Il putsch di agosto''' () fu un tentato colpo di Stato in Unione Sovietica nel 1991, organizzato da parte di alcuni membri del governo sovietico per deporre il presidente Michail Gorbačëv e prendere il controllo del Paese. Il fallimento del putsch rafforzò la figura di Boris Nikolaevič El'cin, presidente del Presidium del Soviet Supremo della RSFS Russa, il quale si era schierato contro di esso, e che successivamente bandì il PCUS e si fece promotore del processo di dissoluzione dell'Unione Sovietica, che avvenne il 26 dicembre dello stesso anno.
L'obiettivo dei golpisti era quello di preservare l'Unione dall'insorgere delle nazionalità, impedire un alleggerimento del potere centrale e preservare il primato del PCUS.
Contesto storico
Da quando aveva assunto il potere come segretario generale del Partito Comunista dell'Unione Sovietica nel 1985, Michail Gorbačëv aveva intrapreso un ambizioso programma di riforme, incarnato nei concetti di perestrojka e glasnost', ovvero ristrutturazione e trasparenza. Queste politiche avevano suscitato resistenza e sospetto da parte della destra del PCUS e della nomenklatura, e avevano aumentato l'agitazione nazionalista da parte delle minoranze non russe dell'URSS e si temeva che alcune o tutte le repubbliche sovietiche potessero separarsi. Già nel dicembre 1990 il presidente dell'URSS Michail Gorbačëv aveva incaricato il presidente del KGB Vladimir Aleksandrovič Krjučkov di preparare un progetto di risoluzione sull'introduzione dello stato di emergenza in Unione Sovietica. Nel 1990 Estonia,. Lettonia,. Lituania. e Armenia avevano già dichiarato il ripristino della loro indipendenza dall'Unione Sovietica. Il 12 giugno la RSFS Russa dichiarò la propria indipendenza e limitò l'applicazione delle leggi sovietiche, in particolare quelle sulla finanza e l'economia. Nel gennaio 1991, ci fu un tentativo di restituire la Lituania all'Unione Sovietica con la forza e circa una settimana dopo le forze filo-sovietiche cercarono di destituire le autorità della Lettonia. Il 29 gennaio, Gorbačëv autorizzò l'impiego dell'Armata Rossa per mantenere l'ordine.
Nel 1991, l'Unione Sovietica era in una grave crisi economica e politica: la scarsità di cibo, medicine e altri materiali di consumo era diffusa, le persone dovevano fare lunghe file per acquistare anche beni essenziali, le scorte di carburante erano fino al 50% in meno rispetto al fabbisogno stimato per l'imminente inverno e l'inflazione annua era superiore al 300%, con le fabbriche prive della liquidità necessaria per pagare gli stipendi. A livello politico, Gorbačëv era al minimo dei consensi tra la popolazione e all'interno del PCUS.
Il 17 marzo 1991, con il referendum sulla conservazione dell'URSS boicottato dagli Stati baltici, dall'Armenia, dalla Georgia e dalla Moldavia, la grande maggioranza dei cittadini delle altre repubbliche sovietiche fu favorevole al mantenimento dell'Unione "come una rinnovata federazione di repubbliche uguali e sovrane", con il 77,85% di voti a favore. Dopo dei negoziati, otto delle nove repubbliche sovietiche (tranne l'Ucraina) approvarono il nuovo trattato dell'Unione che avrebbe reso l'URSS l'Unione degli Stati Sovrani, con presidente, politica estera e militare comuni. La firma del trattato era prevista a Mosca per il 20 agosto 1991. Dodici dei paesi già facenti parte dell'URSS erano prossimi alla firma, la Federazione Russa, l'Ucraina, la Bielorussia, la Moldavia, la Georgia, l'Armenia, l'Azerbaigian, il Kazakistan, il Turkmenistan, il Kirghizistan, l'Uzbekistan e il Tagikistan. Solo si esclusero le tre repubbliche baltiche, ovvero, Lituania, Lettonia ed Estonia, che, dopo più di cinquant'anni, ebbero l'attesa possibilità di liberarsi dall'occupazione sovietica e di riconquistare l'indipendenza.
Il 28 giugno era stato dichiarato sciolto il Consiglio di mutua assistenza economica e il 1º luglio il Patto di Varsavia. Il Segretario del PCUS, nonché Presidente dell'Unione Sovietica, aveva deciso di prepararsi al gravoso impegno riposandosi a Capo Foros, nella dacia presidenziale in Crimea.
