thumb|Terre di un podere in val d'Orcia Il podere (in latino praedium) è l'unità fondiaria elementare di una società rurale, che comprende tutte le strutture necessarie per l'insediamento e la realizzazione di un reddito sufficiente a garantire il sostentamento di una famiglia contadina. Il termine "podere" ha significato l'estensione coltivabile proporzionata al potere (potenzialità) di lavoro della famiglia contadina insediata sul fondo.

Contesto sociale e storico

In Italia, il podere ha rappresentato un elemento strutturale fondamentale della società rurale per diversi secoli, dal Medioevo fino agli anni sessanta, epoca in cui, in buona parte del territorio italiano, si è intensificato l'esodo dalle campagne a favore dell'urbanizzazione e dell'industrializzazione.

L'esistenza dei poderi in un determinato territorio era subordinata al contesto storico, sociale e ambientale. L'appoderamento manca ad esempio nei territori in cui si era sviluppato il latifondismo, oppure dove vigeva spesso l'uso collettivo delle terre, oppure dove l'attività prevalente era la pastorizia transumante. Manca anche nelle aree marginali a limitata vocazione agronomica, dove l'esercizio dell'agricoltura era possibile solo con l'adozione di sistemi che non presupponevano la colonizzazione stabile dei fondi rustici.

Attualmente, con la modernizzazione dell'agricoltura, le evoluzioni occorse negli ultimi decenni nella società rurale, l'avvento di nuove forme di imprenditoria agricola, il podere ha perso del tutto - in Italia - la sua originaria funzione. In diverse località del territorio italiano mantiene, tuttavia, ancora una parte delle sue caratteristiche strutturali e costituisce soprattutto un elemento paesaggistico e culturale più che economico.

Caratteristiche del podere Per le sue finalità il podere comprende oltre alla terra nuda anche quei miglioramenti fondiari necessari per l'abitazione stabile della famiglia e l'esercizio dell'attività agricola. Ne consegue che un podere è sempre dotato di casa colonica, ricoveri per gli attrezzi e gli animali, eventuali opifici per l'esercizio delle industrie agrarie (in genere la cantina o il caseificio), oltre agli investimenti necessari per incrementare la produttività della terra nuda: il vigneto o altre piantagioni legnose, il pozzo o altre fonti di approvvigionamento irriguo, ecc.

Una prerogativa fondamentale del podere è che da un lato deve consentire, per tutto l'anno, l'assorbimento di tutta la forza lavoro disponibile nell'ambito della famiglia e nel contempo garantire la sussistenza di tutti i componenti. Per tali ragioni il podere si configura con i seguenti caratteri: ha un indirizzo produttivo misto, in grado di ottimizzare la distribuzione e la piena occupazione del lavoro famigliare, e con un ricorso minimo alla manodopera esterna (braccianti); ha un'estensione rapportata alla produttività sia del lavoro sia della terra e agli ordinamenti colturali adottati. Ne consegue che la fisionomia di un podere varia di regione in regione per estensione, tradizione socio-culturale, ordinamento produttivo.

Un altro aspetto di particolare interesse è che l'appoderamento permette nel tempo un notevole incremento del valore del capitale fondiario attraverso la realizzazione di miglioramenti fondiari ad alto rapporto lavoro/capitale. Questo processo, detto capitalizzazione del lavoro si basa fondamentalmente sulla composizione numerosa della famiglia contadina e sull'avvicendamento stagionale delle condizioni climatiche. Durante la stagione invernale si verifica un surplus di forza lavoro disponibile che non può essere assorbito dalle attività colturali. Questo surplus si utilizza in questi periodi per l'esecuzione di lavori che creano un valore aggiunto incorporato stabilmente, sotto forma di miglioramento fondiario, nel fondo: lo scavo di pozzi, la realizzazione di sistemazioni superficiali del terreno e di opere irrigue, lo spietramento, l'impianto e il reimpianto del vigneto e del frutteto, la loro manutenzione annuale (potatura, manutenzione dei tutori), la costruzione di muri, la realizzazione di terrazzamenti sono esempi di investimenti, ad alto tasso di lavoro e a basso tasso di capitale, che hanno modificato drasticamente nel corso dei secoli la connotazione ambientale e paesaggistica di molte zone del territorio italiano.

