La Stampa è un quotidiano italiano, con sede a Torino. Nel 2020 è il sesto quotidiano italiano per diffusione con una media di copie vendute ad ottobre 2024.Accertamenti Diffusione Stampa, ottobre 2024. Fu fondata con la testata Gazzetta Piemontese; assunse il nome attuale nel 1895.
Storia Dalla fondazione a Frassati Gazzetta Piemontese La Stampa fu fondata a Torino il 9 febbraio 1867 con il nome di Gazzetta Piemontese dal giornalista e scrittore Vittorio Bersezio e dal politico Casimiro Favale. Il motto del giornale era «Frangar non flectar» ("Mi spezzerò non mi piegherò") e il prezzo era di 5 centesimi di lire. Nei primi anni di vita il giornale uscì dalla tipografia di Favale, in via Dora GrossaL'attuale via Garibaldi, in pieno centro., ebbe una tiratura di 7- copie e due edizioni giornaliere, mattutina e pomeridiana. Nel 1880 la Gazzetta Piemontese fu acquistata dal deputato liberale Luigi Roux, che ne assunse anche la direzione. Tra i collaboratori del giornale spiccano i nomi dei deputati Silvio Spaventa e Ruggiero Bonghi.
Nel 1894 divenne comproprietario l'imprenditore e giornalista Alfredo FrassatiAlfredo Frassati era il padre del beato Pier Giorgio Frassati., che affiancò Roux nella direzione. Da condirettore decise di rilanciare il giornale. La testata fu modificata in La Stampa Gazzetta piemontese, mentre motto e prezzo restarono immutati. Il quotidiano apparve con la nuova testata il 1º gennaio 1895; il vecchio nome, pur retrocesso a sottotitolo, era più evidente del nuovo. Le proporzioni vennero invertite dal 30 marzo 1895. Frassati trasferì poi la sede in un palazzo di piazza Solferino. Introdusse anche nuove tecnologie: arrivò la linotype, una delle prime in Italia (le linotype raggiungeranno il numero di trentasette).
In pochi anni la tiratura de La Stampa salì a copie. Nel 1900 Roux cedette la proprietà della testataRoux, ormai permanentemente a Roma in quanto deputato, entrò nella proprietà di un quotidiano della capitale, La Tribuna.: due terzi a Frassati e un terzo al finanziere E. Pollone. Frassati assunse così la carica di direttore e poté scegliere in autonomia la linea editoriale. Impresse una linea politica di sostegno a Giovanni Giolitti, di cui divenne uno dei maggiori sostenitori. Chiamò brillanti intellettuali come Luigi Einaudi, Francesco Saverio Nitti e Gaetano Mosca. Dette vita a un supplemento illustrato sportivo (La Stampa Sportiva, 19 gennaio 1902) e ad una rivista dedicata al mondo femminile (La Donna, 27 dicembre 1904)Elisabetta De Biasio, Alfredo Frassati un conservatore illuminato, FrancoAngeli 2006, pag. 86.. Il 12 agosto 1908 sparì il sottotitolo Gazzetta piemontese e rimase solo in evidenza La Stampa come unico titolo del quotidiano. La tiratura salì costantemente fino a sfiorare le copie nel 1910, facendo della Stampa il primo quotidiano di Torino davanti alla Gazzetta del Popolo e il secondo del Nord. In occasione dell'entrata dell'Italia nella prima guerra mondiale sostenne la posizione neutralista, in sintonia con il governo dell'epoca.
La Gazzetta Letteraria Nel 1877 Vittorio Bersezio fondò un periodico che, a buon diritto, può essere considerato il primo settimanale culturale italiano legato a un quotidiano: la Gazzetta Letteraria. Supplemento festivo della Gazzetta Piemontese (infatti per il primo anno prese il nome di «Gazzetta Piemontese Letteraria»), fu diretta dallo stesso Bersezio fino al 1880, poi da Giuseppe Depanis, da Domenico Lanza e infine da Luigi Filippo Bolaffio (1894-1902). Pubblicò recensioni e si prefisse di tenere informati i lettori sulle più importanti novità letterarie, segnalandole tempestivamente. Fu chiusa da Alfredo Frassati nel 1902.
