La Federazione dei Sette Comuni, nota anche col nome di Spettabile Reggenza dei Sette Comuni (Hòoge Vüüronge dar Siban Komàüne in cimbro), sorta nel 1310, ma già concretamente nata nel 1259 (vale a dire dalla caduta degli Ezzelini) sotto il nome di Lega delle Sette Terre Sorelle, è stata una piccola nazione autonoma comprendente il territorio oggi conosciuto come Altopiano dei Sette Comuni e alcune altre località contigue oggi appartenenti ad altri ambiti amministrativi, nelle attuali Province di Vicenza e di Trento.
Il 20 febbraio 1404 secondo il calendario veneto (il 1405 secondo l'attuale) la Federazione dei Sette Comuni fece uno atto di dedizione alla Repubblica di Venezia, che ne garantì i privilegi per i successivi quattrocento anni, nell’ambito dei gravi disordini interni al Ducato di Milano susseguenti alla morte del Duca Gian Galeazzo Visconti. Scomparve definitivamente il 29 giugno 1807 per volere di Napoleone I che dichiarò abolito il Governo federale, ossia la Reggenza. Cessò così di vivere, dopo cinque secoli di vita, la più piccola delle Federazioni politiche d'Europa e nello stesso tempo la più antica assieme alla confederazione elveticaTratto da Storia della Federazione dei Sette Comuni vicentini di Antonio Domenico Sartori, ed. Zola, Vicenza, 1956.. Dopo una parentesi sotto il dominio dell'Impero austriaco, il 21 ottobre 1866, il territorio dei Sette Comuni fu annesso al Regno d'Italia, a seguito della vittoria sabauda nella terza guerra di indipendenza.
Storia
I primi insediamenti umani risalgono al periodo paleolitico e mesolitico ed i primi abitanti stabili appartengono all'epoca preromana (reti o reto-veneti, fondatori dell'insediamento di Bostel di Rotzo).
Diverse teorie riferiscono la tradizione linguistica locale definita "cimbra" ai Cimbri antichi, ai Goti o ad altri "barbari", compresa forse l'influenza longobarda. La maggioranza della comunità scientifica riconduce invece l'origine dei Cimbri alla discesa dalla Germania meridionale, dall'anno mille al XIII secolo, di gruppi di famiglie provenienti per lo più dall'area linguistica bavaro-tirolese.
La Federazione dei Sette Comuni
Gli altopianesi hanno sempre avuto un rapporto diretto con la famiglia degli Ezzelini anch'essa d'origine germanica, con cui fu stipulata un'alleanza. Così con la caduta degli Ezzelini, all'inizio del 1300, le popolazioni dell'altopiano si unirono in una federazione tra i Comuni, per governare in modo il più possibile autonomo la loro vita e difendere le loro Freiheiten, termine traducibile in privilegi o esenzioni fiscali.
A formare l'amministrazione venivano scelti quattordici Reggenti, due per ogni paese. Durante le Vicinie o Assemblee dei capifamiglia si prendevano le decisioni più importanti. La Reggenza aveva diplomatici a Venezia, Verona, Padova e perfino a Vienna.
Terminata l'epopea ezzeliniana, Vicenza tentò più volte di saccheggiare e di impossessarsi delle terre dell'Altopiano: così nel 1327 la Federazione dei Sette Comuni, pur mantenendo la propria autonomia amministrativa, si alleò con gli Scaligeri, che l'affrancarono da ogni vincolo di sottomissione rivendicato dal Comune di Vicenza.
Nel 1387 la Reggenza passò sotto la protezione dei Visconti di Milano, che ne rispettarono ancora una volta lo statuto, ne assicurarono l'autonomia amministrativa, ne riconobbero le esenzioni e i privilegi, denominando gli abitanti dei Sette Comuni i tedeschi delle montagne del distretto di Vicenza. Nel 1398 sotto la signoria di Gian Galeazzo Visconti, primo duca di Milano, fu resa percorribile la valle del Sasso, che costituiva la via più breve per scendere nel Canale di Brenta dall'Altopiano di Asiago. Ne risultò una lunghissima scalinata, scavata nella roccia, che superava i settecentocinquanta metri di dislivello della valle con 4444 gradini di pietra, fiancheggiati da una canaletta selciata concava per la quale venivano divallati i tronchi. Oggi quest'opera è la scalinata più lunga del mondo, conosciuta come Calà del Sasso.
