Teorico e operatore diretto di una chirurgia attiva detta da lui stesso ‘del medicar crudo’, fu valente anatomista e pubblicò la Zootomia democritea la prima opera di anatomia comparata.

Il lettore di Anatomia e il chirurgo ospedaliero

Marco Aurelio Severino nacque a Tarsia in Calabria Citeriore, attuale provincia di Cosenza, il 2 novembre 1580. Apprese a Napoli i primi elementi di medicina da Giulio Cesare Romano e frequentò presso lo Studio pubblico di Napoli nel periodo 1603-05 le lezioni di Latino Tancredi di Camerata, di Quinzio Buongiovanni di Tropea. La laurea in Alma Philosophia e Sacra Medicina gli fu conferita presso il collegio medico di Salerno, il più antico d'Europa, il 1º febbraio 1606. La fonte principale della sua biografia è quella inclusa nell'opera postuma Antiperipatias del 1659. In essa si afferma che Severino fu allievo anche di Tommaso Campanella, attraverso cui conobbe i principi della filosofia di Bernardino Telesio, prima d'intraprendere gli studi di medicina. Iniziò la pratica professionale nel paese natale in Calabria, ma già nel 1609 era ritornato a Napoli, ove fu allievo di Giulio Iasolino, chirurgo presso gli Incurabili, ove lo assistette eseguendo autopsie per i suoi studi anatomici e durante le perizie mediche per il processo di canonizzazione di frate Andrea Avellino. L'apprendistato come ‘pratico’ di chirurgia nelle visite private e presso l'ospedale Incurabili accanto al maestro Iasolino, permise a Severino un rapido progresso delle sue conoscenze. In occasione di un'epidemia di angina gangrenosa, probabilmente difterite, detta dagli spagnoli enfermedad del garratillo, scoppiata nel corso del 1610, Severino applicò la tecnica della tracheotomia con l'uso di una cannula già proposta da Santorio Santorio. La necessità di un tempestivo ed incisivo intervento quale requisito di riuscita dell'atto medico, appresa nella pratica del trattamento delle lesioni da armi belliche e nella difterite, fu posta da Severino come principio giustificativo della sua metodologia clinica. Il 24 novembre del 1622 Severino, in seguito a pubblico concorso, fu nominato dal viceré Antonio Zapata lettore di Chirurgia e Anatomia presso gli Studi Regi. Poco dopo, si rese anche vacante presso l'ospedale degli Incurabili il posto di chirurgo ordinario, che fu conferito a Severino dal rettore del Ginnasio e Prefetto Regio Alvaro di Toledo.

