Il capo dei capi è una miniserie televisiva italiana del 2007 diretta da Alexis Sweet ed Enzo Monteleone.
Composta da sei puntate, racconta la storia del famigerato boss Salvatore Riina, meglio noto in ambito mediatico come Totò Riina. L'interprete protagonista è Claudio Gioè.
Lo sceneggiato, ideato da Pietro Valsecchi, è liberamente adattato dall'omonimo libro-inchiesta dei giornalisti Giuseppe D'Avanzo e Attilio Bolzoni, pubblicato da Arnoldo Mondadori Editore nel 1993.
Prodotta dalla Taodue per RTI, la miniserie venne trasmessa in prima visione assoluta dal 25 ottobre al 29 novembre 2007 dalla rete televisiva italiana Canale 5 durante la prima serata del giovedì. È stata poi distribuita anche in altre nazioni.
Trama Prima puntata (1943-1958)
Palermo, 15 gennaio 1993. Il mafioso Salvatore Riina, capo assoluto di Cosa nostra fino a quel momento, è stato catturato dopo 24 anni di latitanza, ed in carcere riceve la visita di un uomo, il suo amico d'infanzia Biagio Schirò, che lo spinge a ricordare il loro passato.
Nel 1943 Salvatore è un ragazzo di 13 anni che vive a Corleone; mentre lavora nei campi col padre, trova una bomba ed il padre vorrebbe recuperare la polvere da sparo contenuta nell'ordigno per rivenderla ai cacciatori e ricavare qualcosa per arrotondare i suoi magri guadagni come bracciante, ma la bomba esplode uccidendo lui e il fratello minore di Totò. Salvatore diventa così il capo della sua famiglia, con la quale è costretto a continuare a vivere nella miseria.
Passano alcuni anni e stanco di vivere in povertà e di subire le vessazioni di Domenico detto "Menico" (il figlio del mugnaio a cui Totò porta il grano da macinare), Totò attira l'attenzione di Luciano Liggio, picciotto del boss Michele Navarra, e insieme ai suoi amici Bernardo Provenzano (detto Binnu), Calogero Bagarella e Biagio Schirò, inizia a lavorare per lui. Il dottor Navarra è il padrone incontrastato di Corleone, l'unico che ha il coraggio di sfidarlo apertamente è il sindacalista Placido Rizzotto. Ex commilitone del padre di Biagio, disperso in Africa durante la seconda guerra mondiale, Rizzotto aiuta quest'ultimo a risolvere un problema burocratico e cerca di insegnargli a farsi rispettare con le parole e non con le pistole. Dopo aver difeso un gruppo di comunisti che si stava recando a Palermo dall'aggressione di Liggio e dei suoi, il sindacalista viene adescato da Totò e picchiato pesantemente da Binnu che lo sequestra insieme a Calogero e Liggio. Di Rizzotto si perdono le tracce e l'unico a cercarlo è Biagio, che durante una conversazione con Totò intuisce che ci sono lui e gli altri membri del clan dietro alla sua scomparsa.
Menico intanto ha riconosciuto in Totò colui che sterminò il suo gregge di pecore e lo affronta. In un duello in stile far west Totò lo uccide ma rimane ferito. Binnu e Calogero vogliono nasconderlo ma Biagio, che accorre subito dopo la sparatoria, lo porta in ospedale dove viene arrestato. Interrogato dal capitano Carlo Alberto dalla Chiesa, Biagio si rifiuta di parlare, ma rompe ogni rapporto con il clan Liggio, mentre Riina finisce in prigione. Poco tempo dopo, le ossa e alcuni vestiti di Rizzotto vengono trovati in fondo a una scarpata e Biagio viene accusato dalla fidanzata del sindacalista di essere uguale ai suoi assassini. Schirò, in seguito a questo episodio, si dedica allo studio per dimostrare a sé stesso il contrario.