I Sette Comuni nella Repubblica di Venezia Il 20 febbraio 1404 secondo il calendario veneto, ma il 1405 secondo l'attuale, la Federazione dei Sette Comuni fece uno spontaneo atto di dedizione alla Repubblica di Venezia governata dal Doge Michele Steno. In cambio della fedeltà e della sorveglianza dei confini, la Serenissima permise agli altopianesi la libertà di mantenere i propri statuti di antica autonomia e di praticare costumi che li rendevano diversi dagli abitanti della sottostante pianura. Con questo accordo, la Repubblica promise forniture militari, invio di ufficiali per l'addestramento delle reclute comunigiane, rapporti commerciali particolarmente favorevoli alla Reggenza. I montanari promisero a loro volta di salvaguardare i confini settentrionali con soldati propri, di garantire l'arruolamento di volontari alpigiani nell'esercito regolare di San Marco, di fornire legname per l'Arsenale e carbone vegetale. La Federazione ebbe inoltre il privilegio di nominare da sé i propri Rettori.
Il periodo con Venezia durò quattro secoli. Così gli abitanti dei Sette Comuni (in cimbro Slege, Lusaan, Genewe, Wusche, Ghelle, Rotz e Rowaan: Asiago, Lusiana, Enego, Foza, Gallio, Rotzo e Roana; il vecchio comune di Conco godeva degli stessi diritti in quanto contrada annessa) si batterono per la difesa della propria terra, facendo contemporaneamente gli interessi di Venezia, tanto che Francesco CaldognoPer 26 anni, dal 1582, al servizio della Repubblica con il titolo di ispettore dei Sette Comuni. , il provveditore inviato da Venezia sull'Altopiano, in una sua relazione si espresse così: Essendo questi popoli ferocissimi, nati ed allevati nel freddo e nel caldo e in continue fatiche e sudori, e fatti molto robusti et bellicosi et naturalmente inclinati alle guerre... parono più atti ad ogni atione e per la disposicione dell'aria ivi più d'ogni altro luogo di quelle montagne di maggior bontà, che perciò rende gli uomini più abili et disposti alla milizia nella quale hanno fatto e fanno tuttavia grandissima riuscita....
La Milizia dei Sette Comuni
Il nuovo provveditore ai confini, il conte Francesco Caldogno, omonimo nipote del predecessore, propose nel 1623 la costituzione sull'Altopiano di una milizia stabile locale, con unico scopo la custodia dei paesi e dei passi alpini di confine, esonerata da qualsiasi servizio militare al di fuori del proprio territorio. Essa venne creata soprattutto per l'aggravarsi della situazione confinaria settentrionale. Questa venne chiamata Milizia dei Sette Comuni e dagli iniziali 1600 soldati circa, arrivò a contare 4000 effettivi cento anni più tardi (nel 1725).
Nella sua unità organica, la milizia dell'Altopiano era costituita da 14 centurie, distribuite in 4 quartieri: 1. Asiago e Canove, 2. Gallio e Lusiana, 3. Foza ed Enego, 4. Roana e Rotzo, (Valstagna Oliero e Campolongo formeranno più tardi un quartiere a parte) assegnati a 4 sergenti. Ogni centuria era divisa in 4 squadre, comandate da un caporal maggiore e ogni squadra a sua volta in due sottosquadre, al comando di un caporale. L'alfiere aveva il compito di portare e di difendere la bandiera e doveva essere il più robusto del quartiere. Nel 1629 ogni centuria verrà dotata della propria bandiera e di un corpo di ronda di cinque uomini. Tutte le cariche erano elettive.
Nel 1435 i montanari dei Sette Comuni, al comando dei fratelli Cerati, battono i Viscontei in lotta contro Venezia e la stessa Venezia, premiandoli con denaro e privilegi, insiste per la miglioria delle difese al valico di Vezzena.Quando Sigismondo d'Austria tenta la via della pianura: ... alquanti valorosi alpigiani da per loro e senza norma, oppongono imbarazzante resistenza ai passi della Val d'Assa, ma sono sopraffatti. I soldati di Sigismondo avanzano incendiando e rapinando: vengono dati alle fiamme i paesi di Roana, Canove ed Asiago. La famiglia asiaghese dei Basso oppone una resistenza così eroica da veder poi tramutato il suo cognome in Forte. Gli alpigiani di Roana e Rotzo si battono in Val Martello, respingendo gli invasori. Altre famiglie cimare, i Coghi, i Salbeghi, ed i Nichele di Lusiana si distinguono per valoroso contegno e ricevono onorificenze da Venezia ...per aver difeso la Serenissima dagli insulti imperiali opponendo fiera resistenza in Val d'Assa e altrove.
