La storia del comune di Ariccia, in provincia di Roma, nell'area dei Castelli Romani, è composta una sequenza di eventi storici avvenuti a partire dal primo popolamento umano attestato nel territorio ariccino, collocato cronologicamente attorno al I millennio a.C., fino ai giorni nostri.

Il periodo pre-romano

La leggenda racconta che l'antica città latina di Aricia venisse fondata dal figlio del fondatore di Atene Teseo, Ippolito. Questi, vittima dell'amore incestuoso della madre Fedra, dovette allontanarsi da Atene per sfuggire all'ira del padre, e la dea Artemide lo condusse, secondo Ovidio, nella selva ariccina, cambiandogli nome in VirbioIl Lucidi, cap. II pp. 7-8, riporta i versi di Ovidio a riprova della sua affermazione:. Virbio avrebbe sposato in seguito una donna chiamata Aricia che diede il nome alla città appena fondata.

Gaio Giulio Solino, storico romano del III secolo, nei suoi Collectanea rerum memorabilium, anche noti come Polyhistor, afferma che Aricia venne fondata dal comandante siculo Archiloco, dal cui nome sarebbe venuto il toponimo della cittàIl Lucidi, cap. II p. 8, riporta i versi di Solino:.

Aricia venne fondata in epoca imprecisata, senz'altro prima di Roma: l'erudito seicentesco Filippo Cluverio ipotizza (non si sa con quali fondamenti) la data del 2752 a.C.,. mentre la tradizione antica ha fatto risalire la fondazione della città al figlio del mitico fondatore di Atene Teseo, Ippolito detto Virbio, o al comandante siculo Archiloco.

Ad ogni modo, il geografo greco Strabone pone Aricia a 160 stadi da RomaStrabone, Geografia, libro V, vv. 253-254, traduzione inglese da (LacusCurtius:; lItinerarium Antonini pone Aricia al miglio 16 della via Appia; lItinerario Gerosolimitano al miglio 14; la Tabula Peutingeriana al miglio 13; Dionigi d'Alicarnasso dopo miglio 15; infine Emanuele Lucidi afferma che la moderna Ariccia sia sita al miglio 12 della via AppiaEmanuele Lucidi, Memorie storiche dell'antichissimo municipio ora terra dell'Ariccia, e delle sue colonie di Genzano e Nemi, cap. III p. 16, Memorie storiche dell'antichissimo municipio ora terra dell'Ariccia, e delle ... - Emmanuele Lucidi - Google Libri.. L'abitato di Aricia si estendeva nella parte sottostante l'attuale Ariccia, lungo l'antico tracciato della via Appia in Vallericcia, fino alle propaggini di Monte Gentile in prossimità dell'odierno cimitero di Ariccia. Il Lucidi, citando altri studiosiEmanuele Lucidi, Memorie storiche dell'antichissimo municipio ora terra dell'Ariccia, e delle sue colonie di Genzano e Nemi, cap. III pp. 22-26, Memorie storiche dell'antichissimo municipio ora terra dell'Ariccia, e delle ... - Emmanuele Lucidi - Google Libri., ipotizza che l'abitato antico si estendesse tra il miglio 14 ed il 16, ai lati della via Appia, e che al miglio 16 fosse ubicato il nemus Dianae, ovvero il santuario di Diana Aricina con l'attiguo bosco sacro, davanti al quale si trova un lago assai profondo, luogo di culto rinomato e di una lega di Latini.Strabone, Geografia, V, 3,12. (Vedi Aricia)

Aricia faceva parte della Lega Latina. Al tempo di Tarquinio il Superbo, il delegato aricino all'assemblea in corso presso il Locus Ferentinum nel 510 a.C., Turno Erdonio, osò opporsi al volere del superbo re di Roma: perciò venne fatto affogare in un fosso.Livio, Periochae ab Urbe condita libri, 1.24.

Nel 505 a.C. l'esercito aricino alleato con l'esercito greco di Cuma vinse la battaglia di Aricia contro l'esercito etrusco del figlio del lucumone di Chiusi Porsenna, Arunte;. nel 338 a.C., infine, disciolta definitivamente la Lega Latina, Aricia ottenne la piena cittadinanza romana.

La dominazione romana

Il periodo repubblicano Il territorio aricino fu attraversato a partire dal 312 a.C. dalla via Appia Antica, la "regina viarum", voluta dal censore Appio Claudio Cieco come collegamento diretto tra Roma e Capua, porta della Campania. In seguito la strada fu migliorata (il tratto di una ventina di chilometri tra Roma e Bovillae fu pavimentato in "saxum quadratum" nel 293). e prolungata fino a Benevento e poi a Brindisi, porta della Grecia: Aricia era la prima mansio ("stazione di sosta") lungo la via Appia provenendo da Roma..

