I Liguri (in latino Ligures; in greco , Lígyes) furono un'antica popolazione stanziata in età preromana nell'Italia nord-occidentale e nell'estremo lembo sud-orientale della Francia, in un territorio che, dal Var e dalle Alpi Marittime, si estendeva lungo l'arco costiero e appenninico fino a comprendere l'attuale Liguria, il Piemonte meridionale, l'Oltrepò Pavese e la Lunigiana. Da essi presero nome la regione storica e il mar Ligure..
Sul piano archeologico i confini di questo territorio non furono mai netti e variarono nel tempo: un territorio propriamente ligure si delineò soltanto con l'inquadramento amministrativo di età augustea, che istituì la Regio IX Liguria tra i fiumi Var, Magra e Po.. Il termine "Liguri" non costituisce un'autodenominazione, ma una categoria geografica ed etnografica elaborata dal mondo greco e poi ripresa dagli autori latini: le fonti antiche restituiscono un insieme frazionato di gruppi autonomi (tra cui Genuati, Tigulli, Statielli, Apuani, Ingauni, Bagienni, Friniati), privo di unità politica..
I Liguri non adottarono la scrittura per la propria lingua, che è perciò nota solo indirettamente e di incerta classificazione. La loro etnogenesi è ricondotta dalla ricerca al Bronzo finale, per progressiva stratificazione di gruppi locali; nel corso dell'età del ferro entrarono in contatto con Etruschi, Greci e Cartaginesi, processo culminato nella fondazione dell'emporio di Genua di iniziativa etrusca. Dal III secolo a.C. si scontrarono con Roma in una lunga serie di guerre, che si conclusero entro la metà del II secolo a.C. con la sottomissione e, in alcuni casi, la deportazione di intere tribù..
Etnonimo L'origine del nome è incerta. La forma più antica è greca: gli autori arcaici chiamarono questa etnia Lígyes (Ecateo di Mileto, FGrHist 1 F 58).Secondo il nome indicherebbe «gente dalla voce stridente», tratto che sarebbe sopravvissuto nella cadenza del ligure moderno. L'accostamento riflette l'etimologia analizzata da , che riconduce l'etnico greco all'omonimo aggettivo («dalla voce acuta o stridente»), soprannome di probabile origine onomatopeica e di senso vicino a «barbaro». Il rinvio di Giannattasio a Erodoto, VII, 72, riguarda peraltro altri orientali; i Liguri d'Occidente ricorrono invece in V, 9 e in VII, 165, dove Erodoto li distingue sia dagli Iberi sia dagli Elisici.. Per la forma etrusca cfr. (che rinvia a De Marinis-Spadea 2007, pp. 17-25), dove accanto al greco Lígyes e al latino Ligures è registrata la forma etrusca Lecuste/Lecste. Secondo la variante sincopata Lecste rimanda a un'acquisizione del nome anteriore al 480-470 a.C. circa, indizio di una conoscenza etrusca arcaica dei Liguri. Dal greco derivò il latino Ligures.
L'amplissima estensione geografica attribuita ai Liguri dalle fonti greche più antiche, che li collocano lungo tutto il Mediterraneo nordoccidentale dalla Penisola iberica all'Italia centrale, non documenta la reale diffusione di un singolo popolo, ma riflette l'uso di "Liguri" come designazione generica dei popoli di quelle coste, ancora poco conosciute dai navigatori greci di età arcaica. Questa lettura, già anticipata da Giuseppe Micali nel 1821, è stata sviluppata in seguito come analisi della costruzione del concetto geografico di "Liguri"., ripreso da ; la stessa lettura è sviluppata, per le fasi e le fonti rispettive, da , e . Coerentemente, alcune fonti di età ellenistica e romana usano il composto Keltolígyes ("Celto-Liguri"), riferito però soltanto alle comunità dell'entroterra di Massalia: genti di stirpe celtica insediate dove la geografia greca più antica poneva i Liguri.; Strabone, IV, 6, 3.
