Il sistema di scambio di quote di emissione dell’Unione Europea (EU Emissions Trading System, anche noto con l’acronimo EU ETS) è il principale strumento utilizzato dall’Unione europea per controllare le emissioni di inquinanti e gas a effetto serra prodotte dagli impianti e dal settore dell’aviazione a livello internazionale, attraverso la quotazione monetaria delle emissioni stesse e il commercio delle quote di emissione tra Stati diversi, al fine di rispettare i vincoli ambientali imposti dal protocollo di KyotoIl protocollo di Kyoto è un trattato internazionale in tema ambientale, pubblicato l’11 dicembre 1997, che trae origine dalla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC) del 1992. Il protocollo di Kyoto è stato ratificato dall’Unione europea attraverso la Decisione 2002/358/CE del Consiglio, del 25 aprile 2002. Il protocollo è entrato in vigore il 16 febbraio 2005 con la ratifica della Russia..

Il protocollo di Kyoto prevede che gli Stati aderenti, per il periodo di osservazione 2008-2012, si impegnino a ridurre globalmente le emissioni del 5% rispetto ai livelli del 1990.

Per rispondere agli impegni assunti col protocollo, l’Unione europea emana la Direttiva 2003/87/CE del 13 ottobre 2003, che crea le basi per un sistema di scambio di quote di emissioni di gas a effetto serra. Con la Direttiva, l’Unione europea si impegna a ridurre le emissioni di gas a effetto serra dell’8% per il periodo 2008-2012.

Il sistema comunitario rappresenta il primo e il più esteso regime di emissions trading a carattere multinazionale, e copre più di 11.000 centrali energetiche e impianti industriali in 30 Paesi, e i voli tra gli aeroporti degli Stati partecipanti. Circa il 45% delle emissioni di gas a effetto serra nell’Unione europea è regolato dall’EU ETS.

Attualmente, gli Stati partecipanti sono: i 27 Paesi appartenenti all’Unione europea, Norvegia, Islanda e Liechtenstein.

L’obiettivo prefissato per il 2030 è ridurre le emissioni dei settori disciplinati dal sistema del 43% rispetto ai livelli del 2005. Uno studio del 2020 ha rilevato che l'EU ETS ha ridotto con successo le emissioni di CO2 nonostante i prezzi del carbonio fossero fissati inizialmente a livelli bassi. Uno studio del 2023 sugli effetti dell'EU ETS ha identificato una riduzione delle emissioni di carbonio dell'ordine del -10% tra il 2005 e il 2012, senza impatti sui profitti o sull'occupazione delle imprese regolamentate. Il prezzo delle quote UE ha superato i 100€/tCO2 (118$) a febbraio 2023. Uno studio del 2024 ha ulteriormente dimostrato che l'EU ETS ha contribuito incidentalmente a ridurre i livelli atmosferici di inquinanti nell'UE, tra cui il biossido di zolfo, il particolato fine e gli ossidi di azoto. Questa riduzione si è tradotta in benefici locali per la salute, oltre all'obiettivo primario del sistema di mitigare il cambiamento climatico.

L'esperienza degli Stati Uniti Le prime politiche ambientali attuate con strumenti flessibili sono riferibili agli Stati Uniti d'America, i quali nel 1990, con una modifica legislativa al Clean Air Act, introdussero un sistema di negoziazione dei diritti di inquinamento correlati alle emissioni solforose (SO2) L’anidride solforosa è, insieme all’anidride solforica, la principale fonte di inquinamento atmosferico a base di zolfo..

Annualmente l’Agenzia per la protezione dell’ambiente (EPA) attribuiva a ciascuna impresa un quantitativo massimo di permessi di inquinamento che potevano essere utilizzati direttamente dall’impresa oppure ceduti sul mercato, favorendo in questo modo la flessibilità delle imprese nella scelta delle modalità di riduzione delle emissioni.

