Fu il principale pittore siciliano e tra i più celebri pittori del Quattrocento, primo nel difficile equilibrio di fondere la luce, l'atmosfera e l'attenzione al dettaglio della pittura fiamminga con la monumentalità e la spazialità razionale della scuola italiana. I suoi ritratti sono celebri per vitalità e profondità psicologica.
Durante la sua carriera dimostrò una costante capacità dinamica di recepire i molteplici stimoli artistici delle città che visitava, offrendo ogni volta importanti contributi autonomi, che spesso andavano ad arricchire le scuole locali. Soprattutto a Venezia rivoluzionò la pittura locale, facendo ammirare i suoi traguardi - ripresi poi dai grandi maestri lagunari - apripista dunque per quella "pittura tonale" dolce e umana che caratterizzò il Rinascimento veneto.
Biografia Gli anni giovanili
Nacque fra il 1425 e il 1430 a Messina, da Giovanni de Antonio e da Garita (verosimilmente Margherita).
Riguardo alla sua data di nascita, nel corso di diversi studi sono emerse delle novità: grazie ai dettagli contenuti in due tavole dell'artista messinese, è stato possibile infatti ricondurre la sua data di nascita all'anno 1435.
Nel cartiglio dell'Ecce Homo conservato al Collegio Alberoni di Piacenza, la cifra finale dell'anno era stata tradizionalmente ritenuta illeggibile. Secondo uno studio paleografico dello storico dell'arte Dario De Pasquale, il segno grafico in questione, pur somigliando visivamente a un "7" o a un "9", è riconducibile a un "2" nella scrittura mercantile del XIV-XV secolo: la data dell'opera sarebbe dunque il 1472.
Sulla base della stessa osservazione paleografica, De Pasquale avanza un'ipotesi relativa alla data di nascita di Antonello. Nelle grafie siciliane del periodo, il "4" presentava una forma che poteva essere facilmente scambiata per un "9" da un lettore dell'Italia centro-settentrionale. Se Giorgio Vasari avesse ricevuto una nota manoscritta di origine siciliana riportante "44", inteso come riferimento agli anni del pittore, avrebbe potuto leggerlo come "49", spostando così la data di nascita di Antonello al 1430 circa anziché al 1435.
Un elemento ulteriore a sostegno di questa ipotesi è individuato da De Pasquale nel Polittico di San Gregorio (1473), conservato al Museo Regionale di Messina. La collana raffigurata ai piedi della Madonna è identificata come un komboskini — il rosario del rito greco-ortodosso — composto da 38 grani. Interpretato come l'età del pittore al momento dell'esecuzione dell'opera, questo numero riconduce al 1435 come anno di nascita, la stessa data che emerge, per via indipendente, dall'ipotesi sul fraintendimento grafico di Vasariin Dario De Pasquale, Antonello da Messina e il suo tempo, ABC SIKELIA Edizioni, Barcellona 2021. ISBN 9788831483018, pp. 260 e 206.
Il suo primo apprendistato si svolse probabilmente tra Messina e Palermo anche se recenti studi dimostrano la presenza quasi certa del pittore ad Alcamo. Infatti, dal riordino di alcuni documenti notarili del Quattrocento, pare che Antonello da Messina, all'età di 15 anni, abbia accettato un contratto di garzonato con il maestro conciatore di pelli Guglielmo Adragna d'Alcamo. Il contratto stipulato presso il notaio Ruggero Galanduccio porta la data del 2 settembre 1438: il giovane "Antonellus de Missana" si impegna a lavorare per tre anni e ad apprendere l'arte del pellizzaro. È nota la presenza nel trapanese di diversi pittori messinesi che operavano in quel periodo, come Giovanni da Messina che nel 1411 dipinse a Trapani un'icona per il notaio Giovanni de Jordano, ed altre opere furono realizzate da un certo Pietro da Messina. Inoltre, sempre attraverso un documento notarile datato 6 maggio 1439, in un testamento del notaio Salvatore di Noto si parla dell'esecuzione di un dipinto in una Chiesa di Mazara da parte di un Antonello da Messina non più in qualità di pellizzaro ma di pittore. Secondo le indicazioni contenute nel testamento il dipinto dovrebbe essere quello della Madonna delle Campane. Fu un pittore molto legato ai dipinti fiamminghi, soprattutto quelli provenienti da Bruges e Bruxelles, da dove prese la tecnica della pittura ad olio e l'attenzione per i dettagli.
