, la diffusione della propria tifoseria e la propria influenza sui colori sociali adottati da numerose squadre sportive a livello internazionale. – ispirata alla casacca degli inglesi del –, venne portata al debutto tre anni più tardi; questa, bianca e nera a strisce verticali – da cui il soprannome di Bianconeri – fu scelta da Gordon Thomas Savage, uno dei soci juventini e, in precedenza, il primo giocatore d'origine non italiana dellundici torinese, a rappresentare «divise da gioco più professionali» nonché un «simbolo d'aggressività e potere» grazie alle sue tinte bianche e nere associate, rispettivamente, alla purezza e all'autorità.. Nel corso del Novecento, dopo la svolta verso il professionismo del calcio italiano, sulla maglia di gioco vennero inseriti distintivi quali la numerazione tattica, alla fine degli anni 1930, e i marchi degli sponsor tecnici e ufficiali del club, a cavallo tra gli anni 1970 e 1980. Infine, lo stemma societario fu cucito sulle divise bianconere per la prima volta a metà degli anni 1990.
Lo stemma della Juventus, reso pubblico per la prima volta nel 1905, non subì variazioni in termini di disegno dalla fine della prima guerra mondiale, diventando un simbolo sportivo perenne nel tempo.. Esso racchiude, tra i suoi principali elementi, il nome del club, i colori societari adottati nei primi anni del XX secolo e il toro furioso preso dall'araldica cittadina; durante gli anni 1970, per un breve periodo tale figura fu sostituita dalla stilizzazione di una zebra rampante, anch'essa già simbolo associato alla squadra dall'inizio del Novecento.
Altre caratteristiche essenziali della società bianconera sono la longevità della sua proprietà, che perdura in maniera pressoché ininterrotta dagli anni 1920, un particolare modello di gestione riassunto nell'endiatri nota come «tre S» – ovvero «Semplicità, Serietà, Sobrietà»Dalla citazione originale , cfr. . –, l'estesa diffusione che contraddistingue la propria tifoseria, slegata da confini geografici o classi sociali, e «un'invidia [nei confronti del club] altrettanto diffusa»..
La maglia Prima divisa Storia
Origini
Quella che è comunemente considerata la storica tenuta di gioco della Juventus, una camicia rosa carnicino con cravatta o farfallino nero, accompagnata a pantaloncini e calzettoni pure neri,. venne introdotta dopo la sua ricostituzione quale «Foot-Ball Club» nel 1899 e originariamente adottata, date le ristrettezze economiche in cui versava il club agli albori, essenzialmente per l'esigenza di ricorrere al tessuto meno costoso disponibile sul mercato, per l'appunto il percalle rosa; questa divisa, comprendente anche voluminose cinture che richiamavano le fasce dei giocatori di palla basca, e un berretto a identificare il capitano della squadra, venne sfoggiata sino all'entrata nel Novecento. In precedenza, tuttavia, la prima divisa juventina del biennio 1897-1898 fu una semplice camicia bianca con calzoncini neri, indossata nelle diverse competizioni in cui era impegnato l'allora «Sport-Club» alla fine dell'Ottocento..
Pochi anni dopo la fondazione, le divise rosanero avevano già fatto il loro tempo in casa juventina, sia perché irrimediabilmente usurate dalla pratica sportiva, sia perché il rosa era ormai visto da più parti come una tinta non molto mascolina. Secondo quanto attestato nelle memorie del fondatore e in seguito presidente Enrico Canfari, fu a questo punto che si fece avanti un inglese, Gordon Thomas Savage, tra i soci del club e commerciante all'ingrosso di prodotti tessili a Torino, giocatore di calcio nell'International Foot-Ball Club oltreché arbitro in alcune partite ufficiali: questi, visto l'ormai stinto rosa pallido delle camicie dei giocatori juventini, propose loro di sostituirle comprando in Inghilterra delle nuove divise, rosse con bordini bianchi, simili a quelle utilizzate dal .
