La saggezza è una particolare connotazione o capacità propria di chi è in grado di valutare in modo corretto, prudente ed equilibrato le varie scelte e opportunità della vita, optando di volta in volta, innanzi alle varie perplessità, per quella che si riconosce essere quella più proficua secondo la conoscenza, alla luce della ragione e dell'esperienza, e comunque in aderenza alla morale e all'etica vigenti possibilmente in ogni tempo e in ogni luogo.Seila Orienta, P. Windsheimer, Il libro d'oro della saggezza, cap. 1, trad. di Cristina Ventrella, 2017.
Etimologia Gli antichi greci indicavano la Saggezza e la Temperanza con i termini Phronesis e Sophrosyne. Il lemma σωφροσύνη (Sophrosyne)σωφροσύνη [-ης, ἡ] - sostantivo femminile: 1) mente pura e sana, assennatezza, senno, prudenza, intelletto; 2) temperanza, moderazione modestia, costumatezza. ha la sua radice nel verbo greco antico σώζω (sozo)σώζω - verbo: 1) salvare; 2) risparmiare; 3) aiutare; 4) preservare; 5) redimere; 6) soccorrere. Nome femminile: salva. che indica il verbo salvare, e nel sostantivo femminile φρήν (fren)φρήν [φρενός, ἡ] - sostantivo femminile: 1) in origine, il diaframma; 2) (per estensione) anima, animo; 3) cuore; 4) spirito, mente, intelletto, ragione; 5) senno, prudenza; 6) volontà, volere; 7) pensiero, intendimento, deliberazione, sentenza, sentimento. che indica per estensione l'anima intesa come sede della menteCfr.: Giulio Guidorizzi, Ai confini dell'anima. I greci e la follia; Editore: Cortina Raffaello 2010 ISBN 9788860303134. ; ne deriva quindi che il termine sophrosyne è da ritenersi che indichi la saggezza intesa come ricerca della salvezza della mente, dello spirito, dell'intelletto e della ragione.
Il significato del lemma, nel corso della storia, ha subito dalla sua origine diverse e molteplici attribuzioni dalle diverse culture e dalle diverse tradizioni delle società che si sono via via succedute nel corso del tempo.Per un'analisi contemporanea si veda: Howard Rheingold, Perché la rete ci rende intelligenti, Editore: Cortina Raffaello 2013, ISBN 978-8860305848. In taluni tempi è stata persino associata, dal sentire comune delle genti, all'idea di arretratezzaSi veda: La vecchiaia, età dell’arretratezza o fonte di saggezza? . e di immobilitàSi consideri il pensiero stesso del filosofo Talete il quale scrive: “la cosa più saggia è il tempo, perché tutto ricorda e svela”. e persino ad una perdita di capacità di vivere ed assaporare la vita.Si consideri il pensiero stesso di Aristotele: "Il saggio persegue l’assenza del dolore e non il piacere.".Per un approfondimento si consulti: Gian Mario Anselmi, La saggezza della letteratura: una nuova cronologia per la letteratura italiana; Editore: Pearson Italia 1998, ISBN 8842495042.
Significato
La saggezza per l'etica
Una definizione filosofica dice che la saggezza è: "In generale, la disciplina razionale delle faccende umane: cioè il comportamento razionale in ogni campo o la virtù che determina ciò che è bene o male per l'uomo".In generale, la disciplina razionale delle faccende umane: cioè il comportamento razionale in ogni campo o la virtù che determina ciò che è bene o male per l'uomo. In Abbagnano, Dizionario di filosofia, seconda edizione, Torino, UTET, 1971, voce Saggezza
La saggezza per la società
La saggezza per la tradizione
In nessun caso però la saggezza può essere valutata in termini di consenso popolare. Altresì la saggezza popolare si esprime spesso in forma di proverbi e di locuzioni tradizionali e spesso molto antiche. L'opinione popolare attribuisce numerose volte la dote della saggezza alle persone più anziane e più colte, in virtù della loro sapienza, prudenza e maggiore esperienza di vita.Cfr.: La vera saggezza per un filosofo consiste nel tacere sempre più man mano che invecchia. - Carl William Brown (Pseudonimo)|
La saggezza per il senso comune
La distinzione tra saggezza e sapienza viene definita chiaramente con Aristotele per il quale: la saggezza è «una disposizione vera, accompagnata da ragionamento, che dirige l'agire e concerne le cose che per l'uomo sono buone e cattive»Aristotele, Etica Nicomachea, VI, 5, 1140 b, 4-6; la scienza come «scienza delle realtà che sono più degne di pregio, coronata dall'intelligenza dei supremi principi»Aristotele, op. cit. VI, 6, 1140 b 17-20.
