Biografia Infanzia e giovinezza Nacque il 7 dicembre 1302 dall'unione di Galeazzo I, signore di Milano, e Beatrice d'Este figlia di Obizzo, marchese di Ferrara. Azzone venne alla luce a Ferrara poiché nel giugno dello stesso anno il nonno Matteo I Visconti, signore di Milano, fu esiliato dalla città dai Torriani e la stessa sorte toccò ai genitori che si rifugiarono nella città emiliana. Nel 1311 il nonno recuperò la signoria e poté tornare a Milano.
Alla fine di giugno del 1322, in seguito alla morte del nonno, fu nominato dal padre signore di Piacenza insieme alla madre Beatrice. Alla fine di ottobre, a causa delle insidie tese da Galeazzo a Bianchina, moglie di Vergusio Landi, quest'ultimo riuscì a penetrare con alcune centinaia di uomini in città grazie ad alcuni contatti che gli aprirono una delle porte. Azzone in quel momento si trovava in un palazzo insieme alla madre che riuscì a distrarre i nemici facendo lanciare monete dai balconi e nei corridoi dandogli il tempo di fuggire insieme ad una scorta di dodici cavalieri. La madre fu poi accompagnata dal Landi fuori dal contado piacentino.Giulini, Memorie, vol. V, pp. 131-132 L'8 novembre, a causa del malcontento degli zii Marco e Lodrisio nei confronti del padre Galeazzo per la sua volontà di aprire trattative di pace con il pontefice, si verificarono scontri armati all'interno di Milano che costrinsero Galeazzo ad un nuovo esilio a Lodi presso i Vistarini. Già il 9-10 dicembre, tuttavia, Galeazzo tornava signore della città.Giulini, Memorie, vol. V, pp. 133-135
In Toscana Nell'aprile del 1325 il padre lo inviò in Toscana insieme allo zio Marco in supporto all'amico Castruccio Castracani. Nel contesto di quel viaggio, nell'aprile del 1325, catturò Fidenza. Il 23 settembre partecipò alla battaglia di Altopascio dove i ghibellini lucchesi, milanesi e senesi inflissero una pesante sconfitta ai guelfi fiorentini, senesi e ai pontifici. L'11 novembre Castruccio entrò in trionfo a Lucca non diversamente da un imperatore romano. Giunto alle porte di Firenze insieme al condottiero lucchese, fecero correre, per scherno, tre palii, uno di cavalieri, il secondo di persone a piedi e il terzo di prostitute per vendicarsi del palio fatto correre dai fiorentini due anni prima sotto le mura di Milano.Giulini, Memorie, vol. V, p. 163
In Emilia
In novembre si portò in Emilia dove già da diversi mesi si registravano scontri tra i ghibellini modenesi e i guelfi bolognesi. Qui si unì a Rinaldo II d'Este e Passerino Bonacolsi e il 15 novembre partecipò al comando di alcune squadre di cavalleria alla decisiva battaglia di Zappolino dove i ghibellini riuscirono a conseguire una schiacciante vittoria malgrado disponessero di forze quattro volte inferiori rispetto agli avversari.