Gas e settori interessati dal sistema L’EU ETS riguarda i seguenti gas:

anidride carbonica (CO2) derivante da produzione di energia elettrica e di calore, settori industriali ad alta intensità energetica (comprese raffinerie di petrolio, acciaierie e produzione di ferro, metalli, alluminio, cemento, calce, vetro, ceramica, pasta di legno, carta, cartone, acidi e prodotti chimici organici su larga scala), aviazione civile; ossido di azoto (N2O) derivante dalla produzione di acido nitrico, adipico, gliossilico e gliossale; perfluorocarburi (PFC) derivanti dalla produzione di alluminio.

Le imprese che operano in questi settori sono obbligate a partecipare all’ETS, ma con alcune eccezioni: in alcuni settori sono inclusi soltanto gli impianti al di sopra di una certa dimensione, e alcuni impianti di ridotte dimensioni possono essere esclusi qualora gli Stati mettano in atto misure tali da ridurre le emissioni di un quantitativo equivalente.

Fino al 31 dicembre 2023, l’EU ETS si applica unicamente ai voli tra aeroporti situati nello Spazio economico europeo (SEE).

Principali caratteristiche del mercato Il mercato europeo si basa sul metodo “cap-and-trade”, che consiste nella determinazione di un tetto massimo di emissioni nocive consentite in capo a determinati settori produttivi e consente ai soggetti onerati di commerciare le quote (allowances) assegnate L’allocazione delle quote quindi avviene nella fase upstream del processo produttivo, cioè in capo ai produttori, e non ai consumatori (che rappresentano la fase downstream). In Giovanna Golini, Il sistema comunitario di scambio per le quote di emissioni, in Ambiente e sviluppo, n. 2, 2004. Tale metodo è considerato più flessibile rispetto al metodo tradizionale “command-and-control”.

Ogni quota comporta il diritto ad emettere una tonnellata di CO2 (o l’equivalente di N2O o PFC). Il tetto massimo determina il numero di quote disponibili nell’intero sistema. Tale tetto viene ridotto ogni anno a partire dal 2013, riducendo in tal modo il numero di quote disponibili dell’1,74% ogni anno, in modo da raggiungere gli obiettivi di riduzione delle emissioni gradualmente. Le imprese possono ottenere quote attraverso l’allocazione gratuita, la vendita all’asta o l’acquisto da parte di altri soggetti nel mercato .

Grazie al fatto che le quote sono messe in circolazione in numero determinato, il prezzo del carbonio (cioè il prezzo di mercato delle quote) è determinato dall’equilibrio tra la quantità di quote di emissioni e la domanda del mercato. Attraverso la riduzione progressiva delle quote di emissione si ottiene l’aumento del prezzo del carbonio.

Ogni anno gli operatori devono restituire le quote per ogni tonnellata di CO2 (o l’equivalente degli altri gas) che hanno emesso durante l’anno precedente. In caso di violazione della normativa si è soggetti a pesanti sanzioni In caso di mancata restituzione delle quote i soggetti dovranno pagare un’ammenda di 100 euro per ogni tonnellata di gas emessi illegittimamente. Nel primo triennio di operatività del sistema (2005-2007), l’importo era di 40 euro per tonnellata. In Giovanna Golini, Il sistema comunitario di scambio per le quote di emissioni, in Ambiente e sviluppo, n. 2, 2004.

