Squinzano (Schinzànu in dialetto salentino) è un comune italiano di abitanti della provincia di Lecce in Puglia.

Situato nel Salento, ai limiti più settentrionali della provincia leccese, confina con la parte meridionale della provincia di Brindisi. Dal 19 gennaio 1999 si fregia del titolo di Città.

Geografia fisica

Territorio Il territorio comunale, confinante con la provincia di Brindisi, si estende per e comprende anche la piccola isola amministrativa denominata "Settedolori" interclusa nel comune di Torchiarolo. È parte della Valle della Cupa, ossia di quella porzione di pianura salentina, intorno al capoluogo leccese, caratterizzata da una grande depressione carsica. Il territorio risulta compreso tra i 15 e i 57 metri sul livello del mare, con l'altezza massima che si raggiunge presso la Serra di Sant'Elia.

Al comune appartiene la parte settentrionale della marina di Casalabate, sulla Costa adriatica.

Squinzano confina a nord con i comuni di Cellino San Marco (BR) e San Pietro Vernotico (BR), a est con i comuni di Torchiarolo (BR) e Lecce, a sud con il comune di Trepuzzi, a ovest con il comune di Campi Salentina.

Classificazione sismica: zona 4 (sismicità molto bassa), Ordinanza PCM n. 3274 del 20/03/2003

Clima

Dal punto di vista meteorologico Squinzano rientra nel territorio del Salento orientale che presenta un clima mediterraneo, con inverni miti ed estati caldo umide. Le precipitazioni sono più frequenti in autunno e in inverno. La primavera e l'estate sono caratterizzate da lunghi periodi di siccità.

Facendo riferimento alla ventosità, i comuni del Salento orientale sono influenzati fortemente dal vento attraverso correnti fredde di origine balcanica, oppure calde di origine africana. Classificazione climatica di Squinzano: Zona climatica: C Gradi giorno: 1105

Origini del nome Il nome trae origine da una chiara matrice romana. Il casale sorse nel luogo in cui il console Tito Quinzio Flaminino eresse la sua abitazione privata durante le guerre con Taranto; dapprima Quintianum, il toponimo divenne Quinzano e infine Squinzano..

Storia

La tradizione orale attribuisce la nascita del casale al console romano Tito Quinzio Flaminino, che nel corso delle guerre tarantine del 190 a.C. eresse la sua dimora, la Villa Quintiana, in questo luogo. Rimasto per secoli un minuscolo casale abbandonato, si sviluppò accogliendo un gran numero di profughi della vicina città messapica di Valesio, distrutta dal re normanno Guglielmo il Malo nel 1157.Antonio De Ferrariis, De situ Japigiae, collana Lecce e Terra d'Otranto, traduzione di Nicola Biffi, Grafiche Panico Galatina, 2004.

Durante il Medioevo seguì le vicende dalla Contea di Lecce. Con Tancredi d'Altavilla visse un periodo di prosperità dovuto ai privilegi concessi e all'esonero da molte tasse. Nel 1520, nel corso della guerra ispano-francese per la dominazione sul Mezzogiorno italiano, fu teatro di uno scontro tra gli opposti eserciti svoltosi sul "monte della Battaglia". Nel 1560 Squinzano divenne, con regio decreto, libero Comune demaniale, ma nel 1623 motivi economici costrinsero a rivendere tale titolo per tornare a essere un Comune feudale, del quale fu beneficiario il nobile spagnolo Giovanni Enriquez. Questi, amante dell'Ordine Francescano, fece costruire un convento adiacente alla preesistente chiesa di Santa Maria delle Grazie, inaugurato nel 1625 e successivamente ampliato. Sempre in questi anni, nel 1627 fu portata a compimento la costruzione della chiesa della Santissima Annunziata, la cui edificazione fu incentivata dall'evento prodigioso dell'apparizione della Madonna a una pia donna del paese, tale Maria Manca, avvenuta secondo la tradizione nel 1618.. Alla morte di Giovanni (1626) successe il figlio Gabriele Agostino, il quale ottenne il titolo di Principe di Squinzano. Dopo la morte improle di quest'ultimo, il titolo principesco passò ai nobili Filomarino di Cutrofiano. L'abolizione del feudalesimo riuscì a liberare il territorio di Squinzano dalle soggezioni nobiliari ed ecclesiastiche e lanciò il paese verso lo sviluppo economico, demografico e urbano.