L'ingresso degli Agnelli Il 1º dicembre 1920 il gruppo finanziario-industriale Agnelli-Gualino acquistò la quota di Pollone insieme al diritto di prelazione sulle quote di Frassati. Dopo l'assassinio di Giacomo Matteotti (11 giugno 1924) il quotidiano si schierò su posizioni anti-mussoliniane. Per aver preso questa posizione, Frassati dovette cedere la proprietà del giornale a un gruppo gradito al capo del governo. Il 29 settembre 1925 il giornale venne sospeso (fu un avvertimento del regime). Quando tornò in edicola il 3 novembre, Frassati ebbe i giorni contati: rassegnò le dimissioni il 9 novembre 1925. Nel suo ultimo anno alla guida del quotidiano, La Stampa si era assestata su una tiratura di copie. Nel 1926 la FIAT (ovvero la famiglia Agnelli) ne rilevò la proprietà con l'avallo delle autorità fasciste. Il nuovo direttore, Andrea Torre, allineò il giornale sulle direttive del regime, ma il quotidiano perse copie, a favore del diretto concorrente Gazzetta del Popolo, che lo superò ritornando ad essere dopo diversi anni il primo quotidiano torinese.
Durante la direzione di Curzio Malaparte, il 31 dicembre 1930 uscì il primo numero de La Stampa della Sera (dal gennaio 1937 Stampa Sera)Paola Gioia e Francesco Gandolfi (a cura di), Novecento periodico. Donne e uomini nella stampa periodica del XX secolo, p. 189., edizione pomeridiana e del lunedì del quotidiano torinese (giorno in cui tradizionalmente La Stampa non veniva pubblicata). Caporedattore era lo scrittore senese Mino Maccari. Nel 1934 la sede del quotidiano fu trasferita in un grande palazzo che s'affacciava su via Roma con ingresso dalla Galleria San Federico. Con la direzione di Alfredo Signoretti le vendite de La Stampa cominciarono ad aumentare, dopo le sensibili riduzioni della tiratura verificatesi all'inizio del decennio. Nel febbraio 1943 La Stampa era stabilmente il secondo quotidiano italiano con copie di tiratura mediaAlberto Malfitano, . (posizione che manterrà fino al 1986). Dopo l'8 settembre e la conseguente invasione nazista della penisola, La Stampa, come gli altri giornali del Nord Italia, dovette allinearsi alle direttive del governo filo-tedesco (sebbene tra il 25 luglio 1943 e il 10 settembre avesse assunto posizioni nettamente antifasciste e antitedesche). Il 26 aprile 1945 uscì l'ultimo numero e dopo la Liberazione (3 maggio 1945) il Comitato di liberazione nazionale (CLN) ottenne la sospensione del quotidiano torinese per connivenza con la Repubblica Sociale Italiana.
Grazie all'appoggio degli Alleati, il quotidiano ritornò nelle edicole il 18 luglio 1945 sotto la direzione di Filippo Burzio (che l'aveva già diretta dal 10 agosto all'8 settembre 1943). Il 15 luglio il Comando militare alleato aveva chiuso il Corriere del Piemonte, un foglio cittadino nato dopo la Liberazione con l'appoggio del Psychological Warfare Branch anglo-americano. Il CLN del Piemonte protestò per non essere stato consultato; una dimostrazione di piazza, davanti alla sede del Corriere, provocò alcuni incidenti. Il governatore alleato di Torino, colonnello Marshall, reagì ordinando la sospensione di tutti i quotidiani torinesi. Il 21 luglio Alfredo Frassati dovette cambiare la testata in La Nuova Stampa per evitare il sequestro da parte delle autorità militari alleate.Paolo Murialdi, Storia del giornalismo italiano, p. 192, ed. il Mulino, Bologna, 2006.
Dal 1º gennaio 1946 il quotidiano ritornò di proprietà degli Agnelli.
Dal 1948 al 1990 Il periodo 1948-1968 fu dominato dalla figura di Giulio De Benedetti, carismatico direttore. Vittorio Valletta, presidente e amministratore delegato della Fiat, gli pose due obiettivi: conquistare gli operai delle fabbriche della società, in grande maggioranza lettori de l'Unità, e recuperare i lettori passati alla concorrente Gazzetta del Popolo. Non avendo un grande budget a disposizione De Benedetti inventò un giornale-mosaico: oltre alle notizie fornite della redazione, prese in affitto i corrispondenti esteri dei quotidiani romani, scelse anche singoli pezzi già pubblicati da inserire nella sua Terza pagina, e inventò la fortunata rubrica di dialogo con i lettori «Specchio dei tempi» (apparsa per la prima volta il 17 dicembre 1955), che esiste tuttora. Tra le invenzioni di Giulio De Benedetti vanno ricordate le «Cronache della scienza», una pagina settimanale, la prima su quotidiano, interamente dedicata alla scienza e diretta da Didimo (Rinaldo De Benedetti).
