La teologia (dal greco antico θεός, theos, DioAnche se entrato nell'etimologia cristiana, il termine con cui i greci indicavano Dio non va sovrapposto al Dio della Bibbia. Così Giovanni Reale: e λόγος, logos, "parola", "discorso", o "indagine") è una disciplina religiosa che studia Dio o i caratteri che le religioni riconoscono come propri del divino in quanto tale.
Origine del termine Il termine "teologia" (θεολογία, theología) compare per la prima volta nel IV secolo a.C. nell'opera di Platone "La Repubblica" (II, 379 A):
La teologia greco-romana
Per teologia greco-romana si intende l'indagine razionale sulla natura del Divino operata dai filosofi e teologi di cultura greca e romana a partire da Talete (VII secolo a.C.) fino alla chiusura delle scuole filosofiche e teologiche non-cristiane avvenuta nel 529 d.C. con la pubblicazione del Codex Iustinianus voluto dall'imperatore cristiano Giustiniano e con la conseguente scomparsa di ogni forma di studio teologico o pratica religiosa "classica".
Nel contesto della cultura greca la "teologia" è propria della fisica (nel significato greco antico del termine), della metafisica e dell'ontologia. Già la fisica presocratica fu "teologia" in quanto il principio primo (Archè) ingenerato (agénetos) ed eterno (aìdios) ricercato da questi autori, ed alla base di ogni cosa, era considerato come il "Divino" immortale" e "indistruttibile". L'acqua, l'aria, il fuoco indagati dai filosofi presocratici non corrispondono quindi agli elementi fisici della concezione moderna ma a veri e propri principi teologici. Allo stesso modo la "fisica" greco-antica non ha nulla a che vedere con la fisica moderna.Werner Jaeger. Die Theologie der frühen griechieschen Denker Stoccarda, 1953. Trad.it. La teologia dei primi pensatori greci. Firenze, La Nuova Italia, 1961, pag. 47.
Talete (640-547), secondo quanto riporta Diogene Laerzio, era convinto che il principio originario fosse l'acqua, con cui l'universo era stato costruito da Dio, essere increato, senza inizio né fine.''Diogenis Laertii Vitae philosophorum'' I,1,36. Con Senofane (570 a.C.–475 a.C.), già nel VI secolo a.C. la teologia presocratica conduce una critica precisa all'antropomorfismo della mitologiaH. Diels e W. Kranz, Die Fragmente der Vorsokratiker Vol.1 Berlino, 1951, pagg. 113-39, 21 B16, ma attribuisce anche agli dèi le nefandezze proprie di alcune condotte umaneH. Diels e W. Kranz, 21 B11. o il fatto che essi possano risultare mortaliH. Diels e W. Kranz, 21 B26., identificandoli infine con i fenomeni naturali.H. Diels e W. Kranz, 21 B32.
Con Protagora (486 a.C.–411 a.C.) si affaccia il primo agnosticismo teologico, poiché riguardo agli Dèi egli afferma di non poter sapere né che esistano né che non esistano,Protagora in H. Diels e W. Kranz. Fragm. 4. ma anche con Crizia (460 a.C.-403 a.C.) la denuncia delle divinità come "invenzione" allo scopo di far rispettare le leggi imposte dal potere politico, introdotte sotto forma di demoni capaci di essere onnipresenti ed onniscienti riguardo alla condotta umana.Crizia in H. Diels e W. Kranz. Fragm. 25.
Socrate (469 a.C.-399 a.C.), come riporta Senofonte nei Memorabili, fu particolarmente votato all'indagine sul "Divino": volendolo svincolare da ogni interpretazione precedente lo volle caratterizzare come "bene", "intelligenza" e "provvidenza" per l'uomoSenofonte. Memorabili I, 4.. Egli affermava, come sostiene Platone, di credere in una particolare divinità, figlia degli dèi tradizionali, che indicava come dáimōn: uno spirito-guida senza il quale ogni presunzione di sapere è vana. In Socrate infatti ricorre spesso il tema della sapienza divina più volte contrapposta all'ignoranza umana. Concetto ribadito anche a conclusione della sua Apologia scritta da Platone, dove la sorte dopo la morte è forzatamente oscura, tranne che al dioPlatone, Apologia di Socrate, 42 a..