Inizialmente, durante la fase 1 e 2 dell’implementazione del sistema, ai fini dell’assegnazione dei diritti di emissione viene utilizzato il metodo “grandfathering” (o mantenimento dei diritti acquisiti): con tale espressione si intende l’attribuzione a titolo gratuito dei diritti di emissione, da parte dello Stato, ai soggetti onerati sulla base delle emissioni storiche, in alternativa al metodo “auctioning” (cioè la vendita all’asta, la vendita dei titoli al miglior offerente) La ragione di questa scelta si rinviene nell’obiettivo di eguagliare i costi di applicazione del nuovo regime tra gli operatori, e nel timore della perdita di competitività dell’industria europea in ragione dell’incremento dei costi di produzione legati ai limiti di emissione. Tuttavia, sono state sollevate numerose critiche rivolte a tale metodo, in ragione della presunta violazione del principio “chi inquina paga”: il metodo “grandfathering”, basandosi sulle emissioni storiche o correnti per l’assegnazione delle quote, finisce per favorire i soggetti più inquinatori anziché i più virtuosi. In Giovanna Golini, Il sistema comunitario di scambio per le quote di emissioni, in Ambiente e sviluppo, n. 2, 2004. Durante la fase 3, invece, l’allocazione delle quote avviene o gratuitamente, o attraverso vendita all’asta. Quest’ultimo diventa il metodo di default di allocazione, nonostante l’allocazione gratuita di quote avvenga ancora, principalmente con riferimento al settore dell’industria.

Le quote di emissioni dedicate al settore elettrico, dal 2013 in poi, sono soggette alla totale allocazione attraverso la vendita all’asta, con l’unica eccezione della modernizzazione del settore in alcuni Stati membri. L’obiettivo per gli altri settori è di arrivare alla vendita all’asta della totalità delle quote nel 2027.

La vendita all’asta è un metodo di allocazione trasparente che permette ai partecipanti al mercato di acquisire quote a prezzo di mercato, attraverso piattaforme informatiche. Una di queste è l’European Energy Exchange AG (EEX) che funge da piattaforma comune per 25 Stati. Tuttavia Germania, Polonia e Regno UnitoIl Regno Unito, in seguito alla Brexit, ha annunciato la creazione di un proprio ETS nazionale che sostituirà la partecipazione britannica all’EU ETS a partire dal 1º gennaio 2021. In Participating in the UK ETS, https://www.gov.uk/government/publications/participating-in-the-uk-ets/participating-in-the-uk-ets, URL consultato il 05/04/2021 dispongono di una propria piattaforma. A partire dalla fine del 2012, le vendite all’asta avvengono su base giornaliera.

Secondo la normativa europea, almeno la metà delle risorse ottenute dalle vendite all’asta, e tutte le risorse ottenute dalle vendite all’asta nel settore dell’aviazione, devono essere usate dagli Stati per combattere il cambiamento climatico in Europa o nel resto del mondo. Ciò comporta un obbligo in capo agli Stati di informare la Commissione su come vengono spese tali risorse.

Per tenere traccia dei dati, è predisposto il Registro dell’Unione, un sistema elettronico di contabilità che permette di rendere conto delle quote emesse nel sistema. Esso registra in particolare i soggetti detentori delle quote, dei CER e degli ERU, le transazioni effettuate e le emissioni effettuate da parte di tutti i soggetti. Chiunque in possesso di un account nel registro può comprare o vendere quote, anche qualora non sia un soggetto obbligato a partecipare all’ETS.

Entro il 30 aprile di ogni anno, gli operatori devono restituire un quantitativo di quote pari al volume delle emissioni di gas a effetto serra prodotte durante l’anno precedente.

Inoltre, le risorse ottenute dalla vendita di 300 milioni di quote (il 5% delle quote disponibili sul mercato nel periodo 2013-2020) sono usate per finanziare progetti in larga scala dedicati a due aree specifiche: cattura e stoccaggio del carbonio, e tecnologie innovative di energia rinnovabile. Tale programma è chiamato NER300.

Fasi temporali L’implementazione del sistema è articolata in successive fasi di applicazioni, o “periodi di scambio”.

La fase 1 (1º gennaio 2005 – 31 dicembre 2007), la fase pilota, è dedicata alla sperimentazione e al collaudo dei meccanismi del sistema, per assicurarsi la sua utilità ai fini del raggiungimento degli obiettivi previsti dal Protocollo di Kyoto. Oltre a testare la formazione del prezzo del carbonio all’interno del mercato, si definisce l’infrastruttura necessaria per monitorare, comunicare e verificare le emissioni.