Acone è una frazione del comune di Pontassieve che sorge in una zona collinare alle pendici di Monte Giovi sulla riva destra del fiume Sieve. L'esposizione a sud e l'altitudine compresa tra i 400 e i 600 m s.l.m. fanno sì che il clima sia mite in tutte le stagioni. Gli elementi dominanti del paesaggio sono costituiti da oliveti, vigneti, boschi di querce e castagni. Lo stretto legame tra il paesaggio e lo sviluppo rurale è testimoniato dalle attività principali che sono: produzione di olio (olio extravergine di oliva), produzione di vino (Chianti Rufina) e produzione di legna.
Etimologia L'etimologia del nome Acone resta tuttora dubbia e incerta. Alcuni la fanno risalire al nome di un qualche colono romano (Aconius), altri all'aggettivo latino acona, come a sottolineare la natura sterile e sassosa del terreno.
Storia
I primi insediamenti si verificano intorno al VI secolo a.C. a seguito della realizzazione di una strada che dalla cima di Monte Giovi arriva fino a Fiesole.
Durante la Seconda guerra punica, nel 217 a.C., l'area sulla quale poi sarebbe sorto il primo borgo rurale viene attraversata dall'esercito di Annibale.
Tra il IX e il X secolo l'area viene compresa nel feudo dei Conti Guidi di Romagna che fissano la loro residenza nel Castel d'Acone. È in questo periodo che sorgono i primi borghi rurali. Intorno al X secolo vi è inoltre la costruzione della prima chiesa con il nome di Sant'Eustachio in Jerusalem nell'area dove sorge l'odierno cimitero. Successivamente, alla fine del X secolo, la chiesa viene ricostruita nella sua posizione attuale con il nome di Pieve di Sant'Eustachio in Acone.
L'XI secolo vede la costruzione di altre chiese (Chiesa di Santa Maria in Acone e Chiesa di San Martino a Petroio) e la nascita del cosiddetto Pieviere di Acone.
Successivamente i terreni vengono confermati di proprietà dei Conti Guidi di Romagna da parte di Arrigo VI e Federico II di Svevia. Nel 1099 Alberto e Ugo, eredi del conte Guido, donano i loro possedimenti all'Eremo di Camaldoli.Maria Elena Cortese, Signori, castelli, città: l'aristocrazia del territorio fiorentino tra X e XII secolo, Firenze, Leo S. Olschki Editore, 2007, p. 30. ISBN 978-88-222-5691-1
Castel d'Acone diventa, nella prima metà del XIII secolo, residenza della contessa Beatrice dei Conti di Capraia, vedova del conte Marcovaldo di Dovadola.
Sempre nel XIII secolo nasce ad Acone la nobile casata de' Cerchi che successivamente si sposterà a Firenze. Ed è proprio Castel d'Acone la loro prima residenza.Giuseppe Todeschini e Bartolommeo Bressan, Scritti su Dante, Vicenza, Tipografia reale G. Burato, 1872, p. 339. I Cerchi, insieme ad Acone, sono menzionati da Dante nella Divina Commedia.Dante Alighieri, Paradiso, Canto XVI, 63-66.Francesco Gregoretti, L'Italia nella Divina commedia, 2ª ed., Firenze, Tipografia G. Barbèra, 1872, p. 351.
Nel 1308 Acone si unisce alla Lega dei popoli di Diacceto, Monteloro e Rignano per poi entrare a far parte nel 1375 nella podesteria di Pontassieve.
La famiglia fiorentina de' Medici, nel XIV secolo, spodestati i Comuni, acquisisce il territorio dove sorge Acone. Testimonianza de' Medici la si può tuttora trovare in una lapide posta all'ingresso della Pieve.
Tra il XVI e il XVII secolo, in epoca Granducale, Acone viene ampliato nella sua attuale posizione geografica. Dopo un breve periodo di dominazione napoleonica il XIX secolo vede Acone al suo massimo sviluppo come borgo rurale. Nel 1840 la frazione conta 954 abitanti.Attilio Zuccagni-Orlandini, Ricerche statistiche sul Granducato di Toscana, Firenze, Tipografia A. Tofani, 1850, p. 86.
