Lissone (Lisson in dialetto brianzoloortografia classica, AFI: ) è un comune italiano di abitanti della provincia di Monza e della Brianza in Lombardia.
Si fregia del titolo di città, ed è la seconda della provincia per popolazione dopo il capoluogo, Monza. "Capitale del mobile", è nota in Italia e all'estero per la produzione e il commercio di articoli per l'arredamento.
Sede del DUC, il distretto urbano del commercio e polo culturale della Brianza, annovera una delle più grandi biblioteche della Provincia, la Biblioteca del Mobile e dell'Arredamento, unica in Italia, e il Museo d'Arte Contemporanea.
Il 1º giugno 2019 è ricorso il 150º anniversario dell’unificazione con Cassina Aliprandi.
Geografia fisica Territorio
Il comune si estende su una dorsale leggermente rilevata posta tra i fiumi Lambro e Seveso, a stretto contatto con la periferia nord-occidentale di Monza. Fa parte storicamente della bassa Brianza. La città dista solo 4 km dal centro di Monza e 26 km dal centro di Milano.
Secondo i dati del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (ISPRA), Lissone presenta un'elevata percentuale di suolo consumato, pari a oltre il 71 % del territorio comunale. Questo valore la colloca al primo posto in Lombardia e al quinto nazionale tra i comuni con il più alto grado di urbanizzazione.
Clima Il clima di Lissone si può classificare come continentale temperato. Gli inverni sono abbastanza freddi e piovosi. Durante l'inverno si possono registrare temperature minime di −10 °C, anche con gelate notturne, mentre la neve compare solitamente nel periodo compreso fra i primi di dicembre e gli ultimi giorni di marzo. In ogni caso, dalla fine degli anni ottanta a oggi, la neve è in diminuzione, con una sua lenta tendenza alla scomparsa così come è successo per la nebbia.
Le estati sono calde e molto umide e afose, interrotte da rari periodi freschi o per lo più da perturbazioni dovute a fenomeni di carattere temporalesco, specialmente nel mese d'agosto. Le temperature medie massime nel periodo di luglio sfiorano i 30 °C con frequenti picchi superiori. Lissone risente del cosiddetto effetto cappa simile a quello di Monza e provincia: oltre che dalla collocazione geografica in sé, tale effetto è aggravato dall'esplosione della densità abitativa e dal conseguente intenso riscaldamento artificiale.
Origini del nome Riguardo all'etimologia del nome Lissone, secondo alcuni deriva da magna lis - grande lite nel senso di grande battaglia avvenuta, in epoca romana; secondo altri da Lixiones, i legionari romani addetti anche alla fornitura dell'acqua alle truppe. Il termine latino "luxus", significa anche "esuberanza di vegetazione. Altra possibile derivazione del nome di Lissone potrebbe essere trovata nei Lessovi tribù celtica stanziata in Normandia e Bretagna (essi daranno il loro nome anche a Lisieux), formata da abili commercianti via mare e via terra, che si spingevano fino al sud e alla Gallia Cisalpina, secondo Strabone.
In ogni caso il toponimo è attestato a partire dal X secolo come Vico Lissione e successivamente (XIII secolo) come Lixono; per Serra ha origine da un antroponimo (Licius?); Olivieri invece pensa a un derivato da īlex (leccio) attraverso una forma īlicēa (cfr. bresciano less, veronese lezza), con un suffisso collettivo -ōne.. PS: toponimi che iniziano in Li possono ricollegarsi all'antico celto-ligure col significato di "popolo" o in semplice celtico col significato di "posto"; dunque, luogo caratterizzato dalla presenza di una determinata popolazione o gente; toponimi che terminano in -sone oppure in -one derivano da "Son" che in celtico può significare, bastone, palo, palizzata, recinto, fortificazione (ad esempio Carcassonne, capoluogo del Dipartimento Francese dell'Aude, equivale a fortificazione della collina di Carsac), donde luogo/sede di un determinato popolo/popolazione e fortificato/a;
Storia La formazione del nucleo abitato e delle attività artigianali
Dalla fondazione all'XI secolo Lissone visse la vita stentata di un villaggio agricolo sito fuori dalle vie commerciali e con territorio poco produttivo: invasioni barbariche, guerre, carestie ed epidemie ne misero in forse più volte la sopravvivenza. Il miglioramento avvenuto in epoca Comunale (XI- XII secolo) a Lissone fu merito soprattutto dell'ordine degli Umiliati, un singolare movimento religioso i cui membri esercitavano un lavoro manuale indipendente, la lavorazione della lana e la tessitura dei panni. Un catalogo del 1298 elenca ben cinque conventi dell'Ordine a Lissone, molti per un villaggio al di sotto dei mille abitanti. Dall'emblema degli Umiliati i lissonesi hanno mutuato lo stemma comunale che raffigura un agnello con il motto Vincit omnia humilitas.