Il periodo imperiale

La decadenza della città è probabilmente da collocare dopo il sacco di Roma del 410 da parte dei Visigoti di Alarico, anche se la vita cittadina continuò fino alla metà del V secolo:. il colpo definitivo alla città fu rappresentato dalle incursioni dei Saraceni, iniziate nell'846. e terminate solo nel 916..

Lo scrittore cristiano Egesippo (II secolo) è stato il primo ad affermareEmanuele Lucidi, Memorie storiche dell'illustrissimo municipio ora terra dell'Ariccia, e delle sue colonie di Genzano e Nemi, parte II cap. I, p. 319. che ad Aricia morì Simon Mago, considerato "il primo degli gnostici":

Questo personaggio, menzionato negli Atti degli Apostoli (8, 9-25), secondo la tradizione affrontò san Pietro in una gara di levitazione a Roma, cadendo tuttavia miseramente al suolo; gravemente ferito, pare che i suoi seguaci lo portassero ad Aricia, prima statio lungo la via Appia, dove morì e venne sepolto. La sepoltura di Simon Mago ad Ariccia, è attestata dall'arciprete Mattia Sorentini nella sua Storia manoscritta di Ariccia:

Il sarcofago marmoreo attribuito a Simon Mago era dunque esposto nella recinzione dell'orto dell'abitazione dell'arciprete, quando il duca Bernardino Savelli vi fece apporre sopra la seguente lapide:

Tuttavia, per lo storico e canonico ariccino Emanuele Lucidi il sepolcro, "di ottima scultura", sarebbe in realtà opera posteriore al I secolo.Emanuele Lucidi, Memorie storiche dell'illustrissimo municipio ora terra dell'Ariccia, e delle sue colonie di Genzano e Nemi, parte II cap. I, p. 322.

Il periodo medioevale

Alto Medioevo Aricia, il cui declino già era incominciato negli ultimi anni dell'Impero romano, subì nel 410 il sacco dei Visigoti di Alarico, diretti in Calabria dopo il sacco di Roma. Altri saccheggi che subì Aricia furono quelli dei Saraceni nell'827 e nell'844, che desolarono l'abitato al punto da costringere la poca popolazione rimasta a ritirarsi sull'altura dell'antica acropoli, che oggi ospita l'Ariccia modernaEmanuele Lucidi, Memorie storiche dell'antichissimo municipio ora terra dell'Ariccia, e delle sue colonie di Genzano e Nemi, parte II cap. XXV p. 233..

Basso Medioevo I Conti di Tuscolo (X secolo - XI secolo)

Il primo dei Conti di Tuscolo che governò Ariccia, almeno dai documenti finora rinvenuti dagli storici, fu Stefano dei Conti di Tuscolo dux Ariciensis, ricordato nel 981 in un atto di placito in merito ad una controversia su una vigna nel territorio ariccinoArchivio di Santa Maria in Via Lata in Roma, caps. 312.Emanuele Lucidi, Memorie storiche dell'antichissimo municipio ora terra dell'Ariccia, e delle sue colonie di Genzano e Nemi, parte II cap. XXV p. 235..

In seguito, in un istrumento del 990, viene riportato il nome di Guido dei Conti di Tuscolo, Guido vir nobilis, neptus Pontificis, et Dux Ariciensis.Guido o Guidone dei Conti di Tuscolo era figlio di Alberico III dei Conti di Tuscolo, fratello di Gregorio I dei Conti di Tuscolo (il benefattore di san Nilo da Rossano), nipote di papa Giovanni XIV e padre di un altro Papa, l'antipapa Benedetto X. Emanuele Lucidi, Memorie storiche dell'antichissimo municipio ora terra dell'Ariccia, e delle sue colonie di Genzano e Nemi, parte II cap. XXV p. 234..

Quando nel 1004 il fratello di Guido, Gregorio I dei Conti di Tuscolo, concesse a san Nilo da Rossano l'area boscosa ai piedi di Tusculum per fondare l'Abbazia di Santa Maria di Grottaferrata, non è da escludere che non dotasse i monaci di possedimenti anche nel territorio ariccino, che posero poi la base al potere temporale della stessa Abbazia su Ariccia nel XV secoloIl Lucidi cita come prova di questo una bolla di papa Gregorio IX del 1233, che pone tra i beni dell'Abbazia di Santa Maria di Grottaferrata anche un Casale, quod vocatur Anseranum, positum in territorio Albanensi, cum pratis, vinea, et horto in valle de Aricia iuvta Pantanum. Emanuele Lucidi, Memorie storiche dell'antichissimo municipio ora terra dell'Ariccia, e delle sue colonie di Genzano e Nemi, parte II cap. XXVI pp. 237-238..