Il nonno paterno di Antonello, Michele de Antonio, era possessore di un brigantino di nome Sant’Andrea (1406), con il quale trasportava il legname calabrese a Siracusa. La Calabria, con il suo patrimonio naturalistico e produttivo, era una grande risorsa per Messina, i suoi mercanti e anche per la famiglia de Antonio [sugli interessi economici messinesi in terra calabra vd. De Pasquale, pp. 147 e segg.].
Intorno al 1450 circa fu a Napoli, dove secondo la testimonianza di Pietro Summonte in una lettera a Marcantonio Michiel, era apprendista nella bottega del pittore Colantonio. Qui venne in contatto con la pittura fiamminga, spagnola e provenzale, presente sia nelle collezioni reali sia nell'esempio tangibile di artisti stranieri operanti nella corte angioina prima e, dal 1442, in quella aragonese poi. All'Antonello di questo periodo vengono attribuite dieci tavolette con Beati francescani realizzate per la pala dipinta da Colantonio per la chiesa di San Lorenzo Maggiore.
La cosiddetta Crocifissione di Sibiu, del 1460 circa e conservata al Muzeul Național Brukenthal, inaugurò forse uno dei temi base della sua produzione, quella del martirio di Cristo. Quest'opera riprese iconograficamente i Calvari fiamminghi, in particolare nella parte bassa della tavola; mentre nella parte superiore, in cui la disposizione ortogonale di Cristo e dei ladroni determina una tangibile scatola spaziale, dimostra un'attenta conoscenza delle volumetria spaziale italiana. Roberto Longhi riteneva che la parte superiore della tavola di Bucarest fosse stata aggiunta qualche anno dopo, poiché le due matrici culturali tipiche del messinese, fiamminga e italiana, sono qui solamente accostate e non fuse. È invece del 1475 la Crocifissione di Anversa, conservata al Museo reale di belle arti di Anversa.
Prime commissioni
Al 1457 risalì la prima commissione come maestro autonomo: un gonfalone per la confraternita di San Michele dei Gerbini a Reggio Calabria, custodito al Museo San Paolo di Reggio, imitante quello eseguito per la confraternita messinese di San Michele a Messina, quest'ultimo andato perduto. A questa data sappiamo che l'artista era già sposato con Giovanna Cuminella (vedova con figlia, Caterinella) e probabilmente già padre di Jacobello.
Nel 1460 il padre noleggiò un brigantino per andare a riprendere Antonello e la sua famiglia, i servi e le masserizie ad Amantea in provincia di Cosenza, una località calabrese. Forse l'artista tornava da un periodo di lavoro in Calabria o da un viaggio più lungo. Al 1460 circa gli viene attribuita l'esecuzione della cosiddetta Madonna Salting, in cui l'iconografia e lo stile fiammingo sono uniti a una maggiore attenzione alla costruzione volumetrica delle figure, derivata da Piero della Francesca mediato forse dall'opera di Enguerrand Quarton. Dopo il 1460 si collocano le due tavolette di Reggio Calabria con la Visita dei tre angeli ad Abramo e San Girolamo penitente nel deserto, esposte alla Pinacoteca civica.
Nel 1461 nella sua bottega entrò come apprendista il fratello minore Giordano, stipulando con lui un contratto triennale. Nello stesso anno Antonello dipinse per il nobile messinese Giovanni Mirulla una perduta Madonna col Bambino.
