La Chiesa cattolica in Slovacchia rappresenta la principale religione del paese. I battezzati di rito romano sono circa il 70% della popolazione, a cui si aggiunge un altro 4% di cattolici di rito bizantino.
Storia L'evangelizzazione I primi monaci missionari benedettini cristiani giunsero in Slovacchia dalla Germania e precisamente da Passavia sotto il regno di Mojmír I, all'inizio del IX secolo. Tuttavia, la cristianizzazione di queste terre non si completerà che in seguito all'opera missionaria dei santi Cirillo e Metodio.
Durante l'impero della Grande Moravia L'istituzione della gerarchia ecclesiastica in Slovacchia risale ai tempi della sua evangelizzazione. L'importanza della presenza gerarchica era stata intuita dal principe Rastislav, sovrano dell'impero della Grande Moravia, che nell'anno 861 decise di porre termine all'influenza dei Franchi nella Grande Moravia e richiese al papa l'invio di insegnanti che potessero formare il clero locale. Il papa non rispose e Rastislav si rivolse all'imperatore bizantino Michele III, che inviò i santi Cirillo e Metodio, due monaci di Tessalonica. A Metodio si deve l'erezione di una diocesi indipendente a Nitra nell'880, che fu subito posta sotto l'autorità del papa.
Medioevo e dominazione ungherese La gerarchia dell'Impero della Grande Moravia non sopravvisse alla caduta dello Stato slavo, che segnò l'ingresso del territorio della Slovacchia nell'orbita ungherese. Attorno all'anno 1000 furono erette in Ungheria dieci diocesi e buona parte del territorio slovacco era compreso nelle diocesi più settentrionali, quella di Strigonio e quella di Eger.
Tra Cinquecento e Seicento si accumulano tensioni con i protestanti, che spesso sfociano in aperte lotte, di cui è evidente la coloritura politica. L'alta nobiltà fedele agli Asburgo difese il cattolicesimo, mentre la nobiltà subalterna propensa ad un Regno d'Ungheria indipendente è più incline ad abbracciare la Riforma. Segno tangibile di queste lotte rimangono le colonne dedicate alla Vergine Maria, con la doppia funzione di colonna votiva eretta dopo guerre e pestilenze e di affermazione di cattolicità contrapposta alle critiche protestanti verso il culto dei santi. Ancor oggi evangelici e luterani sono gruppi numerosi in Slovacchia.
Fino all'edizione del Messale post-tridentino di San Pio V in Slovacchia era in uso il rito proprio dell'arcidiocesi di Strigonio, il cui Messale, che trae origine da un Sacramentario della fine del XII secolo, fu stampato nel 1484. Le rubriche liturgiche erano raccolti nell'Ordinarius Strigoniensis che ebbe otto edizioni fra il 1493 e il 1520.Ján Dubina, I riti peculiari del Triduo Pasquale in Slovacchia, Romae, 2012, pp. 31-37 Gli stessi libri liturgici erano utilizzati anche nelle diocesi suffraganee. Dopo il Concilio di Trento, il Messale strigoniense rimase in uso fino al sinodo del 1629, tenuto a Trnava, in cui fu votato all'unanimità l'accoglimento del Messale Romano di Pio V, con l'aggiunta però delle feste dei santi del Regno d'Ungheria, due dei quali furono inserite anche nel calendario romano generale: santo Stefano d'Ungheria e sant'Adalberto.Ján Dubina, I riti peculiari del Triduo Pasquale in Slovacchia, Romae, 2012, pp. 39-41 Anche dopo l'introduzione del Messale Romano, nell'arcidiocesi di Strigonio fu in uso un Rituale proprio, che sebbene si richiamasse al Rituale Romanum del 1614, accoglieva le consuetudini proprie del Regno d'Ungheria. Il Rituale Strigoniense fu stampato per la prima volta nel 1625 come erede di libri liturgici precedenti stampati nell'arcidiocesi nel 1560 e nel 1583. Ebbe poi numerose riedizioni fino al 1909 e rimase in uso fino alla metà del XX secolo.Ján Dubina, I riti peculiari del Triduo Pasquale in Slovacchia, Romae, 2012, pp. 44-45 La Slovacchia orientale, che era soggetta all'arcidiocesi di Eger, adotterà il Rituale Agriense, stampato per la prima volta a Košice nel 1666 e sostanzialmente simile al Rituale Strigoniense. Alcune differenziazioni saranno introdotte con l'edizione del 1702. L'ultima edizione fu stampata nel 1898.Ján Dubina, I riti peculiari del Triduo Pasquale in Slovacchia, Romae, 2012, pp. 45-46 Nel 1655 fu stampato a Levoča il libro Cantus catholici, che contiene 290 canti, di cui 227 sono in slovacco occidentalePer codificazione della lingua slovacca moderna bisognerà aspettare altri due secoli.Ján Dubina, I riti peculiari del Triduo Pasquale in Slovacchia, Romae, 2012, p. 39 e nota 66, pp. 39-40. Altro libro liturgico che rivela dati interessanti sulla liturgia e sulla pastorale, anche perché destinato alle chiese di borghi e villaggi, è il Cantionale Rituale; fu stampato nel 1681: oltre a canti in latino, ne raccoglie altri in slovacco.Ján Dubina, I riti peculiari del Triduo Pasquale in Slovacchia, Romae, 2012, pp. 46-47
Nel Settecento vennero erette le diocesi di Banská Bystrica (suffraganea di Strigonio), di Spiš e di Rožňava (suffraganee di Eger). All'inizio dell'Ottocento si aggiunse la diocesi di Košice, suffraganea anch'essa di Eger. Molto spesso i titolari di queste diocesi non erano slavi, ma appartenevano all'aristocrazia magiara o tedesca.