La saggezza per la scienza
La saggezza per la morale La saggezza riguarda pertanto il comportamento morale, l'economia e la politica, la sapienza è «la più perfetta delle scienze» poiché ha per oggetto realtà metafisiche e quindi immutabili come gli astri e il primo motore e rappresenta quindi la «filosofia prima» che indaga le prime cause e i principiAristotele, Metafisica, I, 981 b, 13-20, 28, mentre la saggezza, riguardando l'uomo, imperfetto e mutevole, non è una scienza suprema.
La saggezza per i filosofi
Eraclito (535-475 a.C.)
Socrate (470-399 a.C.)
SocrateSocrate (449-390 a.C.): Filosofo greco, maestro e mentore di Platone. Insegnava con un metodo fatto di domande e di risposte che mirava a provocare una risposta plausibile a una verità universalmente ammessa. Fu giustiziato in Atene sotto l'accusa di corruzione della gioventù e di introduzione di Dei stranieri., definito dalla Pizia «il più saggio» tra gli uomini, scopre che la saggezza consiste nel «sapere di non sapere».Cfr.: "[…] da buon saggio, non penserai di sapere quello che non sai." Platone, Teeteto, 210c.Platone, Apologia di Socrate, 20 e-23 c. Alla concezione della saggezza dei suoi contemporanei, insieme con le altre virtù, egli applica il metodo della maieutica per mettere in luce le contraddizioni nel loro pensiero. Non accontentandosi di un mero elenco di casi da costoro additati quali esempi di saggezza, Socrate cercava di definire che cos'è la saggezza in sé stessa.«Egli discorreva sempre di cose umane esaminando che cosa è santità, che cosa empietà, che cosa ingiustizia, che cosa saggezza, che cosa pazzia, che cosa coraggio, che cosa viltà, che cosa Stato, che cosa politica, che cosa governo, che cosa uomo di governo, e simili cose» (Senofonte, Memorabili, I, 1, 11-16).
Democrito (460-370 a.C.) .Citazione: "[...] è l'anima la dimora della nostra sorte." - Democrito;
Platone (428-347 a.C.) Per Platone vale l'idea che la saggezza sia essenzialmente temperanza (sophrosyne).Platone, Carmide. Sulla temperanza, a cura di Giovanni Reale, § III, pag. 93, Bompiani, 2015. Il Carmide che è uno dei dialoghi giovanili di Platone più ricchi e più interessanti, con pagine di straordinaria profondità e attualità dimostra che il corpo umano stesso è solo una "parte", in quanto l'intero dell'uomo è insieme corpo e anima. Per liberarsi dai mali, bisogna innanzitutto curare la propria anima in modo che domini il corpo, ossia occorre raggiungere un adeguato auto-dominio, la temperanza, perché solo così si può acquistare la vera salute.Cfr.: Platone, Carmide. Sulla temperanza. Editore: Bompiani 2015 (Testo greco a fronte) ISBN 978-8845279232
Diogene (412-323 a.C.)
Aristotele (384-322 a.C.) Per Aristotele la saggezza va distinta dalla sapienza, pur appartenendo entrambe al novero delle virtù dianoetiche, cioè relative alla ragione vera e propria, non attribuibili dunque all'ethos, ossia al carattere o alla consuetudine. Egli stabilisce che la saggezza, da lui intesa più che altro come prudenzaCit.: Il saggio non si espone al pericolo senza motivo, poiché sono poche le cose di cui gl'importi abbastanza; ma è disposto, nelle grandi prove, a dare perfino la vita, sapendo che a certe condizioni non vale la pena di vivere. - Aristotele, è semmai la via per raggiungere la sapienza, la quale conduce alla felicità. La saggezza è una virtù calcolativaCit.: Pensate da uomini saggi, ma parlate come la gente comune. - Aristotele, che non presiede alla sapienza fine a sé stessa, propria invece dell'intelletto, bensì alla capacità «tecnica» o arte di sapersi destreggiare, e dunque è propria di colui che opera virtuosamente, anche non essendo filosofo.