Dopo sei anni Totò, ormai adulto, viene scarcerato. Ad aspettarlo fuori dal carcere ci sono Bernardo Provenzano, Calogero Bagarella e un nuovo membro della banda, Luciano Maino. Totò ritrova anche Liggio, che gli dice di voler prendere il comando di Corleone. Successivamente Riina conosce Antonietta Bagarella (Ninetta), sorella minore di Calogero, ragazza studiosa che frequenta il liceo classico, e se ne innamora. Stipula cosi con l'amico un patto: la possibilità di uscire con Ninetta in cambio del permesso a Calogero di frequentare sua sorella Arcangela. Mentre segue Ninetta, Totò scopre che la sua amica Teresa frequenta Biagio Schirò, ma scopre anche con disappunto che il suo vecchio amico è divenuto poliziotto. Biagio sta indagando sulle razzie del clan Liggio, ma si scoprirà che il commissario è corrotto. Intanto Michele Navarra scopre che Liggio gli sta sottraendo il potere e manda i suoi fedeli a uccidere tutta la banda. Ma Totò intuisce il pericolo e l'attentato fallisce. Dopo alcuni giorni passati a nascondersi, Liggio e i suoi uccidono Navarra e il suo autista. Schirò è il primo a capire la dinamica del massacro costato la vita al boss e inizia ad indagare insieme al nuovo commissario Angelo Mangano sulla banda che fa capo a Liggio, che intanto stermina l'intera cosca di Navarra diventando padrone indiscusso di Corleone. Ma Totò confida ai suoi che è ormai intenzionato ad espandersi verso Palermo.
Seconda puntata (1963-1969)
Il clan corleonese al completo (Luciano Liggio, Totò Riina, Bernardo Provenzano, Calogero Bagarella e Luciano Maino) si prepara per andare a Palermo per una "parlata d'affari" con Salvatore La Barbera e Vito Ciancimino, figlio del barbiere di Corleone e in piena ascesa politica. Successivamente si ritrovano davanti alla commissione dei capimafia della città di cui fanno parte, fra gli altri, Tommaso Buscetta, Michele Cavataio, Gaetano Badalamenti e Stefano Bontate. Appena i Corleonesi, reclutati da La Barbera, approdano a Palermo, cominciano subito a farsi rispettare: prima uccidono un macellaio che non voleva pagare un carico di carne clandestina e successivamente ammazzano un ragioniere che aveva pagato il pizzo alla famiglia sbagliata. Una sera, mentre i Corleonesi sono in un night club, Totò si assenta per consegnare del denaro a La Barbera e assiste al suo sequestro. Il boss viene ucciso da Michele Cavataio. Tutti coloro che appartenevano al Clan dei La Barbera vengono uccisi dagli uomini di Cavataio e a Palermo scoppia una guerra tra clan che induce Totò e i suoi a tornare a Corleone per evitare guai. Maino preferisce invece restare a Palermo con la sua ragazza Maria, conosciuta al night club, invece di nascondersi insieme ai suoi compagni.
A Corleone Biagio continua la sua storia con Teresa, ostacolata dalla paura di lei di rivelare alla sua famiglia che frequenta un poliziotto. Da Teresa Biagio scopre che Totò sarebbe andato a casa di Ninetta a farle visita. La perquisizione in casa Bagarella non dà risultati perché Totò è riuscito a nascondersi insieme all'amico Calogero e i due non vengono catturati.
Il 30 giugno 1963, a Palermo, in contrada Ciaculli, viene ritrovata una Giulietta imbottita di esplosivo. Non appena il capitano apre il bagagliaio, l'auto esplode facendo sette vittime. In conseguenza di quest'avvenimento vengono arrestate numerosissime persone mentre altre si devono nascondere.
Una sera, Totò promette a Ninetta che non si vendicherà di Teresa per la perquisizione, ma la ragazza ha già deciso di interrompere ogni rapporto con l'amica, in modo da poter continuare la sua relazione segreta con lui. Poco più tardi, mentre Totò e Calogero Bagarella stanno scappando da Corleone, una pattuglia della polizia ferma l'auto e Totò viene arrestato mentre Calogero riesce a scappare. Inizialmente fornisce dei documenti falsi, ma poi viene riconosciuto da Biagio.