Nell'Ottocento l'arcidiocesi di Esztergom che dal XVI secolo aveva di fatto sede tra Presburgo (l'attuale Bratislava) e Trnava tornò ad avere sede nella città di Esztergom proprio durante l'episcopato di uno slavo, l'arcivescovo (e primate del regno) Alexander Rudnay Divékújfalusi.
Sempre nell'Ottocento venne eretta in Slovacchia la prima circoscrizione di rito bizantino, l'eparchia di Prešov. Inizialmente strettamente collegata all'eparchia di Mukačevo nella Rutenia subcarpatica, formava con essa un'unica chiesa. Soltanto più tardi si differenziò dalla Chiesa rutena dando origine ad una propria Chiesa sui iuris, la Chiesa greco-cattolica slovacca. A differenza delle diocesi romane, l'eparchia di Prešov aveva e ha ancora oggi una composizione etnica compatta, con clero e fedeli ruteni.
Alcune tradizioni e consuetudini sono tuttora comuni alla Slovacchia e all'Ungheria: fra queste forse la più evidente è la presenza dei Calvari, sacri monti dedicati alla Passione di Cristo e con funzioni anche cimiteriali. Sono diffusi anche in Polonia e Lituania. Vi si svolgono le processioni della Via crucis. I Calvari si trovano sulle colline, in prossimità di quasi tutte le città principali: Bratislava, Trnava, Nitra, Banská Bystrica, Košice e Prešov sono esempi notevoli.
Il Risorgimento La Chiesa cattolica ebbe un ruolo rilevante nel Risorgimento slovacco, periodo importante per la coscienza dell'identità nazionale slovacca e per la codificazione della lingua slovacca, tentata per la prima volta dal presbitero Anton Bernolák, fondatore nel 1792 della Società istruita slovacca. Il Risorgimento slovacco fu guidato da personalità religiose, tanto evangeliche quanto cattoliche. I dissidi fra le due confessioni furono sporadici, ma si appianarono dopo la visita di Dobrá Voda, in cui il gruppo dei giovani patrioti protestanti Štúr, Hurban e Hodža rese omaggio allo scrittore e presbitero Ján Hollý.
Importante in questo periodo fu la stampa del libro di preghiere Nábožné výlevy, curato da Andrej Radlinský. La prima edizione è del 1850 e ne seguiranno altre fino al 1945. Il libro, che ebbe vasta diffusione presso i fedeli, è pensato per essere utilizzato sia in casa sia in chiesa. Infatti, comprende i fondamenti del catechismo, insieme a biografie di santi, meditazioni e preghiere personali, ma anche canti liturgici.Ján Dubina, I riti peculiari del Triduo Pasquale in Slovacchia, Romae, 2012, pp. 48-49
Nel 1870 fu fondata a Trnava la Società di Sant'Adalberto, un circolo culturale cattolico importante per la diffusione di libri e periodici cattolici in lingua slovacca. Appare nel 1909 il Duchovný Spevník Katolícky s rituálom ("Canzonale cattolico spirituale con rituale"), curato da A. Matzenauer. Sebbene la maggior parte dei canti sia in latino, le rubriche sono in slovacco.Ján Dubina, I riti peculiari del Triduo Pasquale in Slovacchia, Romae, 2012, p. 49 Fra il 1913 e il 1926 la Società di Sant'Adalberto tradusse l'intera Bibbia in slovacco moderno.
Cecoslovacchia fra le guerre mondiali
Dopo la caduta dell'Impero austro-ungarico la Slovacchia non costituiva una provincia ecclesiastica, poiché le diocesi slovacche erano tutte suffraganee di arcidiocesi ungheresi. Questo problema era complicato dal fatto che quasi tutte le alte cariche ecclesiastiche (vescovi, canonici, decani, cappellani papali) erano appannaggio di magiari o di slovacchi magiarizzati.
Il governo cecoslovacco di Praga volle procedere ad una rapida demagiarizzazione che coinvolse anche la Chiesa cattolica. Emblematico il caso del vescovo di Nitra Viliam Batthyány, che abdicò ed emigrò in Ungheria, dove morì nel 1923. Anche i vescovi di Banská Bystrica e di Spiš emigrarono in Ungheria, mentre quello di Rožňava era morto nel 1920. Solo a Košice rimase un vescovo magiaro.
La Santa Sede si rese conto della mutata situazione politica e Benedetto XV nel concistoro segreto del 13 novembre 1920 nominò tre vescovi slovacchi, lasciando provvisoriamente Rožňava sede vacante. I tre vescovi furono consacrati nella stessa cerimonia a Nitra il 13 febbraio 1921 dal nunzio apostolico in Cecoslovacchia Clemente Micara.
Tuttavia, una buona parte dell'arcidiocesi di Strigonio si trovava ora in territorio cecoslovacco e ciò rese necessaria l'erezione di un'amministrazione apostolica con sede a Trnava e anche in questo caso fu eletto un amministratore apostolico slovacco.
Di fatto la presenza di amministratori apostolici a Trnava, Rožňava e Košice, rendeva queste diocesi immediatamente dipendenti dalla Santa Sede, con una più larga autonomia dalle metropolie ungheresi.
Il 22 aprile 1927 con il decreto Celebre apud Slovachiae gentemIl decreto non fu pubblicato negli Acta Apostolicae Sedis. papa Pio XI dichiarò la Beata Vergine Maria dei Sette Dolori patrona principale della Slovacchia. Il 22 maggio fu dato il solenne annuncio nella basilica dei Sette Dolori della Vergine Maria di Šaštín, alla presenza di tre vescovi e fedeli. L'anno successivo fu benedetta la grande campana nazionale, del peso di kg.