Gli anni quaranta vedono Acone – e le campagne circostanti – diventare un luogo storicamente importante per le prime aggregazioni di formazioni partigiane.Jaures Busoni, Nel tempo del fascismo, Roma, Editori Riuniti, 1975, pp. 227-228. È proprio a Monte Giovi che, dopo l'8 settembre 1943, si formano alcune delle più importanti brigate partigiane tra cui: la Gruppo Pontassieve, la Faliero Pucci e la Spartaco Lavagnini. Successivamente anche altre brigate – formatesi altrove – vengono per operare nella zona: è il caso della brigata Caiani e della brigata Lanciotto Ballerini.
La peculiarità di Acone nella storia della Resistenza toscana deriva principalmente dal fatto che per la prima volta un intero paese – soprannominato la "montagna rossa"Bruno Confortini et al., Monte Giovi. Se son rose fioriranno. Mugello e Valdisieve dal fascismo alla liberazione, Firenze, Polistampa, 2012, p. 350. – offre collaborazione ai partigiani in maniera spontanea. L'intera popolazione di Acone, infatti, subito dopo l'armistizio, si impegna notevolmente nel soccorrere i prigionieri alleati e i soldati italiani sbandati. Al di là dell'impegno politico entrano in gioco quei valori di ospitalità e fratellanza legati alla tradizione contadina.
Tra i personaggi di Acone più significativi di quegli anni c'è Don Egidio Brogi, parroco di Santa Maria unitosi alla formazione partigiana Gruppo Acone, il quale dopo la ritirata dei tedeschi a seguito dell'armistizio del 1943 darà ospitalità ad oltre trecento persone tra partigiani, ex prigionieri e sfollati della zona. La scrittrice e giornalista Oriana Fallaci, con il nome di battaglia di Emilia, nell'autunno del 1943 accompagnò, in un lungo viaggio in bicicletta da Firenze fino ad Acone, due soldati britannici.Marina Addis Saba, Partigiane: le donne della resistenza, Milano, Mursia, 2007, p. 89. ISBN 978-88-425-3766-3.
Monumenti e luoghi d'interesse
Pieve di Sant'Eustachio in Acone
La sua fondazione risale al X secolo con il nome di Sant'Eustachio in Jerusalem.Giuseppe Cappelletti, Le chiese d'Italia dalla loro origine sino ai giorni nostri, Venezia, Editore Giuseppe Antonelli, 1861, vol. 16, p. 656. Mantiene questo nome fino alla fine del X secolo dopodiché assume il nome attuale di Pieve di Sant'Eustachio in Acone. Viene costruita in sostituzione di un'altra chiesa che ha lo stesso nome originario, ma che si trova in un punto diverso del paese (dove sorge l'attuale cimitero). Tale riedificazione riporta fedelmente la struttura originaria alla quale vengono aggiunte la casa plebana sul lato destro (l'attuale canonica) e il cosiddetto locale della compagnia sul lato sinistro.
A causa di un terremoto avvenuto nel 1442, Cosimo II de' Medici fa ristrutturare completamente la chiesa nel 1552, come risulta dall'iscrizione scolpita in una targa di pietra murata nella facciata: "COSMUS MEDICES - FLORENTIAE DUX II - A.D.M.D.LII" ovvero "Cosimo de' Medici, Secondo Duca di Firenze, Anno Domini 1552".
L'interno è formato da un'unica navata coperta da una volta a botte decorata con la tecnica dei falsi cassettoni. All'interno della struttura sono presenti molti elementi barocchi, alcuni dei quali riproposti anche nell'adiacente canonica.
Chiesa di Santa Maria in Acone
La sua fondazione, come oratorio,Curia Arcivescovile (a cura di), La chiesa fiorentina, Firenze, Curia Arcivescovile, 1970, p. 145. risale al 925. La chiesa ha tra i suoi patroni i Donati e l'Ospedale fiorentino di San Matteo. Notevolmente rimaneggiata nel corso dei secoli, subisce un completo restauro nel 1910 ad opera dei fratelli Leto e Galileo Chini. A quest'epoca risalgono la decorazione dell'abside, il paliotto d'altare in ceramica e la lunetta con lAssunta sul portale d'ingresso.
Appartengono a questa chiesa una tavola con la Madonna in trono e santi (fine del XV secolo) e una tela con la Madonna del Carmine (XVI secolo). Entrambe le opere si trovano presso la Cappella della Misericordia di Pontassieve a seguito di un restauro.Giovanni Pagliarulo, Due tavole restaurate da Santa Maria in Acone, Pontassieve, Lions Club, 1991. Sulla facciata è murato un frammento erratico in arenaria, con decorazioni a intreccio, risalente al XII secolo.