Forme di conduzione Le forme di conduzione del podere erano strettamente legate alla struttura sociale e politica che si è evoluta nel territorio italiano nel corso del Medioevo. Fondamentalmente si possono ricondurre a tre tipologie: la piccola proprietà contadina, dove la famiglia aveva anche il possesso a pieno titolo del fondo; l'affitto, che si identificava prevalente nell'enfiteusi o nei vari rapporti di vassallaggio che caratterizzavano la società feudale e postfeudale; la gestione associativa, che ha raggiunto la sua massima espressione con la mezzadria propriamente detta o colonia parziaria appoderata.

La diffusione di queste forme era strettamente legata al contesto storico e politico, soprattutto in relazione a come si è evoluta la proprietà terriera. Ad esempio, dove si è sviluppato il latifondismo l'appoderamento ha assunto una collocazione marginale in quanto la società rurale era fondamentalmente composta da braccianti e pastori, mentre in altri territori a forte connotazione feudale si sviluppavano forme di gestione basate sulla piccola proprietà, sull'affitto e, in seguito, anche sulla mezzadria. In generale la connotazione della forma di conduzione dei poderi era determinata dallo stato di ricchezza delle famiglie contadine: la piccola proprietà ha avuto una diffusione limitata alle famiglie facoltose, spesso; l'affitto era la forma più naturale per gli strati sociali più poveri, con contropartite che comprendevano il conferimento di parte del raccolto e la prestazione d'opera, sotto forma di lavoro, a beneficio del proprietario del fondo, che secondo i casi era il signore del feudo o un ente monastico. Una particolare variante dell'affitto era l'enfiteusi, esistente già all'epoca Romana, che presupponeva lo svolgimento della prestazione d'opera nella realizzazione di opere di miglioramento fondiario nel fondo concesso in affitto.

In Toscana, Emilia, Romagna e Marche si è largamente diffusa storicamente la mezzadria, un contratto di gestione associativa che ha caratterizzato profondamente la struttura sociale delle campagne in queste regioni. Nella colonia parziaria appoderata, la figura imprenditoriale s'identifica in due soggetti: da un lato il concedente, che si identifica nel proprietario fondiario, possessore di un certo numero di poderi e provvisto di una disponibilità finanziaria in grado di investire come capitale di esercizio; dall'altro il mezzadro, che si identifica nel capofamiglia di una famiglia colonica. Il concedente assegnava, con contratti di durata pluriennale, ogni podere ad un mezzadro; il contratto prevedeva una specifica ripartizione sia nel conferimento dei fattori produttivi (terra, lavoro, capitale) sia nel beneficio dei prodotti: in generale il concedente conferiva l'intero capitale fondiario (terreno, casa colonica e miglioramenti fondiari) e il mezzadro l'intero lavoro manuale, mentre il capitale di esercizio in generale era conferito da entrambe le parti; la direzione era fondamentalmente di competenza del concedente. I prodotti erano ripartiti in parti uguali fra concedente e mezzadro. Le competenze delle due parti variavano comunque in funzione degli usi locali e prevedevano specifici obblighi: ad esempio, il concedente aveva l'impegno di dare sostegno alla famiglia colonica nei periodi in cui i prodotti non garantivano il sostentamento, con diritto di rivalsa sui prodotti, mentre il mezzadro doveva sobbarcarsi l'onere del pagamento dei salari agli eventuali braccianti impiegati. I criteri di ripartizione degli obblighi e dei benefici furono in seguito definiti giuridicamente nel Codice Civile.

Il podere modello di Cosimo Ridolfi Il marchese Cosimo Ridolfi dedicò molte energie e danaro per trasformare una propria proprietà: il Meleto in comune di Castelfiorentino, nella Val d'Elsa in un podere modello. Il terreno gli era pervenuto come vasta tenuta magnatizia, Dalle carte dell'epoca è descritta come avente una superficie di braccia 26.500 fiorentine, equivalenti a 2650 quadrati agrari toscani, ossia 850 arpenti francesi tipica delle più illustri famiglie toscane, ma l'occhio con cui fu gestita è stato sempre quello di costituire un modello anche per unità poderali di più piccole dimensioni.

Cosimo Ridolfi oltre a molte sperimentazioni, iniziò ad ospitare gratuitamente 10 giovani per insegnare la miglior tecnica per gestire i poderi e successivamente anche altri giovani abbienti per meglio amministrare le loro proprietà.Antonio Saltini Storia delle Scienze Agrarie Edagricole 1989 ISBN 88-206-2414-1

Gli altri studi Nel 1862 Pietro Cuppari, È stato il vero fondatore del prestigio dell'università di Pisa per quanto riguarda le scienze agronomiche pubblica il Saggio di ordinamento dell'azienda rurale pensando espressamente all'unità poderale, che cerca così di estendere dalla parte settentrionale della Toscana a quella meridionale, dove invece erano diffuse unità maggiori. Lo studio prende in considerazione una unità di poco più di 12 ettari, prevalentemente pianeggiante, ipotizzando una conduzione diretta del proprietario con l'ausilio di manodopera salariata, pensando ad un avvicendamento colturale quadriennale, intercalato da un prato di erba medica fuori rotazione. Il centro dell'attenzione è la necessità dello sviluppo delle culture foraggere, troppo trascurate dal sistema mezzadrile toscano, ma le osservazioni della conduzione del podere prescindono in buona parte dalla conduzione diretta rispetto a quella mezzadrile

Il percorso storico La nascita dei poderi in Italia ha le sue radici nell'evoluzione della società feudale. La loro diffusione pertanto è strettamente legata alle vicende storiche e politiche che hanno riguardato le varie regioni d'Italia, differenziando i livelli di organizzazione della società rurale sia geograficamente sia cronologicamente.

Il Basso Medioevo Nel Basso Medioevo l'unità economica fondamentale, nelle regioni settentrionali e centrali, era il feudo. Il feudatario era proprietario del territorio e nei confronti dei suoi vassalli esercitava dei doveri e dei diritti: il dovere di proteggere i sottoposti e di amministrare la società, il diritto di fruire di una parte dei beni prodotti dall'attività agricola e pastorale. Le terre adiacenti ai villaggi e al castello erano usate per l'esercizio dell'agricoltura, quelle più distanti per lo sfruttamento delle risorse naturali: il diritto di caccia per il feudatario, il diritto di pascolo e di legnatico per i popolani.

La società rurale era fondamentalmente composta da contadini liberi, servi della gleba, piccoli artigiani. La struttura economica era organizzata in modo tale da rendere il feudo come un sistema economico chiuso.

Nel sud dell'Italia il feudalesimo si è imposto cronologicamente più tardi, introdotto, secondo le regioni, dai Normanni o dagli Aragonesi e ha risentito della presenza di strutture socioeconomiche derivate da contesti politici differenti, come ad esempio la Sardegna giudicale e pisana e la Sicilia araba. Nell'Italia meridionale e insulare si erano create strutture socioeconomiche differenti, in quanto parte delle terre erano confluite nel demanio dei villaggi e assegnate a rotazione dall'autorità del villaggio secondo l'istituto dell'uso collettivo. A questa realtà, che coesisteva con una forma di vassallaggio che si esercitava sui fondi di proprietà dei Signori e della Chiesa, si aggiunge anche la propensione agli scambi commerciali, perciò l'avvento del feudalesimo non ha assunto i connotati tipici di quello del Basso Medioevo.