Nel 1588 l'altopianese Cerati è incaricato di allestire truppe locali per difendere ancora una volta l'Altopiano e Venezia contro gli imperiali.
Tra il 1500 e il 1600 parecchi volontari altopianesi diventano capitani e condottieri sia nell'esercito regolare veneziano sia in compagnie di ventura. I vari Dall'Olio, Mosele, Bonomo, Carli, Finco, Rossi con buona scorta di alpigiani si fanno onore in fatti d'arme oltralpe, in Francia, Corsica, Spagna, Portogallo, Ungheria e in Levante.
Il più glorioso fatto d'arme per i montanari della Reggenza avviene però negli anni tra il 1508 ed il 1509. L'imperatore Massimiliano I, in un inverno mite e senza neve, sale dalla Valsugana con l'intenzione di prendere alle spalle l'esercito veneto che stanzia in pianura. Pochi ma valorosi soldati dei Sette Comuni gli contendono a lungo il passo, ma l'imperatore scatena le sue bande nella conca dell'Altopiano ad incendiare e depredare. Il paese di Lusiana, con montanari di Conco e Gomarolo, riesce a fermare i nemici al passo del Pùffele, e Massimiliano ripiega ad Asiago da dove, costretto da improvvise e straordinarie nevicate, è obbligato a ritornare per la Val d'Assa verso la Valsugana. Gian Giacomo Geremia, capitano Cesareo, raggiunge ugualmente Asiago, autoproclamandosi governatore a nome di Massimiliano, ma viene umiliato e cacciato. Per punire gli altopianesi della resistenza opposta e del rifiuto del proprio governatore, Massimiliano tenta ancora, dopo aver cercato per la Val Brenta (con fiera opposizione di ardimentosi di Foza, Enego e Valstagna che fanno precipitare sulle truppe imperiali, all'andata e al ritorno, massi dalla montagna) la via della Val d'Assa, ma gli alpigiani sbarrano la strada con tagliate e trincee da Val Scaletta al Restello, mentre il capitano veneto Angelo Caldogno si mette all'agguato con 1.000 fidi alpigiani. Giunta al Restello, l'avanguardia tedesca viene prima arrestata dai difensori dello sbarramento e poi assalita da ambo i lati dai montanari del Caldogno. Gli imperiali di Massimiliano funestati da ogni parte da varie e spaventose forme di uccisione e di morte, prima indietreggiano e poi si danno a fuga precipitosa, travolgendo il resto dell'esercito che sta risalendo dalla Valsugana, incalzati dai militi settecomunigiani. È una grande vittoria per l'esercito dell'Altopiano. Dopo un ennesimo tentativo di Massimiliano di salire sull'Altopiano, e questa volta da Marostica, bloccato dai montanari di Lusiana e di Conco nel novembre 1509 presso il passo della Tortima, è la volta dei francesi del generale La Palisse che, respinto nuovamente dalla locale milizia alpigiana di Lusiana e di Conco, arretra a Marostica. Squadre montanare assaltano di sorpresa i soldati francesi di scorta ai convogli delle armi e rifornimenti: su 400 ne uccidono 200 e altri 200 vengono catturati. Non basta: nel 1513 tocca agli spagnoli: non hanno nemmeno il tempo di lambire i margini dell'Altopiano che i settecomunigiani al comando di Manfrone li assalgono all'improvviso a Sandrigo, catturando armi e prigionieri. All'arrivo dei rinforzi spagnoli, i nostri si ritirano in buon ordine sulle colline attorno Crosara.
L'anno seguente, in febbraio, un migliaio di soldati teutonici al comando di Caleppino sono fermati in Val Brenta dagli uomini di Valstagna (una delle contrade annesse alla Reggenza), armati alla meglio con archibugi, ferri taglienti ed asce; tutta l'avanguardia tra cui Caleppino, viene catturata e consegnata a Venezia.