Storia Preparativi Il KGB iniziò a considerare di tentare un colpo di Stato nel settembre 1990, mentre il membro del Poltiburo Aleksandr Jakovlev iniziò ad avvertire Gorbačëv della possibilità di golpe contro di lui dopo il XXVIII Congresso del PCUS nel luglio 1990. L'11 dicembre 1990, il presidente del KGB Vladimir Krjučkov fece un "appello all'ordine" sul Moskovskaja programma, canale televisivo moscovita della Televisione Centrale Sovietica,. e nello stesso giorno chiese a due ufficiali del KGB di preparare un piano di misure da adottare nel caso in cui fosse dichiarato lo stato di emergenza nell'URSS. Più tardi, Krjučkov portò nella cospirazione il ministro della difesa sovietico Dmitrij Jazov, il ministro degli affari interni Boris Pugo, il premier Valentin Pavlov, il vicepresidente Gennadij Janaev, il vice capo del Consiglio di difesa sovietico Oleg Baklanov, il capo del segretariato di Gorbačëv e il segretario del Comitato centrale del PCUS Oleg Šenin.
A partire dagli eventi di gennaio in Lituania, i membri del gabinetto di Gorbačëv speravano che potesse essere convinto a dichiarare lo stato di emergenza e a "ripristinare l'ordine", e formarono quindi il Comitato statale per lo stato di emergenza (GKČP).
Il 17 giugno 1991 Pavlov richiese poteri straordinari al Soviet Supremo ma Gorbačëv si oppose. Diversi giorni dopo, il sindaco di Mosca Gavriil Popov informò l'ambasciatore degli Stati Uniti in Unione Sovietica Jack F. Matlock Jr. che era in programma un colpo di Stato contro Gorbačëv. Quando Matlock cercò di metterlo in guardia, Gorbačëv pensò che il suo governo non fosse coinvolto e sottovalutò il rischio. Il 20 giugno, il Segretario di Stato USA James Baker avvertì l'omologo Aleksandr Bessmertnych del complotto.
Il 23 luglio 1991, un certo numero di funzionari del PCUS e letterati pubblicarono sul quotidiano Sovetskaja Rossija un articolo intitolato "La parola al popolo" () che richiedeva un'azione decisa per prevenire la catastrofe.
Sei giorni dopo, il 29 luglio, Gorbačëv, il presidente della RSFSR Boris El'cin e il presidente della RSS Kazaka Nursultan Nazarbaev discussero la possibilità di sostituire le personalità ritenute più estremiste come Pavlov, Jazov, Krjučkov e Pugo con figure più liberali, con Nazarbaev come primo ministro al posto di Pavlov. Krjučkov, che diversi mesi prima aveva messo Gorbačëv sotto stretta sorveglianza come "Soggetto 110", alla fine venne a sapere della conversazione da una microspia elettronica piazzata dalla guardia del corpo di Gorbačëv, Vladimir Medvedev.Il registro di sorveglianza del KGB includeva ogni azione di Gorbačëv e della moglie Raisa Gorbačëva, "Soggetto 111" ().
Il 4 agosto Gorbačëv andò in vacanza nella sua dacia a Foros, in Crimea, con l'intenzione di tornare a Mosca il giorno precedente alla firma del trattato della nuova unione il 20 agosto. Il 17 agosto, i membri del GKČP s'incontrarono in una pensione del KGB con il nome in codice ABC (АБЦ) per studiare il trattato e le mosse da intraprendere: ritennero che il patto avrebbe spianato la strada alla disgregazione dell'Unione Sovietica e decisero che era giunto il momento di agire. Il giorno successivo, Baklanov, Boldin, Šenin e il viceministro della difesa dell'URSS, il generale Valentin Varennikov, volarono in Crimea per incontrare Gorbačëv, mentre Jazov ordinò al generale Pavel Gračëv, comandante delle forze aviotrasportate sovietiche, di iniziare a coordinarsi con i vicepresidenti del KGB Viktor Gruško e Genij Ageev per isolare Gorbačëv e prepararsi allo stato di emergenza. Nel frattempo, Tizjakov, Starobudcev e Pugo rientrarono a Mosca.