Ariccia venne probabilmente tolta ai Conti di Tuscolo all'epoca di papa Niccolò II (1058-1061), a causa dell'adesione di quella famiglia ad una rivolta dell'Agro Romano contro il Papa stesso. Questo lo evincono il Lucidi ed il NibbyEmanuele Lucidi, Memorie storiche dell'antichissimo municipio ora terra dell'Ariccia, e delle sue colonie di Genzano e Nemi, parte II cap. XXVI pp. 235-236; Antonio Nibby, Viaggio antiquario né dintorni di Roma. dal fatto che nel 1116 papa Pasquale II autorizzò Pier Leone Frangipane, comandante del suo esercito, a cedere il castrum di Ariccia, all'epoca possesso della Chiesa, a Tolomeo dei Conti di Tuscolo per accattivarselo nella guerra contro i Pierleoni di Roma.

I Malabranca (XI secolo - [1223) Non è chiaro perché, ma nell'XI secolo Ariccia era governata dalla famiglia Malabranca. Forse questi si erano imparentati con i Conti di Tuscolo del ramo di Velletri, che trarrebbero origine dal sunnominato Guido o Guidone dei Conti di Tuscolo e divennero poi la famiglia GuidoniEmanuele Lucidi, Memorie storiche dell'antichissimo municipio ora terra dell'Ariccia, e delle sue colonie di Genzano e Nemi, parte III cap. XXVI pp. 247-248.. Erano comunque soggetti alla suprema e teorica autorità della ChiesaSi dice nell'atto di vendita del castrum al Papa: (...) cum dominio, quod Romanae Ecclesiae pertinet (...). Emanuele Lucidi, Memorie storiche dell'antichissimo municipio ora terra dell'Ariccia, e delle sue colonie di Genzano e Nemi, parte III cap. XXVI pp. 246.. Ad ogni modo il probabile capos-stipite dei Malabranca fu Corrado Malabranca, sposato ad una certa Mabilia, con cui ebbe due figli: un Malabranca di cui non resta il nome di battesimo (si chiama per cognome anche nell'unico atto in cui compare), sposato ad una Maria, e Stefano Malabranca, sposato a Maria Madre e morto precocemente rispetto al figlio Giacomo Malabranca, sposo di Maria Bella. Poiché nella famiglia Malabranca non esisteva il diritto di primogenitura, tutte queste persone, incluse le donne, accampavano diritti sul castello e sul suo territorio. Perciò i familiari decisero nel 1223 di vendere Ariccia, e trovarono come acquirente papa Onorio III, della famiglia Savelli, che sborsò la somma di 2000 libbre pecunia eius Camerae, ovvero con il denaro della Camera ApostolicaEmanuele Lucidi, Memorie storiche dell'antichissimo municipio ora terra dell'Ariccia, e delle sue colonie di Genzano e Nemi, Appendice III, pp. 408-411..

La Camera Apostolica (XIII secolo - XV secolo) Dopo la morte di papa Onorio III probabilmente Ariccia venne usurpata dai suoi parenti Savelli, che per legittimare il proprio potere sul feudo sostennero la validità di un atto conservato nei loro archiviLibri de' repertorii, p. 259 a tergo. Giovanni Antonio Riccy, Memorie storiche dell'illustrissima Alba Longa e dell'Albano moderno, parte III. risalente al 964 e consistente nella donazione di Albano, Ariccia ed altri tre anonimi castelli adiacenti a Virginio Savelli da parte dell'imperatore Ottone I di Sassonia. L'atto però risulterebbe falso, secondo vari studiosi, anche se venne creduto vero fino al XVII secolo.

Comunque, de iure Ariccia rimaneva sotto la potestà della Camera Apostolica, anche se fu probabilmente occupata dai Savelli manu militari, seppur per breve tempo. Tuttavia, Ariccia iniziò lentamente a decadere, tanto che nel 1428, nell'atto di vendita da parte dei monaci di San Paolo ad Aquas Salvias del castello confinante di Genzano ai Colonna, si legge nella determinazione dei confini: ab alio latere tenet, et est tenimentum Castri diruti Vallis Ariciae.

L'Abbazia di Grottaferrata (XV secolo - 1473)