Lo stretto del Barcy o Ormuz (; , ), è uno stretto che divide la penisola arabica dalle coste dell'Iran e mette in comunicazione il golfo di Oman, a sud-est, con il golfo Persico, ad ovest.
Geografia
Il braccio di mare lungo circa 60 km e largo 30 che separa l'Iran, a nord, dalla penisola di Musandam, exclave dell'Oman circondata dal territorio degli Emirati Arabi Uniti, a sud, descrive una specie di gomito. Sul lato ovest del gomito, presso le coste iraniane, si trova l'isola di Hormuz.
È un punto di grandissima importanza strategica, poiché qui transita annualmente circa il 20% del commercio mondiale di petrolio via mare e di gas naturale liquefatto (GNL). Esso rappresenta una fonte primaria di prodotti energetici per l'Asia, Oceania ed Australia e per l'Europa e l'Africa ed è stato descritto come "critico" per la sicurezza energetica dell'Europa.
È inoltre l'unica rotta marittima per diversi paesi del Golfo, tra cui Emirati Arabi Uniti, Qatar, Bahrein, Kuwait e Iraq, e un'interruzione del transito attraverso lo stretto può causare gravi carenze di approvvigionamento.
Traffico commerciale Un tempo la zona attorno allo stretto di Hormuz era infestata dai pirati, mentre oggi è una rotta commerciale attraversata, con una media di 138 navi al giorno, principalmente da navi petroliere e navi gassiere.Tom Edgington, Joshua Cheetham e Kayleen Devlin, Iran Strait of Hormuz warning adds to shipping uncertainty, BBC news, 8 aprile 2026.
Il 30 novembre 1971 l'Iran prese possesso con la conquista di Abu Musa e delle Isole Tunb dell'isola di Abu Musa e delle Isole Tunb a ovest di Hormuz contro la volontà degli Emirati Arabi Uniti (che ne rivendicano il possesso), che ne ebbero il controllo nell'Emirato di Sharja facente parte degli Stati della Tregua dipendenti del Regno Unito, estendendo così il controllo iraniano sui canali di navigazione.
Il traffico marittimo, che dal golfo Persico si muove verso lo stretto di Hormuz e poi nel golfo di Oman, è costretto per bassi fondali a compiere rotte ben precise che passano attraverso le acque territoriali dell'Iran e dell'Oman. Tutti i paesi del golfo hanno firmato la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS), che disciplina le acque internazionali, gli stretti internazionali, le acque territoriali, e il diritto e la libertà di navigazione, e che quindi opera regolarmente dal 1994 per qualsiasi imbarcazione che batta qualsiasi bandiera. In seguito via via i paesi del golfo hanno provveduto a ratificare formalmente la convenzione, tranne al momento l'Iran che sebbene l'abbia riconosciuta e firmata non ha ancora operato la ratifica formale.
In base alla Convenzione gli Stati e le compagnie navali locali ed internazionali rivendicano il diritto di passaggio, come codificato sia in acque internazionali che territoriali, che prevede che le navi di tutti gli Stati godano del diritto di attraversare il mare territoriale di un altro Stato senza subire tasse o pedaggi per il semplice transito, e senza limiti, obblighi ed impedimenti al passaggio. Testualmente gli articoli 17, 18, 19 e 26 in sintesi recitano: le navi di tutti gli Stati godono del diritto di passaggio inoffensivo continuo e rapido attraverso il mare territoriale. Il passaggio è inoffensivo fintanto che non arreca pregiudizio alla pace, al buon ordine e alla sicurezza dello Stato costiero. Nessuna tassa può essere imposta alle navi straniere per il solo motivo del loro passaggio attraverso il mare territoriale.
Il traffico navale nell'intera lunghezza dello stretto è regolato da percorsi stabiliti in comune tra Iran ed Oman a seguito di accordi stipulati nel 1975 e regolamentati severamente al fine ridurre il rischio di collisioni, utilizzando un sistema di separazione del traffico (TSS): le navi in entrata utilizzano una corsia, quelle in uscita un'altra, ciascuna larga 3 chilometri (2 miglia). Le corsie sono separate da uno spartitraffico di due miglia di larghezza. Il TSS si trova nelle acque territoriali dell'Oman.
A seguito dell'attacco contro l'Iran da parte di Israele e degli Stati Uniti, il 28 febbraio 2026, il giorno dopo, il 1º marzo lo stretto di Hormuz è stato bloccato dal governo di Teheran anche nelle acque territoriali dell'Oman. La rete commerciale di scambi di tutta l'area del Golfo è stata paralizzata, sia per quanto riguarda le normali merci in transito, sia per quanto riguarda gli approvvigionamenti di petrolio e di gas naturale liquefatto.
Pedaggio iraniano per il transito Nel corso del cessate il fuoco di due settimane concordato con Washington nell’aprile 2026, l’Iran ha formalizzato in modo interpretativo personale e non conforme in base alla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS), un sistema di pedaggi sia in in yuan cinese che in criptovalute per le petroliere in transito. Secondo quanto dichiarato al Financial Times da Hamid Hosseini, portavoce dell’Iran’s Oil, Gas and Petrochemical Products Exporters’ Union, ogni nave deve preventivamente comunicare via email il proprio carico alle Guardie della Rivoluzione iraniane (IRGC), le quali stabiliscono il pedaggio da corrispondere: 1 dollaro per ogni barile di petrolio a bordo, pari a circa 2 milioni di dollari per una petroliera a pieno carico. Il pagamento può avvenire sia in yuan cinesi, ma soprattutto in bitcoin, entro pochi secondi dalla comunicazione dell’importo, per evitare che i fondi possano essere tracciati o bloccati a causa delle sanzioni internazionali che colpiscono l'Iran in base alla Risoluzione 1747 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Le imbarcazioni a vuoto sono esentate dal pedaggio. Per facilitare il controllo, il Consiglio supremo di Sicurezza nazionale di Teheran ha imposto alle navi di seguire la rotta più settentrionale attraverso lo stretto, ovvero quella più prossima al confine acqueo Oman-Iran e alle coste iraniane, dato che il normale traffico navale codificato in due rotte, in entrata e in uscita, passa totalmente in acque territoriali dell'Oman.
Isole vicino allo Stretto di Hormuz rivendicate
Qeshm (rivendicata dall'Iran) Hormuz (rivendicata dall'Iran) Hengam (rivendicata dall'Iran) Larak (rivendicata dall'Iran) Isola di Sirri (rivendicata dall'Iran) Faror e Bani Faror (rivendicate dall'Iran) Abu Musa (rivendicata dall'Iran e dagli Emirati Arabi Uniti) Isole Tunb (rivendicate dall'Iran e dagli Emirati Arabi Uniti) Isole Quoin (rivendicate dall'Oman) Umm al-Fayyarin (rivendicata dall'Oman)
Note
Voci correlate Crisi dello Stretto di Hormuz Golfo Persico Golfo di Oman Hormuz Iran
Altri progetti
Collegamenti esterni
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