Ciò avvenne grossomodo nel primo lustro del XX secolo, tuttavia col tempo è andata perduta la certezza di una data: la storiografia ufficiale fissa convenzionalmente al 1903 questo momento, anche se nelle sue memorie Enrico Canfari si limitò a parlare di «un percalle sottile e roseo che portammo, sbiadito all'inverosimile, sino all'anno 1902»;. ulteriormente, nuove ricerche svolte negli anni 2010 hanno ventilato l'ipotesi di retrodatare financo al dicembre del 1901 l'abbandono del rosanero.Tale ipotesi, che farebbe ricondurre il debutto della maglia bianconera all'amichevole contro il giocata l'8 dicembre 1901 al Campo Trotter di piazza Doria a Milano, fa leva sulla cronaca dell'incontro riportata il giorno seguente dal quotidiano meneghino Corriere dello Sport - La Bicicletta che, soffermandosi sui calciatori torinesi, ne presenta l'ingresso in campo «sfoggiando i nuovi colori non più bianco e rosa ma bianco e nero», cfr.
Fatto sta che, ricevuto l'incarico, Savage si mise in contatto con una fabbrica tessile di Nottingham e inviò l'ordine d'acquisto, accompagnandovi come campione la più maltrattata delle vecchie camicie rosa. L'impiegato del luogo, alla vista dello scolorito capo, probabilmente credette che anziché rosa fosse bianca e macchiata: sicché, vista la coincidenza con i colori bianconeri dell'altra compagine di Nottingham, il , uno dei più antichi club del campionato inglese di calcio e rivale storico dei Garibaldi Reds, pensò bene di spedire in Italia una dotazione di uniformi appunto dei Magpies.
A Torino, quando fu aperto il grosso pacco postale, le quindici maglie a strisce verticali bianche e nere decisamente non piacquero, ma data la prossimità del campionato non vi erano alternative per i soci-giocatori juventini: pertanto dovettero adottarle, insieme a pantaloncini e calzettoni di colore nero, talvolta con laccetti all'altezza del colletto. A dispetto dei giudizi iniziali, ben presto divennero queste le divise ufficiali della squadra piemontese, in quanto sembrava che «portassero fortuna» alla società: assurgeranno tra le casacche più famose al mondo, sia per i numerosi successi sportivi dei torinesi sia perché prese da riferimento, assieme agli altri distintivi juventini, da vari altri club a livello internazionale.
Dagli albori agli anni 1960
La formazione juventina che vinse il suo primo scudetto nel 1905, due anni dopo l'abbandono della maglia rosa, portava sul petto otto righe che successivamente subirono una variazione: da un minimo di sette passarono a un massimo di nove – come quelle delle formazioni che si ricordano nel Quinquennio d'oro (1931-1935).. In quegli anni la maglia subisce un ritocco: uno scollo a «V» bianco sostituisce il colletto. Il colore dei pantaloncini cambiò in bianco e furono introdotte due righine bianche sui calzettoni neri sotto il ginocchio.
L'unica novità che si registrò durante gli anni 1940 fu l'introduzione di un girocollo bianco e, secondo il regolamento della Federazione Italiana Giuoco Calcio (FIGC) all'epoca, di una numerazione sulla maglia per l'identificazione dei giocatori.. Così, la prima serie dei numeri fu impressa in bianco e indossata sul fondo nero della divisa, grazie a una rigatura più ampia.
Tra gli anni 1950 e 1960 furono introdotte delle righe più larghe, di tessuto non elastico, accompagnate dalla novità dei numeri sulla schiena adesso colorati di rosso: quest'ultimo fu il primo elemento cromatico nella divisa societaria a derogare dal classico bianconero introdotto all'inizio del Novecento. Inoltre la forma del colletto cambiò in circolare. Precisamente nel campionato 1957-1958 – con la Juventus del Trio Magico composto da Boniperti, Sívori e Charles – fu adottato definitivamente il colore bianco sui calzettoni, mentre la maglia divenne una sorta di casacca di tessuto non elastico, con righe ampie, dalla foggia più affine a una camicia piuttosto che a un capo sportivo.