La discesa in Italia di Ludovico il Bavaro Nel febbraio del 1327 si recò, ancora una volta insieme a Marco, alla dieta indetta a Trento da Ludovico il Bavaro, re di Germania, dove papa Giovanni XXII venne dichiarato eretico e deposto. All'inizio di luglio, a causa dei dissidi insorti tra il re e il padre Galeazzo, che aveva da mesi avviato trattative di pace con il pontefice tramite Giovanni Moriggia, venne imprigionato insieme ad esso e ai fratelli Luchino e Giovanni nei forni del castello di Monza. Vi rimase fino al 25 marzo 1328, quando venne scarcerato grazie alle pressioni di Castruccio Castracani su Ludovico, nel frattempo incoronato imperatore. In estate si recò in Toscana insieme al padre e al fratello Giovanni su ordine dell'imperatore dove fece visita al Castracani che li accolse splendidamente. Il condottiero lucchese affidò a Galeazzo l'assedio di Pistoia ma questi si ammalò sotto le mura della città e il 6 agosto morì di malattia a Pescia.Giulini, Memorie, vol. V, pp. 174-181
Quando l'imperatore tornò da Roma, Galeazzo era già morto. Fermatosi in Toscana, scelse quale dimora la città Pisa e qui il 15 gennaio del 1329 vendette ad Azzone la carica di vicario imperiale in Milano in cambio di ben 60.000 fiorini d'oro e il 20 gennaio l'antipapa Niccolò V fece cardinale diacono Giovanni Visconti. L'imperatore aveva bisogno di denaro per pagare le sue truppe che minacciavano di tornarsene in Germania. Dal momento che il denaro non poteva essere versato immediatamente, circa 800 militi tedeschi vollero che gli fosse consegnato come ostaggio Marco Visconti che venne nominalmente posto al loro comando. Nel frattempo Azzone e Giovanni tornarono a Milano per riscuotere quanto avevano promesso all'imperatore ma Guglielmo di Montfort, il precedente vicario, gli chiuse le porte in faccia e il 2 febbraio furono costretti a insediarsi a Monza, dove vennero ben accolti dal popolo e persino da gran parte del clero che insieme a quello dei vicini milanesi, sposava la causa dell'antipapa contro Giovanni XXII. Il 15 febbraio trovarono il modo di accontentare Guglielmo che se andò dalla città insieme al podestà tedesco; al posto di quest'ultimo fu nominato Guiscardo Lancia da Grumello. In breve riuscirono a raccogliere 25.000 fiorini d'oro che consegnarono ad un ufficiale imperiale il quale se ne tornò in Germania infischiandosene degli ordini dell'imperatore.Giulini, Memorie, vol. V, pp. 182-183
Il conflitto con l'imperatore Abbandonato dall'antipapa, che tornò pentito al servizio di Giovanni XXII e fiutando possibili rivolte in Toscana, in aprile Ludovico tornò in Lombardia ma giunto presso le rive del Po venne abbandonato da seicento balestrieri che si misero subito al servizio dei Visconti. Nel frattempo Azzone e Giovanni, pressati da Obizzo III d'Este tramite Beatrice, si erano adoperati sottobanco per una riconciliazione del pontefice, memori dell'arroganza e dell'avidità che caratterizzavano le discese in Italia dei re di Germania e ancor più della loro prigionia a Monza. Il 17 aprile inviarono cinquecento cavalieri al comando di Pinalla e Martino Aliprandi, nobili monzesi che riuscirono a farsi dare le chiavi della Porta de' Gradi e ad introdurvisi, costringendo il governatore Ludovico di Teck, insediatosi due settimane prima, a rifugiarsi nel castello. Qui il tedesco fu assediato grazie ad una serie di fortificazioni che lo isolavano dal resto della città. Il 21 aprile Ludovico, furioso per gli avvenimenti e per la nuova posizione dei Visconti verso il pontefice, indisse una dieta a Marcaria dove spiegò ai presenti la situazione, esortandoli a radunare un esercito per sottometterli. Volendosi assicurare la fedeltà dei monzesi, il 26 aprile Azzone inviò Boschino Mantegazza e Pagano Mandelli ad informare il popolo che l'imperatore stava marciando su Milano e Monza con un esercito che intendeva campare alle loro spalle e imporre altri tributi dopo quelli da cui erano stati oppressi dopo il suo ingresso occorso due anni prima; li pregava dunque di non riceverlo e seguire l'esempio dei milanesi che avevano deliberato tale risoluzione in un consiglio generale radunatosi pochi giorni prima. I monzesi si dissero pronti ad opporsi in ogni modo all'imperatore. Ludovico radunò a Cremona un esercito costituito da migliaia di fanti e duemila cavalieri. All'inizio di maggio giunse sotto le mura di Lodi ma non fu ricevuto, puntò quindi su Melegnano e poi su Monza. Luchino Visconti mosse alla volta di Melegnano ma giuntovi trovò