Teologia platonica
La prima teologia definita ed espressa in termini esaustivi può essere considerata la speculazione di Platone (427 a.C.-347 a.C.) nella sua generalità. L'oggetto della dialettica colloquiale platonica è sempre il divino nelle sue varie forme: Platone non è solo il coniatore stesso del termine theología, ma anche il primo grande "teologo" dell'antichità classicaWerner Jaeger. Paideia. Milano, Bompiani, 2003 pag.1181, riconosciuto anche dal più grande dei teologi dell'occidente cristiano, Agostino d'Ippona, che nell'VIII libro di De Civitate Dei assegna a Platone la palma della teologia prima di Cristo.
Il principale contributo di Platone alla "teologia" è la scoperta della trascendenza attraverso la «seconda navigazione», ossia attraverso la forza dell'intelletto in contrapposizione all'illusione empirica dei sensi. Per "seconda navigazione" nell'antichità si indicava la navigazione per mezzo dei remi, utilizzata quando al calare dei venti le vele divenivano inutili e venivano ammainate; con questa metafora Platone vuole suggerire il fatto che l'indagine empirica per mezzo dei sensi è inadatta ed occorre procedere con l'intelletto che conduce verso il mondo delle idee.
All'origine del nostro mondo sensibile Platone pone il Demiurgo (δημιουργός) il quale plasma la realtà caotica materiale guardando il mondo delle idee. Ciò che spinge il Demiurgo ad agire in questo modo è il Bene che egli rappresenta. Il Demiurgo è inferiore al mondo delle idee ma superiore all'anima del mondo e alle altre anime che produce insieme agli dèi inferiori. Il Demiurgo media tra il mondo delle idee e il mondo sensibile. Le idee sono il Divino impersonale mentre il Demiurgo è il Dio personale, che è "buono":
Alcuni studiosiHans Joachim Krämer, Konrad Gaiser, Thomas Alexander Szlezák e Giovanni Reale. ritengono che il cuore della Teologia platonica non risieda nella dottrina delle Idee ma nelle cosiddette Dottrine non scritte, cioè in alcuni insegnamenti non riportati nelle opere scritte e che è possibile desumere per via indiretta grazie alle polemiche su queste operate da Aristotele nella Metafisica (Libri I, XIII e XIV) e dai suoi commentatori Alessandro di Afrodisia e Simplicio. In base a questo ritengono che per Platone l'intera realtà (quindi sia quella sensibile che quella del mondo delle Idee) è il risultato di due Principi primi: l'Uno e la Diade. Tale concezione, di tipo pitagorico, intende l'Uno (il Bene dei dialoghi) come tutto ciò che unitario e positivo mentre la Diade, ovvero il mondo delle differenze e della molteplicità, genera il disordine. Le Idee "procedono" da questi due Principi partecipando dell'unità distinguendosene per difetto o per eccesso; poi, le stesse Idee entrano in relazione con la materia e generano le cose sensibili, che partecipano dell'Idea corrispondente e se ne differenziano secondo la Diade, sempre per eccesso o per difetto. Ne consegue che le stesse Idee sarebbero "generate", forse ab aeterno; il bene, poi, nel mondo sensibile, dove non può esservi unità ma solo molteplicità, consiste nell'armonia delle parti, come si evince anche dai dialoghi.
Mentre Platone analizza il divino sotto diverse forme, dandone tutta una serie di elementi e attributi che permettono di circoscrivere il contorno entro il quale opera la teologia, ma senza fissarla, Aristotele ne dà invece una definizione più precisa, ponendola al vertice delle attività umane e ponendovi in subordine la matematica e la fisica come scienze di più basso profilo. Egli indica la sua ricerca "metafisica"Rispetto al termine "metafisica" occorre tener presente che Aristotele non ha mai denominato il suo libro "Metafisica", in quanto peraltro egli non conosceva questo termine che, nel periodo storico in cui visse, non era ancora stato coniato. Il suo libro "Metafisica" fu così titolato successivamente dai curatori delle sue opere che assemblarono sotto tale titolo dei papiri autonomi di cui non si conosce la data di compilazione. L'attribuzione di tale nome è controverso. Esso potrebbe significare due cose: "ciò che va oltre la fisica" in senso assiologico, oppure ciò che nella collocazione dei libri andava inserito dopo la Fisica. come "teologia", ovvero come "filosofia prima", la filosofia più elevata che si occupa dell'"essere in quanto essere" ovvero dellOusìa (Οὐσία) nel suo significato più stretto, ovvero nel significato di essere divino.Aristotele, Metafisica, VI (Ε), 1026, a 18-21 Nel suo percorso speculativo egli identifica la "divinità prima" come il "primo motore" correlato con il Bene e separato dal Mondo.Aristotele, Metafisica, XII (Λ), 1072, b 9-30.