All'inizio della stagione 1958-1959, dopo aver ottenuto l'approvazione della FIGC, venne cucita sulla maglia una «stella d'oro a cinque punte» a seguito del decimo titolo italiano conquistato pochi mesi prima, al tempo il nuovo record nazionale per titoli vinti nella massima serie: ciò rappresentò il primo caso, nella storia dello sport, in cui venne introdotto un distintivo atto a simboleggiare la vittoria di un certo numero di trofei, un'icona che sarà in seguito replicata da numerose squadre di club e nazionali nel resto del mondo. La prima divisa rimase così, senza subire cambiamenti, esattamente per un decennio.
Anni 1970 e 1980
Le casacche bianconere utilizzate stabilmente tra i primi anni 1970 e i tardi anni 1980 tornarono a una vestibilità aderente nonché a una palatura più stretta, arrivando a vantare addirittura undici righe, in una sorta di omaggio allundici titolare della squadra. I numeri sulla divisa ritornarono bianchi, com'erano stati fino al secondo dopoguerra, stavolta inseriti in un riquadro nero sulla schiena. I pantaloncini, corti e aderenti, sono anch'essi bianchi; dello stesso colore i calzettoni, su cui spiccano due righe nere. Era la Juventus del cosiddetto Ciclo Leggendario (1972-1986), e quelle casacche attillate vennero indossate da giocatori come Anastasi, Bettega, Cabrini, Causio, Furino e Scirea.
Il primo e più importante ciclo di Giovanni Trapattoni in seno al club (1976-1986) è poi contraddistinto da un nuovo cambiamento: ritornano infatti le righe medie su maglie ora meno aderenti al corpo, sempre con numerazione bianca su fondo nero, precisamente dal 1979 – quando, per la prima volta, comparì il logo di un fornitore tecnico, la Robe di Kappa – al 1993 e nuovamente dal 2001 al 2004; precisamente nel 1979 la Lega Nazionale Professionisti autorizzò le squadre a mostrare il marchio dello sponsor tecnico (che viene collocato sulla parte destra della divisa, sui pantaloncini e sui calzettoni), evento seguito nel 1981 dalla liberalizzazione delle sponsorizzazioni commerciali, che permise l'esposizione di marchi pubblicitari nella parte frontale della maglia.
Va tuttavia specificato come, nonostante il succitato arrivo di Kappa a "firmare" le divise bianconere del tempo, financo alla stagione 1988-1989 le sole maglie venivano fornite dal piccolo Maglificio Savio-Romano: a tali casacche, realizzate ancora artigianalmente in cotone, solo successivamente lo sponsor tecnico "ufficiale" si limitava ad apporre il proprio logo – oltreché a curarne la vendita presso i tifosi, tramite il nascente settore del merchandising sportivo.
Frattanto nel 1982-1983 la nuova maglia vedrà le due stelle – in riconoscimento al ventesimo scudetto vinto dalla Signora la stagione precedente – racchiuse in una particolare «scatolina» bordata d'oro che talvolta fa tutt'uno con il tricolore, e leggermente più piccole rispetto al passato; tale fregio rimarrà inserito sul petto delle divise bianconere fino alla prima parte del decennio seguente. La stessa casacca juventina, sia nella foggia che nel disegno, resterà praticamente immutata da qui in avanti sino al termine del decennio.
Anni 1990
Durante gli anni 1990 mancarono i motivi della rigatura sulla schiena, e nel fondo della parte dedicata allo sponsor fu adottato il colore bianco della divisa (nel triennio dal 1995-1996 al 1997-1998). Le maglie non erano più realizzate nel vecchio cotone makò bensì in materiale sintetico, divenendo «più lucide ed aggressive».