Qualche giorno dopo, Biagio riferisce a Teresa (appena diplomata) che Riina è stato preso e ora i due possono tranquillamente sposarsi. Ma intanto, nei paraggi, Ninetta (anche lei diplomata) riesce a sentire tutto e scappa dalla scuola disperata. Schirò va dai genitori di Teresa per chiedere la mano della figlia e la ottiene. La notizia dell'arresto di Totò arriva anche a Palermo e Maria, la fidanzata di Maino, lo convince a denunciare i suoi "amici". Maino comincia a collaborare con il giudice Cesare Terranova e racconta tutto quello che sa. Qualche tempo dopo, grazie alla testimonianza di Maino viene arrestato dal commissario Mangano e da Schirò anche Luciano Liggio, che si nascondeva a casa di Luchina, la fidanzata del defunto Placido Rizzotto.
Intanto, nel 1969, comincia il processo di Bari. Anche se Luciano Maino accusa Totò Riina di tutti gli omicidi che aveva già comunicato nel verbale scritto da Terranova, l'avvocato della difesa cerca di farlo passare per una persona mentalmente instabile. Quando la giuria si riunisce, arriva una lettera anonima:
In seguito a ciò, Liggio, Riina e tutti gli altri detenuti vengono scarcerati per insufficienza di prove. Totò è stato liberato, torna a casa e si fidanza con Ninetta. Pochi giorni dopo il processo, Biagio sposa Teresa mentre Luciano Maino, capendo di essere condannato a morte, si impicca nella sua abitazione.
Il 21 luglio 1969, Totò, Calogero, Binnu e Ninetta assistono alla televisione allo sbarco sulla Luna e Riina si reca sul balcone dicendo a Calogero che come l'uomo ha conquistato la Luna, lui conquisterà Palermo.
Terza puntata (1969-1978)
Il 10 dicembre 1969 nasce Antonio, il figlio di Biagio e Teresa. Quella stessa sera a Palermo avviene la strage di viale Lazio: Riina ed i suoi compagni si recano negli uffici di Michele Cavataio, che in precedenza aveva eliminato Salvatore La Barbera, allo scopo di ucciderlo; il commando è composto dallo stesso Totò Riina, Bernardo Provenzano, Calogero Bagarella ed altri due uomini della famiglia di Tano Badalamenti, boss di Cinisi, tutti travestiti da militari della Guardia di Finanza. Totò dà ordine di aprire il fuoco solo a suo ordine, ma un soldato di Badalamenti, nervoso, spara prima del tempo dando così la possibilità agli uomini di Cavataio di difendersi. Il gruppo è così costretto a compiere una vera e propria carneficina prima di arrivare nella stanza dove si trova Cavataio. Il boss tuttavia si finge morto e, nel momento in cui Provenzano e Bagarella si avvicinano, egli si volta e spara, colpendo al petto Bagarella uccidendolo, scatenando la rabbia di Provenzano che lo uccide fracassandogli il cranio con il calcio del fucile. L'efferatezza di questo assassinio varrà a Bernardo Provenzano l'appellativo di "Binnu u tratturi". Tornati a Corleone, dopo aver seppellito l'amico Totò rivela la morte di Calogero alla sorella Arcangela, la fidanzata dell'amico, e lei reagisce dando uno schiaffo al fratello e incolpandolo della tragedia. Totò manda uno dei suoi uomini a prendere Ninetta (che è diventata insegnante in una scuola femminile) e le confessa l'accaduto. Intanto Schirò, che la notte del massacro ha incontrato il becchino del paese, inizia ad avere dei sospetti e quando vede Ninetta vestita a lutto capisce cos'è successo. Ma quando per fare luce sulla vicenda si reca in cimitero in piena notte per controllare una tomba senza nome convinto di trovarvi il corpo di Calogero, scopre con orrore che all'interno giacciono il becchino e un impiegato del comune e capisce che Riina e i suoi stanno cancellando tutte le loro tracce. In seguito viene trasferito a Palermo, dove conosce Boris Giuliano e comincia ad indagare sui fatti di Viale Lazio.
Totò, avendo bisogno di denaro da investire a Palermo e deciso a espandersi sfruttando l'influenza politica dell'amico Vito Ciancimino, sequestra il piccolo Antonino Caruso e questo provoca il dissenso dei mafiosi palermitani, specialmente dei boss Stefano Bontate e Giuseppe Di Cristina. Intanto Ciancimino diviene sindaco della città.