Tra il 1465 e il 1470 circa realizzò il Ritratto d'ignoto marinaio del Museo Mandralisca di Cefalù. Nei ritratti Antonello, a differenza degli italiani che utilizzavano la posa medaglistica di profilo, adottò la posizione di tre quarti, tipicamente fiamminga, che permetteva una più dettagliata analisi psicologica. Rispetto ai fiamminghi guardò meno al particolare e più alla caratterizzazione psicologica e umana degli ritratti. Lo schema compositivo di questo ritratto venne confermato nei ritratti successivi: il personaggio è inserito in uno sfondo scuro con il busto tagliato sotto le spalle, testa girata verso destra mentre gli occhi guardano direttamente lo spettatore, cercando un contatto mentale con lui; la luce illumina il lato destro del volto mentre il lato sinistro è in ombra. Nei ritratti successivi dispose sempre uno zoccolo di marmo in basso (un parapetto) con un cartiglio dipinto che riporta firma e data, tipico elemento fiammingo.
Innegabili sono i rimandi di Antonello ad artisti quali Petrus Christus, Hans Memling e Jean Fouquet. Riguardo al primo alcuni hanno trovato tracce di una possibile conoscenza diretta tra i due, rilevando i loro presumibili nomi tra gli stipendiati di una medesima battaglia. In particolare Antonello fu uno dei primi artisti italiani ad usare la tecnica a olio, che permetteva di stendere il colore in successive velature trasparenti, ottenendo effetti di precisione, morbidezza e luminosità impossibili con la tempera.
Del 1472 è l'Ecce Homo del Collegio Alberoni di Piacenza firmato e datato: 1472 Antonellus Messaneus me pinxit, appartenente alla serie di dipinti che porta lo stesso nome.
Venezia
Negli anni successivi Antonello risalì l'Italia, toccando Roma, la Toscana e le Marche, venendo sicuramente a contatto con le opere di Piero della Francesca, dalle quali mutuò la salda monumentalità e la capacità di organizzare lo spazio secondo le regole geometriche della prospettiva lineare.
Nel 1474 circa Antonello si recò a Venezia, dove venne in contatto con la pittura di Giovanni Bellini.
Il Salvàtor mundi è la sua prima opera firmata e datata: Mille simo quatricentessimo sexstage/simo quinto viije Indi Antonellus / Messaneus me pinxit. In quest'opera l'iconografia è ripresa dai fiamminghi e in special modo da Petrus Christus. Nella prima stesura la veste del Cristo era più accollata e la mano benedicente parallela alla superficie, ma successivamente rielaborò la composizione, abbassando la piega dello scollo e spostando in avanti la mano benedicente in modo da accentuare le valenze spaziali della composizione.
Tornato in Sicilia realizzò il Polittico di San Gregorio (documentato nel 1473).
Del 1474 è lAnnunciazione del Museo di palazzo Bellomo di Siracusa, dove lo spazio è unificato dalla prospettiva (con la presenza del punto principale alla sinistra dell'angelo) e dalla costruzione modulare dell'inquadratura, basata sull'interasse delle colonne e sul sottile digradare della luce verso il fondo della prima stanza. Della stessa data è lEcce Homo, un dipinto eseguito da Antonello da Messina a olio su tavola di pioppo (38,7 x 29,8 cm), databile intorno al 1474 e conservato nella Galleria nazionale di palazzo Spinola di Genova; recentemente acquistato dallo Stato italiano per 14.9 milioni di dollari. Le opere pervenute di questo pittore sono solo una quarantina. Probabilmente verrà collocato in sicilia.
Del 1475 (secondo G.Villa anche del 1474) è il celebre San Girolamo nello studio, conservato alla National Gallery di Londra. La scena, inquadrata in un portale, è costruita in modo che i raggi luminosi coincidano con quelli prospettici, avendo come centro il busto e le mani del santo, che viene colto al lavoro nel suo studio, ingombro di libri e di oggetti, meticolosamente rappresentati. Oltre ai libri e ai simboli (come il pavone in primo piano) vi è anche un'indagine nella costruzione dello spazio, illuminato da diverse fonti di luce secondo l'esempio fiammingo. Nella penombra si vede il leone che si avvicina a dei porticati. Antonello eccelse anche nella realizzazione del pavimento, che ricorda molto quello della Madonna del cancelliere Rolin di Jan van Eyck.