Dal 2001 la chiesa e gli annessi locali sono stati affidati dalla Diocesi di Firenze alla comunità ecclesiale dei Ricostruttori nella preghiera. Nel corso degli anni questa piccola comunità ha attrezzato i locali di pertinenza della chiesa con un atelier di pittura e scultura, un'officina del ferro battuto, una falegnameria e un laboratorio di erboristeria.
Cappella di Castel d'Acone La cappella, la cui costruzione risale a circa il XIII secolo, è dedicata alla Beata Umiliana de' Cerchi e si trova nel piazzale di Castel d'Acone, antica residenza e luogo di provenienza della famiglia de' Cerchi.
Lo stile è tipicamente rinascimentale: spicca sulla facciata un portale d'ingresso sormontato da un timpano ad arco spezzato, al centro del quale vi è l'anagramma di Bernardino da Siena. L'interno della cappella è costituito da un unico altare ed è caratterizzato da un dipinto attribuito al Guercino raffigurante l'apparizione della Madonna alla Beata Umiliana. Il soffitto ha una copertura a travicelli.
Il mulino di Petroio Detto anche mulino della Pigna, questo edificio è posto lungo il fosso dell'Argomenna e la sua costruzione risale ai primi anni del Trecento. Un documento del 1323 riporta che «Giovanni di Corso Donati concede in affitto per quattro anni, a Guido di Chetto da S. Martino a Petroio, un mulino con annessa abitazione, orto, piazzale, resede, gora, e tre particelle di terreno coltivabile, per un canone annuo di 37 staia di grano [...]».ASF, Notarile Antecosimiano 362 (Bartolo Amizi), c. 71 v., 6 gennaio 1323.
Analizzando la muratura è possibile desumere che la pianta originaria fosse di modeste dimensioni e che successivamente sia stata ampliata con la costruzione dell'abitazione che avrebbe così inglobato il vecchio mulino. Del 1871 è l'ultimo documento storico rintracciabile dell'attività di molitura: «Carlo Trentanove conduce il Mulino d'Argomenna [...] a due palmenti. Raggiunge il massimo dell'attività in novembre, mentre è al minimo in agosto. La tassa per il 1871 ammonta a £ 617,87».ASF, Tassa del Macinato.
Il mulino di Vallecchio È un edificio la cui costruzione è attribuibile al XIII-XIV secolo. Si tratta di un mulino collinare edificato su un terrazzamento sopra la valle del torrente Uscioli. Si suppone che il salto che il torrente fa in quell'area servisse come punto di derivazione per il mulino considerata la probabile forza motrice che svilupperebbe. L'edificio non era più attivo già dall'inizio del Quattrocento. Un documento del 1427 riporta che «Ser Antonio di Francesco di Valdisieve denuncia il possesso d'un podere con tre case, due da mezzadri ed una che fu già mulino, il luogo detto Vallecchio [...]».ASF, Catasto 80, c. 215 v.
L'area archeologica di Monte Giovi
I primi reperti archeologici sono rinvenuti casualmente nel 1972 durante la costruzione di una strada. Successivamente vengono localizzate due distinte aree, entrambe limitate per estensione: una situata a circa 100 metri dalla cima del monte ed una situata sulla cima stessa. Nella prima area vengono portate alla luce oltre duemila punte di frecce di ferro, alcuni frammenti di bronzo, varie ceramiche e due statuette di bronzo integre rappresentanti due figure maschili stilizzate, oggi visibili al Museo civico archeologico di Fiesole. Nella seconda area sono ritrovati frammenti di vasi appartenenti al periodo etrusco, tutti riconducibili a varie tipologie di ceramiche (bucchero a pareti sottili, buccheroide grigio, terrecotte d'impasto, etc.).
Grazie all'interessamento del Dipartimento di Scienze dell'Antichità, Medioevo e Rinascimento e Linguistica dell'Università degli Studi di Firenze viene iniziata una nuova campagna di scavo nel 2011.
La nuova concessione di scavo, finanziata dallUnione di Comuni Valdarno e Valdisieve e portata avanti dalla cattedra di Etruscologia e Archeologia italica, ha permesso di rinvenire resti di un insediamento etrusco sulla parte più alta di Monte Giovi databile tra il IV e il IV secolo a.C.