Per la ricerca attuale quell'estensione smisurata è una costruzione culturale, non una realtà etnografica. Colonna la fa risalire a un concetto di matrice greca arcaica, che immaginava un dominio ligure subito oltre l'Etruria e il Tirreno e disteso lungo l'intero Mediterraneo occidentale, oltre le Colonne d'Ercole; a suo avviso furono i Focei, e segnatamente i coloni di Massalia, a forgiare tale idea e forse lo stesso etnonimo, poi diffusi dalla geografia ionica entro il VI secolo a.C. Ne restano tracce nei lemmi che Stefano di Bisanzio riprende da Ecateo, dove Massalia è detta città ligure prossima ai Celti e gli Elisici di Narbona sono annoverati fra i Liguri.. La più antica menzione dei Liguri è in un esametro attribuito a Esiodo e citato da Eratostene (presso Strabone, VII, 3, 7). Su questo sfondo la mitistoria greca costruì genealogie che collegavano i Liguri ai Siculi e ai Sicani (in Tucidide e in Filisto di Siracusa, che li poneva nell'Italia nord-adriatica) e alla figura di Cicno, il re ligure tramutato in cigno: temi che Colonna ritiene formatisi nell'Etruria padana tardo-arcaica, a contatto con i Greci di Spina, e che Virgilio riprese facendo dei Liguri i soli alleati degli Etruschi guidati da Tarconte.; Eneide, X, 185-197.
Sul versante latino la designazione ha invece una genesi propria. Arnaud osserva che nessuna fonte greca classica collocava Liguri in Italia: i Ligures italiani compaiono per la prima volta nella documentazione romana, negli Acta triumphalia del 236 a.C., con il trionfo de Ligureis di Publio Lentulo Caudino, sotto il nome latino e a partire da sud, dalla foce della Magra, senza che venisse stabilito alcun legame esplicito con i Lígyes della Gallia meridionale. Il nome, forse riferito in origine a un solo piccolo popolo stanziato alla foce della Magra, sarebbe stato poi esteso per metonimia a tutte le genti non galliche che Roma incontrò risalendo verso la futura Regio IX Liguria, il cui inquadramento augusteo fissò l'idea che i Liguri appartenessero a quello spazio..
Storia
Le conoscenze sui Liguri derivano dall'integrazione di due ordini di dati, le fonti letterarie antiche e la documentazione archeologica, il cui rapporto è dialettico più che complementare: per ampi tratti dell'età preromana le fonti scritte sono assenti o tarde, e la ricostruzione poggia in prevalenza sull'archeologia..
Le fonti letterarie sono greche e romane, e nessuna è ligure. Il nome Lígyes compare nella tradizione greca a partire da Ecateo di Mileto (VI secolo a.C.) e ricorre poi in Erodoto, nello Pseudo-Scilace, in Tucidide e in Polibio, mentre per parte latina la testimonianza più antica e influente è quella delle Origines di Catone, oggi perdute ma utilizzate da autori successivi.. Tali fonti vanno però lette con cautela, per tre ragioni convergenti. La prima è che "Liguri", nelle fonti greche più antiche, è una categoria geografica generica più che l'indicazione di un popolo definito: fissata come quasi-etichetta letteraria già dal VI secolo a.C., designa in modo indistinto le genti delle coste nordoccidentali del Mediterraneo, e solo in seguito si restringe all'Italia nord-occidentale e alla Francia meridionale.; per la "grande Liguria" delle fonti arcaiche .
La seconda ragione è che le fonti tendono a definire i Liguri "per differenza", in opposizione ai Celti, e che tale contrapposizione è una categoria storico-politica, non una classificazione etnica o linguistica fondata: come ha mostrato Filippo Maria Gambari, i Liguri sono popolazioni stanziali che le fonti distinguono dai Celti invasori, al di là delle possibili affinità linguistiche o etniche. Da ciò derivano nelle stesse fonti antiche denominazioni intermedie e ambigue, come Keltolígyes ("Celto-Liguri") o Semigalli, applicate a singoli gruppi.; per i Semigalli Livio, XXI, 38, 5, riferito ai Taurini.