Nel XIX secolo Squinzano intraprese la lotta contro la dominazione straniera dapprima con la Carboneria, successivamente con la Giovane Italia. Alla fine delle lotte risorgimentali il voto di annessione al neo costituito Regno d'Italia fu quasi unanimemente espresso dai suoi abitanti. La situazione economica si accrebbe notevolmente; tra il 1869 e il 1891 venne costruita la stazione ferroviaria che, posta in una posizione intermedia tra Brindisi e Lecce, trasformò il paese in centro delle attività dell'intero comprensorio. Tra il 1870 e il 1910 la popolazione aumentò fino a raggiungere i abitanti e superò quota all'indomani della prima guerra mondiale. Il periodo del ventennio fascista e successivo alla Liberazione del 1945 è comune a tutti i centri agricoli del Sud, gravato da numerosi sacrifici economici e pieno di grandi speranze per il futuro.

Simboli Lo stemma e il gonfalone sono stati concessi con DPR del 10 luglio 2000. Stemma

Gonfalone

Stemma e gonfalone comunali sono stati modificati in occasione del conferimento al comune di Squinzano del titolo di Città in data 19 gennaio 1999. Tuttavia il Comune è ancora rappresentato dai vecchi simboli, essendo in corso di realizzazione il disegno ufficiale del nuovo stemma. Il vecchio gonfalone è di colore bianco e riporta lo stemma in cui è rappresentata un'aquila che regge uno scudo con la raffigurazione di un leone che esce dalla foresta.

Onorificenze

Monumenti e luoghi d'interesse Architetture religiose Chiesa di San Nicola

La chiesa madre, dedicata al patrono san Nicola, fu edificata tra il 1590 e il 1612, quando sorse come chiesa parrocchiale in sostituzione della chiesa della Visitazione di dimensioni non più adeguate all'accresciuto numero di abitanti. La chiesa sorge sui resti di un antico luogo di culto con cripta dedicato a San Nicola risalente a prima del XII secolo e officiato dai monaci Basiliani.

Presenta una facciata in pietra di carparo, con caratteristiche rinascimentali, tripartita da paraste con decorazioni ovali simili a quelle del Sedile di Lecce. Il portale d'ingresso, finemente decorato da una cornice in pietra leccese del 1612, è sovrastato da una nicchia contenente la statua di San Nicola (1969). In corrispondenza delle porte laterali si aprono due rosoni riccamente scolpiti. Il campanile a pianta quadrata, realizzato dall'architetto locale Saverio Tommasi e ultimato nel 1658, si innalza su cinque piani per 32 metri.

L'interno è a croce latina, diviso in tre navate da sedici poderosi pilastri che reggono la copertura a volte. All'incrocio del transetto con la navata centrale si innalza una cupola ellissoidale realizzata nel 1801. L'abside accoglie l'altare maggiore, acquistato dal Convento di Santa Chiara a Napoli nel 1828, e un coro ligneo intagliato in noce scuro del 1843, sul quale campeggia un organo a canne costruito, in sostituzione del vecchio, nel 1964. Lungo le navate laterali e nel transetto si dispongono gli altari dedicati (dalla navata sinistra a quella destra) all'Annunziata, a San Francesco d'Assisi, allo Spirito Santo, al Santissimo Sacramento, a San Nicola, al Crocifisso, alla Madonna del Rosario, a Santa Maria dei Martiri, alla Pietà, a Sant'Oronzo.

Chiesa di Santa Maria delle Grazie La costruzione della chiesa di Santa Maria delle Grazie avvenne dal 1559 al 1583; verso la fine del XVII secolo venne restaurata e ampliata a tre navate per volontà del guardiano Padre Ambrogio di San Nicola. Nel 1623, il feudatario Giovanni Enriquez incoraggiò la venuta dei Frati Minori Riformati i quali presero possesso della chiesa ed edificarono l'attiguo convento. Chiuso nel 1652 da Innocenzo X per la scarsità di frati che lo abitavano, fu riaperto nel 1671 dai Frati Minori Scalzi e nel 1675 fu adibito a noviziato. Dopo la soppressione degli ordini religiosi (1866) il convento fu trasformato in ospedale e ricovero di mendicità dove i frati vi rimasero per opere di assistenza. Fra i frati che dimorarono nel convento è da menzionare Sant'Egidio Maria da Taranto, al quale si collega il culto verso la Madonna del Pozzo.