Tentativo di riforma della pratica chirurgica

Tuttavia, proprio la chirurgia gli procurò ostacoli e contestazioni: già nel 1625 per un'asportazione di lesioni varicose così si espresse: “Ho fatto per primo questo tipo di operazione in Napoli, essendo tuttavia stato contestato al principio da altri medici, che protestarono presso i Governatori e Intendenti dell'Ospedale, dato che credevano che essa potesse esporre i pazienti ad un grave rischio” (libera traduzione dal latino di De efficaci medicina, 1646, p. 62). Evidentemente l'opera di Severino non venne apprezzata dai colleghi, che, attenti soprattutto a lenire il dolore provocato dalle lesioni, si astenevano generalmente dall'aggredire il male con azioni che potessero peggiorare una sintomatologia dolorosa. Il principio ispiratore di Severino era al contrario quello di intervenire immediatamente, allorquando a suo parere era chiaro che il processo patologico non mostrava segni di risoluzione spontanea. La chirurgia da tempo era in una posizione di stallo sia per le scarse conoscenze anatomiche e fisiologiche, sia per l'assenza di strumenti validi di asepsi ed anestesia, pertanto l'esperienza della pratica chirurgica era frammentaria: l'intervento maggiormente seguito, detta da Severino con ironia e disprezzo ‘dolce ed effeminata’ chirurgia, consisteva nel medicamento locale con empiastri, unguenti e cerotti. Severino cercò di dimostrare la validità della tesi di un rapido intervento, seppur doloroso ma risolutivo, contro un'attesa improduttiva, sia nella pratica, che con il sostegno di citazione di altri Autori tra cui Prospero Alpino, che nel De Medicina Aegyptiorum aveva difeso l'uso del ferro e del fuoco già praticato dagli antichi Egizi con successo. Nel 1632 Severino pubblicò la sua prima opera chirurgica il De recondita abscessum natura, sulla natura nascosta degli ascessi: egli era convinto che la maggior parte delle malattie esitava con la produzione di un ascesso, nel cui concetto comprendeva forme differenziate di lesioni patologiche, quali formazioni innaturali, escrescenze, tumori e rigonfiamenti indipendentemente dalla natura e causa determinante. Per quanto riguarda la terapia, Severino propose di evitare di ritardare l'apertura di un ascesso con bisturi (ferro) nel caso in cui abbia raggiunto lo stadio di maturazione, cioè se la materia che lo forma è ‘cotta’. Tuttavia, se la materia permane allo stato ‘crudo’, o se evolve lentamente, Severino non ha dubbi sul metodo di recidere l'ascesso per mezzo di un ferro rovente (ferro e fuoco), il cui calore trasmesso fa raggiungere a maturazione rapida la materia al grado di ‘cozione’, mentre il ferro permette l'eliminazione chirurgia della lesione. Non bastò a Severino la pubblicazione del De recondita per far ridurre proteste e denunce: non aiutava certamente il linguaggio di scrittura in latino che se permetteva una divulgazione delle sue idee in un ceto colto e specializzato, non era la via comunicativa più idonea nei riguardi di un'utenza ospedaliera, fatta di pazienti generalmente incolti, ma anche nei confronti del personale di assistenza, composto da ‘pratici’, e burocrati, generalmente poco inclini alla lettura scientifica. L'unica opera medica di Severino Il medico a rovescio e il disinganno del medicar crudo scritta in italiano seicentesco rimase inedita ed è tuttora controversa la questione se il manoscritto sia fra il fondo ‘Severino’ della Biblioteca Lancisiana di Roma. Severino ebbe allievi italiani e stranieri, a cui dettava e faceva ricopiare le opere che aveva in preparazione; tra gli allievi vi fu Johann Volkamer, medico tedesco, che lo aiutò molto nella pubblicazione delle sue opere avvenute quasi tutte in Germania. Dopo il De recondita abscessum natura (Napoli,1632), seguì la riedizione ampliata della stessa (1643), la traduzione in latino della Chocolata inda dello spagnolo Antonio Colmenero di Ledesma (1644), la Zootomia Democritea (1645) e la De efficaci medicina (1646), tutte opere edite in Germania. Nel 1640 Severino fu allontanato dall'incarico pubblico di chirurgo dell'ospedale Incurabili per gravi reati contro la fede e la morale comune, per cui fu accusato al tribunale dell'inquisizione, incarcerato e, a seguito di una parziale assoluzione, costretto al domicilio coatto. Il processo finì, non si sa se con una assoluzione piena, tuttavia in condizioni di poter essere reintegrato nell'incarico all'ospedale nell'aprile 1642.

Severino e la circolazione del sangue di Harvey

Nonostante tali vicissitudini Severino continuò a trattenere relazioni con medici di tutta Europa. In una lettera all'inglese Houghton nel 1638 circa, Severino scrisse che aveva rifiutato l'invito di Johann Vesling (1588-1645) di trasferirsi a Padova per l'incarico di lettore di chirurgia. Anche con George Ent (1604-89), amico e collega di William Harvey (Folkestone, 1578 – 1657) intrattenne una intensa corrispondenza. Nel 1636 lo stesso Harvey, appena di ritorno in Inghilterra da un viaggio in Italia, inviò in dono a Severino l'unica copia conosciuta con dedica della prima edizione del suo famoso De motu cordis. Severino sostenne con entusiasmo la teoria della circolazione del sangue di Harvey e cita dieci medici suoi sostenitori nella sua Phoca illustratus, tra cui il danese Thomas Bartholin (1616-1680), medico personale del re di Danimarca, che visitò Severino nel suo soggiorno napoletano fra il 1643 e il 1645. Nella De peregrinatione medica del 1674 Bartholin lodò lo stato fiorente della medicina a Napoli, ricordando anche Messina dove insegnava Pietro Castelli (1574-1662), amico di Severino e studioso di anatomia animale insieme al siciliano Giovan Battista Hodierna (1597-1660). Dopo il 1642 Severino si dedicherà soprattutto alla pubblicazione delle sue opere e alla corrispondenza con personalità legate col mondo scientifico, primo fra tutti Cassiano dal Pozzo (Torino, 1588 – Roma 1657), a cui dedicò l'operetta grammaticale La querela della & accorciata (1642).

L'Anatomia comparata: la Zootomia democritea