Anche Epicuro (341 a.C.-271 a.C.) ammette l'esistenza del Divino anche se nega decisamente la sua interpretazione popolare: per lui la divinità è chiaramente "un essere vivente immortale e felice", estraneo a ogni attributo affibbiatogli dagli uomini, necessariamente basato su supposizioni false.Epicuro, Epistola III. A Meneceo Con la Stoa, la scuola filosofica fondata da Zenone di Cizio, si affaccia il pensiero panteista monista: l'intero cosmo è costituito dalla sostanza divina e forma un tutt'uno con essa.Diogene Laerzio, Vite e dottrine dei più celebri filosofi, libro VII, 148.Ario Didimo, riportato da Eusebio Praeparatio evangelica. XV, 15. Il monismo panteistico viene riaffermato più tardi dal neostoicismo con Marco Aurelio Antonino,Marco Aurelio Antonino, Colloqui con sé stesso, libro V, 8. e anche dagli Scettici come Pirrone.
Il neopitagorismo con Nicomaco di Gerasa riconduce, in modo allegorico, la "teologia" alla matematica, e così per Giamblico che vede nella generazione degli esseri viventi e nella strutturazione del mondo una natura ed un'origine matematica.
Il medioplatonismo recupera l'idea platonica della trascendenza di Dio, messa in discussione dagli stoici che identificavano tutto il mondo fisico con la divinità stessa.Plutarco di Cheronea Ad principem ineruditum. 781 e.
Con il neoplatonismo la "teologia" diviene l'elemento centrale dell'indagine filosofica. Plotino, fondatore del Neoplatonismo, che pure si considera erede di Platone, colloca Dio al di sopra dell'Essere, inaugurandone così una nuova concezione, del tutto originale nel panorama della filosofia greca: Dio, utilizzato in vari punti come sinonimo di Uno,Enneadi VI, 5. è ora una realtà dinamica che genera continuamente se stessa, e il suo generarsi è al contempo un produrre il molteplice.«…vogliamo dire che nell'atto di autocreazione l'Uno e il suo creare sono contemporanei, oppure che l'Uno coincide con il suo creare e con quella che sarebbe lecito chiamare la sua eterna generazione; … è il Primo, e non il primo di una serie, ma nel senso della forza e della potenza frutto di autodeterminazione e di purezza» (Enneadi, VI, 8, 20). Proprio perché l'Uno non è una realtà statica e definita, non può essere compreso una volta per tutte; a Lui si può arrivare solo indirettamente, tramite quel modo peculiare di argomentare che sarà definito come teologia negativa.«In realtà, noi possediamo l'Uno in modo tale che possiamo parlare di Lui, pur senza poterlo definire: e infatti diciamo quello che non è, e non quello che è; così parliamo di Lui a partire da quello che viene dopo di Lui. Nulla vieta però di possederlo, anche senza parlarne (Enneadi, V, 3, 14)».
Il Dio di Plotino assume così due valenze, che sono il riflesso del suo procedere dialettico nelle ipostasi a lui inferiori (l'Intelletto e l'Anima): una negativa, per cui Egli ci appare totalmente trascendente e ineffabile, l'altra positiva, che lo vede immanente alle realtà da Lui generate.Enneadi, V, 4, 2.Enneadi, V, 5, 9. Plotino riprende il tema della gerarchia ontologica presente già in Platone, ma mentre quest'ultimo poneva il Bene al più alto livello dell'Essere, Plotino lo pone al di sopra dell'essere stesso.«Proprio perché nulla era in Lui, tutto può derivare da Lui, affinché l'Essere possa esistere. Egli stesso non è Essere, semmai è il padre dell'Essere: e questa è, per così dire, la prima generazione (Enneadi V, 2, 1)».
La teologia ebraica