La chiesa, ora sede parrocchiale, presenta una sobria facciata scandita da paraste poggianti su alti basamenti e caratterizzata da cinque bifore, di cui quella centrale posta in asse con il portale d'accesso. A coronamento del prospetto è posto un timpano triangolare sul quale è raffigurata la Vergine tra angeli oranti.

L'interno, rinnovato nel corso dei secoli, è suddiviso in tre navate terminanti con absidi e scandite da archi a tutto sesto.

Chiesa della Santissima Annunziata La chiesa della Santissima Annunziata, fondata nel 1618 da parte della devota Maria Manca in seguito a un evento prodigioso, fu terminata nel 1627.

La facciata, inquadrata da due paraste con capitelli corinzi, è caratterizzata da un elegante portale barocco, sormontato dalla statua del Redentore e affiancato da due nicchie ospitanti le statue dell'Arcangelo Gabriele e della Madonna. In asse col portale vi è un decoratissimo finestrone rettangolare il cui timpano interrompe il cornicione sul quale sono incise in latino le prime parole dell'Ave Maria. Un motivo di quattro festoni attraversa tutto il prospetto. La facciata termina con un timpano mistilineo nel quale si apre una nicchia vuota.

L'interno, a navata unica con volta a botte unghiata, è un susseguirsi di opere d'arte. Lungo le pareti si aprono quattro arcate per lato nelle quali sono contenute le tele a soggetto mariano della Visitazione, della Purificazione, dell'Immacolata, della Natività, dell'Assunzione e della Presentazione. Sul fondo del presbiterio è addossato il barocco altare maggiore, realizzato in pietra e contenente un'immagine della Madonna col Bambino di epoca cinquecentesca. A lato dell'altare vi è l'organo settecentesco e il coro.

Chiesa di San Giovanni Battista La chiesa di San Giovanni Battista fu edificata nel XVII secolo essendo documentata per la prima volta in una visita pastorale del 1670. Intorno alla metà del XVIII secolo, divenuta sede della Confraternita dell'Immacolata, subì un radicale intervento di restauro resosi necessario per le precari condizioni in cui versava la struttura. A questo periodo si deve la sostituzione dell'originario soffitto ligneo con l'attuale volta in muratura.

La sobria facciata, priva di decorazione, si caratterizza per il portale d'ingresso inquadrato da due semicolonne corinzie che sorreggono l'architrave. Due nicchie murate sono posizionate ai lati del portale. L'edificio è dotato di campanile a vela con due fornici.

L'interno, ad aula unica rettangolare scandita in due campate voltate a crociera, è interamente decorato con stucchi. Il presbiterio accoglie un barocco altare maggiore sul quale campeggia un grande dipinto raffigurante la Vergine Immacolata. Nelle brevi cappelle della navata sono ospitati quattro altari con relative tele o statue dei santi a cui sono intitolati.

Chiesa di Mater Domini La chiesa di Mater Domini, sede dell'omonima parrocchia, ha antiche origini sebbene l'attuale struttura sia stata terminata nel 1727 come si evince dall'iscrizione posta sul cartiglio sovrastante il portale d'accesso.

La facciata, delimitata tra due paraste lisce, si connota per la sua semplicità e per l'attenzione rivolta all'elemento del portale barocco con stipiti elegantemente decorati. Sull'architrave del portale campeggia il cartiglio commemorativo dell'inaugurazione dell'edificio e al centro si apre una finestra lobata. La terminazione superiore è caratterizzata dalla presenza delle tipiche volute di raccordo tra la trabeazione e il frontone curvilineo sommitale sul quale sono posizionati alcuni acroteri. La chiesa è dotata di campanile a vela nel quale si apre una bifora ospitante le campane.