Seneca (4 a.C.-65 d.C.) Per Seneca, il saggio (sapiens), è caratterizzato da due elementi: la costanza e l'imperturbabilitàCit.: Chi muore sereno come è nato ha conquistato la saggezza. - Seneca, rispondenti all'ideale stoico.Lucio Anneo Seneca, L'arte di essere felici e vivere a lungo, a cura di Mario Scaffidi Abbate, Newton Compton Editori, 2012. Per il filosofo romano bisogna perseverare e rinvigorire il nostro spirito con una assidua applicazione, finché la tendenza al bene diventi saggezza. Per il suo ideale Il saggio in ogni cosa guarda al proposito, non all'esito; cominciare dipende da noi, del risultato, invece, decide la sorte e io non le riconosco il diritto di giudicarmi. Seneca ricerca la condizione della beatitudine, quella così profonda che non si può nemmeno esprimere a parole, che si può solo sperimentare: un attimo che racchiude l’eterno e l’infinito. È la felicità il tema del De vita beata, un mirabile vademecum del pensiero di Seneca. In questo dialogo, dedicato al fratello Anneo Novato, il filosofo latino mostra che solo mediante la saggezza si può raggiungerla. Distaccandosi dalle passioni terrene, il saggio diventa imperturbabile, al punto da non temere neanche la morte. Certo, è una strada difficile e piena di ostacoli, ma non impraticabile. Perché non nel piacere, che è meschino, servile, debole e caduco, ma è nella virtù che risiede la sola, vera felicità..
Marco Aurelio (121-180) Marco Aurelio è stato imperatore romano e un filosofo stoico, da molti considerato il suo ultimo grande esponente.Cfr.: Luciano Perelli, Storia della letteratura latina, Torino, Paravia, 1969, ISBN 88-395-0255-6; pp.320-324. Scrisse, tra il 170 d.C. e il 180 d.C., una serie di pensieri, poco più che appunti, che furono rivolti a sé stesso, probabilmente come esercizio di riflessione e di auto-miglioramento, e non è certo che avesse intenzione di renderli pubblici.Si consideri che per la stessa filosofia stoica, l'espressione e la comunicazione verso il vulgus era da ritenersi ignobile ed in ogni caso deprecabile. Nell'ideale stoico infatti è il dominio delle passioni o apatìa che permette allo spirito il raggiungimento della saggezza. Una possibile celebrazione in vita data dalle pubblicazioni sarebbe quindi risultata in netto contrasto con la propria filosofia.
Gli scritti sono considerati tutt'oggi uno dei maggiori capolavori letterari e filosofici di tutti i tempi.
Il Pensiero di Marco Aurelio lo resero, per l'opinione romana, un imperatore saggio, che con logica stoica si calava pienamente e stabilmente nel suo mondo interiore. Alcuni suoi pensieri sono certamente ancora più che mai attuali e incisivi.Si veda: Pierre Grimal, Marco Aurelio. L'imperatore che scoprì la saggezza; Editore: Garzanti Libri 2018, ISBN 978-8811602712.
Tommaso d'Aquino (1225-1274) Per Tommaso d'Aquino che rappresenta uno dei principali pilastri teologici e filosofici della Chiesa cattolica, ed è ritenuto anche il punto di raccordo fra la cristianità e la filosofia classica, la sapienza è definita come somma delle virtù conoscitive che attraverso la grazia viene donata da Dio agli uomini che possono così conoscere quelle verità alle quali prima potevano accostarsi soltanto per fede.Tommaso d'Aquino, Summa theologiae, Ia IIae, q. 68, a. 4-5 Tommaso d'Aquino si rifà pertanto alla definizione di Aristotele posta in seno alla corrente filosofica della Scolastica. Per essa la conoscenza è, quindi, un processo progressivo di adeguamento dell'anima o dell'intelletto e della cosa, secondo una formula che dà ragione dell'aristotelismo di Tommaso d'Aquino e del suo concetto posto quale base per il raggiungimento ultimo della saggezza.
Cartesio (1596-1650)