La terza ragione è che la più autorevole tradizione latina sull'arrivo dei Celti in Italia, quella di Livio (V libro), è una costruzione letteraria che fonde tradizioni diverse, etrusche, galliche, massaliote e liguri, con finalità non puramente cronachistiche: la critica storica e archeologica recente ne ha rivalutato l'attendibilità di fondo, a condizione di articolarne i dati e di non ricondurre l'arrivo dei Celti a un evento unitario.. Questa lettura critica delle fonti antiche, sviluppatasi soprattutto a partire dalla fine degli anni settanta del Novecento, è il presupposto della ricostruzione storica che segue, fondata in primo luogo sui dati archeologici.
Dal Bronzo finale alla prima età del ferro L'etnogenesi dei Liguri non è ricondotta a un popolo originario, ma a un processo di stratificazione che ha inizio nel Bronzo finale (XII-X secolo a.C. circa). Le forme insediative che caratterizzeranno l'età del ferro sono già tutte compresenti in questa fase. Nei rilievi interni dominano piccoli nuclei d'altura (i castellari), di norma poche capanne in posizione di controllo sulle valli, con economia silvo-pastorale e collegati dai percorsi di crinale. Lungo il litorale convivono insediamenti arroccati e villaggi di fondovalle impiantati allo sbocco dei fiumi, con vocazione produttiva e portuale. Lungo i grandi corsi d'acqua (il Po, il Trebbia, il Tanaro, la Bormida) passano gli scambi a lungo raggio che mettono in contatto il litorale, la Pianura Padana e il versante transalpino..
Allo stesso orizzonte risale la formazione del margine settentrionale verso il mondo celtico. I primi segni di distinzione tra le terre a sud del Po e quelle padane si avvertono dal XIII secolo a.C. e si fissano tra il 1180 e il IX secolo a.C. circa, percepibili sia nella produzione ceramica, che guarda alla Francia orientale e meridionale, sia in un uso sepolcrale poi mantenuto per tutta l'età del ferro, quello di chiudere l'urna cineraria sotto una lastra di pietra, attestato per esempio ad Alba. Anche in questo caso la linea rimase incerta, specie sul versante appenninico che scende verso la pianura..
Per Paltineri questa configurazione segna due cose insieme: l'inizio del processo etnogenetico che porterà ai Liguri dell'età del ferro e, già allora, una geografia tutt'altro che compatta. Il territorio risulta diviso in più sub-aree, ciascuna con un proprio gruppo autonomo ma inserito in una rete di rapporti comuni: in quelle partizioni si lasciano riconoscere i nuclei che le fonti chiameranno poi Sabates, Bagienni, Genuati e Tigulli.. La frammentazione in gruppi autonomi è il dato strutturale di lungo periodo che la studiosa riconosce come carattere distintivo del mondo ligure.
Nella prima età del ferro (IX-fine VII secolo a.C.) il cambiamento riguarda soprattutto il settore centro-orientale: l'entroterra di Oltrepò Pavese e Piacentino viene abbandonato, mentre sulla costa del Tigullio cresce Chiavari, dove sul finire dell'VIII secolo a.C. sorge un sepolcreto a incinerazione ripartito fra tre nuclei parentali.. Diverso è il quadro del Piemonte meridionale e del Cuneese, dove la direttrice del Tanaro mantiene la sua centralità e il popolamento mostra continuità.. In tutta la regione, con la sola eccezione di Genova, non si compie il processo di formazione di centri protourbani che altrove caratterizza la penisola italiana..
La media età del ferro e la nascita di Genova Sul finire del VII secolo a.C. il popolamento ligure entra in una fase nuova, in parallelo con eventi di scala mediterranea: la nascita di Massalia e la contesa per il controllo dell'alto Tirreno che oppone Etruschi, Greci e Cartaginesi. A imprimere la svolta è l'ascesa di Genua, unico abitato ligure destinato a una fisionomia urbana; il suo decollo, posteriore a quello di Chiavari, deve molto all'apporto etrusco.; sul ruolo degli Etruschi nell'emporio genuate . L'entroterra si riorganizza in funzione dell'emporio e prende forma stabile un corridoio commerciale che, passando per Dertona, raggiunge dalla costa la Pianura Padana; su quella stessa linea correrà in seguito la via Postumia..