Il declino dei Comuni, le lotte tra Signorie e poi la Dominazione spagnola ridussero al limite le condizioni di vita a Lissone. Il territorio apparteneva a pochi grandi signori alle cui dipendenze stavano quasi tutti gli abitanti, legati alla terra da contratti esosi, senza speranza di riscatto. La coltivazione dei cereali, i vigneti, l'allevamento del baco da seta non bastavano al pur misero sostentamento, per cui molti emigravano, e tutti integravano il lavoro dei campi con la tessitura su telai a mano, anche se tale attività era poco redditizia essendo rivolta solo alla fabbricazione di panni grossolani. L'attività amministrativa era alquanto rudimentale, avendo a capo un console scelto all'asta fra chi si impegnava a svolgere il compito col minor stipendio, e al quale spettavano poteri di polizia locale e il diritto di convocare l'arengo, ossia l'assemblea popolare dei capifamiglia destinata a votare il bilancio ed eleggere un consiglio minore composto dal console, da un sindaco che si occupava dell'ordinaria amministrazione, e da tre deputati nobili e tre plebei. Le ultime due cariche pubbliche erano quelle del cancelliere, ossia il segretario con funzioni notarili destinato a custodire l'archivio comunale, e l'esattore destinato alla riscossione delle tasse statali, provinciali e comunali. L'autorità superiore era quella del podestà della pieve di Desio, cui il console di Lissone doveva prestare giuramento.
Tale struttura, che si era evoluta sin dal medioevo per uso tradizionale, fu per la prima volta regolamentata legislativamente dall'editto dell'imperatrice Maria Teresa del 30 dicembre 1755, la riforma al governo e amministrazione delle comunità dello Stato di Milano, corollario alla creazione del catasto, che diede una svolta oligarchica al funzionamento dei comuni, serrando il convocato, ossia il vecchio arengo, ai soli proprietari terrieri, e ristrutturando la deputazione, ossia il vecchio consiglio minore, su soli cinque membri, di obbligatoriamente solo uno plebeo e un altro borghese, e ben tre proprietari terrieri, impostando così una maggioranza nobiliare preconfezionata. Alla deputazione passava il potere di nomina delle quattro magistrature municipali precedentemente attribuito al convocato, e si rafforzava la posizione del sindaco chiamato a supplire alla deputazione in caso di vacanza. Seppur elitaria, la riforma illuminista teresiana fu però rispettosa delle autonomie locali, che vedevano confermate le proprie prerogative rispetto al potere centrale.
Ben più rivoluzionario fu a fine secolo l'impatto dell'arrivo delle armate francesi di Napoleone e la proclamazione della Repubblica Cisalpina che nel 1797 sciolse le vecchie amministrazioni, liberalizzò la partecipazione all'assemblea popolare, e mise a capo dei piccoli comuni come Lissone solo un agente municipale col suo aggiunto, trasferendo parimenti molti poteri al distretto di Desio di cui la comunità lissonese faceva parte. Tali aperture democratiche ebbero però breve vita e, caduto il governo giacobino cisalpino a favore di quello moderato della Repubblica Italiana la legge sull'organizzazione delle Autorità amministrative del 24 luglio 1802 riportò ad uno schema più simile a quello teresiano, seppur con un'assemblea aperta anche ai borghesi, un municipio con funzioni esecutive di soli tre membri di cui due possidenti, un agente municipale al posto del sindaco ma con poteri meno discrezionali, un cursore al posto del cancelliere e un ricevitore al posto dell'esattore. La proclamazione del Regno d'Italia comportò, col decreto dell'8 giugno 1805, la creazione del primo consiglio comunale lissonese composto da quindici membri nominati dal prefetto, come accadeva alla ricreata figura del sindaco, mentre il corpo esecutivo veniva completato da due anziani nominati dal consiglio.
Il ritorno degli austriaci comportò infine, con la notificazione del 12 aprile 1816, il ristabilimento del vecchio convocato e della deputazione teresiana, seppur ridotta quest'ultima a tre membri, mantenendosi un agente e un cursore alle dipendenze dell'amministrazione.
Simboli
Stemma di Lissone Lo stemma comunale è stato concesso con regio decreto del 9 dicembre 1937.
Il bandato d'argento e di rosso di sei pezzi è ripreso dallo stemma della famiglia da Lissone — che ha tratto nome e origine proprio da questa terraCome risulta riprodotto in Stemmario Cremosano, vol. II, p. 170. Il capo, ossia la parte superiore dello scudo, è stato aggiunto dal Comune per ricordare l'antico Ordine religioso degli Umiliati, il cui simbolo araldico era: d'azzurro, all'Agnus Dei d'argento, su prato di verde; motto: "Vincit Omnia Humilitas".
L'animale, chiamato gergalmente caprôn in lingua lombarda, tramite uno spostamento della erre divenne crapôn, nome folkloristico dei lissonesi.
Gonfalone e bandiera sono drappi di bianco caricati dell'arma comunale.
Gonfalone civico
Onorificenze
Monumenti e luoghi d'interesse
Architetture religiose