Il condono edilizio è un particolare tipo di condono che permette di sanare le opere edilizie in contrasto con le norme urbanistiche e di conseguenza di eliminare i possibili provvedimenti sanzionatori. Con il condono edilizio è possibile sanare fenomeni di abusivismo compiuti nell'ambito delle regole di costruzione, di ampliamento o di modifiche di natura edilizia. La durata temporale del condono è limitata nel tempo, ossia sottoposta a un termine iniziale e un termine finale entro il quale aderire su base non obbligatoria.

Condoni edilizi nel Regno di Napoli e di Sicilia

La prima vera e propria "grazia" edilizia fu emanata nel 1736 sotto il governo di Bernardo Tanucci da Carlo di Borbone con il titolo “De moderanda aedificiorum abusione” che permetteva di sanare tutti gli abusi commessi nei nuovi quartieri di Napoli e per le strade reali. Riproposta dopo 15 anni permetteva con una somma che variava dai 20 ai 100 ducati il perdono a chiunque avesse edificato senza licenza purché pagasse la "componenda". Anche Ferdinando I delle Due Sicilie emana numerosi "Perdoni" sulla scia dei due di suo padre. Sotto Ferdinando IV e il governo di Nicola Santangelo si sanano numerose opere prive di licenze. L'ultima "grazia" è del 1859, poco prima dell'unificazione. Non è inusuale trovare infatti nei titoli di proprietà di costruzioni ottocentesche della città di Napoli la frase “legittimato per Real Grazia”.

Condoni edilizi nell'era repubblicana

In Italia sono state emanate tre leggi di condono edilizio: Legge n. 47 del 28 febbraio 1985, art. 13 (Governo Craxi I) Legge n. 724 del 23 dicembre 1994, art. 39 (Governo Berlusconi I) Legge n. 326 del 24 novembre 2003 (Governo Berlusconi II)

A questi si aggiunge una serie di condoni introdotti tramite Decreto-legge, molti dei quali poi decaduti per mancata conversione in legge da parte del Parlamento.

Note

Categoria:Diritto italiano Categoria:Disciplina giuridica degli interventi edilizi