Riuscì così ad offrire un prodotto di qualità e a mantenere al contempo l'indipendenza del giornale.Vittorio Zucconi scrive, in Parola di giornalista: «Un giorno che un acquazzone e una piena spazzarono via un bel ponte stradale appena costruito dalla Fiat e inaugurato alla presenza di autorità civili e militari, escogitò De Benedetti stesso un titolo di prima pagina azzeccato sopra l'imbarazzante foto di quell'opera scomparsa alla prima pioggia: "Piove, ma si ricostruisce".» La Stampa ritornò ad essere il primo quotidiano a Torino e tra i primi in Italia. Era l'unico quotidiano importante alternativo al duopolio DC-sinistra, che dominava la scena italiana.Vittorio Zucconi, Parola di giornalista, la Repubblica In questo periodo, fino agli anni ottanta, La Stampa usciva anche in edizione pomeridiana (eccetto la domenica e i festivi) come Stampa Sera. Il lunedì mattina usciva con la testata Stampa Sera. Alla metà degli anni sessanta, La Stampa vendeva in media copie, alle quali si aggiungevano le di Stampa Sera.
Nel 1968 la sede de La Stampa fu trasferita in via Marenco 32, in un edificio lamellare in vetro, realizzato dall'Impresa Carpegna e Sabbadini su progetto Fiat, Divisione Costruzione e Impianti. Rimarrà la sede del quotidiano fino al 2012. Nella vecchia sede in via Roma il giornale mantenne la proprietà delle stanze al piano terreno del palazzo, che destinò a sale di rappresentanza per il pubblico. La tradizione di un giornalismo tutto fatti, non ideologico e pragmatico proseguì con il successore di De Benedetti, Alberto Ronchey (1968-73), giornalista e sociologo. Gianni Agnelli, successore di Valletta alla Fiat, volle un giornale che oltrepassasse i confini del Nord-ovest per diventare finalmente una testata nazionale. Per sprovincializzare La Stampa, Ronchey puntò sugli esteri e sulle notizie di economia. Con collaboratori come Carlo Casalegno, Alessandro Galante Garrone, Luigi Firpo e Norberto Bobbio riuscì a consolidare la propria presenza sul piano nazionale. Senza trascurare la cronaca: Ronchey, infatti, raggiunse la punta massima di vendite pubblicando in prima pagina la vicenda di una bambina rapita e uccisa ad Alba. Alla cultura Ronchey chiamò come consulente lo scrittore Guido Piovene. Poco dopo vennero Giovanni Arpino e Guido Ceronetti.
Dopo cinque anni alla direzione, Ronchey ritornò all'attività di inviato internazionale e sociologo di primo piano nel 1973. Fu l'anno in cui il Corriere della Sera, il primo quotidiano italiano, cambiò linea politica schierandosi a sinistra. La Stampa ebbe l'occasione di diventare il punto di riferimento dei moderati. Al quotidiano torinese arrivò Arrigo Levi. Nel 1974 Levi schierò il quotidiano sul No al referendum abrogativo del divorzio (quindi per il mantenimento della legge sul divorzio). Il 1º novembre 1975 nacque il supplemento letterario Tuttolibri. A metà del decennio la tiratura aveva superato il muro delle copie giornaliere, con una foliazione di 28 pagine. Nonostante l'aumento dei costi di produzione dei giornali,Nel 1974 il prezzo di vendita dei quotidiani, all'epoca fissato dallo Stato, passò in un sol colpo da 100 a 150 lire. Le vendite subirono un contraccolpo; Stampa e Stampa Sera, scesero rispettivamente del 17% e del 30%. alla metà degli anni settanta il quotidiano torinese manteneva con copie di tiratura la seconda posizione tra i quotidiani italiani d'informazione, secondo solo al Corriere della Sera. Con una peculiarità: La Stampa era conosciuta in tutta Italia e all'estero, ma continuava ad avere lettori prevalentemente locali: 1/5 delle copie erano vendute a Torino città e nel suo hinterland.