che l'imperatore era già passato. L'esercito imperiale cercò di attaccare Monza da oriente, puntando a liberare il castello dall'assedio ma non riuscì a guadare il Lambro che era particolarmente gonfio e le cui acque non accennarono ad abbassarsi neppure nei giorni successivi. Su consiglio dei nobili milanesi contrari ai Visconti marciò sette miglia a nord sino ad Agliate dove vi era un ponte sul fiume, lo attraversò e tornò ad attaccare Monza da occidente. La città però non gli aprì le porte e si dovette ridurre ad assediare vanamente il castello per alcuni giorni, riuscendo solo a far fuggire Amorato della Torre, figlio di Guidone. Abbandonato il proposito di catturare Monza, mosse verso Milano che tuttavia risultava ancor meglio fortificata dato che Azzone aveva fatto costruire diverse bastie di legno ed oltre quaranta torri a difesa della Cerchia dei Navigli per poi farne innalzare il livello delle acque e si era assicurato la produzione di farina cintando i mulini fuori Porta Ticinese. L'imperatore si accampò il 21 maggio presso il ponte dell'Archetto, fuori da Porta Giovia ma l'11 giugno lo spostò davanti alla pusterla di Sant'Ambrogio e iniziò ad assediare la città. Cercò più volte di impossessarsi dei mulini di Porta Ticinese per affamare la città, ma senza esito favorevole. Il 19 giugno, abbandonato dalla maggior parte dei signori ghibellini che lo seguivano, con l'eccezione di Cangrande della Scala, si risolse ad abbandonar l'impresa e si ritirò a Pavia. Il 23 settembre Ludovico confermò il vicariato imperiale ad Azzone e revocò i privilegi e i feudi imperiali concessi nei due anni precedenti. In cambio Azzone gli avrebbe pagato 12.000 fiorini d'oro e altri mille al mese fino al suo ritorno in Germania, inoltre avrebbe mantenuto a sua disposizione duecento soldati tedeschi da inviare in soccorso dell'imperatore in caso di necessità. In dicembre Ludovico giunse a Trento e da lì tornò in Germania.Giulini, Memorie, vol. V, pp. 184-192
L'eliminazione di Marco Visconti e la riconciliazione con il papa Il 29 luglio Marco Visconti partì da Firenze ritornando a Milano dove fu ben accolto il 14 agosto da Azzone e dai fratelli Luchino e Giovanni. Marco era però contrariato dal loro comportamento nei suoi confronti dal momento che lo avevano lasciato ostaggio di un esercito di tedeschi. Il 5 settembre fu trovato morto in un vicolo accanto al Broletto Vecchio. Secondo il Moriggia morì in seguito ad un improvviso e violento malore forse causato da avvelenamento ma per il Corio e il VillaniVillani, Nuova Cronica, cap. 136 fu soffocato per ordine di Azzone e dei fratelli e poi gettato da una finestra del palazzo. In realtà Marco, oltre ad essere adirato con i fratelli, era molto popolare per il suo coraggio e le sue virtù guerresche, bramava mettere le mani sulla signoria di Milano e aveva più volte pubblicamente minacciato il nipote. Risultava quindi una figura scomoda, pericolosa e in grado di destabilizzare nuovamente lo stato. Fu seppellito nella cattedrale di Santa Maria Maggiore presso l'altare di Sant'Agnese; il 14 maggio infatti era stato sollevato l'interdetto sulla città grazie alle trattative di pace in corso con il pontefice. Il 15 settembre ad Avignone avvenne la solenne assoluzione dei Visconti a patto che riconoscessero Giovanni XXII quale papa legittimo, non prestassero aiuto ad alcun eretico o scismatico, restituissero i beni confiscati ai Torriani e all'arcivescovado, non tassassero i beni ecclesiastici, non muovessero guerra ad alcun castello o città appartenente al pontefice. Il 14 febbraio 1330 il papa ordinò agli ecclesiastici milanesi fuoriusciti di ritornare in città.Giulini, Memorie, vol. V, pp. 192-197
Signore di Milano Il 14 marzo 1330 il podestà Guiscardo da Grumello convocò il consiglio generale presso il Broletto Nuovo dove Azzone Visconti venne proposto quale signore generale e perpetuo della città e del distretto di Milano e accettato come tale dalla maggioranza dei novecento consiglieri; vennero inoltre confermati gli Statutis Communis Mediolani, gli Statuta Mercatorum Mediolani e gli Statuta Mercatorum facentium laborarem in lanam in Civitate Mediolani. Le istituzioni comunali della città avrebbero mantenuto, pur nominalmente, la facoltà di imporre o togliere tasse, dichiarare la guerra ed aprire trattative di pace, amministrare le rendite pubbliche, battere moneta, anche se di fatto queste iniziative necessitavano dell'approvazione del signore.Giulini, Memorie, vol. V, pp. 198-203