Deposizione di Gorbačëv Alle 16:32 (fuso orario di Mosca) del 18 agosto, il GKČP interruppe le comunicazioni con la dacia di Gorbačëv, compresi i telefoni fissi e il sistema di comando e controllo nucleare. Otto minuti dopo, il tenente generale Jurij Plechanov della 9ª sezione del KGB (adibita alla sicurezza del presidente sovietico) fece entrare la delegazione del GKČP nella dacia. Gorbačëv si rese conto di cosa stava succedendo dopo aver scoperto le interruzioni telefoniche. I membri del comitato chiesero a Gorbačëv di dichiarare lo stato di emergenza o di dimettersi e nominare Janaev come presidente ad interim per consentire ai membri del GKČP di "ristabilire l'ordine" nel Paese.
Gorbačëv si rifiutò sempre di accettare le loro richieste. Varennikov insistette a tal punto che Gorbačëv disse: "Maledetti. Fate quello volete, ma riportate la mia opinione!" Tuttavia, i presenti nella dacia in quel momento testimoniarono che Baklanov, Boldin, Šenin e Varennikov rimasero chiaramente delusi e nervosi dopo l'incontro con Gorbačëv. Si dice anche che Gorbačëv abbia insultato Varennikov fingendo di dimenticare il suo nome, e abbia zittito con violenza e volgarità il suo ex consigliere di fiducia Boldin dicendo che non doveva osare dargli "lezioni sulla situazione nel paese". Con il rifiuto di Gorbačëv, i congiurati ordinarono che rimanesse confinato nella dacia di Foros; allo stesso tempo le linee di comunicazione della dacia (controllate dal KGB) furono chiuse. Gorbačëv fu quindi trattenuto a forza in Crimea, vedendosi impedita la possibilità di recarsi alla sigla del nuovo accordo federativo.
I membri del GKČP ordinarono di inviare a Mosca 250 000 paia di manette da una fabbrica di Pskov. e 300 000 moduli per gli arresti. Krjučkov raddoppiò la paga di tutto il personale del KGB, lo richiamò dalle vacanze e lo mise in allerta. La prigione di Lefortovo a Mosca venne svuotata per accogliere i prigionieri. Alle 3:30 del 19 agosto 1991, Krjučkov avvertì il KGB della fine della perestrojka.
19 agosto 1991 Salita al potere del GKČP Il 19 agosto 1991, la TASS emise alle 3:20 un comunicato nel quale si affermava l'incapacità di Gorbačëv di assolvere le sue funzioni di Presidente dell'URSS per motivi di salute, venendo quindi sostituito dal vice-presidente Gennadij Janaev. Venti minuti dopo venne annunciata l'istituzione dello stato di emergenza della durata di sei mesi da parte del GKČP.
Nel frattempo, Šenin ricevette al Cremlino Tiz'jakov, il segretario del Comitato centrale del PCUS Jurij Manaenkov e il primo segretario del Comitato cittadino di Mosca Jurij Prokof'ev e li invitò a "essere coinvolti nel lavoro". Jazov si consultò con i generali, mentre furono allertate unità di fucilieri motorizzati, carri armati aviotrasportati del distretto militare di Mosca e iniziarono a trasferirsi nella capitale.
Alle sei del mattino, la Radio pansovietica, seguita dalla Televisione Centrale Sovietica (CT SSSR) tramite il telegiornale Vremja, trasmise il comunicato ufficiale del GKČP intitolato "Dichiarazione della leadership sovietica" ():
Data l'impossibilità per motivi di salute dell'adempimento, da parte di Gorbačëv Michail Sergeevič, delle funzioni di Presidente dell'URSS e il trasferimento, ai sensi dell'articolo 127/7 della Costituzione dell'URSS, dei poteri del Presidente dell'URSS al vicepresidente dell'URSS Janaev Gennadij Ivanovič.
Per superare una crisi profonda e globale, il confronto politico, inter-etnico e civile, il caos e l'anarchia che minacciano la vita e la sicurezza dei cittadini dell'Unione Sovietica, la sovranità, l'integrità territoriale, la libertà e l'indipendenza del nostro Stato.
Sulla base dei risultati del referendum nazionale sulla conservazione dell'Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, guidato dagli interessi vitali dei popoli della nostra Patria e di tutto il popolo sovietico
SI DICHIARA: