I Fratelli della foresta (in estone: metsavennad, in lettone mežabrāļi, ) furono dei gruppi di partigiani dell'Estonia, della Lettonia e della Lituania che compirono operazioni di sabotaggio e guerriglia contro il governo sovietico durante e dopo la seconda guerra mondiale.. Movimenti simili di resistenza anti-sovietica si riscontrarono in Polonia, Romania, Bulgaria e nell'Ucraina Occidentale.

L'Armata Rossa si insediò negli Stati baltici con l'Occupazione sovietica dei paesi baltici (1940) e, dopo un periodo di occupazione della Germania nazistaChe, in alcuni casi, fu contrastata dalla resistenza baltica , ancora nel 1944, per proseguire fino ai primissimi anni dell'ultimo decennio del secolo XX. La politica di repressione di Stalin contro gli estoni, lettoni e lituani si intensificò soprattutto nel secondo dopoguerra e più di 170 000 persone si rifugiarono nelle foreste, usandole come base operativa per il movimento armato di resistenza anti-sovietica. Gruppi armati di varie dimensioni e composizione, organizzati per operazioni di autodifesa e guerriglia, furono in grado di impegnare in scontri anche significativi le forze sovietiche tra il 1944 e il 1956.

Origini Il titolo di Fratelli della foresta fu assunto per la prima volta nelle regioni baltiche durante le caotiche fasi della Rivoluzione russa del 1905. Testimonianze riferiscono su primi assembramenti di contadini rivoltosi o di impiegati della scuola pubblica imboscati.

Quando l'Estonia, la Lettonia e la Lituania proclamarono l'indipendenza nel 1918 dopo la caduta dell'Impero russo, molti patrioti decisero di aderire agli ideali di nazionalismo e di autodeterminazione per la causa comune. Durante l'occupazione nella seconda guerra mondiale, avvenuta grazie al patto Molotov-Ribbentrop tra nazisti e comunisti sovietici, le dichiarazioni alleate tramite la Carta Atlantica avevano posto le premesse per il mantenimento dell'indipendenza dei tre paesi. Poiché nelle tre repubbliche baltiche si ebbero esperienze estremamente negative sia con le occupazioni sovietiche (vedi occupazione sovietica dei paesi baltici (1940) e deportazioni sovietiche dall'Estonia, dalla Lettonia e dalla Lituania) che con quelle tedesche (vedi occupazione nazista dei Paesi baltici) molti sperarono che tali propositi avrebbero avuto un esito favorevole.

Nel 1944 le autorità naziste tedesche crearono una rete di resistenza composta da 20.000 lituani alle dipendenze del generale Povilas Plechavičius per contrapporli ai partigiani guidati da Antanas Sniečkus, leader del Partito Comunista.A differenza dell'Estonia e della Lettonia e nonostante i tentativi di costituirla, la Lituania non ebbe mai una divisione di Waffen-SS. La banda tuttavia fu sospettata di condurre azioni mirate alla conquista dell'indipendenza della Lituania, piuttosto che al fornire ausilio ai tedeschi. Il gruppo dirigente, pertanto, fu arrestato il 15 maggio 1944 e il generale Plechavičius venne deportato nel campo di concentramento nazista di Salaspils in Lettonia, quindi circa metà delle forze si sciolse per ritirarsi nelle campagne in vista delle operazioni partigiane contro l'Armata Rossa.

Le operazioni di guerriglia in Estonia e Lettonia ebbero, invece, l'autorizzazione di Hitler solo durante la completa ritirata a metà settembre 1944. Tutti i soldati delle forze estoni che avessero desiderato farlo (principalmente della 20. Waffen-Grenadier-Division der SS) sarebbero potuti restare a difendere le proprie case. Questa "autorizzazione" della Germania nazista generò una certa confusione tra resistenza nazista e resistenza patriottica partigiana estone, contro l'occupazione dell'Armata Rossa. Molti estoni e lettoni partigiani indipendentisti ed alcuni tedeschi scampati alla cattura delle unità sovietiche iniziarono a combattere nelle campagne assumendo il titolo di Fratelli della foresta per anni, anche dopo la fine del conflitto globale. Altri, come Alfons Rebane e Alfrēds Riekstiņš, ripararono in Gran Bretagna e Svezia per partecipare alle operazioni alleate in sostegno dei ribelli.

Nel 1949-1950 una commissione statunitense investigò sul ruolo delle divisioni Estone e Lettone delle SS arrivando ad elaborare il 1º settembre 1950 un documento nel quale si legge:

Il governo baltico replicò che la Legione Lettone (composta principalmente dalla 15ª e dalla 19ª) non fu un'organizzazione criminale collaborazionista. Mart Laar (Primo ministro dell'Estonia, 1992-1994 e dal 1999-2002), nel suo libro del 1992 Guerra nelle foreste: la lotta dell'Estonia per sopravvivere, 1944-1956. respinge la propaganda sovietica che aveva descritto la resistenza baltica come un movimento orchestrato da facoltosi proprietari terrieri e ufficiali nazisti e ha dimostrato che i Fratelli della foresta contavano nei propri ranghi molti anti-nazisti ed ex partigiani sovietici. Ciò nonostante, per alcuni storici i collegamenti fra combattenti baltici e il regime nazista presentano ancora punti oscuri.

La resistenza non cessò anche dopo l'introduzione nei paesi baltici dell'obbligo di leva nell'Armata Rossa: molti uomini disertarono per unirsi alla guerriglia.

La guerra partigiana Alla fine degli anni Quaranta e nei primi anni Cinquanta, i Fratelli della foresta ottennero sostegno e rifornimenti, nonché ufficiali di collegamento e di coordinamento logistico dai britannici dell'MI6, dagli statunitensi tramite la CIA, e dagli svedesi per mezzo della SÄPO Simili aiuti determinarono un miglior coordinamento nel movimento baltico di resistenza, ma essi subirono una netta battuta d'arresto dopo che l'Operazione Giungla dell'MI6 venne seriamente compromessa per via infiltrazioni sovietiche nello stesso servizio d'intelligence inglese. Gli agenti sotto copertura affiliati ai sovietici, infatti, fornirono informazioni al KGB che portarono ad identificare, infiltrare ed eliminare molte unità di guerriglia baltiche e tagliarne altre da ogni forma di contatto con i servizi segreti occidentali.

Il conflitto fra le armate sovietiche e i Fratelli della foresta terminò dopo una dozzina di anni: dal 1945 al 1956, secondo Laar, circa 150.000 baltici (30.000 estoni, 40.000 lettoni e 80.000 lituani) furono coinvolti nel movimento nazionale di resistenza partigiana, sia attivamente che passivamente.. La storiografia fornisce cifre variegate, a testimonianza di come ci sia ancora oggi incertezza sul numero effettivo dei combattenti e/o dei simpatizzanti.

In Estonia

In Estonia tra i 10.000 e i 15.000 uomini combatterono attivamente tra il 1944 e il 1953. I Fratelli della foresta locali risultarono più attivi nelle aree della contea di Võru, al confine tra la contea di Pärnu e la contea di Lääne, e tra la contea di Tartu e la contea di Viru. Durante il periodo novembre 1944-novembre 1947, furono responsabili di 773 attacchi armati e dell'uccisione di circa 1.000 sovietici e filo-sovietici. Al suo apice, nel 1947, l'organizzazione controllava dozzine di villaggi e città, creando un notevole fastidio ai trasporti di approvvigionamento sovietici che richiedevano una scorta armata. August Sabbe, l'ultimo sopravvissuto dei Fratelli della foresta in Estonia, fu scoperto dagli agenti del KGB nel 1978, sotto la falsa identità di un pescatore: per non consegnarsi a chi lo inseguiva, si tuffò in un fiume, ma rimase impigliato in un ceppo e, secondo il KGB, sarebbe morto annegato (nonostante le acque poco profonde e la mancanza di copertura nel sito). Questa versione è stata sempre contestata da storici estoni, più critici nei confronti delle ricostruzioni ufficiali: secondo lo storico e politico Mart Laar, Sabbe sarebbe stato infatti ucciso dagli agenti del KGB..

Numerosi furono i tentativi di dare la caccia ai parenti dei Fratelli della foresta. A tal proposito, uno degli estoni che riuscì a sfuggire alle deportazioni, Taimi Kreitsberg, ricordava dei funzionari sovietici: "[...] Mi portarono a Võru: non fui picchiato lì, ma per tre giorni e tre notti non mi diedero né da mangiare né da bere. Mi dissero che non mi avrebbero ucciso, ma mi torturarono [fino a quando] non tradii tutti i miei compagni. Per circa un mese mi trascinarono nei boschi e nelle fattorie di proprietà dei parenti dei Fratelli della foresta, oltre a incaricarmi di chiedere cibo e riparo mentre i sovietici attendevano di colpire all'insaputa dei ribelli. Dicevo di solito a chi incontravo di pattuglia di scacciarmi, dato che ero stato spedito dagli organi di sicurezza".

In Lettonia

In Lettonia, i preparativi per le operazioni di guerriglia iniziarono durante l'occupazione tedesca, ma i leader delle unità partigiane furono arrestati dalle autorità naziste. Unità di resistenza più fortunate iniziarono la loro preparazione durante gli ultimi mesi di guerra. I ranghi erano composti da un buon numero di ex soldati della Legione Lettone ancora impegnati sul suolo nazionale, come anche da civili. L'8 settembre 1944 a Riga, la guida del Consiglio centrale lettone emanò una dichiarazione in cui si sanciva il ripristino della sovranità dello Stato lettone, giorno in cui fu sciolta. Tale mossa politica avvenne allo scopo di sancire de facto l'indipendenza della Repubblica di Lettonia, nella speranza di ottenere un appoggio della comunità internazionale mentre tedeschi e sovietici erano assorbiti dai combattimenti. Il documento prescriveva che la Satversme (ovvero la Costituzione) assumesse il ruolo di legge fondamentale nella restaurata Repubblica di Lettonia: inoltre, sarebbe stata prevista l'istituzione di un Consiglio dei Ministri che avrebbe supervisionato le procedure.

Alcuni dei più importanti successi del Consiglio centrale lettone sono legati al campo militare: si pensi al gruppo del generale Jānis Kurelis (i cosiddetti "cureliani") e al battaglione del tenente Roberts Rubenis che condusse la lotta armata contro le forze delle Waffen-SS.

Nelle settimane in cui l'Armata Rossa si assicurò la capitale lettone, i gruppi di filo-indipendentisti continuarono a combattere. In Lettonia il numero dei combattenti salì tra la conquista sovietica e i primi anni del dopoguerra a circa 40.000 militanti, anche se il numero degli effettivi sul campo oscillava fra i 10.000 ed i 15.000, i quali rimpiazzarono le armi tedesche con quelle sovietiche. Un comando centrale delle organizzazioni di resistenza lettone mantenne una sede nel centro di Riga fino al 1947: non si conosce l'esito di tutte le 3.000 azioni portate a termine, tuttavia, in alcune di esse, i partigiani inflissero danni al personale militare, alle sedi di partito, ai palazzi e ai depositi di munizioni. Fonti sovietiche riportano di 1.562 vittime tra i propri ranghi e di 560 dispersi durante l'intero periodo di riferimento..

Le zone in cui risultarono più presenti includevano il distretto di Abrene, Ilūkste, Dundaga, Taurkalne, Lubāna, Aloja, Smiltene, Rauna e Līvāni: nelle regioni settentrionali, i lettoni avevano provveduto a mettersi in contatto con i militanti estoni, mentre in quelle meridionali parteciparono alle operazioni avviate dai lituani. Nonostante ciò, in Estonia e Lituania, subirono infiltrazioni da parte dell'MVD e dell'NKVD e a seguito di ciò molti partigiani furono scoperti ed uccisi. I sovietici diedero luogo ad una serie di cacce all'uomo consolidando gradualmente il proprio dominio nelle città, prima di passare alle più problematiche zone rurali. Il controllo delle prime da parte dagli insorti locali venne meno per via dello spionaggio sovietico e da agenti lettoni di dubbia fedeltà come Augusts Bergmanis e Vidvuds Sveics.. Gli ultimi gruppi che abbandonarono la foresta lo fecero nel 1957 per consegnarsi alle autorità.

In Lituania